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Corto e a capo 2020: ritorna la rassegna cinematografica irpina

Corto e a capo ritorna anche quest’anno con una rassegna cinematografica che ha come protagonisti la terra e la vita. Siamo alla VI Edizione dell’iniziativa culturale che da anni ha come scopo quello di diffondere una conoscenza cinematografica del e sul territorio nostrano.

Corto e a Capo 2020 inizierà il 18 agosto e terminerà il 23 agosto, spostandosi tra Montemiletto, Trevico e Venticano.

Umberto Rinaldi: intervista

Direttore artistico Corto e a capo

Umberto Rinaldi, direttore artistico, della manifestazione su questa edizione racconta:

Il nostro obiettivo è quello di portare il cinema nelle periferie, nelle aree interne e in quelle zone dove spesso è difficile vedere immagini in movimento oltre gli schermi dei propri telefonini o dei propri televisori.

Inseguiamo il paradosso di rendere il cinema centrale grazie all’attenzione delle zone decentrate e di rendere la periferia centrale grazie alla forza delle immagini e del racconto cinematografico.

Dalle aie alle piazze, dalle cantine alle terrazze, dai vecchi casali alle arene all’aperto, ogni luogo per noi diventa un posto buono per ospitare cinema, per raccontare storie, per mostrare volti luoghi e realtà diverse da quelle che vediamo noremalmente sugli schermi.

Il tema e nome dell’edizione 2020 è Terra Mia! Creazione, conservazione e vita perché la terrà racchiude in sé diversi significati: morte, rinascita, nutrimento e pericolo.

Corto e a capo 2020

Corto e a capo 2020

Corto e a capo 2020: calendario

Martedì 18 agosto dalle 21:00 si terrà a Montemiletto la proiezione del primo blocco di cortometraggi che saranno votati dalla giuria popolare. Durante la stessa serata ci sarà la proiezione fuori concorso di Poi si vede di Domenico Pizzulo.

Mercoledì 19 agosto alle 21:50 Corto e a capo si sposterà a Trevico, paese natale di Ettora Scola, dove ci sarà la seconda proiezione dei corti in gara. Ad aprire la serata ci sarà la premiazione de Il principe delle pezze di Alessandro Di Ronza. A seguire la proiezione del cortometraggio fuori concorso in omaggio a Ettore Scola per celebrare e commemorare la grandezza del suo cinema.

Giovedì 20 agosto a Venticano ci sarà il concerto di Nicola Piovani che suonerà alle 21:00 con Marina Cesari al sax e Marco Loddo al contrabasso. Dopo l’esibizione di Leçon-concert: La musica è pericolosa si proseguirà con la proiezione e votazione e ci sarà la personale di Luigi Fuschetto e la mostra fotografica Retra-Terra in movimento che proseguirà fino alle 22:00.

Venerdì 21 agosto all’Arena del Multisala Gaveli di Benevento ci sarà la proiezione die Il Delitto Mattarella, il nuovo film di Aurelio Grimaldi, che sarà presente per un incontro con il pubblico insieme ad Alfio D’Agata, direttore della fotografia.

La seconda parte della serata del 21 agosto continuerà a Venticano con la proiezione dei corti in gara e la consegna del Premio Mario Puzo che verrà consegnato ad Aurelio Grimaldi. Durante la serata verrà esposta la personale di La terra è donna di Dina Pascucci. Per i più piccoli  ci sarà un angolo dedicato a proiezioni di animazione.

Sabato 22 agosto a Venticano e domenica 23 agosto a Montemiletto ci saranno le proiezioni fuori concorso in Irpinia Carpet e le premiazioni con i voti della giuria popolare e tecnica. Sabato verrà proiettato il documentario partecipato Il Covid, il letargo e la rinascita, realizzato come ogni anno nel workshop del festival.

Domenica invece l’appuntamento finale terminerà con la presentazione del libro Da domani mi alzo tardi di Anna Pavignano, sceneggiatreice storica dei film di Massimo Troisi. La serata si concluderà con il Drive in in Piazza Mercato con la proiezione dei corti vincitori e a seguire ci sarà una notte dedicata ai corti horror e fantasy.

