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Festival di Cannes rinviato a data da destinarsi

Il Festival di Cannes previsto dal 12 al 23 maggio è stato rinviato a data da destinarsi a causa dell’emergenza Covid-19.

Le ipotesi darebbero come probabili i mesi tra fine giugno e inizio luglio 2020.

Parasite diventerà una serie TV e una graphic novel

Parasite di Bon Joon-ho, dopo le varie categorie vinte agli Oscar 2020, si prepara a diventare una graphic novel e una serie TV.

Il prossimo 19 marzo Grand Central Publishing, una casa editrice americana, pubblicherà Parasite. A Graphic Novel in Storyboards.

Parasite. A Graphic Novel in Storyboards: immagini

Parasite. A Graphic Novel in Storyboards

Il fumetto, infatti, verrà realizzato sulle tavole preparatorie create per la realizzazione del film.

Intanto la Hbo sta lavorando ad una serie Tv dedicata a Parasite. Al momento il cast non è certo, i primi nomi riguardano quello di Tilda Swinton, che farà parte anche del cast The French Dispact di Wes Anderson e Mark Ruffalo che ha partecipato in Newsflash, un biopic di David Gordon Green, incentrato sulla cronaca dell’assassinio di Kennedy.

C’era una volta a Hollywood: la timida confessione di un regista geniale

Non ci sarà mai pace per chi ha apprezzato C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino, e nonostante sia passato già quasi un anno da quando i giornali ne iniziarono a parlare, tale pellicola continua ad acquistare prestigio, vuoi innanzitutto per i riconoscimenti, meritatissimi tra cui gli Oscar 2020, vuoi per l’importanza storica dei personaggi che nel film ne hanno riscritto la storia dei personaggi stessi.

Ed è esattamente questa la chiave di ricerca delle nostre ambizioni tarantinesche, qualora ci dovessimo imbattere in una nuova avventura nella costanza che il geniale regista americano ha incarnato soprattutto in Django Unchained, Bastardi senza gloria e l’ultimo appena espresso.

Sì, perché come Quentin Tarantino stesso ha affermato, sono proprio questi tre film che vogliono ritagliare un ruolo importantissimo nella sua carriera di sceneggiatore, oltre che di regista, naturalmente. Riscrivere la storia in questa trilogia ha fatto parte di uno dei tanti progetti del geniale artista, e l’impressione che avviene ogni qual volta ci si imbatte nel momento in cui ci tuffiamo in tale avventura, ci incolla alla nostra umile postazione di spettatori della riscrittura degli avvenimenti a noi noti, intesi nella ristrutturazione di una società migliore.

È come se oggi, appena usciti fuori dalla sala cinematografica, dopo esserci sorbiti tutti e tre i sopraccitati film, ci sentissimo completamente rinati e speranzosi di una nuova conquista morale e persuasiva del mondo che ci appartiene: senza schiavismi, senza le conseguenze dei totalitarismi del ‘900, senza l’epilogo americano triste degli anni ’70, decennio di sogni e utopie registrate nel subconscio dei più autentici sognatori libertini.

C'era una volta a Hollywood: cast completo

L’ultimo film di QuentinTarantino

C’era una volta a Hollywood ha il fascino negli attori stessi che lo interpretano, innanzitutto perché l’attrazione di quei tempi, che chiudono un decennio del sogno hippie americano, s’incarna nel marcato sex appeal delle interpretazioni, che incidono dannatamente nelle iridi degli spettatori incalliti: testimoni di una storia nella storia ed autentici testimoni della reinterpretazione di essa stessa.

Ritornerò e con un film western.

Avrebbe dichiarato lo stesso Quentin Tarantino qualche anno fa, quando tutti eravamo ancora sulle spine, e non aveva tutti i torti: C’era una volta a Hollywood, oltre ad essere una testimonianza viva e tangibile del 1969 hollywoodiano, è un film nel film, o meglio una fantastica ed autentica ricollocazione del mito dei western in un epoca che ricorda cinquant’anni or sono. Ecco dove anche risiede la grandezza di Quentin Tarantino.

Come Effetto Notte di François Truffaut, ci si tuffa nella personalità, nei segreti e nelle debolezze degli attori, proprio mentre si sta per ritrovarsi sul set, o poco prima che tutto ricominci, soprattutto nella combattuta condizione del protagonista Rick Dalton (Leonardo Di Caprio), che dopo il successo di serie TV e B movies, si ritrova a lavorare per le grandi industrie cinematografiche hollywoodiane, ma dove capisce che non riuscirà a decollare, vuoi per i limiti di età e interpretativi, vuoi per la mancanza di tatto di un grande attore che non sa come farsi accettare, vuoi ancora per l’eccesso del bere ed i vizi che alimentano l’indebolimento del fisico di un attore già fuori fase.

La sua sarà una continua voglia di ascendere all’Olimpo dei beneamati del mainstream cinematografico, e tale coniatura avrà luogo proprio quando si accorgerà di essere vicino di casa della coppia del momento: Roman Polanski e Sharon Tate (interpretata da Margot Robbie), che lo affiancano con la loro fuoriserie cabriolet mentre corrono tra le colline di Cielo Drive fino alle rispettive abitazioni, ville mozzafiato dell’upper class.

