Alfonsina Merola

Trame: il video ufficiale degli E.Versi, la band irpina che fonde jazz ed elettronica

Trame è il nuovo video degli E.Versi, uscito da poche settimane sul canale YouTube.

Gli E.Versi sono una band irpina composta da: Domenico Cipriano (poeta), Carmine Cataldo (trombettista) e Fabio Lauria (tastierista). Il loro è un progetto che fonde il sound minimale dell’elettronica al suono graffiante e senza tempo del jazz insieme alle parole in versi. Non è il classico poetry slam ma lo si può definire jazz-poetry.

Trame è il nuovo video ufficiale della band composto di poesia con testi di contenuto, di qualità e di attualità dal sound attuale, ricercato e contemporaneo che fonde il jazz con l’elettronica.

Il risultato del progetto è sofisticato e curato e, soprattutto, dai testi si intravede non solo amore per la musica ma un costruttivo attacamento alla comunicazione dato dall’utilizzo ponderato e sapiente di poche parole, che hanno il potere di catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore.

Trame è stato interpretato in forma visiva dalla performer Lisa Scarabello, che dà movimento alle parole di Domenico Cipriano con la sinuosità dei movimenti, reinterpretando e accompagnando le sonorità del brano.

Trame E.Versi: il video

La band irpina

Trame: testo

Cresce dentro

questo senso di colpa

per ogni evento della storia

per ogni violenza degli uomini o della natura

 

Dovrei non vivere le piccole gioie quotidiane

perché le vedo sottratte agli altri

ai colpiti di ogni evento

ogni giorno

sotto la polvere di cemento

sotto il disfacimento della grazia

 

E un brivido mi percorre

una formica fuori stagione

che si muove lungo il corpo

partendo dalla mente

simulando

un’onda dalla ferocia disarmante

 

Ora che tutto è il calmo ma

il mondo è più vicino negli schermi

ci riconosciamo

in ogni trama

 

anche quando non conviene

Isole sospese: il video

Isole sospese è il primo video degli E.Versi uscito nei giorni in cui si era appena scatenata la pandemia.

Gambe stanche e pesanti: consigli e rimedi

Con l’arrivo del caldo e il ritorno alla normalità lavorativa sono arrivate anche le gambe stanche, che risentono di tutto lo stress accumulato nei mesi precedenti.

Il lockdown ci ha costretti a stare più tempo in casa, muovendoci di meno, pur essendoci sforzati nel cercare di allenarci in casa con tutte le limitazioni del caso. Ciò ha comportato gonfiore e pesantezza alle gambe che è aumentato anche per la cattiva alimentazione dei mesi scorsi e checché se ne dica se il lievito mancava in tutti i supermercati da qualche parte o su qualche tavola sarà pur finito.

Queste condizioni appena elencate vanno a sommarsi con l’arrivo del caldo, che contribuisce a farci sentire quella sensazione di debolezza alle gambe ma, soprattutto, di gonfiore e pesantezza.

Pina Toriello: video

Trattamenti personalizzati per allievare le gambe stanche e pesanti

Gambe stanche e pesanti: consigli e rimedi di Pina Toriello

Pina Toriello, titolare di Masami Beauty Center, insieme al suo staff hanno pensato alle diverse esigenze per ciascun cliente, ideando dei trattamenti specifici, per ciascuna tipologia di problematica e per ciascuna necessità.

Come sappiamo il problema delle gambe stanche è un problema prevalentemente femminile causato da un altro nemico delle donne: la ritenzione idrica. La contrazione dei muscoli delle gambe, durante il movimento, agisce come una pompa comprimendo le vene e spingendo il sangue verso il cuore, per riossigenarlo.

Durante i periodi di inattività i muscoli delle gambe non si contraggono abbastanza per spingere il sangue verso l’alto ed è per questo motivo che si avverte quel senso di pesantezza e gonfiore agli arti inferiori.

Altri fattori che causano la pesantezza alle gambe sono:

  • Sovrappeso
  • Vizi di postura
  • Mancanza di attività fisica
  • Caldo
  • L’assunzione di alcuni farmaci
  • Sbalzi ormonali
  • Pillola anticoncezionale
  • Dieta ricca di sale

Oltre a trattamenti specifici, da fare con costanza, è importante seguire delle giuste e sane abitudini e usare prodotti anche in casa perché la cura di se stessi si basa su piccoli gesti quotidiani e costanti.