Fellini degli spiriti: il documentario di Selma Dell’Olio

Fellini degli spiriti è un documentario di Selma Dell’Olio che cerca di indagare il mondo non visto di Federico Fellini, avvalendosi delle testimonianze di chi lo ha conosciuto privatamente e lavorativamente.

Nel documentario troviamo le testimonianze di: Terry Gilliam, Giditta Mascioscia, Damien Chazelle, William Friedkin, Gigi Proietti e molti altri. L’intento di Selma Dell’Olio è quello di mostrare un ritratto più intimo e spirituale di un regista che ha fatto la storia del cinema italiano e internazionale.

Fellini degli spiriti verrà presentato in anteprima internazionale durante la XXXIV edizione del Festival il Cinema ritrovato a Bologna, che si svolgerà dal 25 al 31 agosto.

Fellini diegli spiriti di Selma Dell'Olio

Scena tratta dal documentario

Fellini degli spiriti: il rapporto del regista con l’esoterismo

Federico Fellini era un uomo così innamorato della che in tutta la sua vita, lavorativa e non, ha sempre cercato di comprenderne il senso. Da sempre è stato affascinato dai segreti che riguardavano l’inconscio.

Quando il regista aveva del tempo libero si recava dal sensitivo Gustavo Rol, per farsi consigliare sulle sceneggiature.

Filippo Ascione racconta su Federico Fellini:

Mi diceva sempre che il cinema lo aveva risucchiato ma lui voleva fare il mago.

I film erano le sue magie. Quando giravamo, alle otto del mattino ci trovavamo in piazza del Popolo per andare a Cinecittà e non esisteva nulla: i copioni nascevano in quella mezz’ora d’auto, spesso ispirati ai suoi sogni della notte.

Fellini degli spiriti

Fellini degli spiriti

Federico Fellini, stando alle parole di Filippo Ascione, non era interessato al cinema in sè infatti possedeva un numero spropositato di libri esoterici e di psicologia, oltre ai saggi di Rudolf Steiner. Per Federico Fellini realizzare un film era l’equivalente di fare una magia.

Ad esempio nel film La voce della luna (1990) c’è una scena, quella in cui gli oggetti sul pianoforte ballano, che si ispira ad una teoria del musicista Nino Rota, che affermava che la sequenza di determinate note musicali sono in grado di modificare la materia.

Il regista voleva conoscere una nota sensitiva russa che viveva isolata al servizio del Kgb. Quando nel 1987 vinse un premio a Mosca, Federico Fellini, mise come condizione che lo portassero da questa sensitiva che, si diceva, avesse resuscitato Breznev. Le trattative per raggiungere questo compromesso durarono molto perché, ai tempi, c’era la Guerra Fredda.

Le sue opere cinematografiche sono tutte caratterizzate dallo stile onirico e visionario, tipico di chi è affascinato da ciò che sfugge allo sguardo.

Fellini degli spiriti: trailer

Fellini degli spiriti di selma Dell’Olio

Fellini degli spiriti è un modo per approfondire questo lato nascosto, a molti, del regista e per celebrare il centenario della sua nascita. Il documentario uscirà nelle sale italiane il prossimo 31 agosto.

Un divano a Tunisi di Manele Labidi Labbé è una commedia sulle barriere culturali

Un divano a Tunisi (2020) è una commedia della regista Manele Labidi Labbé che ha lo scopo di mostrare le barriere culturali, da un punto di vista comico.
Protagonista della pellicola è Selma Derwich (Golshifteh Farahani), una donna di 35 anni, che decide di lasciare Parigi e trasferirsi nella periferia di Tunisi. Ciò che spinge la donna a fare questa scelta drastica è una missione non proprio semplice: cercare di cambiare i suoi connazionali, per svegliarli e metterli in sesto in vista di una rivoluzione e di una nuova consapevolezza collettiva.