C'era una volta a Holywood: recensione

L’ultimo film di Tarantino

La vera forza di Rick Dalton è interpretata nella sua controfigura, Cliff Booth (Brad Pitt), che lo affianca da qualche anno nei suoi film , e che gira le scene più pericolose, oltre ad essere una sorta di tuttofare del viziato attore: lo accompagna sul set anche se non vi deve per forza lavorare, oppure torna a casa di Rick Dalton per rimettere qualcosa in sesto qua e là.

I due sono diventati inseparabili, tanto è vero che quando Rick Dalton, per emergere di nuovo è “costretto” a volare fino in Italia (gli esempi sono i film di Sergio Corbucci e Sergio Leone) per far fruttare la sua carriera, Cliff Booth è sempre lì con lui.

Tralasciando un attimo il contesto storiografico, che è importante, cosa ha attratto nell’immaginario di chi lo ha captato come un messaggio tra le righe del regista stesso?

No, non è un’invenzione, ma un collegamento tra eventi scatenatisi poco prima dell’uscita del film. Quentin Tarantino ha dichiarato di voler arrivare a dieci film al massimo, e che quest’ultimo, il nono della sua carriera, sarebbe stato un apripista all’epilogo scoppiettante, che vorrà dichiarare come la terza parte di Kill Bill I e II. Ma cosa in realtà lega la storia nella storia, narrata e riscritta, con la vita del regista, che nel frattempo si è sposato ed è diventato padre, e che ha scelto di chiudere a breve con i film e dedicarsi al teatro o al massimo ai romanzi?

La sceneggiatura forse di per sé è già un romanzo, anche se quest’ultimo sarà sicuramente più difficile da scrivere, ma ciò non toglie che sia una sceneggiatura che un romanzo assumono il carattere di chi li scrive, e quindi sono lo specchio dei piaceri e delle paure dei suoi autori, racchiuse nei personaggi chiave.

La Hollywood del 1969 è il ricordo più o meno nitido di un Quentin Tarantino bambino, che accompagnato dai suoi genitori, inizia a sorbire le influenze fascinose del cinema; Rick Dalton è l’incarnazione stessa del regista, che si crede al tramonto della sua carriera, e si trascina con più fatica all’apice di un successo sì garantito, ma sempre più affannato, perché forse superato. Insomma, una cruda reinterpretazione delle sue paure di mezza età che a volte spingono a rivalutare le potenzialità e le accuratezze che non combaciano con l’immediatezza dei tempi correnti. Ecco però che appare Cliff Booth, belloccio, atletico e tuttofare, controfigura di Rick Dalton, pronto a farsi in quattro in prima persona quando l’attore protagonista non può mettere a repentaglio la propria pelle.

Cliff Booth è l’alter ego ribelle di Quentin Tarantino, potenzialità ancora accesa dietro il volto pacato del professionista; Cliff Booth è il lato più scaltro, strafottente, avventuriero e pratico del regista americano, il lato nascosto che non si dà per vinto e  che continua a lavorare per meritarsi il contegno di una carriera sfavillante che non conosce limiti di età o di epoche che preferiscono il digitale alla pellicola in trentacinque millimetri.

La stessa Sharon Tate, interpretata da Margot Robbie, nel film, durante un noioso pomeriggio assolato, si reca al cinema per rivedere un film in cui è protagonista, e allo stesso tempo saggia le reazioni del pubblico in sala che assiste alle scene più cool, e si diverte alle reazioni e alle ovazioni.

Ebbene, Sharon Tate è lo stesso Quentin Tarantino che da giovane si recò al cinema in anonimato per assistere alle reazioni del suo Reservoir Dogs (Le Iene) e capire le vere interpretazioni del pubblico pagante.

La scena finale del film, che non vuole neanche ora essere svelata nei confronti di chi non ha avuto ancora la fortuna di vederlo, è una rivendicazione di Rick Dalton, felice dopo il ritorno dall’Italia (patria dei film che hanno formato il carattere cosiddetto pulp del regista americano), che attua una vendetta non solo nei confronti della Storia che si sa, non è mai troppo giusta, ma soprattutto rivalutando la propria persona e combattendo fianco a fianco con Cliff Booth, che ora è davvero tutt’altro che una controfigura ma un testimone della rinascita dell’attore (e nell’inconscio, del regista) e manifesta il suo coraggio annientando il pericolo e riportando all’ordine le Storia.

C’era una volta a Hollywood è la mascherata, timida ma esplosiva confessione di un regista geniale, che neanche nell’ultima sedicente fase della sua carriera da cineasta ha voluto tradirci, e che si prepara al finale dello smantellamento totale di sé come protagonista assoluto. Ma intanto noto che si è fatto tardi ed è già ora di cena:

Qualcuno qui ha ordinato crauti flambé?

 

Carmine Maffei

RiVolti al mare spiegato da Francesco Massarelli e Luisa Galdo

RiVolti al mare è un progetto di video arte che ha come tematica la riflessione sull’immigrazione e l’integrazione. Il lungometraggio è il risultato del lavoro di Francesco Massarelli che ne ha curato la direzione artistica e di Luisa Galdo che ha curato tutti i passaggi video che ne hanno portato al prodotto finito.

