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Miss Rosselli di Renzo Paris: fantasma di Amleto e lutto di Ofelia

Mia nonna avrebbe gradito senz’altro l’arrivo dei fantasmi, ogni volta che le chiedevo quanta paura avrebbe provato nel vederseli piombare in casa nel bel mezzo della notte.

Il suo più grande sollievo sarebbe stato quello di riabbracciare i suoi cari estinti, nonostante il loro aspetto spettrale, semplicemente per riacquistare un attimo di gioia, un momento di tenerezza che avrebbe alimentato una giusta dose di coraggio nell’affrontare le difficoltà della vita e, mai quanto in questo momento drammatico che stiamo vivendo, credetemi, le avrei dato ragione.

Una personalità bizzarra, mia nonna, soprattutto quando la si sorprendeva mentre parlava agli animali, o quando utilizzava delle miscele segrete curative provenienti da misteriosi estratti di erbe, che avrebbe somministrato al conoscente di turno che soffriva di dolori alle articolazioni.

Di sicuro ho pensato a lei, quando ho divorato l’ultimo libro di Renzo Paris, Miss Rosselli (2020) edito da Neri Pozza perché questa fatica letteraria nasce come una biografia, o comunque quella sarebbe l’intenzione- non intendo di chi l’abbia scritta ma di chi la stia per leggere-, e poi si tramuta in tutt’altro, quasi come un racconto di fantasmi alla Dickens, e dove la sua protagonista, una delle più grandi poetesse del Novecento, quasi la si può osservare, più che studiare, tra le pagine di essa.

Ecco cosa ci spiega Renzo Paris durante questa avvincente narrazione, e lo fa spesso quando racconta la sua amicizia con Amelia Rosselli, la racconta come un’adulazione, un amore mai dichiarato, durato quasi tre decadi, tra l’inizio degli anni Sessanta e la metà degli anni Novanta.

Questa non è la biografia di Amelia, è piuttosto la rievocazione della sua persona, e al tempo stesso il tentativo di allontanare la sua ombra.

Miss Rosselli: la recensione

Romanzo di Renzo Paris

Amelia Rosselli: biografia

Amelia Rosselli, figlia di Carlo Rosselli, socialista antifascista ucciso nel 1937 in Francia, per mano dei “cagoulards”, insieme al fratello Nello, convisse con i suoi spettri sin dalla tenera età (aveva sette anni quando l’omicidio fu compiuto), soprattutto quando si vide sballottata da una destinazione all’altra, prima a causa degli spostamenti di entrambi i genitori (la madre Marion era nata a Londra), poi per sfuggire alla persecuzione dei nazisti, fino al Regno Unito, per poi sbarcare per un breve periodo in Canada e infine a New York. Fu proprio durante la traversata dell’Atlantico che il capitano della nave diede l’ordine di spegnere tutte le luci, di notte, affinché l’enorme imbarcazione non venisse scoperta dai sottomarini tedeschi, mentre la piccola Amelia dormiva.

Quando ella si svegliò, e si ritrovò al buio, ebbe come l’impressione che quelle ombre la spiassero, e che la scrutassero indisturbata per poi darle la caccia durante il giorno. Quella supposizione diventò certezza durante la sua vita da adulta, soprattutto quando realizzò le reali implicazioni che avrebbero interessato l’omicidio del padre, e visse così, con la reale condizione di “ricercata” per il resto dei suoi giorni, fino al triste epilogo nel 1996, quando si lanciò nel vuoto dalla mansarda di via del Corallo, a pochi passi da piazza Navona, ultima dimora della sua inquieta esistenza.

Amelia Rosselli si sentì sempre come un’intrusa (avrebbe più volte chiesto asilo politico in Russia e in Ungheria), non ottenendo la cittadinanza italiana e, comunque, non essendo una vera poliglotta, anche se lavorò in Italia, a partire dagli anni Cinquanta, come traduttrice e dattilografa presso le Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti, amico del padre, il quale fu vittima anch’egli della Cia.

Per tutti gli anni ’50, infatti, Roma era piena di spie della Cia, quindi le sue paure erano pienamente fondate, a differenza di chi la credesse pazza, come il cugino Alberto Moravia, che dalla vicenda dell’omicidio di Carlo Rosselli trasse l’ispirazione per il suo romanzo Il Conformista, che Amelia Rosselli non riuscì ad apprezzare a causa di ovvie allusioni.

Amelia Rosselli aveva già in testa, giovanissima, che l’Italia del dopoguerra era una nazione teleguidata dall’ondata filoamericana, dove gli intellettuali più influenti, ovviamente includendovi gli artisti di una certa fama da sinistrorsi, erano spiati dalla Cia, che associata alla P2 di Lucio Gelli, si prefissava, tra i compiti più importanti , quello di eliminare gli esponenti del comunismo. Uno dei pochi che avrebbe appoggiato le sue idee fu Pier Paolo Pasolini, che conosceva i punti deboli di un’Italia che di lì a poco sarebbe eclissata nelle più ridicole facezie della nuova classe dirigente capitalista, che avrebbe indossato la nuova divisa da padroni.

Fu il primo, infatti, Pier Paolo Pasolini a credere in lei come poetessa.

Amelia Rosselli, invece, non era mai stata convinta della sua dote di autrice di testi: lei si era sentita a suo agio nella musica, anzitutto, le cui opere oggi sono purtroppo introvabili, perché essa “era il superamento di quelle lingue, tre, che parlava male; divenne la lingua internazionale con cui credeva di potersi esprimere liberamente”, cercando di affermarsi come etnomusicista, frequentando personalità eccellenti in quel campo come Karlheinz Stockhausen e John Cage.

La poesia però pian piano prese piede, anzitutto spinta dalle sue remote passioni, quelle per Robert Musil, T.S. Eliot e James Joyce, infine con il libro I Ching, Dino Campana, Ezra Pound, Eugenio Montale e Arthur Rimbaud. Fu soprattutto l’eco di quest’ultimo che funestò il resto della sua permeabile esistenza straziata da cure arcaiche d’istituti psichiatrici a base di elettroshock, da cui fuoriusciva dapprima come rinata, e poi pian piano s’inabissava di nuovo.