Selma Derwich è una psicanalista che, attraverso il suo lavoro, crede di avere gli strumenti utili per poter dare nuova consapevolezza e identità proprio in quei luoghi in cui l’apertura mentale, le novità e la flessibilità mentale non sono contemplati.

Un divano a Tunisi

Un divano a Tunisi

Un divano a Tunisi: trama

A Tunisi le persone sono abituate a parlare e a sfogarsi dei loro problemi nelle vasche dell’hammam o dal parrucchiere, riusciranno mai queste persone a riuscire a sdraiarsi su un lettino per parlare delle loro angosce e dei loro turbamenti?

Un divano a Tunisi, già dal trailer, ci regala immagini comiche che mostrano le situazioni assurde, in cui si ritroverà la protagonista del film. Le persone del posto non riescono a collocare la professione della donna e a capire perché dovrebbero rivolgersi a lei: c’è chi la prende per un medico del lavoro, chi crede che si occupi di curare persone pazze, accezione intesa nel senso più popolare del termine.

Un divano a Tunisi: la locandina

Un divano a Tunisi: la locandina

Oltre ai tratti comici, nel film, emergono momenti malinconici che fanno capire il bivio esistenziale, in cui si trovano molti dei suoi pazienti: la paura di tradire le tradizioni religiose e il bisogno di comunicare per ricostruire la propria identità, partendo da un nuovo concetto di interpretare e decodificare il mondo.

Manele Labidi Labbé con Un divano a Tunisi, oltre ad esordire nel mondo della regia, traspone parte di ciò che è lei: donna nata a Parigi ma di orgini franco-tunisine.

Il film arriverà nelle sale cinematografiche il prossimo settembre.

L’Hotel degli amori smarriti: un film sulle occasioni perse

L’Hotel degli amori smarriti è l’ultimo film di Christophe Honoré, uscito nelle sale cinematografiche italiane nel 2020. Il lungometraggio è una commedia che rispecchia la classica tipologia del genere francese: si sorride sulla pochezza umana che trascende, spesso, nel ridicolo.

Protagonista del film è una coppia: Maria (Chiara Mastroianni, in nomination ai Cesar 2020 per la categoria Miglior Attrice) e Richard (Benjamin Biolay) sposata da vent’anni. La loro vita coniugale sembra basarsi su un rispetto reciproco e su un affetto consolidato da anni di convivenza finché, una sera, Richard scopre che sua moglie lo tradisce.

Una scoperta che lascia, in un primo momento, sgomento e incredulo l’uomo da ciò che non sospettava minimamente da parte di Maria. Dopo aver metabolizzato il tradimento, Richard chiede delle spiegazioni alla moglie che, con molta naturalezza, gli lascia intendere che le sue scappatelle non sono altro che un modo per tenere vivo il loro rapporto ventennale.

Maria è convinta che, a sua volta, il marito abbia avuto dei rapporti extraconiugali ma scopre che non è così: Richard le è sempre stato fedele.

Maria e Irène Haffner

Chiara Mastroianni e Camille Cottin

L’Hotel degli amori smarriti: la trama

Tra Maria e Richard nasce un’accesa discussione che porta la donna a dormire fuori casa, nell’hotel di fronte casa sua. In questo modo può avere una visuale del suo matrimonio e di suo marito, per poter riflettere meglio sul loro rapporto e sulla sua vita coniugale.

Maria si ritrova nella sua stanza d’albergo una presenza del tutto inaspettata. Nella sua stanza, la 212, lei non è da sola: il suo Richard, quello giovane, di cui si è innamorata venti anni prima è proprio lì davanti a lei.

Cosa le sta succendendo? Ha delle allucinazioni? No, quello nella sua stanza è proprio Richard in carne ed ossa ed è lì per ricordarle ciò che era e ciò che è diventata. Intanto il Richard di oggi è sofferente e insonne nella loro abitazione.

La donna, un tempo, era molto diversa da oggi: solare, innamorata del suo Richard e oggi, invece, ha sostituito i suoi sentimenti con comportamenti egoisti e privi di valore.