RiVolti al mare è una raccolta di riflessioni fatta da alcuni artisti, noti e meno, prevalentemente tutti di Caserta. Nel video infatti compaiono: Anna Redi che legge un passo de La conferenza degli uccelli adattato da Jean Claude Carriere, tratto dal poema Farid Uddin Attar Mantic Uttair, Simona Boo che recita un passo di Gente do sud  di Terroni uniti.

Peppe Servillo in RiVolti al mare recita A comprare la città di Stoccolma di Gianni Rodari che dice:

Al mercato di Gavirate capitano certi ometti che vendono di tutto, e più bravi di loro a vendere non si sa dove dove andarli a trovare.

Uno venerdì capitò un ometto che vendeva strane cose: il Monte Bianco, l’Oceano Indiano, i mari della Luna, e aveva una magnifica parlantina, e dopo un’ora gli era rimasta solo la città di Stoccolma.

La comprò un barbiere, in cambio di un taglio di capelli con frizione. Il barbiere inchiodò tra due specchi il certificato che diceva: “Proprietario della città di Stoccolma”, e lo mostrava orgoglioso ai clienti, rispondendo a tutte le loro domande.

“È una città della Svezia, anzi è la capitale”.

“Ha quasi un milione di abitanti, e naturalmente sono tutti miei”.

“C’è anche il mare, si capisce, ma non so chi sia il proprietario”.

Il barbiere, un poco alla volta, mise da parte i soldi, e l’anno scorso andò in Svezia a visitare la sua proprietà.

La città di Stoccolma gli parve meravigliosa, e gli svedesi gentilissimi. Loro non capivano una parola di quello che diceva lui, e lui non capiva mezza parola di quello che gli rispondevano.

“Sono il padrone della città, lo sapete o no? Ve l’hanno fatto, il comunicato?”.

Gli svedesi sorridevano e dicevano di sì, perché non capivano ma erano gentili,

e il barbiere si fregava le mani tutto contento.

“Una città simile per un taglio di capelli e una frizione! L’ho proprio pagata a buon mercato”.

E invece si sbagliava e l’aveva pagata troppo. Perché ogni bambino che viene in questo mondo, il mondo intero è tutto suo, e non deve pagarlo neanche un soldo.

Deve soltanto rimboccarsi le maniche, allungare le mani e prenderselo.

Francesco Massarelli e Luisa Galdo: video

Foto tratta dal lungometraggio di Francesco Massarelli e Luisa Galdo

RiVolti al mare raccoglie diverse testimonianze e riflessioni tra ciò che è realmente accaduto come la lettura di A Tor Pignattara ci stava un pakistano, tratto dal libro La Frontiera di Alessandro Leogrande recitata da Enrico Ianniello o a ciò che paradossalmente potrebbe accadere come avviene nel monologo Gerardo di Aurora Leone.

Questi sono solo alcuni dei protagonisti del lungometraggio di Francesco Massarelli e Luisa Galdo, per scoprire gli altri non vi resta guardare RiVolti al mare.

Toni Servillo recita in RiVolti al mare

Toni Servillo

Per scoprire qualche curiosità sulla realizzazione del lungometraggio non vi resta che guardare il video in home, in cui Francesco Massarelli e Luisa Galdo spiegano alcuni dettagli sul loro lavoro.

Buona visione!

Donald Trump preferisce Via col vento rispetto a Parasite ma la platea non gradisce

Dopo la lettere scritta da Neil Young a Donald Trump, in cui il cantautore americano palesa il suo disprezzo, mai nascosto, nei confronti dell’uomo. Il presidente USA, durante un comizio elettorale, si sofferma su considerazioni infelici sul Premio Oscar Parasite e su Brad Pitt.

Donald Trump sul film pluripremiato agli Oscar si esprime, rivendicando film come Via col vento e definendo Brad Pitt un saputello, di cui non è stato mai un grande ammiratore.

Il presidente USA evidentemente non ha gradito le considerazioni fatte dall’attore, durante la premiazione degli Oscar, in cui prima dei ringraziamenti ufficiali Brad Pitt aveva mostrato il suo disappunto, criticando l’assoluzione del Presidente durante il processo al Senato.

Donald Trump

Donald Trump

Per quanto riguarda Parasite Donald Trump ha commentato così la vittoria del lungometraggio:

Quanto ha fatto male l’Academy Awards quest’anno? È stato giusto? Non lo so. Ridateci i classici dell’epoca d’oro di Hollywood. Possiamo tornare a Via col vento? E invece? Il miglior film viene dalla Corea del Sud. Pensavo fosse il miglior film straniero, e invece no, miglior film! Abbiamo avuto abbastanza problemi con la Corea del Sud per il commercio, e loro l’hanno premiata con il miglio film dell’anno.

Fabrizio De André e PFM: gli amici fragili ritrovati in un concerto filmato

Esiste una linea sottilissima tra autori, cantautori e musica rock.