Mousse corpo adipe cellulite di Phyto

Mousse corpo adipe cellulite di Phyto

Gambe pesanti: prodotti da utilizzare

Phyto è un’azienda specializzata per i trattamenti massoterapici che si basa sulla ricerca fitocosmetica e sull’etica ambientale. Masami Center, oltre ad utilizzare questi prodotti nel proprio istituto, è rivenditore ufficiale dei prodotti Phyto e saprà consigliarvi sulla scelta e sull’utilizzo di ciascun prodotto.

La mousse corpo adipe cellulite di Phyto, ad esempio, è di facile assorbimento e si compone di estratti di ananas, centella, glaucina e allatoina. Per rafforzare l’azione dei prodotti da applicare a casa e attivare al meglio la circolazione il Pressopants di Arosha vi darà una marcia più per sentirvi meglio e più leggere.

Per scoprire maggiori dettagli su trattamenti da fare, cure e piccoli accorgimenti per sentire le gambe più leggere non vi resta che guardare il video in home!

5×7 – il paese in una scatola: il corto sul patrimonio del MAVI

5×7 – il paese in una scatola (2018) è il cortometraggio di Michele Citoni che ha come protagonista il MAVI di Lacedonia e il suo patrimonio etnografico. Il corto è composto dalle fotografie scattate da Frank Cancian nell’Alta Irpinia durante gli anni ’50.

Il cortometraggio racconta la storia del Sud interno ed ha l’intento di valorizzare non solo il repertorio etnografico presente nella struttura museale di Lacedonia. Un altro scopo, più intimo se vogliamo, è quello di sensibilizzare le piccole e grandi imprese a prendersi cura di un territorio affetto dallo spopolamento, immaginando di creare un futuro attraverso la cultura.

La questione dello spopolamento è un tema che negli ultimi anni è diventato, fortunatamente, un tema caro a molti irpini che rappresentano il territorio. C’è chi ne parla perché mosso da un profondo amore e attaccamento al territorio e chi invece ne estrapola un’immagine cinica e decostruttiva perché, si sa, far sorridere porta sicuramente più popolarità rispetto a chi vuol far riflettere.

Evitando polemiche sterili, il cortometraggio del regista romano è un modo per riscoprire le nostre radici, la nostra ricchezza, la nostra memoria e semmai trovare uno sprone, che non sia quello enogastromico, nel farci restare in Irpinia.

Anna e Frank

Anna e Frank

5×7 – il paese in una scatola: premi

5×7 – il paese in una scatola ha ottenuto il premio Best Artist Film del Procida International Film Festival ed è stato selezionato in diversi concorsi negli USA e in Brasile per l’estate 2020.

Il cortometraggio di Michele Citoni ha vinto nella categoria Miglior Documentario del Vittoria Peace Film Festival ed è stato vincitore di Intima Lente/Intimate Lens Festival of Visual Ethnography.

Il corto inoltre è stato premiato come Best Artist Film del Procida International Film Festival, attualmente è in concorso in un’altra manifestazione internazionale di cinema etnografico: la 17esima edizione dell’Ethno Film Festival The Heart of Slavonia, manifestazione che si svolgerà il 29 ed il 30 giugno nella città di Djakovo.

Il 30 giugno alle ore 21 il cortometraggio di Michele Citoni aprirà le proiezioni finali del festival di Djakovo in diretta web.

Cous Cous: la ricetta base

Il cous cous è il piatto nazionale del Maghreb (Algeria, Tunisia e Marocco). La sua origine è berbera ed è antecedente all’arrivo delle popolazioni arabe.

Questo alimento si presenta come un semolino e si ricava dai chicchi di frumento macinati in modo grossolano. Nei piccoli centri rurali del Maghreb ogni famiglia portava al mulino il suo grano perché fosse macinato, secondo le preferenze alimentari del nucleo.

Una volta macinato il cous cous veniva portato a casa e affidato alle donne che lo spolveravano di farina, strofinandolo tra le dita affinché ciascun granello ne venisse ricoperto.

Oggi questo alimento è entrato anche nelle nostre cucine soprattutto in quelle salutiste. Non dimentichiamo che in Sicilia nella zona trapanese il cous cous è un piatto tradizionale.

Esistono numerose varianti del cous cous che variano in base alle tradizioni e alle materie prime dei luoghi.

Il cous cous non è un cereale ma un prodotto lavorato come la pasta, ha gli stessi valori nutritivi ma sazia di più perché assorbe molta più acqua. È un alimento versatile perché può essere mangiato sia caldo che freddo e lo si può arricchire con gli ingredienti più svariati. In alcune zone il cous cous viene impiegato anche per realizzare dolci.

Oggi è possibile reperire sia il cous cous tradizionale di grano duro che quello integrale, di farro o di orzo.

