Primo Piano: Tutto pronto per la V edizione di Irpinia Mood
Economia: Al via il bando del Gal Irpinia, 40 mila euro a fondo perduto per le startup

Cultura: Oasi della Caccia di Senerchia: un angolo di paradiso dell’Irpinia
Comunità: Irpinia: One Summer weekend è l’appuntamento per tutti gli amanti di vespe e maggiolini
Politica:Il giudice disarciona il segretario del Pd, il post di Di Guglielmo
EDITORIALI

Avellino città del sorriso

di Erminio Merola
 Sarà l’effetto della primavera o la favella senza freni degli avellinesi, di certo Avellino è la città del sorriso in questo giorno che precede le elezioni.
 

“Il Partenio e le risorse del territorio”,
Musto: «L’Irpinia è un paradiso»

“Le periferie del Partenio e le risorse endemiche del territorio: sport, turismo, folklore ed antichi castelli”. Questo il tema del convegno tenutosi questa mattina ad Avellino, promosso dal Centro Studi “Partenio – Mediterraneo”, in collaborazione con Asso Stampa.

A Massimiliano Musto, componente del consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Campania, il compito di spiegare l’importanza di questi incontri di formazione sul territorio per far conoscere una terra meravigliosa come l’Irpinia.

Show cooking molecolare con Francesco Erba e Angelo Biscotti

Gli chef Francesco Erba e Angelo Biscotti puntano sulla cucina terapeutica (caratterizzata dall’utilizzo di prodotti salubri ma senza rinunciare al gusto e all’equilibrio), organizzando una cena a quattro mani con show cooking molecolare, in cui verrà preparata l’ostrica ghiacciata ad una temperatura inferiore a 180 gradi.

Scopo della serata è quello di proporre ai clienti pietanze gastronomiche, spiegando le diverse proprietà degli alimenti e le trasformazioni che ciascun ingrediente subisce durante la cottura perché un piatto, al di là dell’estetica, ha come scopo principale quello di dare giovamento al corpo.

cucina molecolare: spot

show cooking con Francesco Erba e Angelo Biscotti

Menù terapeutico di Francesco Erba e Angelo Biscotti

Il menù terapeutico della serata di giovedì prevede:

  • Scampo, anguria e Campari
  • Gambero di Mazara del Vallo, riso Carbone Vegetale, Kumquat
  • Spaghettoni”arte e Pasta” all’aglio nero, vongole, sfusato di Amalfi
  • Calamaro arrosto, burrata, liquirizia Amarelli e ostrica
  • Lamponi, crumble di arachidi e spugna al latte

L’appuntamento è il 27 giugno alle 20:30 presso il Ma Life Lounge&Restaurant, aperto di recente, sito a San Giuseppe Vesuviano in Martiri Nassirya 160. La serata è su prenotazione al costo di 75,00 euro a persona con bottiglia di vino inclusa, scelta dallo chef, a coppia.

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Oasi della Caccia di Senerchia: un angolo di paradiso dell’Irpinia

L’Oasi della Caccia di Senerchia è una riserva protetta dal WWF. È un luogo che viene definito magico per il suo corso d’acqua e le cascate che, durante i giorni di pioggia e sole, regalano ai visitatori suggestivi arcobaleni. Il percorso naturalistico risale le rive del torrente Acquabianca, regalando uno scenario ricco di betulle, querce, faggi e altre piante rare.

Riserva di Senerchia: cascata

Cascate di Senerchia

La natura calcarea della zona conferisce un colore bianco al torrente, esaltando il colore della vegetazione circostante. Per quanto riguarda la fauna, l’Oasi è ricca di uccelli come il picchio verde, il picchio nero, l’allocco, il barbagianni, la civetta e il gufo. Tra i mammiferi che vi abitano ci sono il lupo, il ghiro, il moscardino e il gatto selvatico.

L’Oasi della Caccia è un luogo incantato, perfetto per chi ama le passeggiate, la natura e le sue meraviglie. Il percorso è adatto a tutti perché ha poca pendenza ed è breve: la durata del percorso è di circa 45 minuti.