Probabilmente tutto è cominciato con la breve ma efficace diffusione della musica cosiddetta progressiva, che in Italia ebbe il suo boom nel 1971, una sorta di musica colta e classica mischiata con la cultura del rock; una miscellanea di idee moderne che si fondono negli studi classici.

Poi esiste la scrittura, anche, e tale disciplina rende benissimo sé stessa se sommata ad una storia da narrare, ancor meglio se quest’ultima si rifà ad una qualsiasi vicenda che è di “uso comune”, una narrazione in cui ci si rispecchia e ci si confronta, da cui attrae l’idea che un giorno essa possa ritornare in mente e farci crescere in esperienza.

È doveroso ricordare Lucio Battisti, che proprio nel periodo poc’anzi espresso, rielaborò subito il concetto di musicista ed interprete, e fuse la musica ragionata e costruita con la canzonetta pop, insieme ad una costante matrice sessuale ma non certo sessista, in cui si ribaltano le regole autoelette degli ascoltatori di facili entropie e disattenti ai cambi di rotta.

Il dimenticatissimo Ivan Graziani inizia la sua avventura definitiva intorno alla seconda metà degli anni Settanta: questo musicista può definirsi come caposaldo della musica italiana d’autore, concentrata in un contesto rock, in cui la visione unilaterale della conseguente ascesa di una corrente diffusa (allora) da oltre venticinque anni abbraccia la scrittura intesa come storia da narrare e non in quanto sdolcinata coesione di parole facilmente abbordabili, abbracciate ad una scarsa voglia di sapere. Con una certa probabilità sarà un giovane di Zocca, Vasco Rossi, alla fine di quel decennio, a decretare la definitiva unione dell’importanza della scrittura, presentandosi come un cantautore che non esclude la funzionalità e l’immediatezza del rock come materia d’intesa semplice colorata da una giusta dose divulgazione del verbo.

La storia che sto per raccontarvi inizia infatti proprio nel 1979, e precisamente il 3 gennaio, quando tutto ciò di cui abbiamo parlato finora ha un principio storico, cominciato in verità già dall’anno precedente, dove s’incontrano la musica d’autore con la matrice rock, addirittura progressiva.

Fabrizio De André incontra la Premiata Forneria Marconi sia in un tour che abbraccia il biennio ’78-’79, che nei dischi che ne scaturirono, ossia “Fabrizio De André in concerto / Arrangiamenti PFM” e “Fabrizio De André in concerto / Arrangiamenti PFM vol. 2”, e fu la prima volta che un cantautore affrontò un percorso formativo con una band rock. Altra curiosità: questi due dischi sono in realtà la prima testimonianza di un Fabrizio De Andrè ripreso dal vivo e riportato in un formato album per la prima volta.

De André e PFM il concerto ritrovato: il trailer

De André e PFM il concerto ritrovato

Una curiosità arriva inoltre in questi giorni, e riguarda questa storia, perché finora soltanto immaginata. La vicenda unisce la quasi leggenda di più di quarant’anni fa con l’odierna ed incredibile riuscita di un film che ripercorre quel periodo con delle immagini inedite del concerto del 3 gennaio nel Padiglione C della Fiera di Genova, per un’esperienza che unisce i palati fini con i ribelli di ieri e di oggi.

Il risultato è Fabrizio De Andrè e PFM – Il concerto ritrovato, docufilm diretto da Walter Veltroni, che unito ai racconti della band di Franz Di Cioccio, insieme a  Dori Ghezzi, arricchisce passo per passo la frenesia che lega le due realtà considerate allora troppo contrapposte.

Si narra che nel 1978 Fabrizio De Andrè si fece accompagnare a Nuoro da un pastore per veder dal vivo la Pfm, band italiana progressiva appena rientrata da un tour americano pieno di conquiste.

La band conosceva ovviamente Faber e gli propose un’idea originale e a dir poco funambolesca per l’epoca: addizionare la scrittura poetica con la musica rock per un esperimento senza precedenti.

Fabrizio De Andrè, che dal 1975 ha finalmente accettato di esibirsi dal vivo, dopo innumerevoli esortazioni del pubblico e dei manager, continua a provare una certa timidezza nei concerti. Dori Ghezzi avrebbe sostenuto che avendo le idee troppo chiare, era costretto a “stordirsi” per riordinare la mente.

La certezza che la forte musica di una rock band avrebbe potuto coprire l’importanza delle parole lo convince: sarà proprio questa ostinazione in contrasto con tutto che gli farà prendere una decisione.

Nessuno ci credeva e tutti, manager  e funzionari compresi, si convinsero che sarebbe stato un disastro totale, mentre il timido cantautore genovese accettò la temeraria sfida e iniziò l’avventura: i concerti iniziavano sempre con un’introduzione strumentale della Pfm (spesso un paio di brani) ed una schiera del pubblico applaudiva; poi Fabrizio De André iniziava con uno dei suoi più grandi successi (es. Bocca di Rosa) ed un’altra fazione si risvegliava dal frastuono dei feedback di chitarra elettrica, ed apprezzava con urla festanti.

Fu l’unione definitiva di due culture che si unirono e misero la parola fine ad un’epoca di confronti.