La cottura è il segreto per la buona riuscita di qualsiasi ricetta si intenda realizzare con questo alimento ed è per questo motivo che abbiamo deciso di spiegarvi passo passo la ricetta base del cous cous.

Cous cous: la ricetta base

Cous cous vegeteriano decorato con pomodori freschi all’interno di una ciotola

La cottura del cous cous deve essere a vapore, sopra una sorta di casseruola, cuscussiere, che può contenere uno stufato o del brodo con carne di agnello o di pollo e diverse variabili verdure.

Solitamente vengono aggiunti al cous cous anche dei ceci e a volte l’uvetta ma stiamo parlando dei piatti tradizionali della cultura araba dove ovviamente non possono mancare spezie e peperoncino rosso.

In Marocco, ad esempio, gli stufati di carne che vengono utilizzati per il cous cous sono molto leggeri: vengono bolliti e speziati con una certa delicatezza, preferendo l’utilizzo dello zafferano mentre in Algeria e in Tunisia il sapore è molto più ricco e persistente. In Tunisia infatti prima di realizzare lo stufato la carne viene rosolata nell’olio e nel peperoncino mentre in Algeria si aggiunge della passata di pomodoro.

Pentola per cous cous

pentola per cuocere il cous cous

Cous Cous: ricetta

La preparazione del cous cous richiede un preciso trattamento: i granelli devono risultare gonfi, leggeri e ben separati l’uno dall’altro in modo da non formare grumi che rendano pesante l’assimilazione dell’alimento.

La cuscussiera per la cottura a vapore può essere di terracotta, di rame di alluminio o di acciaio ed è costituita da una parte inferiore in cui si fa cuocere lo stufato e una superiore che ha il fondo bucherellato e nella quale si pone il cous cous.

Nel caso in cui non si disponga della pentola apposita si può utilizzare una pentola a vapore o un setaccio metallico da apporre su di una pentola normale.

Prima della cottura il cous cous deve essere intriso con un pò di acqua fredda e lavorato con una forchetta per separare i granelli.

Successivamente va riposto sulla cuscussiera quando allo stufato manca un’ora per terminare la sua cottura.

La prima fase della cottura del cous cous si aggira tra i 20 e i 30 minuti. Trascorso questo tempo, versa il cous cous in un’ampia terrina, aggiungi mezza tazzina di acqua fredda e mescola con una forchetta per eliminare eventuali grumi.

Aggiungi il sale insieme ad un cucchiaio di olio extravergine di oliva. Rimetti il couscous nella parte superiore della cuscussiera e lascia cuocere per circa 20 minuti.

Cous cous: valori nutrizionali

100 grammi di cous cous contengono:

112 calorie

0,2 g grassi

o colesterolo

5 mg di sodio

58 mg di potassio

23 gr di carboidraiti

3,8 gr di proteine

Crisi di civiltà. Pandemia e capitalismo di Noam Chomsky oggi in anteprima

Noam Chomsky, maggior linguista, filosofo, scienziato cognitivista e teorico della comunicazione vivente nonché punto di riferimento della sinistra radicale, pubblica un nuovo libro dove affronta le varie declinazioni della pandemia, la crisi della civiltà e i risvolti che ora stiamo intravedendo.

Il nuovo libro di Noam Chomsky

Crisi di civiltà. Pandemia e capitalismo di Noam Chomsky

Crisi di civiltà. Pandemia e capitalismo di Noam Chomsky, uscito in anteprima il 21 maggio in ebook, è formato da tutte le interviste che, il filosofo, ha rilasciato in questi mesi. Ciò su cui pone l’accento il linguista è come questa pandemia, arrivata all’improvviso, non ha fatto altro che mettere in luce tutte le crepe, i problemi e i controsensi del modello di una società fondata sul capitalismo e una visione politica mondiale che, messa alle strette per cause di forza maggiore, ha rivelato la sua precaria stabilità.

Una stabilità apparente attraverso le parole ma che nei fatti ha mostrato non solo una crisi sanitaria ma storica, economica, sociale ed ecologica.

Cosa abbiamo scoperto e cosa ha visto Noam Chomsky?

Il Covid-19 ha colto il mondo impreparato, e si prevede che le conseguenze economiche, sociali e politiche della pandemia saranno drammatiche, nonostante la promessa, fatta di recente dai leader del G20, di iniettare cinque bilioni di dollari nell’economia mondiale per stimolare la ripresa.

Quali insegnamenti possiamo trarre da questa pandemia?

La crisi generata dal coronavirus porterà a una nuova forma di organizzazione della società, con un ordinamento sociale e politico in cui il profitto non sia al di sopra delle persone?