Oasi della Caccia di Senercchia

Riserva naturale di Senerchia

La Riserva della Caccia è aperta il sabato, la domanica e durante i giorni festivi dalle ore 09:30 fino alle 18:30. Durante l’arco della settimana è richiesta la prenotazione sia da parte di privati che di scolaresche.

Campo Coni gratuito,
la proposta del Movimento 5 Stelle

È partita la raccolta firme del Movimento 5 Stelle per rendere gratuito l’ingresso e l’utilizzo del Campo Coni di Avellino.

A farsi portavoce dell’iniziativa, il consigliere comunale Ferdinando Picariello che propone anche una regolamentazione che permetta ai percettori del reddito di cittadinanza di vigilare sulla struttura e sul corretto utilizzo della stessa senza andare ad incidere sul bilancio comunale.

Il giudice disarciona il segretario del Pd,
il post di Di Guglielmo

“Prendo atto della sentenza del Tribunale di Avellino dove si dichiara la nullità e l’inefficacia del regolamento per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea provinciale.
Il giudice ha ritenuto che il commissario nazionale dovesse trasmettere e far approvare alla commissione regionale di garanzia il regolamento congressuale, non bastava la sola commissione nazionale di garanzia.
La platea certificata degli iscritti è regolare e non viene scalfita in alcun modo dalla sentenza, la regolarità delle operazioni di voto non viene contestata.
Prendo atto della sentenza, dunque, perché così si fa, senza commentare e senza aprire inutili fronti interni, valuteremo nelle prossime ore insieme ai miei legali se presentarci in appello.
In questa esperienza tanto bella quanto difficile e faticosa, ci ho messo anima e corpo. Con tutte le forze ho provato a tenere unito e far crescere il Partito Democratico in provincia di Avellino. Senza nulla a pretendere e senza mai chiedere niente.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto e dato una mano in questi mesi.
Da ora in poi mi aspetto che ci si confronti, finalmente, sui contenuti, sulle idee e sulle questioni e non più sulle beghe burocratiche.
Sono già in contatto con il partito nazionale che dovrà gestire l’ennesima fase delicata del nostro partito provinciale, affinché tutto si svolga nell’unico interesse della salvaguardia della dignità della comunità democratica irpina.
Buon lavoro a tutti i militanti irpini che in questi giorni dovranno dimostrare grande attaccamento e passione per affrontare questa fase“.

Giuseppe Di Guglielmo

Il commiato del commissario,
Priolo ringrazia i giornalisti

Agenda fitta d’impegni anche in quest’ultima settimana di mandato per il commissario di Avellino, Giuseppe Priolo, che questa mattina ha tenuto una riunione con i rappresentanti del comitato “Salviamo la Dogana”.

A margine dell’incontro, il commissario prefettizio che in pochi mesi ha saputo conquistare tutta la città di Avellino, ha riservato un elogio ai giornalisti, il cui lavoro e la cui presenza gli sono stati di forte aiuto e stimolo nella risoluzione dei problemi della città.

Dino Preziosi replica alle interviste di Alberto De Sio con una lettera aperta

Senza riferimento ad alcuno o qualsiasi persona, spesso mi vengono in mente frasi profonde del tipo “Ubi deficiunt equi trottant aselli,” oppure l’ondata di calore ha colpito parecchie persone.

Ebbene finora mi sono sempre astenuto dal parlare dell’A.Ir, per rispetto dell’azienda in cui ho lavorato per anni, oggi però intendo replicare perché ho già subito parecchio e perché si affermano cose per le quali ho dato mandato ai miei legali di sporgere querela. Cose sulle quali invito l’ingegnere De Sio a smentirmi. Ho letto le dichiarazioni che ha rilasciato a Il Mattino e al Quotidiano del Sud. Premesso che è l’amministratore Unico e non il direttore generale che stabilisce le strategie aziendali ivi comprese le sponsorizzazioni. Si attribuisce sempre la colpa alle passate gestioni e qualcuno si definisce “un tecnico”, ma mi sembra più un moderno Savonarola, censore dei “costumi scostumati” portati al livello più basso.