La cassetta è stata conservata per quarant’anni da Piero Frattari, documentarista, fatalmente ossessionato per tutto ciò che può e potrà essere importante, il quale si trovava quella sera del 3 gennaio a Genova e riprese tutto.  Grazie all’esortazione di Franz Di Cioccio, Franco Mussida e soci, che credevano che non esistesse nulla di visivo che avrebbe potuto testimoniare la magia di quei giorni, ora quel documento visivo è rinato a nuova vita.

Fabrizio De André e PFM – Il concerto ritrovato arriva nelle sale cinematografiche Nexo Digital, per sole tre date in febbraio: il 17, il 18 (giorno dell’ottantesimo compleanno di “Faber”) e il 19.

Docu-fiction di Walter Veltroni: il trailer

Fabrizio De André

Oggi, più di allora, quando si temeva la ribalta della disco music da un lato e del punk dall’altro, un documento simile ha la forza di sommare l’intensità dei suoni costruiti e ragionati insieme all’importanza della poesia, che Orazio riteneva la più somma testimonianza dell’esistenza di un autore, attraverso cui potrà sempre autoproclamarsi come immortale.

Carmine Maffei

Oscar 2020: tutti i vincitori per ciascuna categoria

Si sono conclusi gli Oscar 2020 che hanno visto come protagonista indiscusso Parasite, il primo film in lingua non inglese che si è aggiudicato l’Oscar come Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Film Internazionale e Migliore Sceneggiatura.

A dispetto delle candidature e dei pronostici che riguardavano The Irishman (10 nomination) di Martin Scorsese purtroppo non vince in nessuna delle categorie per cui era in gara.

Oscar 2020: i vincitori

Ecco i vincitori degli Oscar 2020

Per quanto riguarda Joker, altro film su cui si nutrivano grandi aspettative, di Todd Philips vince solo un Oscar che si aggiudica Joaquin Phoenix come migliore attore protagonista.

Procediamo con ordine e scopriamo tutti i vincitori degli Oscar 2020!

Oscar 2020: Miglior Film

Parasite è un film di Bong Joon-ho, che mostra un’istantanea del nostro tempo, mostrando due famiglie, appartenenti a ceti sociali diversi, che mostrano il grande divario economico e sociale del nostro tempo e non solo di quello coreano.

Ki-woo (Choi Woo-Sik) è un ragazzo che vive in un appartamento molto piccolo, sotto il livello della strada. Lui, insieme al resto della famiglia, vive di piccoli lavoretti che gli permettono a stento di mangiare e sbarcare il lunario.

Arriva ad un certo punto la svolta: un amico di Ki-woo che offre al ragazzo la possibilità di sostituirlo come insegnante d’inglese in una ricca famiglia. Da qui inizia il piano del nuovo insegnante d’inglese che cerca di collocare all’interno della ricca famiglia il resto della sua disagiata famiglia.

Ki-woo farà in modo che Ki-jung (Park So-dam), la sorella, diventi la nuova insegnante d’arte, Song Kang-ho (Ki-Taek), il padre, diventa il nuovo autista di Mr.Parl (Lee Sun-kyun) e la madre viene introdotta all’interno della casa come nuova governante.

Ma nonostante i piani qualcosa andrà storto.

Bong Joon-ho sottolinea attraverso Parasite il perché migliorare economicamente la propria condizione sociale concede una qualità della vita migliore ma non eleva lo spirito e il benessere mentale. Questi aspetti devono essere bilanciati, per poter raggiungere quella tranquillità tanto agognata da tutti.

Parasite ha vinto anche i BAFTA 2020 come Migliore Sceneggiatura.

Oscar 2020: Miglior Attore Protagonista

Ad aggiudicarsi l’Oscar 2020 come Miglior Attore Protagonista è Joaquin Phoenix, che interpreta Arthur Fleck in Joker di Todd Phillips.

La pellicola mostra in che modo la società attraverso le illusioni, le delusioni e l’emarginazione sia in grado di generare esseri umani capaci di un degrado morale e una spietatezza fuori dal comune.

Joaquin Phoenix ci mostra come Arthur Fleck suo malgrado si trasformi in Joker, diventando fisicamente e moralmente altro da ciò che è.

È così difficile essere sempre felici (It’s so hard to be Happy all the time), una frase che ricorre spesso nel film e che in qualche modo lega e interconnette Arthur FlecK a Joker.

Oscar 2020: Migliore Attrice Protagonista

L’Oscar 2020 di Miglior Attrice Protagonista è stato consegnato a Renéè Zellweger, che ha interpretato Judy Garland, nel biopic di Rupert Goold.

Judy Garlan (1922-1969) è stata una cantante, ballerina e attrice nonché madre di Liza Minnelli. La donna, nonostante il talento artistico, non è riuscita a conquistarsi la sua fetta di felicità. Non sono stati sufficienti i cinque matrimoni che sono giunti tutti al capolinea, non è servito appoggiarsi ai farmaci che le hanno solo procurato dipendenza, non è servito confortarsi con l’alcol che le ha creato un’altra dipendenza culminata con una forte depressione.