Maria, oggi, insegna all’università e, non accettando il passare del tempo, si diletta con alcuni dei suoi studenti, per avere l’illusione di ciò che era un tempo e per respirare quel profumo di giovinezza che sente la sta abbandonando del tutto. Oggi è una donna cinica, fredda che guarda il mondo con amaro disincanto.

Intanto iniziano ad apparire, materializzandosi, amori passati e amanti collezionati in una vita ma non solo di Maria. Da questo passato riemerge Irène Haffner (Camille Cottin), l’insegnante di pianoforte nonché  primo amore di Richard.

La storia tra i due finisce quando nella vita del giovane entra Maria. Iréne, in quel momento, comprende che è arrivato il momento di chiudere la relazione impossibile con il suo giovane allievo.

Iréne ricompare per cercare di riprendersi il suo amore di una vita, andando a citofonare a casa del Richard di oggi.

Come sarebbe andata la loro vita se l’uomo non avesse scelto Maria? Per scoprirlo non vi resta che guardare L’Hotel degli amori smarriti.

L'Hotel degli amori smarriti: trailer

Il film con Chiara Mastroianni

Qual è il senso del film di Christophe Honoré?

Christophe Honoré si diverte a giocare sui i pensieri che attagliano molte persone che, spesso insoddisfatte della propria vita attuale, ripensano al passato, alle occasioni sprecate, credendo di aver fatto scelte sbagliate.

Il senso del film è introspettivo: è un viaggio nei sentimenti e nelle emozioni in cui ogni cosa è possibile e in cui le aspettative sono avvolte da una speranza alimentata tra ciò che è e ciò che si sperava di avere.

Il fascino dei ricordi, ci porta in un mondo altro, composto di aspettative, in potenza, migliori di quelle che abbiamo oggi ma ciò che anima questo flusso di pensieri non è altro che l’insoddisfazione di cui, probabilmente, la prima causa è riconducibile a noi stessi.

5×7 – il paese in una scatola: il corto sul patrimonio del MAVI

5×7 – il paese in una scatola (2018) è il cortometraggio di Michele Citoni che ha come protagonista il MAVI di Lacedonia e il suo patrimonio etnografico. Il corto è composto dalle fotografie scattate da Frank Cancian nell’Alta Irpinia durante gli anni ’50.

Il cortometraggio racconta la storia del Sud interno ed ha l’intento di valorizzare non solo il repertorio etnografico presente nella struttura museale di Lacedonia. Un altro scopo, più intimo se vogliamo, è quello di sensibilizzare le piccole e grandi imprese a prendersi cura di un territorio affetto dallo spopolamento, immaginando di creare un futuro attraverso la cultura.

La questione dello spopolamento è un tema che negli ultimi anni è diventato, fortunatamente, un tema caro a molti irpini che rappresentano il territorio. C’è chi ne parla perché mosso da un profondo amore e attaccamento al territorio e chi invece ne estrapola un’immagine cinica e decostruttiva perché, si sa, far sorridere porta sicuramente più popolarità rispetto a chi vuol far riflettere.

Evitando polemiche sterili, il cortometraggio del regista romano è un modo per riscoprire le nostre radici, la nostra ricchezza, la nostra memoria e semmai trovare uno sprone, che non sia quello enogastromico, nel farci restare in Irpinia.

Anna e Frank

Anna e Frank

5×7 – il paese in una scatola: premi

5×7 – il paese in una scatola ha ottenuto il premio Best Artist Film del Procida International Film Festival ed è stato selezionato in diversi concorsi negli USA e in Brasile per l’estate 2020.

Il cortometraggio di Michele Citoni ha vinto nella categoria Miglior Documentario del Vittoria Peace Film Festival ed è stato vincitore di Intima Lente/Intimate Lens Festival of Visual Ethnography.