È stato palese constatare che i potenti che muovono i fili degli interessi mondiali hanno messo in secondo piano la sopravvivenza dell’umanità a favore del capitalismo e dei meri interessi economici, favorendo una piccola élite.

Partendo da un’analisi sulla situazione che, a causa della pandemia, si è verificata negli Stati Uniti si intravede come il neoliberismo ha distrutto il compito principale della politica, trasformandola in uno strumento che ha prospettato l’illusione di una supremazia inconsistente e di un’autonomia di mercato che, unita all’incompetenza e alla malafede, ci sta conducendo verso un disastro enorme.

Crisi di Civiltà. Pandemia e capitalismo di Noam Chomsky

Il nuovo libri di Noam Chomsky

Come afferma il Noam Chomsky:

Il male affonda le radici in un colossale fallimento del mercato, esacerbato dal capitalismo dell’era neoliberista; sussistono poi degli elementi specifici degli Stati Uniti, che vanno dal disastroso sistema sanitario e la debole tenuta della giustizia sociale – gli Stati Uniti sono agli ultimi posti nella classifica dell’OCSE – a quella macchina demolitrice che si è impossesata del governo federale.

Il nuovo look e le nuove disposizioni di Masami Beauty Center

In molti ci siamo chiesti come sarebbe stato il nostro ritorno alla nuova libertà concessaci nella fase 2 e in molti abbiamo cercato e stiamo cercando di capire come muoverci nel rispetto delle normative che sono cambiate spesso, destabilizzandoci.

C’è anche da dire che la quarantena che abbiamo vissuto e che ci ha tenuti, 24 ore su 24, tra le quattro mura domestiche ci ha resi più refrattari nel riprendere le abitudini che siamo stati costretti a sospendere di punto in bianco e questo stato d’animo ha compreso, per molti, anche un limite nel riallacciare i rapporti sociali con la leggerezza di un tempo.

Questa premessa è un invito a riprendere con serenità tutte le attività ma senza dimenticare il buon senso e il rispetto delle normative vigenti. Questa è una situazione di ripresa di una libertà un pò anomala per tutti sia per chi lavora a contatto con il pubblico sia per chi gestisce attività commerciali e, soprattutto, per chi fruisce dei servizi messi a disposizione.

C’è bisogno di rispetto reciproco, responsabilità e collaborazione per poter vivere serenamente la vita di tutti i giorni.

Pina Toriello, titolare di Masami Beauty Center, ci ha spiegato le nuove disposizioni del suo istituto e ci ha mostrato il nuovo look più efficace, sicuro e, soprattutto, in linea con le nuove normative vigenti.

Masami Beauty Center: il nuovo look

Pina Toriello com’è la nuova riapertura nella fase 2

Le nuove disposizioni adottate da Masami Beauty Center

Masami Beauty Center finalmente ha riaperto le sue porte alla sua clientela e per garantire sicurezza e rispettare le normative vigenti ha sottoposto a sanificazione l’intero locale. Per evitare situazioni di assembramento non vi è più la sala d’attesa anche perché non ce ne sarà bisogno in quanto gli appuntamenti, presi con largo anticipo telefonicamente, permettono una gestione responsabile del flusso delle persone che si recheranno all’interno del centro.

Tra un appuntamento e l’altro verranno disinfettati tutti i macchinari e le attrezzature presenti in ciascuna stanza in modo tale da rendere l’ambiente sicuro, in vista dell’arrivo del prossimo cliente. Gli ambienti verranno arieggiati in modo naturale e senza areatori artificiali perché come sappiamo, questi ultimi, non garantiscono un ricambio dell’aria corretto per eliminare un’eventuale presenza del virus. Il personale, tra un appuntamento e l’altro, provvederà ad autosterilizzarsi, cambiare eventuali dispositivi di protezione per garantire la massima professionalità e igiene alle proprie clienti.

Il locale ha due ingressi che prima venivano utilizzati in modo libero e arbitrario mentre oggi ciascuno ha la propria specifica funzione: la porta situata dove c’è il parcheggio privato di Masami Beauty Center serve come ingresso mentre l’altra porta che si trova fronte strada serve per uscire dall’istituto.

All’ingresso sarà possibile sterilizzare le mani con dispenser automatico con sensori e quindi non ci sarà bisogno di premere alcun bottone per far fuoriuscire il liquido. Una volta disinfettate le mani si potrà usufruire, qualora non si posseggano, di guanti monouso messi a disposizione dal centro.

La cassa è munita di un pannello di plexiglass che permetterà sia all’operatore che al cliente di mantenere la massima sicurezza per evitare il contagio.