L’incontro nel 1950 con Rocco Scotellaro le diede l’impulso a scrivere poesie, soprattutto quando il giovane poeta lucano, con cui aveva iniziato una relazione sentimentale, all’improvviso morì, lasciandole un vuoto incolmabile, che lei cerò di tappare con i vari amori di poco conto.

Aveva un’intensa vita interiore che, a poco a poco, si sostituì a quella reale, facendola a pezzi.

Nel 1960 avrebbe scritto al fratello John, che era rimasto a Londra, che avrebbe avuto chiara la sua visione della vita, essendo stata:

Troppo assorbita dalla malattia mentale e dalla ricerca in poesia…Ora trovare bellezza mi sembra superfluo. Che diavolo è andato storto? Forse sono davvero schizofrenica? Sembra che queste persone non abbiano il senso della realtà.

Eppure quello fu il decennio trionfante per la sua dote di poetessa, lavorando alle tre opere fondamentali: Variazioni belliche (1964), Serie ospedaliera (1969) e Documento (1976).

In tutta questa epoca, e nelle successive l’ombra di Renzo Paris, anch’egli poeta (insieme avrebbero partecipato al Festival internazionale dei poeti di Castelporziano nel 1979, a cui si unirono anche Allen Ginsberg, William Borroughs e Gregory Corso; iniziativa che qualcuno, purtroppo, avrebbe definito come la fine di un sogno ribelle).

Renzo Paris

Renzo Paris

Miss Rosselli: la recensione

Renzo Paris dichiara che nel corso degli anni ’80 Amelia Rosselli fu una vera star della poesia, e i suoi versi furono molto più apprezzati all’estero che in Italia, dove addirittura una schiera di ragazze seguiva e imitava, oltretutto, le sue movenze e la sua aurea sciamanica. Durante la stesura di ciò che il suo autore non dichiara proprio come una biografia, bensì come un memoir, Renzo Paris incontra una ragazza, Amèlie, che ha una passione sfrenata per Amelia Rosselli e che lo aiuta nella strenua ricerca dei suoi segreti più profondi.

Miss Rosselli è anzitutto il ritratto di un’Italia che non c’è più, raccontata da uno dei suoi protagonisti sopravvissuti, dove si odono pulsazioni di Alberto Moravia ed Elsa Morante, Bernardo Bertolucci e Sandro Penna, Pier Paolo Pasolini e Laura Betti, Dario Bellezza e Franco Cordelli; un’ Italia maturata nei versi raccolti nella rivista letteraria“Nuovi argomenti”.

Miss Rosselli è prima di tutto una rivalutazione necessaria della funesta esistenza di un’eroina della poesia che chiede ancora fortemente di essere rivalutata, e che piange ancora la sua eterna condizione di un perpetuo complesso di persecuzione, quest’ultimo talmente forte, che Renzo Paris ha convissuto col suo spettro, i “suoi occhi d’aquila” e la sua “risata brutale” per tutta la stesura del libro, che ha richiesto la durata di cinque anni e che, spesso, ha incontrato degli intoppi.

Come nella tragedia di Amleto, che lo stesso Renzo Paris cita per un attimo, l’autore ha realmente ascoltato la voce del suo fantasma che nelle ore solitarie passava a trovarlo e a chiedergli in un modo o nell’altro di redigere la sua giusta rivisitazione ai posteri.

Ecco cosa vi è scritto nella scena II dell’atto I dell’Amleto, qualcosa che sembra voglia ricondurci al pensiero di Amelia Rosselli che si manifesta all’autore di questo libro:

Se questa troppo, troppo solida carne non potesse fondere, evaporare, ricadere in rugiada! Se l’Eterno contro il suicidio non avesse eretto la sua legge! Dio! Mio Dio! Come tedioso, vuoto, stantio, sterile mi è il mondo con tutti i suoi usi. Abiezione del mondo, giardino di gramigna, vegetazione sconcia che pullula sovrana.

A proposito della stessa tragedia shakespeariana è d’obbligo, dunque, citare una figura femminile, Ofelia, che strappata con violenza alla giovinezza dei suoi anni più innocenti, è vittima dell’assassinio del padre, e che per colpa di tale gesto inspiegabile, perde la ragione e si ritrova nella catastrofe di un’esistenza invasa dal disagio e dalla sofferenza, e colta alla sprovvista da una tale catastrofe passa il resto della sua breve vita a cantare versi che ostentano un pianto incessante.

Ofelia, come Amelia Rosselli, non riuscirà a sopravvivere a questo strazio e, infine, si toglierà la vita.

Questo memoir dedicato ad una delle donne più colte ed affascinanti del secolo scorso ha il fascino di una dichiarazione d’amore ottenebrata dal timore di non esserne all’altezza, dalla paura di violare una mente che avrebbe avuto la forza di scostare in un attimo le nefandezze degli incesti, esaltando solo ciò che resta di più nobile al cuore.

Sempre da Amleto di William Shakespeare:

Troppo teme la donna che sa amare,

e in donna amore e tema han quantità

o nessuna o d’avanzo. E se il mio amore

è fondato, lo è pure il mio timore.

Dove è grande l’amore, l’ansia serra:

timore ed amor sono alleati in guerra.

 

Carmine Maffei

Premio Strega 2020: i 12 libri candidati

Ecco i 12 libri candidati per il Premio Strega 2020. La banca BPER assegnerà, per il quarto anno consecutivo, una targa e un premio in denaro del valore di 1000 euro all’autore o all’autrice di uno dei 12 libri in concorso.

Scopriamo qualcosa sui libri scelti per concorrere alla premiazione letteraria.

1. La nuova stagione di Silvia Ballestra

La nuova stagione di Silvia Ballestra

La nuova stagione di Silvia Ballestra

La nuova stagione è un romanzo che racconta la bellezza delle Marche che si intreccia a quella cultura pagana fatta di culti e leggende che sono custoditi, un pò ovunque, nei territori e che ne tracciano anche caratteri distintivi della popolazione di un territorio.