Sempre per quanto riguarda le sponsorizzazioni, ripeto che venivano decise dagli amministratori unici e all’epoca lo sono stati, in ordine, la dottoressa D’Amelio, attuale presidente del Consiglio Regionale, e il dottore Allodi, che è stato capo gabinetto della Giunta Bassolino, e non dal direttore generale, cioè da me. Anzi, da direttore generale ho scritto agli amministratori più volte dal 2006 affermando di essere contrario alle sponsorizzazioni fatte, ma, poiché non erano contro legge, non potevo far altro che esprimere il mio parere negativo, continuamente disatteso dagli amministratori del tempo.

Questo è andato avanti fino al 2012, anno in cui è stata varata la legge regionale che le ha poi vietate. Ma nei bilanci c’è sempre stata la voce delle sponsorizzazioni e dei relativi importi e il socio le ha sempre approvate, fino al 2013/2014. In occasione di quella per il calcio, peraltro, non ero nemmeno in azienda ma all’epoca le sponsorizzazioni avvenivano comunque alla luce del sole. Adesso non so se si sponsorizza o si viene sponsorizzati.

Va anche precisato che, all’esito di una verifica, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto le sponsorizzazioni che si facevano conformi alla mission aziendale. Inoltre, l’assessore Cascetta inviò una lettera indirizzata dalla Regione, cioè dal socio unico dell’azienda, all’amministratore dell’A.Ir. e al presidente della società di basket, nonché per sola conoscenza anche a me, nella quale invitava tutti a continuare con le sponsorizzazioni.

Voglio anche aggiungere, come emerge dal resoconto integrale n. 15 della IX Legislatura dell’audizione del 5 dicembre 2010, che l’amministratore Unico dell’epoca, Allodi, fu chiamato dalla Commissione consiliare proprio sulle sponsorizzazioni e rispose che aveva scelto, lui e non io, di rinnovarle per il campionato allora in corso da poche settimane perché, si legge, “la squadra aveva determinato un beneficio da un punto di vista di fidelizzazione per l’azienda e un aumento della qualità del servizio”. Nel resoconto integrale di un Question Time l’assessore Vetrella risponde invece che per le sponsorizzazioni la legge regionale pone il divieto a carico della Regione e di enti strumentali e precisa che l’A.Ir. non vi rientra, bensì è una società per azioni a partecipazione totale della Regione. Bastava che De Sio leggesse gli atti.

In realtà, quando si dice che tutto viene dal passato si sbaglia perché De Sio è all’A.Ir. dal 1° settembre 2015, ma da allora non so cosa ha fatto.

Ho una lettera protocollata nella quale richiedevo l’acquisto di 15 autobus bipiano nel 2016 e 2017 e avevamo trovato anche la società di leasing che li avrebbe finanziati con un tasso all’1,5%. L’attuale Amministratore prima disse di sì, ma poi cambiò idea in attesa delle gare. Avevamo anche immaginato di comprarne di usati, sedici mezzi fermi a Modena in vendita intorno ai 150mila euro l’uno, rispetto ai 400-450mila di costo, ma non volle acquistare neanche quelli. Un menefreghismo di fronte al quale un funzionario preferì dimettersi e andare via.

Quando poi dice di essere venuto all’A.Ir. in quanto “tecnico”, devo ricordagli che non è perché ci fosse “puzza di bruciato”, come afferma. Sa bene il motivo: far fuori Dino Preziosi perché non ero in linea con l’orientamento politico del tempo. Gli ricordo allora che quando arrivò mi chiese aiuto dal punto di vista gestionale e amministrativo perché non aveva mai amministrato un’azienda, che sosteneva che volevano fargli fare cose che non voleva fare e che era sul punto di dimettersi. Gli ricordo anche le cose che mi diceva in privato, e che posso documentare, che qualcuno dell’Alta Irpinia “rompeva le scatole alla Regione” affinché io fossi cacciato e che fui obbligato a fare un incontro con un consigliere regionale molto in alto che mi disse che, dopo aver fatto il ballottaggio contro Foti alle Amministrative del 2013, sarei dovuto passare con il Partito democratico, o andare da Enzo De Luca, o sostenere Foti, o avrei dovuto dimettermi da consigliere comunale smettendo di tartassare l’amministrazione comunale. Mi fu detto che diversamente “sarebbe saltato il tappo”, e quindi il sottoscritto, ma io non feci né l’una né l’altra cosa e non ho ceduto al ricatto. Visto il mio diniego, fu varata la legge sull’incompatibilità dei Direttori Generali della aziende Regionali con la carica di consigliere comunale, la cui applicazione nei miei confronti fu ritenuta illegittima dall’avvocatura, essendo il mio uno status di diritto privato dal momento che non ero dipendente della Regione.