All’interno di Masami Beauty Center ogni stanza è affidata ad una collaboratrice del centro: ciascuna operatrice avrà la sua stanza, munita di tutto, per poter lavorare con la massima sicurezza ed efficienza.

Per quanto riguarda trattamenti estetici o interventi che non garantiscono il distanziamento interpersonale o implicano il non utilizzo della mascherina per la cliente, come i trattamenti viso e mani, le operatrici saranno munite di mascherina e visiera protettiva o avranno piani di lavoro dotati di pannello in plexiglass.

Come abbiamo già accennato prima oltre all’efficienza di chi lavora nei centri c’è bisogno di collaborazione e del rispetto delle norme anche da parte dei fruitori dei servizi, in questo caso delle clienti.

La titolare di Masami Beauty Center ci spiega in cosa consiste la riapertura nella fase 2

La titolare dell’istituto di bellezza di Grottaminarda

Vademecum del cliente

Per non rendere vane tutte le azioni, le accortezze e i continui accorgimenti e sanificazioni degli ambienti con annesse sterilizzazioni di tutti gli strumenti  e del personale di Masami Beauty Center c’è bisogno che la clientela adotti degli accorgimenti e delle attenzioni. Questo vademecum è indispensabile e necessario perché sono comportamenti che ci sono stati imposti dalle normative vigenti di contenimento del Covid-19, per muoverci in modo sicuro, evitando contagi.

Il cliente non potrà recarsi al centro per prenotare un appuntamento ma dovrà farlo attraverso via telefonica, contattando il seguente numero: 333 11 70 572.

Una volta stabilito il giorno e l’ora dell’appuntamento ci sarà bisogno di rispettare l’orario precedentemente stabilito o avvisare per un eventuale ritardo.

Il cliente dovrà recarsi al centro munito di mascherina, indossando il disposito di protezione personale e guanti monouso, già prima di entrare.

Per poter agevolare il lavoro del personale di Masami Beauty Center ed evitare di recarsi al centro numerose volte è preferibile e più sensato prenotare per diversi trattamenti o interventi, in modo da ottimizzare i tempi e rendere più agevole il lavoro per tutti.

Per maggiori dettagli e per sbirciare e scoprire com’è cambiato l’istituto di bellezza di Pina Toriello non vi resta che guardare il video in home!

Favolacce dei fratelli D’Innocenzo è una pellicola senza sconti sulla società

Favolacce di Fabio e Damiano D’Innocenzo è un film che sarebbe dovuto uscire nelle sale l’11 maggio ma che, per ragioni che conosciamo bene, è disponibile su diverse piattaforme online.

Il lungometraggio si discosta dal classico cinema italiano ma si avvicina, soprattutto per la fotografia, a quei film internazionali d’essai o a quella fotografia ricercata e curata, come quella di Matteo Garrone e di Mario Martone, che ritrae la realtà con la luce naturale e senza giocare con l’eccessiva brillantezza delle immagini.

Il film dei fratelli D’Innocenzo non si ispira a romanzi o a storie realmente accadute ma è un lavoro cinematografico che come racconta la voce narrante all’inizio:

Quanto segue è ispirato a una storia vera, la storia vera è ispirata a una storia falsa, la storia falsa non è molto ispirata.

I registi conducono lo spettatore nei quartieri periferici di Roma ma non quelli degradati mostrati in Amore Tossico da Claudio Caligari. Ci si trova in una periferia composta da villette a schiera nuove dove ci si incontra nei giardini privati, per fare cene tra vicini di casa e sottolineare, probabilmente, il riscatto sociale e culturale attraverso la lettura collettiva delle pagelle scolastiche dei propri figli.

Da alcuni particolari del quotidiano dei protagonisti del film si nota una sorta di evoluzione sociale ma che ha, nonostante tutto, notevoli lacune comportamentali dettate da un’educazione in cui si è lottato e in cui si fanno sacrifici per poter vivere nelle villette.

Favolacce: la locandina

Locandina del film

È palese, nei protagonisti di Favolacce, il senso di frustrazione e l’aspirazione vana di poter raggiungere uno status sociale diverso da quello ottenuto nella realtà.

Non c’è un argomento principale che compone la trama di Favolacce: il film sembra quasi voler riprodurre su pellicola problematiche familiari, sociali e interpersonali che fanno riflettere. Il primo che salta agli occhi è il ruolo genitoriale, il personale concetto di saper educare i propri figli meglio degli altri ma che si rivela fallimentare con l’epilogo di alcune scene che sono davvero emblematiche e che evito di descrivere, per non rovinare un’eventuale visione della pellicola.