L’attrice infatti è morta a quarantasette anni per abuso di barbiturici ma non le sarebbe rimasto molto tempo da vivere a causa della grave forma di cirrosi epatica da cui era affetta.

Oscar 2020: Miglior Attore Non Protagonista

l’Oscar 2020 come Miglior Attore Non Protagonista è stato vinto da Brad Pitt, che ha interpretato Cliff Booth in C’era una volta… a Hollywood di Quentin Tarantino. Il personaggio interpretato dall’attore è uno stuntman che vive insieme al suo fedele cane in una roulotte.

Quentin Tarantino ha definito così il suo film:

Io sono di Los Angeles, sono cresciuto qui, avevo 7 anni nel 1969 e questo è davvero un film di Los Angeles, dove ho già ambientato Jackie Brown e Pulp Fiction. È il film più vicino a Pulp Fiction che ho fatto, perché racconta di una coppia di protagonisti e dei moltissimi altri personaggi che incontrano, disegnando un grande arazzo di tutta la città.

Oscar 2020: Miglior Attrice Non Protagonista

L’Oscar 2020 come Miglior Attrice Non Protagonista è stato vinto da Laura Dern, che ha interpretato Nora Fanshaw in Storia di un matrimonio di Noah Baumbach.

Il lungometraggio mostra il deteriorarsi di una storia d’amore che, insieme a ciò che è stato, ridipinge i personaggi con quelle sfumature falsate e malinconiche, che può dare solo da disilluzione umana a fronte di sentimenti che mutano e si abbrutiscono.

Oscar 2020: il Miglior Film di Animazione

Ad Aggiudicarsi l’Oscar 2020 come Miglior Film di Animazione è stato Toy Story 4 di John Lasseter e Josh Cooley.

Quest’ultimo descrive così i film Toy Story:

Credo che il motivo per cui i film Toy Story siano così divertenti sono i personaggi. Parte dell’emozione di un episodio sta nello scoprire personaggi nuovi e vedere come interagiscono con i vecchi. È divertente ritrovare quelli che già conosciamo, ma sarà assolutamente eccitante per il pubblico incontrare quelli che abbiamo appositamente creato per questa storia.

Oscar 2020: Miglior Documentario

L’Oscar 2020 come Migliore Documentario è stato vinto da Made in USA – Una fabbrica in Ohio (American Factory) diretto da Steven Bognar e Julia Reichert.

Il docufilm ci trasporta nella città di Dayton (Ohio) che è stato il polo industriale automobilistico più importante degli anni ’90.

La crisi finanziaria del 2007/2008 porta molte fabbriche al tracollo finanziario e alla conseguente chiusura. I registi fanno un ritratto di una classe media di tute blu che, fino alla crisi economica, poteva vantare un’esistenza agiata, data per scontata, nonostante la mancanza d’istruzione.

Mister Cao, presidente cinese della Fuyao, rivela lo stabilimento della General Motors, assumendo operai del luogo che erano rimasti senza lavoro e includendo operai cinesi in modo da fondere entrambe le esperienze professionali e culturali.

Oscar 2020: Miglior Cortometraggio nella categoria dei Documentari

Oscar 2020 come Miglior Cortometraggio è stato vinto da Learning to Skateboard in a Warzone (If You’re a Girl) diretto da Carol Dysinger.

Lo Skateistan è un’organizzazione no profit in Afghanistan che insegna alle ragazze a leggere, scrivere e a diventare anche delle skateboarder a Kabul.

Le ragazzine imparano ad avere coraggio e fiducia nelle proprie capacità.

Oscar 2020: Miglior Cortometraggio

 

L’Oscar 2020 come Miglior Cortometraggio è stato consegnato a Marshall Curry che ha diretto The Neighbors’ Window.

Il cortometraggio mostra come la vita di due ventenni dallo spirito liberoe disinibito sconvolgano la vita della vicina di casa, una donna di mezza età con  dei bambini piccoli e dai comportamenti di vita rigidi.

Oscar 2020: Miglior Corto Animato

L’Oscar 2020 per il Miglior Film di Animazione è stato consegnato a Matthew A. Cherry che ha diretto Hair Love.

Il tema del documentario è il rapporto tra padre e figlia in situazioni quotidiane. Il corto mostra un papà alle prese con i capelli della figlia.

Zia Lidia Social Club incontra Guido Lombardi al Movieplex di Mercogliano

Parte il ciclo La voce dell’autore, targato Zia Lidia Social Club, una rassegna cinematografica di cinema contemporaneo!

Il primo appuntamento si terrà il 7 febbraio alle ore 20:00 al cinema Movieplex di Mercogliano con la proiezione Il ladro di giorni di Guido Lombardi, che sarà presente durante la proiezione insieme a Gaetano Di Vaio, produttore del film.

Il ladro di giorni è stato presentato lo scorso ottobre alla Festa del cinema di Roma ed uscito nelle sale italiane il 6 febbraio.