La storia, narrata la sera nelle veglie notturne, col fiato delle bestie e l’odore di ammoniaca che saliva in vapore dai pagliericci alla luce di candele, voleva che nella grotta dentro la montagna che ora mi si parava davanti vivesse una signora che, seduta al telaio, tesseva una trama con raggi di sole filtrati dalle crepe sulle rocce intrappolandoli nel suo ordito. E che nel tessuto di luci e ombre rimanesse impigliato il tempo in disegni e colori diversi, per le donne e per gli uomini, per gli animali e per le piante. E che ogni giorno le tre sorelle della signora indossassero i vestiti ricavati da quei tessuti, nei quali erano fissati i segni dello scorrere delle stagioni e degli eventi. La sorella vestita di bianco portava il vento, quella di rosso e oro portava il caldo di mezzogiorno, la sorella vestita di nero il sonno.

Chi voleva cambiare vita doveva arrivare al telaio, guardare i disegni della stoffa e porre tre domande alla tessitrice, ma non doveva farlo per sé o con il misero intento di arricchirsi e ottenere potere, altrimenti le sorelle lo avrebbero punito: la bianca scaraventandolo sulle rocce con il suo figlio vento, la rossa facendolo bruciare da suo figlio sole, la nera buttandolo nella voragine davanti alla grotta e condannando le sue ossa a mai dormire e a illuminare l’entrata con il suo biancore.

E questa era solo una delle storie su quei monti magici.

Protagoniste del romanzo di Silvia Ballestra sono Nadia e Olga, due sorelle, che cercano di vendere la terra ereditata dal padre. Per scoprire il resto non vi resta che leggere il romanzo.

2. Città sommersa di Marta Barone

Città sommersa di Marta Barone

Città sommersa di Marta Barone

La città sommersa di Marta Barone ci parla di una giovane donna che cerca suo padre, morto di cancro quando lei era ancora una ragazza.

Scopriamo qualcosa di più sulla protagonista del romanzo, attraverso le parole della scrittrice:

Sono nata da una donna con un buco in testa. Mia madre aveva avuto un incidente tredici anni prima. Rimasi una settimana sotto osservazione perché  ero in astinenza dagli antiepilettici che lei era ancora costretta a prendere. Dell’incidente, del coma, delle operazioni le è rimasto soltanto un lieve avvallamento nel punto in cui manca un frammento di cranio, sostituito da una rete di metallo coperta poi nel tempo dai suoi capelli fini, di piuma. Dorme sempre dall’altro lato, perché le fa ancora male la testa che non c’è.

Si può dire che da quel buco bene o male sono scaturita. La mia stessa esistenza dipende dalla ferita, porta aperta sul baratro delle possibilità.

3. Febbre di Jonathan Bazzi

Febbre di Jonathan Bazzi

Febbre di Jonathan Bazzi

Febbre è un romanzo che mostra un tempo nuovo composto da contaminazione lessicale della lingua di periferia, che mescola milanese, napoletano, pugliese e siciliano. Il protagonista inventa una sua identità su internet che gli consente di poter essere tutto ciò che vuole.

4. La misura del tempo di Gianrico Carofiglio

La misura del tempo di Gianrico Carofiglio

La misura del tempo di Gianrico Carofiglio

La misura del tempo ci racconta di un vecchio amore che, all’improvviso, compare nella vita di un avvocato. La donna, infatti, si reca da lui per chiedergli di difendere suo figlio, imputato di omicidio.

Qualcuno ha scritto che bisognerebbe essere capaci di morire giovani. Non nel senso di morire davvero. Nel senso di smettere di fare quello che fai quando ti accorgi di avere esaurito la voglia di farlo, o le forze; o quando ti accorgi di aver raggiunto i confini del tuo talento, se ne possiedi uno.

Tutto ciò che viene dopo quel confine è ripetizione. Uno dovrebbe essere capace di morire giovane per rimanere vivo, ma non accade quasi mai. Più volte avevo pensato che grazie a quanto avevo guadagnato con la professione, e che avevo speso solo in minima parte, avrei potuto smettere, cedere lo studio e dedicarmi ad altro. Viaggiare, studiare, leggere. Magari provare a scrivere.

Qualunque cosa pur di sfuggire alla presa di quel tempo che scorreva sempre uguale.

Pressoché immobile nel suo reiterarsi quotidiano eppure velocissimo a dissiparsi.

Il tempo accelera con l’età, si dice.

Quel pensiero non era nuovo e quel giorno mi rimbalzava spiacevolmente nella testa.

5. Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari

Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari

Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari

Protagonista del romanzo di Gian Arturo Ferrari è Ninni, un bambino, che cresce circondato da donne vissute in un’Italia partorita dalla guerra. Ragazzo italiano mostra un’immagine di disgregazione sociale e di solutidine.

Da sempre l’anno per Ninni di divideva in due parti: da metà ottobre a fine maggio a Zane Grate, da fine maggio a metà ottobre a Querciano – con l’aggiunta di alcune settimane intorno al Natale.

Due stagioni, due case, due luci, due voci. Due mondi, due vite.

Arrivando a Querciano, per prima cosa balzava agli occhi di Ninni la testa di Garibaldi, ripetuta infinite volte sui muri intonacati delle case. Stava dentro una stella e il tutto era quasi sempre rosso, ma a volte blu.

“Quando hanno finito il rosso si son dovuti rassegnare e hanno adoperato il blu”, diceva la nonna, spiegando che quello era il simbolo del Fronte popolare e che lo si otteneva passando qualche pennellata di colore su una mascherina sottile di metallo appoggiata al muro.

Pratico, veloce, economico.

“Ma gli è andata male”, concludeva la nonna riferendosi al risultato elettorale. E non senza un segreto piacere, considerato che, nell’imminenza delle elezioni, qualche scalmanato – non il partito, al partì, come veniva chiamato per antonomasia, sempre attento e prudente – si era preso la briga di notificarle a quale albero, e nello specifico a quale ramo di quell’albero, avevano, in caso di vittoria, intenzione di appenderla. La nonna, che da maestra aveva fatto scuola a tutti quelli lì, non si era scomposta, ma non se n’era neanche scordata. Era la capessa delle donne di Azione cattolica, leggeva assiduamente e diffondeva il loro settimanale “In Alto”, nutriva quindi sentimenti battaglieri.