Tra i diversi gruppi familiari che animano Favolacce i registi si soffermano su una famiglia in particolare, quella che in apparenza sembra la più solida, serena e normale ma che, in realtà, è quella psicologicamente ed emotivamente più fragile e che si sgretolerà in un attimo.

I ruoli maschili e femminili dei protagonisti di Favolacce sono standardizzati e realistici in un modo che, a volte, infastidisce per la sincera schiettezza, che mostra senza metafore la nostra pochezza e povertà d’animo.

Favolacce: trailer

L’ultimo film dei registi italiani con Elio Germano

Le donne sono figure passive, dedite alla casa, al lavoro per chi lo ha e ai figli.

Le mogli sono passivamente compiacenti nei confronti dei loro mariti, sono delle figure marginali che non hanno molto acume, come se avessero abbracciato quel ruolo che è stato tramandato loro, impartito dalle loro madri e che, senza alcuno spirito critico o moto di evoluzione, hanno accettato con tranquillità e consapevolezza.

Gli uomini invece sono propensi alla violenza verbale e fisica, si nutrono d’invidia verso gli altri, in particolar modo nei confronti di chi vive una condizione più agiata della propria. Il loro senso di frustrazione è costante e, spesso, trascende nel cameratismo adolescenziale che, probabilmente, non hanno ancora superato a prescindere dall’età e dalle esperienze di vita.

Il film dei fratelli D’Innocenzo è una favola realistica del nostro tempo, che sottolinea il nostro senso di inadeguatezza che, spesso, sfocia nella frustrazione e nel sentimento negativo verso l’altro. Dalla pellicola fuoriesce la poca umanità che contraddistingue l’essere umano, proiettato non sul miglioramento interiore ma sull’ostentazione inutile di un’apparenza inconsistente e vuota.

Favolacce ha ricevuto alla Berlinale 2020 l’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura.

Impressioni da Covid-19

Sicuramente non dimenticheremo più questo periodo legato al quasi inizio del 2020. Le speranze in progress, per il nuovo anno, non hanno avuto neanche il tempo di prendere una forma nella nostra mente, che si sono trasformate in speranze di ritornare alla vita che abbiamo lasciato con disprezzo, sentimento con cui si saluta ogni anno che trascorre.

Abbiamo assaporato e scoperto il vero significato che ha la parola noia, siamo stati costretti a fermarci eppure, spesso, auspicavamo una stasi, per avere del tempo per noi. È accaduto ma non era come ce lo aspettavamo.

Probabilmente da questi mesi trascorsi come un unico giorno infinito abbiamo compreso il reale significato che ha la parola libertà, abusata e mai vissuta pienamente. E forse inizieremo a concepirla e a viverla nel modo in cui avremmo dovuto fare già prima.

Abbiamo scoperto che la libertà, un diritto che democraticamente abbiamo sempre assorbito come un diritto inalienabile, in fondo, così scontato non è. Siamo liberi ma questo privilegio ci può essere tolto, per cause di forza maggiore e trasformarci da esseri indipendenti a soldatini che non hanno più possibilità di scelta.

Questa parantesi non è una critica alle imposizioni cui abbiamo dovuto sottostare e a cui sottostiamo ma è uno spunto di riflessione che, forse, dovrebbe renderci più consapevoli di ciò che siamo e di ciò che rappresentiamo. Queste parole non sono spinte dalla speranza di poter diventare migliori ma dalla speranza di prendere coscienza e consapevolezza, per poter vivere ogni giorno apprezzando tutto ciò che prima davamo per scontato.

Abbiamo vissuto con la paura del contagio e questa paura non è terminata e non diminuirà con la fase 2. Abbiamo vissuto con l’angoscia di poter contrarre il virus, questo essere invisibile che si insinua silenziosamente con il suo tempo di incubazione e che, nella peggiore delle ipotesi, ci avrebbe potuto portare e potrebbe portarci alla morte o a quella dei nostri cari. Nella migliore delle ipotesi, controllando uscite, gesti e utilizzando tutte le precauzioni possiamo evitarlo, ritendendoci dei graziati in virtù di fattori che, tutt’oggi, sono diversi, ipotizzabili e variabili.

Abbiamo scoperto l’introspezione e l’obbligo di fare i conti con ciò che siamo realmente, confrontandoci direttamente con noi stessi. Per quante siano state le distrazioni offerte dal web, dalle video call con gli amici e dai mille palliativi e strategie che abbiamo adottato per far trascorrere più velocemente il tempo, queste ore non passavano mai e ci riportavano sempre a doverci guardare dentro o a pensare a quello che siamo stati, che siamo e che vorremmo diventare in futuro.