Riccardo Scarmarcio è il protagonista de Il ladro di giorni

Il ladro di giorni di Guido Lombardi

Il ladro di giorni: la trama

Vincenzo (Riccardo Scamarcio) viene arrestato quando Salvo (Augusto Zazzaro), suo figlio, ha appena cinque anni. Il bambino rivede il padre dopo sette anni e vive una vita tranquilla finché Vincenzo non reclama il figlio, che deve accompagnarlo in un viaggio di quattro giorni.

La voglia di rivedere il figlio e di passare del tempo con lui non nasce da un sentimento di amore paterno: Vincenzo deve trasportare un carico di droga e viaggiare con un bambino desta meno sospetti.

Come andrà il viaggio? Vincenzo è davvero un padre senza scrupoli?

Per scoprirlo non vi resta che andare al Movieplex di Mercogliano e scoprire qualche particolare in più dalle parole di Guido Lombardi e di Gaetano Di Vaio!

César 2020: i film candidati per la migliore sceneggiatura

Il premio César è un riconoscimento cinematografico che riguarda esclusivamente il grande schermo francese. La prossima premiazione è prevista per il 28 febbraio a Parigi. Tra le varie nomination c’è quella per la migliore sceneggiatura.

Quali sono i film in gara per contendersi il premio per la migliore sceneggiatura?

1. I Miserabili

I Miserabili è un film diretto da Ladj Ly che ne ha curato la sceneggiatura insieme a Giordano Gederlini e ad Alexis Manenti.

Il regista ci offre uno spaccato di Montfermeil, una periferia di Parigi, che è un quartiere pieno di tensioni tra gang locali e forze dell’ordine che cercano di contendersi il potere sul territorio.

I Miserabili è un film che si ispira alle vicende del 2005 e alle rivolte di strada connesse a quel periodo. Quello che ci offre Ladj Ly è uno scorcio sociale e di denuncia.

Il lungometraggio è uscito nelle sale francesi nel 2019 mentre in Italia l’uscita è prevista per il prossimo 12 marzo.

2. Ritratto della giovane in fiamme

Ritratto della giovane in fiamme (2019) è un film di Céline Sciamma che ne ha curato anche la sceneggiatura.

Siamo in Francia ed è il 1770, Marianne, è una giovane pittrice che ha ricevuto l’incarico di ritrarre Héloise, una giovane donna che, appena uscita dal convento, ha ricevuto l’imposizione di sposarsi e lei non vuole.

Marianne e Héloise si troveranno a fare i conti con dei sentimenti nuovi e, a causa dei quali, dovranno intraprendere decisioni importanti per le loro vite.

Ritratto della giovane in fiamme è uscito nella sale italiane lo scorso 19 dicembre.

3. Grazie A Dio

Grazie A Dio è un film di François Ozon, che ne ha curato anche la sceneggiatura.

Siamo a Lione e Alexandre scopre che il prete che abusava di lui continua ad avere un ruolo che gli consente di stare a contatto con i bambini. Da qui inizia il coraggio d’intraprendere una battaglia con il prete, per evitare che altri bambini debbano subìre gli stessi abusi che, tempo addietro, sono stati destinati a lui.

Alexandre scopre molte vittime del sacerdote e insieme, visto il gran numero di abusati, formano un associazione che decide di costituirsi in giudizio legale.

4. The Specials

The Specials è un film di Olivier Nakache ed Eric Toledano (2019), che ne hanbno curato anche la sceneggiatura.

Malik e Bruno (Vincent Cassel) sono amici e colleghi: sono educatori di bambini adolescenti con autismo. I due passano intere giornate, occupandosi di decine di ragazzi e cercando di trasmettergli un vago senso di responsabilità.

The Specials è un film che mostra le falle di un sistema che ormai fa buchi da tutte le parti nonostante ci siano persone che, ogni giorno, si sforzano nel cercare di cambiare, ciascuno nel suo piccolo, un modus operandi devastato.

Il lungometraggio non è ancora uscito nelle sale italiane.

5. La Belle Èpoque

La Belle Èpoque è un film di Nicolas Bedos e ne ha curato anche la sceneggiatura.

Victor e Marianne sono sposati ma con un’idea della loro storia diversa: lei vorrebbe andare avanti mentre lui, nostalgico, vorrebbe ritornare nel passato. La condizione di Victor si riversa anche sul suo lavoro: lui è un disegnatore diventato disoccupato perché rifiuta la grafica digitale moderna.

Marianne decide di cacciare il marito perché non riceve più stimoli da lui che, intanto, si è rifugiata tra le braccia di François, miglior amico di di Victor.

Quasi per gioco Victor accetta l’invito di un’agenzia che mette in scena il passato e da questa messa in scena riuscirà a focalizzarsi sulle derive che ha preso la sua vita lavorativa e sentimentale.

Rispetto all’elenco dei film con la migliore sceneggiatura di BAFTA 2020, quelladel premio César punta, prevalentemente sullla denuncia dei temi sociali.

Dalle ricerche e valutazioni svolte i più accreditati sono The Specials e La Belle Èpoque. Noi tifiamo per I Miserabili o per La Belle Èpoque.

Per scoprire chi si aggiudicherà il Premio César 2020 del film con la migliore sceneggiatura non ci resta che aspettare il prossimo 28 febbraio.