Il corto inoltre è stato premiato come Best Artist Film del Procida International Film Festival, attualmente è in concorso in un’altra manifestazione internazionale di cinema etnografico: la 17esima edizione dell’Ethno Film Festival The Heart of Slavonia, manifestazione che si svolgerà il 29 ed il 30 giugno nella città di Djakovo.

Il 30 giugno alle ore 21 il cortometraggio di Michele Citoni aprirà le proiezioni finali del festival di Djakovo in diretta web.

Vulnerabili di Gilles Bourdos: un racconto disilluso sull’inquietudine umana

Vulnerabili (Espèces menacées) è una pellicola del regista Gilles Bourdos, che uscirà nelle sale cinematografiche italiane il prossimo 9 luglio.

Protagonisti del film sono le miserie e le fragilità umane che si intrecciano in tre storie, l’una diversa dall’altra ma tutte cariche di tratti cupi e violenti.

Il film di Gilles Bourdos

L’ultimo film del regista francese

Il regista ci mostra tre storie diverse: due riguardano i rapporti genitori e figli e un’altra i rapporti sentimentali malsani.

Vulnerabili si apre con una festa di nozze sui generis e non convenzionale, tra due giovani. Bastano poche battute tra i neo sposi per capire le insicurezze sentimentali di lui nei confronti della sua metà che, ben presto, vivrà l’incubo della violenza domestica.

La seconda storia riguarda quella di un giovane insicuro, intimidito dalla vita e dai diversi incidenti subiti nella vita, tra cui l’esaurimento nervoso della madre.
L’ultima storia è quella di un uomo allontanato dalle donne della sua vita, che scopre di avere una figlia incinta del suo professore universitario.

In qualche modo, per circostanze perimetrali, queste tre storie si intrecciano: alcuni dei protagonisti instaurano una sorta di rapporto, cercando di supportarsi per come si può quando dentro si ha l’inferno.

Le miserie umane hanno mille sfaccettature e Gilles Bourdos riesce trasmetterle tutte e con estrema intensità. La fotografia cupa e veloce rende l’idea soffocante dello stato d’animo dei protagonisti di Vulnerabili.

Vulnerabili: trailer

Scena tratta dall’ultimo film del regista francese

Vulnerabili: la trama

L’inquietudine, l’insoddisfazione e lo smarrimento sono il fulcro di tutte e tre le storie che sono agli antipodi, per quanto riguarda le problematiche di ciscuna.

Vulnerabili mette in luce la complessità dei legami, dei rapporti umani e della spasmodica ricerca e ambizione di voler vivere una vita formale e normale che, in fondo, non esiste in nessuna relazione e in nessun vincolo che comprende il sé e l’altro o gli altri.

Il regista francese conduce lo spettatore all’interno di un mondo che oscilla tra ragione e follia, riesce a farci percerpire l’angoscia, il senso di smarrimento e la solutidune di ciascuno dei protagonisti del film.

Vulnerabili è uno scorcio intimo e senza metafore sulla fragilità e sull’inquietudine umana.

Francesco Musto vince il premio Sorriso di Rai Cinema Channel

Francesco Musto è un attore avellinese e sceneggiatore, sin da piccolo si avvicina al mondo del cinema e della recitazione, nonostante sia affetto da una rara distrofia muscolare.

Essere diversi è il suo cortometraggio d’esordio che lo ha portato a vincere il prestigioso premio Sorriso di Rai Cinema Channel, selezionato dal Festival Tulipani di Seta Nera. Il suo corto sarà presente per un anno suòlla piattaforma di streaming Rai Play.

Francesco Musto

Francesco Musto

Essere diversi affronta la tematica del bullismo e racconta di diversità, di sensibilità e sofferenza ma lo fa senza pietismo.

Ne consigliamo vivamente la visione.

In un futuro aprile: il docufilm sugli anni giovanili di Pasolini

Sono terminate le riprese di In un futuro aprile, nuovo docufilm su Pier Paolo Pasolini diretto da Francesco Costabile e Federico Savonitto, che verrà presentato in anteprima italiana al Biografilm Festival 2020 di Bologna che si svolgerà dal 5 al 15 giugno.