6. Giovanissimi di Alessio Forgione

Giovanissimi di Alessio Forgione

Giovanissimi di Alessio Forgione

Protagonista di Giovanissimi è Marocco, un ragazzino di quattordici anni che vive a Soccavo con il padre. Sua madre li ha abbandonati di punto bianco e senza dare spiegazioni: è sparita e questa scomparsa nel ragazziono possiede la stessa forza e intensità di un dolore sordo.

Marocco è una giovane promessa del calcio infatti le sue giornate ruotano intorno agli allenamente invece che sui compiti scolastici. All’improvviso due avvenimenti sconvolgeranno la sua vita, se sia nel bene o nel male lo potrete scoprire solo leggendo il romanzo.

7. Breve storia del mio silenzio di Giuseppe Lupo

Breve storia del mio silenzio di Giuseppe Lupo

Breve storia del mio silenzio di Giuseppe Lupo

Breve storia del mio silenzio è un romanzo autobiografico che racconta le stagioni della vita che hanno caratterizzato l’esistenza di Giuseppe Lupo. Ciascun evento riportato segue il suo tempo e ciò che ne ha custodito la memoria.

I miei genitori si erano conosciuti nell’aula di una scuola elementare, entrambi supplenti, mia madre al primo incarico, mio padre con qualche anno d’esperienza in più. A quell’epoca assomigliava al pugile Cassius Clay, almeno così me l’avrebbe mostrato la fotografia sulla patente: riccio e nero di capelli, taglio a spazzola, il sorriso di chi scommette sulle idee. Era stato eletto sindaco a ventisei anni, in un’epoca in cui i capifamiglia si radunavano in municipio in cerca di impieghi stagionali, chi al rimboschimento, chi all’acquedotto.

Mia madre aveva sentito parlare di questo sindaco dalle donne che frequentavano i corsi di alfabetizzazione popolare, sicché poi, quando se le trovò di fronte, ebbe conferma di quel che dicevano, cioè che si era dato da fare come meglio poteva per aiutare chi si trovava senza lavoro e questo gli era costato la carica di sindaco, perché alla fine, accontenta accontenta, qualcuno resta deluso.

Nessuno dei due corse troppo avanti in materia di sentimenti. I loro discorsi cominciavano e finivano con i libri, tanto che alla fine si trovarono sposati senza essersi dichiarati mai nulla di definitivo.

8. Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli

Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli

Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli

Tutto chiede salvezza è un romanzo che racconta dell’esperienza personale di Daniele Mencarelli che, quando aveva vent’anni, è stato sottoposto per una settimana al Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Da ciò lo scrittore cerca di analizzare la malattia mentale da un punto di vista umano e non tecnico perché, alcune volte, per evitare di cadere nel baratro profondo della malattia mentale la cura migliore può essere la parola.

Mi piacerebbe dire a mia madre ciò che mi serve veramente, sempre la stessa cosa, da quando ho urlato il primo vagito al mondo.

Quello che voglio per tanto tempo non è stato semplice da dire, tentavo di spiegarlo con concetti complicati, ho trascorso questi primi vent’anni di vita a studiare le parole migliori per descriverlo. E di parole ne ho usate tante, troppe, poi ho capito che dovevo procedere in senso contrario, così, di giorno in giorno, ho iniziato a sfilarne una, la meno necessaria, superflua.

Un poco alla vota ho accorciato, potato, sino ad arrivare a una parola sola. Una parola per dire quello che voglio veramente, questa cosa che mi porto dalla nascita, prima della nascita, che mi segue come unìombra, stesa sempre al mio fianco. Salvezza. Questa parola non la dico a nessuno oltre a me. Ma la parola eccola, e con lei il suo significato più grande della morte.

9. Almarina di Valeria Parrella

Almarina di Valeria Parrella

Almarina di Valeria Parrella

Protagonista di Almarina è un’insegnante di matematica, che insegna nel carcere minorile di Nisida. La donna è ingrigita dalla perdita del marito, morto d’infarto da tre anni.

Non era un ospedale qualunque, non lo fu mai più dopo che ci avevo trovato mio marito, morto freddo su un tavolo di metallo, labbra viola, e il viso come se ci avessero passato sopra del talco.

Solo dopo ho cominciato davvero a ricordare nella forma che assumono i ricordi: immagini, e ricostruzione di quello che ci dicemmo, e la sequenza di queste cose. Dopo ho messo in ordine, ma i primi tempi avevo solo un senso di ferro sulle labbra, come se avessi baciato il tavolo mortuario, e non la bocca di Antonio senza più fiato.

Ero arrivata tardi, dopo tutti gli altri, quelli che mi stavano davanti: le sue sorelle soprattutto, decise a detenere da lì in avanti il primato del dolore, cos’ come in passato, per cose più futili, ne avevano detenuto il monopolio. Erano arrivate subito perché portavano il suo stesso cognome e così le avevano rintracciate per prime, e poi mi avevano chiamata, chiamata chiamata, e io non rispondevo, come non risponderò alla maggior parte delle chiamate fondamentali all’esistenza.

Nicola Lagioia riassume così l’ultimo romanzo di Valeria Parrella:

Quanto siamo disposti a metterci in gioco davanti agli altri? Il dolore ci accomuna, la paura trae constantemente il peggio da noi, il senso del dovere può diventare una scusa per andare sempre in giro con la guardia alta. Fino a quando la vita non ci obbliga a scegliere. Almarina racconta tutto questo con un’intensità e una misura ammirevoli, e una forza linguistica rara, segnando una tappa importante nella letteratura italiana di questi anni.

10. Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio scritto da Remo Rapino

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio scritto da Remo Rapino

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio scritto da Remo Rapino

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio racconta la vita di un uomo che non ha mai conosciuto il padre e che ha perso la madre da ragazzino. L’uomo ad ottant’anno decide di scrivere la sua vita personale quella dei suoi abitanti che lo chiamano “cocciamatta”.

Remo Rapino attraverso la vita che descrive Bonfiglio Liborio traccia un’istantanea del’900, soffermandosi su alcuni aspetti di quell’epoca fatta di lavori in fabbriche, povertà, partenze per cercare lavoro al nord, disullusione e senso di riscatto.

Adesso lo so le cose e capisco pure i segni di allora, ma ci sono dovuto passare in mezzo alla tormenta per capire per capire quello che significava acqua e vento e che vuol dire quando parlano del destino che già scritto, ma per imparare a leggere ci vuole tutta la vita e quando te lo sei imparato è troppo tardi e mica si può fare dietro fronte, macché solo avanti marcia, con gli occhi bassi a terra e i piedi che fanno male.

Sì, ogni tanto ti puoi pure voltare e dare una smirciata alle macerie che ti sono crollate intorno, ma giusto per uno sfizio. Che dove sta scritto che per sapere le cose della terra bisogna guardare le nuvole e vedere se sono a forma di cane, di cavallo, di uccello, che quelle  poi in cielo cambiano in un amen di colore e si fanno nere, rosse e viola, alte e basse che non sai più manco dove ti trovi.

Così allora mi è venuto alla mente e pure al cuore questo sghiribizzo intricante di raccontare tutto quello che mi è successo da quando sono nato a mò che c’ho più di ottant’anni, certo quello che mi ricordo tra na ripensata e l’altra, che non mi posso ricordare tutti i fatti e i fattarelli.

11. Il colibrì di Sandro Veronesi

Il colibrì di Sandro Veronesi

Il colibrì di Sandro Veronesi

Il  protagonista de Il colibrì di Sandro Veronesi ha come protagonista il Dott. Marco Carrera, specialista in oculistica e oftamologia, cresciuto a Firenze da genitori architetti che oggi ha quarant’anni e svolge la sua professione nel quartiere di Triste a Roma.

Un giorno nel suo studio si presenta Daniele Carradori, lo spicanalista di Marina Molitor, sua moglie. Lo psicanalista riferirà al medico che la moglie non sta più andando in terapia da lui e che aspetta un figlio da un altro uomo.

Per una serie di incomprensioni Marina si è convinta dell’infedeltà del marito ha intrapreso una relazione extraconiugale con un altro uomo.

Per scoprire il resto non vi resta che leggere il romanzo.

12. L’apprendista di Gian Mario Villaltaù

L'apprendista di Gian Mario Villalta

L’apprendista di Gian Mario Villalta

L’apprendista di Gian Mario Villalta è stato proposto come uno dei docici candidati al Premio Strega 2020 da Franco Buffoni, poeta e traduttore, che descrive così il contenuto del romanzo:

Personaggi autentici della provincia friulana animano questo nuovo romanzo di Gian Mario Villalta in modo nitido e poetico. L’apprendista – mentre pare raccontare la storia di due umili – Tilio e Fredi, riesce in realtà a fare esplodere universi di discorsi storici, sociali e profondamente umani, grazie a uno stile di scrittura elegante e intenso, intimamente sentito. Mentre la trama intesse nei pensieri, nei dialoghi e nei racconti un furibondo intrico di paure e desideri, rimpianti e speranze, capaci di coinvolgere le esistenze degli altri abitanti della piccola comunità.

 

Per scoprire il vincitore non ci resta che aspettare la premiazione finale prevista per il prossimo 20 aprile. Facciamo un grande in bocca al lupo a tutti i partecipanti!

Quando tutte le donne del mondo…

In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna riportiamo un articolo di Simone de Beauvoir pubblicato sul settimanale francese Le Nouvel Observateur il primo marzo 1976.

“Dal 4 all’8 marzo 1976 si riunirà a Bruxelles il Tribunale internazionale dei Crimini contro le Donne. Non è per caso che questo Tribunale inizia dopo la chiusura dell’irrisorio anno della donna, organizzato dalla società maschile per mistificare le donne.

Le femministe riunite a Bruxelles intendono prendere in mano il proprio destino. Contrariamente a quanto è avvenuto a Città del Messico, non sono delegate né da partiti, né da nazioni, né da alcun gruppo politico o economico: si esprimeranno in quanto donne. Infatti, quali che siano rigimi, leggi, costumi, ambiente sociale, tutte le donne subiscono un’oppressione specifica: s’incontrano a Bruxelles per denunciarla. A giusta ragione la dichiarano criminale: ne derivano infatti, sotto forme istituzionalizzate o meno, veri attentati contro la persona umana.

Si attenta alla libertà della donna quando le vengono imposte maternità non desiderate; si mutila atrocemente il suo corpo quando la si sterilizza senza il suo parere, quando le si infliggono certi trattamenti medici o psichiatrici, quando le si fa subire quell’operazione crudele che pratica un grande numero di popoli dell’Islam: l’escissione.

Sul piano economico, la donna è vittima di una discriminazione inaccettabile quanto quella razzista condannata dalla società in nome dei diritti dell’uomo: le viene estorto un lavoro domestico non retribuito, viene adibita ai lavori più ingrati, e il suo compenso è meno alto di quello dei suoi omologhi maschi.

Malgrado lo status inferiore cui le riducono, le donne sono per i maschi l’oggetto preferito della loro aggressività.

Un pò dovunque – tra l’altro negli Stati Uniti e in Francia – si moltiplicano gli stupri; sono considerate normali le sevizie, come pure gli attacchi psicologici o apertamente brutali di cui le donne sono bersaglio se, ad esempio, passeggiano da sole per strada.

Questa violenza diffusa è unanimamente misconosciuta e passa sotto silenzio. Perfino contro le violenze qualificate – stupri, percosse, ferite – non c’è nella styragrande maggioranza dei casi alcun ricordo giuridico. Sembra che il destino della donna sia di subire e tacere.