Voi a chi dareste il premio per la migliore sceneggiatura? Scrivetecelo nei commenti.

BAFTA 2020: i film che si sono contesi il premio per la migliore sceneggiatura

I premi BAFTA (British Academy of Film and Television Arts) 2020 sono l’equivalente degli Oscar ma britannici. Tra le diverse categorie è stato premiato il film con la migliore sceneggiatura.

La sceneggiatura è la componente più importante di un lavoro cinematografico e si compone del titolo di scena, la descrizione della trama e la struttura dei dialoghi. La sceneggiatura di un film, per certi aspetti, non si differenzia molto dal copione teatrale  perché all’interno della sceneggiatura di un film vengono riportati i dialoghi dei personaggi e indicazioni di recitazione, movimenti compresi.

Un buon film, nella maggior parte dei casi possiede una buona sceneggiatura.

I film premiati per la migliore sceneggiatura

I lungometraggi con la migliore sceneggiatura premiati nel 2020

Ecco i film che si sono contesi il premio per la migliore sceneggiatura per i BAFTA 2020!

Il vincitore lo troverete alla fine dell’articolo.

1. La rivincita delle sfigate

La rivincita delle sfigate (2019) è un film di Olivia Wilde e la sceneggiatura è stata curata da: Katie Silberman, Emily Halpern, Sarah Haskins e Susanna Fogen. Un cast tutto al femminile come le protagoniste della pellicola.

Amy e Molly sono due studentesse e amiche inseparabili. Le due ragazze come unico scopo hanno avuto quello di avere una condotta irreprensibile per poter accedere alla Yale e alla Columbia. La loro diligenza scolastica e il volersi impegnare socialmente nelle varie attività e associazioni ha avuto un prezzo da pagare: Amy e Molly non si sono mai divertire come i loro coetani.

Con loro grande stupore scoprono che molti dei loro compagni, meno impegnati di loro, sono riusciti ad entrare nelle loro stesse università senza per questo dover rinunciare alla spensieratezza e alla leggerezza tipica di quella età.

Le due amiche decidono di rimediare al tempo perso e sottratto agli eccessi, recuperando in una sola notte tutti gli anni dedicati a sgobbare sui libri.

La rivincita delle sfigate è una commedia che, in fondo, condanna qualsiasi deriva perché l’importante è riuscire a stare nel mezzo.

2. Cena con delitto

Cena con delitto (2019) è un film di Rian Johnson che ne ha curato sia la regia che la sceneggiatura.

Harlan Thrombey (Christopher Plummer) è un romanziere nonché patriarca di una bizzarra famiglia che viene ritrovato morto dalla giovane cameriera, dopo la sua festa di compleanno. Tutto lascia presagire che si sia trattato di un suicidio ma il romanziere di successo ha un’eredità che potrebbe far gola a ciascun membro della famiglia.

Se Harlan Thrombey sia morto per sua mano o meno lo potrete scoprire solo guardo il film.

3. Storia di un matrimonio

Storia di un matrimonio (2019) è un film prodotto e sceneggiato da Noah Baumbach.

Protagonisti sono Charlie (Adam Driver), regista di teatro e Nicole (Scarlett Johansson), prima attrice nonché sua moglie. Lui lavora a New York mentre lei si è trasferita a Los Angeles. La coppia ha deciso di separarsi e la distanza tra i due rappresenta un problema perché i due hanno un bambino.

Il regista mostra come i due, una volta presa la decisione di separsi, non riconoscano più le caratteristiche umane che hanno fatto in modo che tra i due nascesse quel sentimento che li ha portati a stare insieme.

Storia di un matrimonio in modo naturale e sofferenze mostra una storia comune, oggi, a molte coppie di separati.

4. C’era una volta… a Hollywood

C’era una volta… a Hollywood (2019) è un film diretto da Quentin Tarantino che ne ha curato anche la sceneggiatura.

Il regista ci trasporta nel 1969 dove Sharon Tate (Margot Robbie), un’attrice talentuosa nonché sposa di Roman Polanski diventa la nuova vicina di casa di Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), una star del piccolo schermo che sta andando in declino.

Il film non ha come protagonista la vicenda di Charles Manson, capo di una setta che ordinò l’omicidio di Sharon Tate, anche se quella vicenda fa parte del film. Ciò che Quentin Tarantino mette in evidenza è quel mondo hollywwodiano degli anni ’70 che oggi, purtroppo, non c’è più.

5. Parasite

Parasite (2019) è un film diretto da Bong Joon-ho che ne ha curato la sceneggiatura insieme a Jin Won Han.

Il film rappresenta in pieno le fratture sociali del nostro tempo, composto da stratificazioni sociali che non hanno più sfumature come un tempo. La pellicola mette a confronto due famiglie appartenenti a ceti sociali agli antipodi e dove a prevalere su ogni cosa, soprattutto la morale, è quel desiderio di denaro e di riscatto sociale che per la famiglia meno abbiente vale più della vita di un essere umano.

Parasite si è aggiudicato il premio BAFTA 2020 per il film con la migliore sceneggiatura.

 

Voi lo avete visto? Cosa ne pensate? Scrivetecelo nei commenti.

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