Ci siamo abituati allo scorrere del tempo lento e monotono, rassegnandoci.

Abbiamo scoperto la paura e la diffidenza fisica mentre prima era solo morale, metafisica e universalmente valida, ma mai palese, per ciascun individuo.

Il Covid-19 ci ha reso migliori? Non credo. Sono convinta che il virus ci ha resi più umani nel senso di fragili, precari, instabili e più egoisti. Potremmo diventare migliori? Forse per chi è predisposto alla trascendenza sì, ma credo che rappresenti una piccola parte.

Probabilmente questo virus ci ha temprati attraverso la costrizione, l’obbligo e la stasi ma la forza mentale da sola non basta per essere migliori. Probabilmente ci riscopriremo più umani con le persone che già prima di questa pandemia avevano un alto valore affettivo per noi, predisposizione che, sicuramente, non riserveremo ad altri sconosciuti anche perché per ora non è pensabile stringere tutti i propri cari, figuriamoci chi ancora non conosciamo.

Il Covid-19 ci ha insegnato il senso profondo che ha un vero abbraccio e un sorriso che, per ora, sarà nascosto da una mascherina che rappresenterà la nostra umanità vista solo a metà perché la totalità non si vede e non sappiamo quando la si potrà vedere.

Mi auguro vivamente che tutti impariamo a vivere più di sostanza che di apparenza.

Le emozioni spiegate da Stefania Tronconi

Le emozioni sono delle sensazioni e dei processi automatici da cui, nella maggior parte delle volte, ci facciamo travolgere. Eppure sono loro a condizionare le nostre reazioni, i nostri rapporti interpersonali e sono lo “strumento” con cui ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri.

È importante scoprire, approfondire e familiarizzare con le nostre emozioni, per poter avere una qualità di vita migliore, soprattutto in questo periodo in cui per diverse circostanze ci sentiamo più vulnerabili e in balìa dei nostri stati emozionali, che si alternano senza preavviso e che, in alcuni soggetti, possono creare uno scombussolamento emotivo e comportamentale.

Questo argomento è stato trattato, sotto diversi punti di vista e in diversi settori. Noi intendiamo approfondirlo all’interno della Bioginnastica insieme a Stefania Tronconi, ideatrice della metodologia.

Seduta dimostrativa di Bioginnastica a Rimini

La bioginnastica approda al Rimini Wellness

La Bioginnastica ci permette di conoscerci in modo approfondito, mettendoci davanti tutto ciò che siamo e che sentiamo, senza troppi imbelletti, in negativo e positivo.

La Bioginnastica si basa su un profondo ascolto di noi stessi da cui scaturisce un dialogo in cui, se siamo predisposti, possiamo prendere consapevolezza della nostra realtà emotiva che è una datità, che solo noi possiamo cambiare, per renderci migliori nell’approccio con la vita e nel rapporto con l’altro.

Le emozioni che non riusciamo a dominare sono proprio quelle che prendono il sopravvento. La cultura occidentale, purtroppo, ha poca dimestichezza con la sfera emotiva perché è sempre stata vista come una sfera metafisica, a volte frutto di teorie poco razionali. In realtà le emozioni influiscono sui nostri comportamenti e su tutta quella sfera fatta di azioni e di ragionamento che appartiene al nostro mondo reale e fisico.

Stefania Tronconi: video

L’ideatrice della metodologia Bioginnastica

Paul Ekman, psicologo statunitense e conoscitore della neurofisiologia emozionale, sostiene che tutti gli esseri umani hanno una memoria emozionale comune, che appartiene all’inconscio collettivo e che ci accomuna per il solo fatto di essere persone.

Ciò che distingue  una persona da un’altra è il personale raccoglitore emozionale che si costruisce in base alle proprie esperienze personali e dalle interpretazioni che ciascuno fa di esse.

Le emozioni che regolano e modificano il nostro comportamento, più delle altre, sono quelle della paura e della rabbia.

Stefania Tronconi ci parla della rabbia

Rabbia

Che cos’è la rabbia?

Una delle emozioni predominanti è la rabbia infatti Paul Ekman la include tra le emozioni fondamentali. Generalmente questa emozione si manifesta con mascella serrata, batticuore, aumento del calore del corpo, sensazione di caldo al viso, viso arrossato, aumento della forza, senso di potere, sensazione di energia che parte dal basso addome e sale fino alle braccia facendo venire l’impulso di prendere, stringere o lanciare qualcosa.