È un tale destino che rifiutano con scalpore le donne che si riuniranno a Bruxelles. Per condurre questa lotta, si sono raggruppate in numerosi paesi, già da tempo. Ma separati da distanze, da difficoltà di comunicazione, questi gruppi sono più o meno ignari gli uni degli altri.

Per la prima volta si fonderanno, e donne venute dal mondo intero prenderanno coscienza del fondo comune di oppressione che sottende la diversità dei loro problemi.

Elaboreranno tattiche di difesa, la prima delle quali è appunto quella che si preparano a mettere in atto: comunicare parlare, mettere in piena luce le scandalose verità che metà dell’umanità si sforza di dissimulare. In sé il Tribunale di Bruxelles è un atto. Con la solidarietà internazionale che creerà tra le donne, ne annuncia molti altri. Data l’ampiezza che assumerà, per suo merito, il processo di decolonizzazione della donna, penso che bisogna considerarlo come un grande evento storico.”

Annullata l’edizione di Libri Come in cui era previsto l’annuncio dei 12 finalisti del Premio Strega 2020

La decima edizione di Libri Come, Festa del libro e della lettura, prevista da 14 al 17 marzo presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma è stata annullata a causa delle restrizioni previste per contenere la diffusione del Coronavirus.

Durante la giornata del 15 marzo era previsto l’annuncio dei 12 libri finalisti tra i 54 candidati per il Premio Strega 2020.

Premio Strega 2020: illustrazione di Emiliano Ponzi

Premio Strega 2020: illustrazione di Emiliano Ponzi

I 12 libri candidati per l’ambito premio letterario saranno annunciati il 12 marzo sul sito ufficiale del Premio Strega alle ore 12:00.

Premio Strega 2020: ecco i 54 libri proposti

È tempo di prepararsi al Premio Strega!

Il Comitato direttivo composto da: Pietro Abate, Ernesto Ferrero, Alberto Foschini, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Gabriele Pedullà, Marino Sinibaldi, Giovanni Solimine, Stefano Petrocchi, Valeria Della Valle, Helena Janeczek e Giuseppe D’Avino. A loro è stato dato il compito di scegliere i 12 libri che si contenderanno l’ambito premio letterario per questo 2020.

I 12 candidati al Premio Strega 2020 verranno annunciati il 15 marzo alle ore 12:30, durante l’incontro che si terrà nella Sala Ospiti dell’Auditorium Parco della Musica a Roma.

I 54 libri proposti per partecipare al premio letterario saranno letti e votati da una giuria composta da 400 Amici della domenica e da 200 voti di studiosi, traduttori e intellettuali sia nazionali che internazionali.

Quali sono i 54 libri proposti per il prossimo Premio Strega?

Premio Strega 2020

Premio Strega 2020

Premio Strega 2020: lista dei 54 libri candidati

Ecco i libri che verranno esaminati per partecipare al Premio Strega 2020!

1. Silvia Ballestra, La nuova stagione (Bompiani), proposto da Loredana Lipperini;

2. Marta Barone, Città sommersa (Bompiani), proposto da Enrico Deaglio;

3. Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango Libri), proposto da Teresa Ciabatti;

4. Ilaria Bernardini, Il ritratto (Mondadori), proposto da Paolo Sorrentino;

5. Gianluigi BruniLuce del Nord (Rubbettino), proposto da Antonio Pascale;

6. Errico Buonanno, Teresa sulla Luna (Solferino), proposto da Chiara Gamberale;

7. Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi), proposto da Sabino Cassese;

8. Cynthia Collu, L’amore altrove (DeA Planeta Libri), proposto da Ferruccio Parazzoli;

9. Pasquale Critone, Il tesoro sacrilego (Armando Editore), proposto da Antonio Augenti;

10. Luciano Curreri, Volevo scrivere un’altra cosa (Passigli), proposto da Alessandro Barbero;

11. Lidia Del Gaudio, Il delitto di via Crispi n. 21 (Fanucci), proposto da Marcello Ciccaglioni;

12. Viola Di Grado, Fuoco al cielo (La nave di Teseo), presentato da Maria Rosa Cutrufelli;

13. Francesco Falconi, Gli anni incompiuti (La Corte Editore), proposto da Alessandro Perissinotto;

14. Angelo Ferracuti, La metà del cielo (Mondadori), proposto da Paolo Di Stefano;

15. Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano (Feltrinelli), proposto da Margaret Mazzantini;

16. Alessio Forgione, Giovanissimi (NN Editore), proposto da Lisa Ginzburg;

17. Valerio Gaglione e Fabio Izzo, Uccidendo il secondo cane (Oblomov Edizioni), proposto da Piero Mastroberardino;

18.Giorgio Ghiotti, Gli occhi vuoti dei santi (Hacca), proposto da Biancamaria Frabotta;

19. Gipi, Momenti straordinari con applausi finti (Coconino Press), proposto da Francesco Piccolo;

20. Antonio Gnoli e Francesco Merlo, Grand Hotel Scalfari (Marsilio), proposto da Pietrangelo Buttafuoco;

21. Laura Imai Messina, Quel che affidiamo al vento (Piemme), proposto da Lia Levi;

22. Claudio Lagomarsini, Ai sopravvissuti spareremo ancora (Fazi), proposto da Laura Minervini;

23. Francesco Longo, Molto mossi gli altri mari (Bollati Boringhieri), proposto da Marco Cassini;

Premio Strega 2020: elenco libri selezionati

Inizia lo screening per i prossimi candidati al premio letterario più ambito d’Italia

E ancora:

24. Leonardo G. Luccone, La casa mangia le parole (Ponte alle Grazie), proposto da Silvio Perrella;

25. Pierluigi Luisi, Il posto dei fichi d’India (Aracne), proposto da Paolo Ferruzzi;

26. Giuseppe Lupo, Breve storia del mio silenzio (Marsilio), proposto da Salvatore Silvano Nigro;

27. Giuseppe Manfridi, Anya. La segretaria di Dostoevskij (La Lepre Edizioni), proposto da Claudio Strinati;

28. Francesco Marino, Lo chef consiglia amore (Cairo), proposto da Lina Wertmüller;

29. Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori), proposto da Maria Pia Ammirati;

