un caffè con la psicologa

Consigliatevi visite nei boschi: dalla ferita alla feritoia

La filosofia ci insegna che l’uomo è dilaniato da una mancanza. Il nostro compito è trasformare la mancanza in intenzione conoscitiva.

Che cosa manca? Qual è la ferita che chiede di essere sanata? Qualcuno dice la sete di infinito che sa di essere finito, altri parlano di destino che non riesce ancora a compiersi. Cos’è che ci sfugge continuamente? E quanto siamo disposti a rischiare per scoprirlo?

Si  dice che senza la discesa al regno degli inferi, non si conquista la possibilità di relazionarci con l’inconscio e, che se viene negato, assume la forza distruttiva di un istinto cieco. La mancata relazione con questa parte oscura di noi stessi è la causa di molte forme di nevrosi e porta alla chiusura soffocante in un mondo fatto di regole comportamentali e di doveri imposti che ci rendono estranei alla nostra verità interiore.

Solo attraversando l’inferno si ha la possibilità di raggiungere il paradiso. L’attraversamento dell’inferno è una parte inevitabile del viaggio, anzi ciò che si apprende nella notte dell’anima è indispensabile per vedere il nostro progetto esistenziale.

In tutti i miti l’eroe scende negli inferi, incontra qualcuno dal quale riceve informazioni preziose che riguardano il suo progetto futuro. E’ nel profondo che si prova la conoscenza vitale, quella che ci rende vivi. Senza questa conoscenza, non si può trovare la strada da seguire, non si raggiungono le soglie del paradiso, cioè un cuore palpitante capace di emozionarsi e di fare del bene.

foresta

natura

Nelle relazioni affettive c’è tutto il senso della nostra vita. La ricerca di questo senso però esige lo smarrimento.

L’incontro con se stessi è una rivoluzione che è guidata dalla forza sconvolgente del sentimento.

La verità interiore va colta col cuore, in quanto è l’emozione che mette in subbuglio le cose, le agita e le fa emergere. La gran parte delle malattie che ci colpiscono, si sviluppano dalle emozioni represse, e bisogna cogliere la forza invisibile che si cela oltre l’apparenza, nel profondo dove si trovano i veri valori dell’individuo.

Spesso sentiamo parlare di blocchi, questo perché comprimiamo ogni dimensione emotiva e creativa, assumendo una struttura rigida e conformista  con l’accettazione acritica dei modelli dominanti, difendendo i canoni collettivi perché questi, a loro volta, difendono il loro falso equilibrio.

È cosa ardua ma possibile lavorare nell’accettazione della conflittualità per dar vita a qualcosa di nuovo, aprendo una conversazione intrisa di sentimento.

Il sentimento attiva l’istinto creativo che è presente nell’inconscio e permette alle parole di ispirare una nuova verità. Questa verità che sorge nella relazione. Ed allora la funzione delle parole non è più mera informazione ma bensì evocazione . Quando l’io evoca qualcosa è costretto a superare i suoi limiti immaginativi ed i suoi confini si sciolgono, le sue abitudini si decostruiscono.

Così l’io regredisce momentaneamente, e le sue resistenze si sciolgono. Permettendo al guscio di aprirsi e di mostrare la verità del desiderio inconscio.

Come si apre il guscio? Attraverso sicuramente una sorta di tempesta emotiva che travolge l’io per aprire degli squarci sul suo mondo interno  e quindi osservare il dinamismo nascosto del conflitto interiore, quello che dilania l’uomo.

Ma questo conflitto non va guardato soltanto con gli occhi della razionalità, ma bensì con uno sguardo fanciullesco, diciamo uno sguardo poetico che è capace di meravigliarsi. Un nevrotico, dicono, non sa meravigliarsi perché non sa rischiare ed è chiuso nel suo guscio.

Allora dovrà trovare qualcuno in grado di creare per lui atmosfere sognanti che preludono all’incontro con l’invisibile. Nell’abisso del sottosuolo è possibile osservare la struttura della personalità che viene sottoposta  ad un processo di analisi, cioè di scioglimento. La struttura viene quasi dissolta, quasi come a volerla smontare e rimontare.

Un’ analisi perturbante per l’io perché fa emergere una nuova  logica che gli è poco familiare. Dietro l’apparente assurdità  di queste immagini, c’è la verità interdetta del desiderio inconscio che si propone con un linguaggio strano, fatto di accostamenti e di stati d’animo, ed è così che l’anima parla. Questo processo sorprende l’io, perché à basato su momenti di tensione di distensione che possono apparire paradossali. Quando l’io perde i suoi abituali punti di riferimento, l’energia cavalca simboli e metafore di un’avventura inesauribile.

Coraggio e determinazione non bastano, bisogna acquisire l’arte della improvvisazione. Perche quando l’io improvvisa, la psiche accade. Improvvisiamo quando facciamo convergere razionalità e inconscio, facendo convergere solo l’io siamo parziali e incompleti e non c’è integrazione della personalità, non c’è sintesi creativa dei vari aspetti contraddittori. L’integrazione comincia dove non c’è supremazia dell’io con le sue parole collettive .

L’evoluzione o se vogliamo il superare se stessi arriva quando cessano le menzogne e la persona incontra il suo desiderio, che è la sua verità. La verità che sussurra l’inconscio e che dobbiamo cogliere .

Del resto gli incontri importanti sono quelli che avvengono per liberare la nostra vita da qualcosa di falso e di sbagliato .

Ad un certo punto succede che una persona  non riesce più a vivere nella falsità senza la sua verità, bisogna fare in modo che le cicatrici possano parlare Si tratta di rendere propulsiva questa sofferenza  trasformandola da urlo disperato in una parola viva.

E qui entra in gioco la paura, la funzione della paura è quella di rimuovere un antico trauma… ma ad un certo punto la persona sente che il prezzo da pagare per questa difesa è un prezzo troppo alto perché implica il sacrificio di un desiderio che caratterizza e rende unica la persona  e allora bisogna andare alla ricerca di questo desiderio.

La persona capisce che non può più annullare se stessa, ignorando i propri bisogni. Non può continuare ad avere paura di essere se stessa.

La soluzione è quella di imparare ad amare ad essere se stessa , per intraprendere un percorso di individuazione creativa,  come diceva Aldo Carotenuto ognuno di noi porta con sè una ferita primordiale difficile da comunicare ma che può trasformarsi in feritoia ovvero può generare il nostro stile relazionale. C’è una leggenda indiana che racconta di un pastore che non riesce a dormire per il dolore provocato da una spina , ma proprio per questo  lui riesce a vedere cose che agli altri sfuggono e allora possiamo dire che la nostra ferita è il luogo in cui nasce il nostro sguardo psicologico, quello sguardo che ribalta gli assunti e vede l’invisibile, è quello sguardo che fa diventare la mancanza una tensione conoscitiva.

La psiche è desiderante e cosa desidera?

Desidera relazionarsi ed è grazie alle relazioni infatti che noi superiamo noi stessi.

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