Oltretutto, la mia nomina era stata voluta nel 2000 dal professore Frassetto, fondatore dell’azienda, e dall’assessore regionale Cascetta, la cui nomina fu decisa in un noto studio notarile di Avellino, all’atto della costituzione della A.IR spa; non era una nomina politica, anzi avevo contro tutti i consiglieri regionali, e chi sostiene che a volermi in azienda è stato qualche personaggio della politica irpina non dice il vero.

De Sio nelle dichiarazioni alla stampa parla anche di Corte dei conti, ma sembra avere, come sul piano di acquisto degli autobus (e stendo un velo pietoso su come sono andate le cose con Bus Italia) la memoria corta. Gli ricordo, quindi, che le Sezioni Unite della Cassazione con una sentenza del dicembre 2016 e con un’ altra sentenza del gennaio 2017  hanno ritenuto incompetente la magistratura contabile. Prima di dette sentenze la Corte dei Conti operò un immediato dissequestro, nonostante le pagine dei quotidiani locali amplificarono solo il sequestro e non anche l’immediato dissequestro, e  che anche la sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti della Campania, con ben tre sentenze, ha ritenuto inammissibile il giudizio proposto dalla Procura della Corte dei Conti.

Ripeto che il mio era un contratto di diritto privato tanto che la Corte dei conti, nella citazione a giudizio poi ritenuta inammissibile, ha aggiunto che il tetto dei 240 mila euro per me non era applicabile.

Quando poi l’amministratore sostiene che i Tribunali ritengono che la mia è stata una gestione negativa, De Sio evidentemente anticipa decisioni senza tenere conto che i giudizi sono ancora in corso e che ha la pretesa di dare per scontato una decisione, rimessa solo al Giudice. Tale dichiarazione è irrispettosa non solo dell’organo giudicante, ma anche del lettore perché ha solo lo scopo di creare confusione .

Tra l’altro, non è neanche vero che ci troviamo davanti al Tribunale per le imprese perché ci sono due giudizi in corso: uno appunto davanti al Tribunale delle Imprese per quanto riguarda i soli amministratori e uno ad Avellino davanti alla sezione lavoro, per il quale ci potrebbe essere un conflitto di Giurisdizione, e l’altro è il merito del licenziamento che è ancora in itinere e, come mi auguro, quando si capirà che a me si applica la norma del diritto civile come sancito anche dalla  legge Regionale  5 del 2013 e non quella dei dipendenti pubblici, forse riusciremo a ragionare in modo diverso. Nel mio caso, infatti, l’importo si contratta con l’amministratore Unico  e non con la Regione, che invece e rappresentata dall’ARAN.

Senza contare che, ipotizzando varie ipotesi di reato sulle sponsorizzazioni e soprattutto sui miei stipendi, la Corte dei conti, inviò il fascicolo alla Procura della Repubblica di Avellino ma dopo tre anni di indagini e accertamenti patrimoniali, il procuratore dott. Cantelmo e i sostituti dott.ri Taddeo e Del Mauro hanno firmato una richiesta di archiviazione accolta con ordinanza di archiviazione del GIP.