Il docufilm è ambientato negli anni ’40 ed è girato a Casarsa e nei luoghi del Friuli in cui Pier Paolo Pasolini viene travolto dal fascino del paesaggio e del mondo contadino friulano, intriso di tradizioni.

La voce narrante all’interno di In un futuro aprile è quella di Nico Naldini, poeta, scrittore e cugino di Pier Paolo Pasolini.

Gli anni giovanili sono formativi per il regista perché lo avvicinano alle prime avventure amorose con alcuni giovani del posto e inizia ad avvicinarsi al Partito Comunista.

Nel 1955 Pier Paolo Pasolini scrive la poesia Quadri friulani che, in qualche modo, accenna il periodo su cui si sono soffermati i registi di In un futuro aprile.

Vi riportiamo uno stralcio della poesia per anticiparvi i luoghi, l’ambientazione e il sentire del regista durante questi anni.

In un futuro aprile: trailer

Il docufilm sugli anni giovanili di Pier Paolo Pasolini

Quadri friulani di Pier Paolo Pasolini

Senza cappotto, nell’aria di gelsomino

mi perdo nella passeggiata serale,

respirando – avido e prostrato, fino

 

a non esistere, a essere febbre nell’aria

la pioggia che germoglia e il sereno

che incombe arido su asfalti, fanali,

cantieri, mandrie di grattacieli, piene

di sterri e di fabbriche, incrostati

di buoio e di miseria…

 

Sordido fango indurito, pesto, e rasento

tuguri recenti e decrepiti, ai limiti

di calde aree erbose… Spesso l’esperienza

 

espande intorno più allegria, più vita,

che l’innocenza: ma questo muto vento risale dalla regione aprica

dell’inncenza… L’odore precoce e stento

di primavera che spande, scioglie

ogni difesa nel cuore che ho redento

 

con la sola chiarezza: antiche voglie,

smanie, sperdute tenerezze, riconosco

in questo smosso mondo di foglie.

 

Le foglie dei sambuchi, che sulle rogge

sbucano dai caldi e tondi rami,

tra le reti sanguigne, tra le logge

 

giallognole e ranciate dei friulani

venchi, allineati in spoglie prospettive

contro gli spogli crinali montani,

 

o in dolci curve lungo le festive

chine delle prodaie… Le foglie

dei ragnati pioppi senza un brivido

 

ammassati in silenziose folle

in fondo ai deserti campi di medica;

le foglie degli umili alni, lungo le zolle

 

spente dove le ardenti pianticine lievita

il frumento con tremolii già lieti;

le foglie della dolcetta che copre tiepida

 

l’argine sugli arazzi d’oro dei vigneti.

Favolacce dei fratelli D’Innocenzo è una pellicola senza sconti sulla società

Favolacce di Fabio e Damiano D’Innocenzo è un film che sarebbe dovuto uscire nelle sale l’11 maggio ma che, per ragioni che conosciamo bene, è disponibile su diverse piattaforme online.

Il lungometraggio si discosta dal classico cinema italiano ma si avvicina, soprattutto per la fotografia, a quei film internazionali d’essai o a quella fotografia ricercata e curata, come quella di Matteo Garrone e di Mario Martone, che ritrae la realtà con la luce naturale e senza giocare con l’eccessiva brillantezza delle immagini.

Il film dei fratelli D’Innocenzo non si ispira a romanzi o a storie realmente accadute ma è un lavoro cinematografico che come racconta la voce narrante all’inizio:

Quanto segue è ispirato a una storia vera, la storia vera è ispirata a una storia falsa, la storia falsa non è molto ispirata.

I registi conducono lo spettatore nei quartieri periferici di Roma ma non quelli degradati mostrati in Amore Tossico da Claudio Caligari. Ci si trova in una periferia composta da villette a schiera nuove dove ci si incontra nei giardini privati, per fare cene tra vicini di casa e sottolineare, probabilmente, il riscatto sociale e culturale attraverso la lettura collettiva delle pagelle scolastiche dei propri figli.