30. Sebastiano Mondadori, Il contrario di padre (Manni), proposto da Giovanni Pacchiano;

31. Raffaele Mozzillo, Calce. O delle cose nascoste (Effequ), proposto da Filippo La Porta;

32. Margherita Nani, L’ospite – Le anatomie di Josef Mengele (Francesco Brioschi Editore), proposto da Ilaria Catastini;

33. Gesuino Némus, L’eresia del Cannonau (Elliot), proposto da Arnaldo Colasanti;

34. Rosario Palazzolo, La vita schifa (Arkadia), proposto da Giulia Ciarapica;

35. Alfredo Palomba, Teorie della comprensione profonda delle cose (Wojtek), proposto da Antonella Cilento;

36. Francesca Pansa, Nessuna notte è infinita (Rizzoli), proposto da Aurelio Picca;

37. Renzo Paris, Miss Rosselli (Neri Pozza), proposto da Nadia Terranova;

38. Valeria Parrella, Almarina (Einaudi), proposto da Nicola Lagioia;

39. Paolo PecereRisorgere (Chiarelettere), proposto da Fulvio Abbate;

40. Lorenza PieriIl giardino dei mostri (E/O), proposto da Martina Testa;

41. Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (Minimum Fax), proposto da Maria Ida Gaeta;

42. Giovanni Ricciardi, La vendetta di Oreste (Fazi), proposto da Saverio Simonelli;

43. Ilaria Rossetti, Le cose da salvare (Neri Pozza), proposto da Wanda Marasco;

44. Lodovica San GuedoroAmor che torni… Un’educazione sentimentale (Felix Krull Editore), proposto da Paolo Ruffilli;

45. Ezio Sinigaglia, L’imitazion del vero (TerraRossa), proposto da Lorenza Foschini;

46. Lorena Spampinato, Il silenzio dell’acciuga (Nutrimenti), proposto da Lidia Ravera;

47. Olimpio Talarico, Cosa rimane dei nostri amori (Compagnia Editoriale Aliberti), proposto da Ferruccio de Bortoli;

48. Marina Valensise, La temeraria. Luciana Fossati Gawronska, un romanzo del Novecento (Marsilio), proposto da Eva Cantarella;

49. Chiara Valerio, Il cuore non si vede (Einaudi), proposto da Jhumpa Lahiri;

50. Enrico Vanzina, Mio fratello Carlo (HarperCollins Italia), proposto da Masolino D’Amico;

51. Piera Ventre, Sette opere di misericordia (Neri Pozza), proposto da Cesare de Seta;

52. Sandro Veronesi, Il colibrì (La nave di Teseo), proposto dall’Accademia degli Scrausi;

53. Daniele Vicari, Emanuele nella battaglia (Einaudi), proposto da Michele Dalai;

54. Gian Mario Villalta, L’apprendista (SEM), proposto da Franco Buffoni.

 

Brama di Ilaria Palomba: un romanzo dove anche l’alba diventa sera

In Brama di Ilaria Palomba c’è Fabrizio De Andrè ma c’è anche Antonio Vivaldi, c’è Emil Cioran, ma ci sono anche Amelia Rosselli ed Antonia Pozzi e ancora c’è la psicanalisi, ovviamente c’è Sigmund Freud, e poi c’è il Libro Rosso di Carl Gustav Jung…

Fabrizio De André nel 1968, scriveva, a proposito della sua canzone Inverno:

Un ipotetico lui che cerca di salvare un amore che sta per morire: fa di tutto per salvarlo e, alla fine, si accorge che anche l’amore, come tanti altri sentimenti umani, come per esempio l’odio, è deperibile, deve anche lui morire…

 

Tutto ciò che può arricchirci nella gioia della scoperta, ammansita però nella catarsi di un dolore allucinato, tremendo, suicida, tutto ciò e altro ancora è presente nell’ultimo romanzo di Ilaria Palomba, Brama (Giulio Perrone Editore), che è appunto dedicato all’inverno, stagione che ancora attualmente viviamo, nella sua fattispecie asettica, spesso sconfortante, piena di un nulla che sta lì lì per essere colmato con la nostra voglia di fare, di conoscere, di capire, nel freddo respiro di un vento che minaccia or ora di portar via tutto.

Ci si ritrova sempre nelle opere di Ilaria Palomba, giovane autrice, scrittrice e poetessa, che studia le debolezze umane attraverso i suoi personaggi, che forse non sono altro che lo specchio di una qualche assopita incoscienza, di un qualche alter ego che si enuncia nell’ammiccante sfolgorio di pagine e pagine lette di autori poeti, scrittori o filosofi brillanti, che facciano luce sulla sua condotta.

Brama, che richiama molto Disturbi di Luminosità, sempre di Ilaria Palomba, pubblicato nel 2018, continua a narrare la storia tormentata di una donna di trent’anni, Bianca, che affronta nel pieno le sue facoltà intellettive, e lo fa in maniera così intensa, che alla fine scopre di conoscerne tutti i punti deboli, che finiscono per ingigantirsi, forse a causa di una dirompente intelligenza, un senso acuto di quanto limitata può essere la capacità di soffrire effetti di una vita sacrificata all’impeto esterno.

Ne Il Cantico dei Drogati Fabrizio De André recita:

Le parole che dico

Non han più forma né accento

Si trasformano i suoni

In un sordo lamento.

L’amore può salvare questa mistura di malcapitata esperienza nichilista, annientatrice di elementi circostanti che strozzano, che soffocano, e la speranza di una rinascita ricade su Carlo Brama, filosofo, di parecchi anni più di lei, uomo affascinante e misterioso, ricco di sapere, con un certo successo alle porte in quanto autore. Inizia con lui una relazione complicata e dedita al possesso, alla gelosia, alla paura di perdersi, all’impeto sessuale nel ritrovarsi, alla gioia del conoscere le sue smanie di sapere e di elargire, ma anche al timore di ritrovarsi ingarbugliati in una scarsa preparazione umanistica, in confronto all’immensa mole di conoscenze che il filosofo non esita ad esporre.