Ma io ho avuto ragione su molte cose: sulla stazione di Grottaminarda, sull’autostazione di Avellino, per la quale mi sono opposto a transazioni per centinaia di migliaia di euro… Evidentemente questo ha iniziato a dare fastidio. In qualsiasi momento voglia fare un confronto pubblico, l’ing De Sio, io sono disponibile e vedremo chi ha ragione, anche sulla base di alcuni file audio che possono attestare la veridicità delle mie affermazioni, ma è esecrabile dire che le cose non funzionano perché prima non si faceva la manutenzione e addossare colpe a chi non ne ha.

Proprio in tema di efficienza, De Sio dice che nei giorni scorsi c’è stato un gran caldo e questo ha mandato in tilt gli autobus, ma se ne sono viste tante in questi ultimi anni: dai pullman che perdono le ruote a quelli in fiamme. Cose mai accadute quando io ero direttore, perché avevamo un’officina organizzata che era un fiore all’occhiello della Campania, che effettuava manutenzioni programmate, ma è stata poi smantellata, spostando personale di grande esperienza ad altre mansioni secondo me anche poco redditizie o licenziando il meglio che avevamo per fare la manutenzione, sia ordinaria sia straordinaria.

Rispetto alla mancata revisione dell’aria condizionata dei pullman, per esempio, devo dire che c’era un dipendente molto bravo che sistemava sempre gli impianti oltre a procedere all’igienizzazione e che stranamente è stato distolto dal duo compito e trasferito a svolgere altre mansioni, togliendolo dall’officina.

Adesso c’è una società esterna che fa la manutenzione, la stessa ditta che deteneva il servizio per l’Eav, e non so se i disservizi dipendano da questo, ma ritenendo tutto legittimo io non ho mai avuto paura delle inchieste che faceva la Procura, sarebbe bello invece se la Procura ogni tanto andasse a mettere il naso nella attuale gestione dell’A.Ir,. Non perché ci siano ipotesi di reato, ma per verificare se tutto quello che è stato fatto, quando c’ero io e dopo, è stato legittimo o meno.

Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare dell’azienda, l’amministratore parla di 40mila euro all’anno per il capannone di Pianodardine: è un costo che va avanti dal 1990 quando io sicuramente non ero direttore. In seguito, proprio per risolvere questo problema, avevo chiesto e ottenuto dalla Regione un finanziamento di 3mln e 700mila euro di fondi europei per realizzare il capannone dell’A.Ir. nell’area Bove acquistata all’asta nel 2006, ma dove per vicissitudini varie nemmeno le forze dell’ordine sono mai riuscite a estromettere alcuni intrusi.

Rispetto al completamento del terminal di Grottaminarda, ricordo che l’ho iniziato e quasi concluso io, portando l’opera al 92% e dopo aver fatto anche raddoppiare la giacenza dei parcheggi, mentre non ho mai “inspiegabilmente accantonato” il capannone di Torrette di Mercogliano che, invece, fin quando ero io direttore generale funzionava e con efficienza.

De Sio inoltre, dimentica di dire che con me alla direzione generale sono stati realizzati e sono in uso il deposito di Ponteromito e quello di Flumeri. Perciò è meglio che taccia, anziché dire cose inesatte.

Infine, la questione degli interinali. Ne presi alcuni per coprire una corsa di mattina e una di pomeriggio e per sostituire le corse dell’Eav per 9 mesi, ma da allora sono arrivati a 100 unità e non capisco perché si porta poi il concorso a fine o a inizio anno. Non penso assolutamente che sia per le prossime elezioni, ma continuando ad attingere sempre dalle agenzie interinali,sembra che si eluda il concorso e si arrivi a una sorta di assunzione diretta. Non so come si comporteranno con il concorso, dopo aver preso tutti questi precari e se riescono a garantirgli qualcosa.

In conclusione, le dichiarazioni di De Sio denotano una povertà di argomenti per giustificare i disservizi che l’A.IR sta causando ai cittadini. Disservizi mai avuti sotto la mia gestione.

Il riso nel pianto

Dentro ognuno di noi c’è un altro sapere. Dentro ognuno di noi c’è un oltre, un luogo sconosciuto, inattaccabile ed inviolabile. Un luogo dove si fonda il nostro essere, il nostro corpo, la nostra mente. Ci sono altri modi di stare con noi stessi. Nel dolore bisogna avere la capacità di chiudere gli occhi perché il buio ha la capacità di sapere più cose di noi. Nel buio bisogna far riaffiorare episodi piacevoli accaduti, impresa ardua ma possibile.