Da alcuni particolari del quotidiano dei protagonisti del film si nota una sorta di evoluzione sociale ma che ha, nonostante tutto, notevoli lacune comportamentali dettate da un’educazione in cui si è lottato e in cui si fanno sacrifici per poter vivere nelle villette.

Favolacce: la locandina

Locandina del film

È palese, nei protagonisti di Favolacce, il senso di frustrazione e l’aspirazione vana di poter raggiungere uno status sociale diverso da quello ottenuto nella realtà.

Non c’è un argomento principale che compone la trama di Favolacce: il film sembra quasi voler riprodurre su pellicola problematiche familiari, sociali e interpersonali che fanno riflettere. Il primo che salta agli occhi è il ruolo genitoriale, il personale concetto di saper educare i propri figli meglio degli altri ma che si rivela fallimentare con l’epilogo di alcune scene che sono davvero emblematiche e che evito di descrivere, per non rovinare un’eventuale visione della pellicola.

Tra i diversi gruppi familiari che animano Favolacce i registi si soffermano su una famiglia in particolare, quella che in apparenza sembra la più solida, serena e normale ma che, in realtà, è quella psicologicamente ed emotivamente più fragile e che si sgretolerà in un attimo.

I ruoli maschili e femminili dei protagonisti di Favolacce sono standardizzati e realistici in un modo che, a volte, infastidisce per la sincera schiettezza, che mostra senza metafore la nostra pochezza e povertà d’animo.

Favolacce: trailer

L’ultimo film dei registi italiani con Elio Germano

Le donne sono figure passive, dedite alla casa, al lavoro per chi lo ha e ai figli.

Le mogli sono passivamente compiacenti nei confronti dei loro mariti, sono delle figure marginali che non hanno molto acume, come se avessero abbracciato quel ruolo che è stato tramandato loro, impartito dalle loro madri e che, senza alcuno spirito critico o moto di evoluzione, hanno accettato con tranquillità e consapevolezza.

Gli uomini invece sono propensi alla violenza verbale e fisica, si nutrono d’invidia verso gli altri, in particolar modo nei confronti di chi vive una condizione più agiata della propria. Il loro senso di frustrazione è costante e, spesso, trascende nel cameratismo adolescenziale che, probabilmente, non hanno ancora superato a prescindere dall’età e dalle esperienze di vita.

Il film dei fratelli D’Innocenzo è una favola realistica del nostro tempo, che sottolinea il nostro senso di inadeguatezza che, spesso, sfocia nella frustrazione e nel sentimento negativo verso l’altro. Dalla pellicola fuoriesce la poca umanità che contraddistingue l’essere umano, proiettato non sul miglioramento interiore ma sull’ostentazione inutile di un’apparenza inconsistente e vuota.

Favolacce ha ricevuto alla Berlinale 2020 l’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura.

Spike Lee cattura delle immagini della Grande Mela deserta e ne realizza un corto

New York non è stata mai così silenziosa e deserta. Un volto diverso ci mostra questa città che è sinonimo di vita e che, ora, è costretta al silenzio a causa della pandemia. Questa nuova immagine della Grande Mela non è sfuggita all’occhio sensibile di Spike Lee che ne ha realizzato un cortometraggio.

Il titolo del lavoro si chiama semplicemente New York New York e si compone di scorci della città noti a molti di noi per la moltitudine di luci, traffico e passanti che vengono sostituiti da cartoline che immortalano la stasi, mossa e scossa da lievi folate di vento che animano la scena.

L’effetto è molto toccante e apocalittico.

New York New York: il conrto di Spike Lee

Il regista americano realizza un cortometraggio che raccontano la sua città in isolamento

Spike Lee nota come sia doloroso vedere la sua New York in questo stato.

Nell’immagine finale del corto le luci intermittenti rosse danno l’idea di un cuore che, nonostante tutto, pulsa ancora e quindi la sua immobilità non è morte ma vita che aspetta di riprendere il suo tempo.

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