La rabbia però non ha solo un effetto negativo, come spesso riteniamo, ma è capace di darci energia per affermare ciò che siamo, ciò che vogliamo salvaguardare del nostro spazio e ciò di cui abbiamo bisogno per realizzare i nostri progetti. Spesso ci arrabbiamo perché non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi e attribuiamo ad altri la responsabilità del nostro fallimento, proiettando le nostre frustrazioni fuori di noi anche se, in realtà, siamo arrabbiati con noi stessi ma non ce ne rendiamo conto.

Ecco il video in cui Stefania Tronconi ci spiega in modo più approfondito cos’è la rabbia.

Stefania Tronconi ci parla della rabbia

Per scoprire come si può controllare la rabbia, canalizzarla e come possiamo controllare questa emozione attraverso gli esercizi di Bioginnastica dovrete attendere il prossimo video!

Intanto se volete approfondire meglio questa metodologia non vi resta che acquistare l’ultimo libro di Stefania Tronconi, Bioginnastica per il riequilibrio posturale bioenergetico.

Vincenzo De Luca e l’Ordinanza n.39: un secondo chiarimento rivolto questa volta alla ristorazione

Avevamo annunciato un prosieguo della saga dei chiarimenti sull’Ordinanza regionale n.39 e non abbiamo dovuto attendere molto per averne conferma.

Dopo che Vincenzo De Luca ha chiarito il punto n.6 dell’Ordinanza regionale n.39, specificando cosa si intendesse con il termine di attività motoria, continuando a vietare: corsa, footing e jogging questa volta arriva un chiarimento relativo al n.3 del documento regionale che riguarda la ristorazione.

Il Presidente della Regione Campania con l’ennesimo chiarimento specifica gli orari di esercizio per la consegna a domicilio che, in realtà, erano chiari anche all’interno dell’Ordinanza n.39.

Questo chiarimento è però frutto di una svista partita dalla stessa Ordinanza regionale che aveva dimenticato di menzionare alcune categorie all’interno della stessa.

Le consegne a domicilio, se non si fosse compreso bene, sono permesse dalle ore 07:00 alle ore 14:00 per quanto riguarda: rosticcerie, gastronomie, tavole calde e similari con eccezione per gli esercizi commerciali che vendono all’ingrosso e che osservano orari notturni di esercizio solo ed esclusivamente per loro è possibile consegnare dalle ore 02:00 alle ore 08:00 e anche per le suddette è vietata la somministrazione al banco e con consegna su chiamata.

I ristoranti, le pizzerie e le gelaterie che non sono collegate a bar e pasticcerie, i pub, le vinerie, keebab e simili possono effettuare consegne a domicio dalle ore 16:00 ma l’ultima consegna deve essere effettuata entro le ore 23:00.

Questo chiarimento è stato fatto perché nell’Ordinanza n.39 non erano stati menzionati i pub, le vinerie, le rosticcerie e le kebabberie che hanno, giustamente, aperto per effettuare consegne a domicilio ma che si sono ritrovati immediatamente la Polizia Municipale davanti le attività commerciali non menzionate dall’Ordinanza n.39, invitando i gestori a chiudere bottega e a tornare a casa.

Solerzia che, a mio avviso, poteva essere impiegata con maggiore diligenza in quei luoghi in cui, nelle ore precedenti, si era creato assembramento e dove vi erano persone che deambulavano senza mascherina. Non voglio sicuramente andare a sindacare il lavoro altrui ma ciò che è successo nelle ultime ore sembra ridicolo e quasi una macchietta della realtà.

Ecco, ad esempio, cosa è successo ieri sera a Napoli al titolare del Puok Burger Store in Via Cilea.

Delivery bloccato all’ultimo

Questa sera non possiamo aprire, SCUSATECI per il disagio 🤷‍♂️

Pubblicato da Puok Burger Store su Lunedì 27 aprile 2020

Ecco spiegato l’ennesimo chiarimento all’Ordinanza regionale n.39 che, fortunatamente, è andato a buon fine in modo tale che la Polizia Municipale e affini sappiano bene dove recarsi, nei prossimi giorni, per far rispettare queste norme, a Napoli in Via Caracciolo ad esempio?

Altra cosa che ho notato è che questo chiarimento, stranamente o casualmente, non è stato pubblicato né sulla pagina della Regione Campania né sulla pagina personale del Presidente della Regione Campania. Sarà stata una svista ma ricordiamo che il mondo, compreso quello istituzionale, è composto da esseri umani e in quanto tali possono incorrere in errori e non ci sarebbe nulla di male nell’ammettere pubblicamente sui social una svista che comunque è stata tempestivamente rettificata.

Tutto è bene ciò che finisce bene!

La saga continua…

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