Il riso nel pianto. Ridere anche nel dolore. Anche nel pianto più doloroso c’è sempre qualcosa che ride e che sorride. È la nostra mente unilaterale che vede o il dolore o il riso ma, nel centro della nostra anima, siamo sempre bipolari: siamo la gioia e siamo il dolore.

Affinché questo sapere emerga dobbiamo andare altrove. Siamo sempre pieni di pesi mentali, siamo sempre a discutere se andiamo bene o meno, siamo sempre a chiederci qual è la vita migliore. Sovviene alla mente Henry Miller, a cui quando era in un’età avanzata della sua vita chiesero dove si dovesse arrivare nella vita, lui rispose semplicemente che nella vita non si deve arrivare ad una destinazione, ma si arriva ad un altro modo di vedere le cose e con un altro sguardo. Invecchiando più il tempo passa e più acquisiamo conoscenza.

Citando le sue parole:

Confusione è parola inventata per indicare un ordine che non si capisce.

il riso del pianto

Fermarsi a guardare

Impariamo a stare con noi stessi, con il dolore e con la gioia. I bambini che sono i maestri dell’anima, all’improvviso piangono disperati e dopo un secondo ridono: c’è in noi un sapere che non sappiamo di avere, c’è in noi un altro modo di stare nel mondo che non conosciamo.

Prendendo in prestito, ancora una volta, le parole di Henry Miller:

In un giorno come oggi capisco quel che vi ho già ripetuto cento volte: che non c’è niente di sbagliato al mondo. Quel che è sbagliato è il nostro modo di guardarlo.

Dunque guardare diversamente.

I dolori, spesso, durano tanto perché ci ostiniamo su un lato del nostro essere che, vede nel lamento, l’unico modo di stare in campo.

Anche quando subiamo una grande perdita, c’è un ricordo pieno di positività. Tutte le volte che noi soffriamo e che il dolore perdura, stiamo soffrendo in modo convenzionale. Quello non è il nostro vero dolore, è piuttosto il dolore che abbiamo acquisito da limitazioni del pensiero degli altri, dal pensiero collettivo.

Un esempio? Di fronte ad una grave perdita come la morte di un coniuge c’è bisogno di piangere, altrimenti verrai considerata una persona fredda. La realtà è che non è detto che in un momento di forte dolore tutti siano portati al pianto. Questo è un pensiero convenzionale: vorremmo che tutti gli altri sentissero nello stesso modo in cui lo facciamo noi ma, se fossimo tutti uguali, non esisterebbe quella unicità che ci caratterizza e che ci contraddistingue.

maschere

Quando qualcosa ci turba o ci disturba, ricordiamo che esiste sempre un lato di noi che è immerso in un’energia creativa e che ci porta a vivere, nonostante i brutti periodi o i dolori in cui ci imbattiamo.

Alcune volte dovremmo essere capaci di dire a noi stessi: “questo dolore tocca a me ed è il mio”, nel momento stesso in cui prendiamo consapevolezza di ciò, il dolore si allarga e non sarà più focalizzato sull’oggetto perduto, la situazione perduta ma diventerà la sostanza dell’anima perché la cosa peggiore che possiamo fare è essere fuori tempo nella vita.

Il dolore che si prova in un determinato momento è il dolore che riguarda se stessi in quel preciso arco di tempo. Solo quando si percepisce il sentimento di malessere con questa consapevolezza, la mente riesce a liberarsi da una visione delle cose  perdute e riesce a scoprire la gioia.

Forse non c’è niente di più grande della gioia nel dolore. Allora, forse, il dolore acquisisce un senso. Unire gli opposti (gioia e dolore) è il modo migliore per andare avanti, per migliorarsi.

Che vita sarebbe se non fossimo capaci di portare con noi i nostri dolori e vivere una vita più ampia? Insomma scopriamo un nuovo modo di guardare il mondo.

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