Ilaria Palomba

Ilaria Palomba

Un’autentica crescita morale improvvisa, quella di Bianca, che confrontandosi con Carlo Brama, capisce di avere accanto a sé la ragione più ovvia del suo divenire, che forse ha tardato ad arrivare perché priva di una vera e propria reminiscenza formativa, forse offuscata da sentimenti strozzati, storie di sesso e di droga, un incontrastabile tensione nei confronti dei suoi genitori, soprattutto del padre, psicanalista, professionista dotto e preparato, verso il quale sin da ragazzina soffre di un confronto smisurato.

Carlo ora è tutto, è il suo riconoscersi nelle idee mitologiche che l’hanno formata negli anni.

Ancora Fabrizio De André in Leggenda di Natale:

Coprì le tue spalle d’argento e di lana

di perle e smeraldi intrecciò una collana

e mentre incantata lo stavi a guardare

dai piedi ai capelli ti volle baciare…

Bianca però è stata, e lo è tutt’ora, vittima di tentati suicidi. Ha subìto una violenza sessuale a dodici anni, a venti ha invischiato la sua esistenza nei rischi delle incoscienze da rave party, ed è una continua bomba ad orologeria che aspetta l’epilogo; ed ora, senza Carlo, dopo mesi di una passione sfrenata, ma anche spesso frenata dalla paura di poter possedere per forza, ora è vittima della bramosia, e spesso tale sentimento, forte, smanioso, rimbombante, riguarda il desiderio di ritrovarsi per forza con gli occhi negli occhi della persona che si ama, anche se quest’ultima è fuggita, anche se si sa per certo di averla persa.

Non importa quanto tempo ancora si possa attendere, lieto o drammatico fine qual sia, Bianca si cala nella vasca e inghiotte l’impossibile, e nel caso sia ancora cosciente, il phon è lì accanto, acceso, pronto per la resa finale…

Qualcuno però è pronto lì per salvarla.

Carlo? La sua amica Francesca? Elena, l’amica di Carlo e sua confidente? Giorgio, pronto a soccorrerla con un manto di petali di rose?

Bianca vuole uccidere sé stessa per il troppo danno che le infliggono tutti. Bianca potrebbe solo così sopprimere tutti.

Prendo in prestito i versi di Fabrizio De André contenuti all’interno di Ballata degli Impiccati:

Prima che fosse finita

ricordammo a chi vice ancora

che il prezzo fu la vita

per il male fatto in un’ora.

Poi scivolammo nel gelo

di una morte senza abbandono

recitando l’antico credo

di chi muore senza perdono…

Carlo però è Bianca, e Bianca è Carlo, e ambedue cercandosi, è come se volessero ritrovare quell’esistenza che appartiene ad entrambi; essi si colmano l’un l’altra e si compensano.

Forse nell’immaginario di Ilaria Palomba Carlo e Bianca formano insieme il protagonista di Finestra segreta, giardino segreto di Stephen King, un’identità nello specchio dell’altra, dove forse ambedue esistono, o forse dove nessuno dei due esiste davvero, o forse ancora dove in un’unica persona essi coesistono e si aggrappano alla speranza che l’altro ci sia sempre.

Perché sappiatelo: Carlo Brama non è l’uomo irremovibile che vuol sembrare. Nasconde segreti nel suo giardino incantato, che sta a rimirare dalla sua finestra segreta e Bianca alla fine lo sa, se ne accorge e quando sarà lui a cercare lei, dopo una pausa fatta di rancori, sopraggiungeranno Eros e Thanatos e il finale sarà l’esplosione della bravura di Ilaria Palomba, un’autrice che non deluderà mai.

Da Recitativo di Fabrizio De André:

Uomini, poiché all’ultimo minuto

non vi assalga il rimorso ormai tardivo

per non aver pietà giammai avuto

e non diventi rantolo il respiro:

sappiate che la morte vi sorveglia

gioir nei prati e fa i muri di calce,

come crescere il gran guarda il villano

finché non sia maturo per la falce…

Carmine Maffei

Parasite diventerà una serie TV e una graphic novel

Parasite di Bon Joon-ho, dopo le varie categorie vinte agli Oscar 2020, si prepara a diventare una graphic novel e una serie TV.

Il prossimo 19 marzo Grand Central Publishing, una casa editrice americana, pubblicherà Parasite. A Graphic Novel in Storyboards.

Parasite. A Graphic Novel in Storyboards: immagini

Parasite. A Graphic Novel in Storyboards

Il fumetto, infatti, verrà realizzato sulle tavole preparatorie create per la realizzazione del film.

Intanto la Hbo sta lavorando ad una serie Tv dedicata a Parasite. Al momento il cast non è certo, i primi nomi riguardano quello di Tilda Swinton, che farà parte anche del cast The French Dispact di Wes Anderson e Mark Ruffalo che ha partecipato in Newsflash, un biopic di David Gordon Green, incentrato sulla cronaca dell’assassinio di Kennedy.

Bioginnastica per il riequilibrio posturale bioenergetico spiegato da Stefania Tronconi

Bioginnastica per il riequilibrio posturale bioenergetico è l’ultimo libro di Stefania Tronconi, ideatrice della metodologia Bioginnastica, pubblicato da red! edizioni.

Il libro spiega nel dettaglio tutti gli step che compongono questa metodologia, la sua evoluzione nel corso degli anni, partendo dalla sua nascita fino ad arrivare ad oggi.

La Bioginnastica è una metodologia dinamica perché ha come centro l’uomo e il suo rapporto interconnesso con l’esterno e l’interno, dunque con elementi che di per sé si basano sulla mutevolezza e non sulla rigidità e sulla staticità.

Stefania Tronconi: intervista

Stefania Tronconi parla del suo ultimo libro

Bioginnastica per il riequilibrio posturale bioenergetico oltre ad essere una guida per poter comprendere meglio questa metodologia è anche un viaggio, in cui ciascun operatore di Bioginnastica ci spiega il proprio percorso, i propri dubbi e le difficoltà affrontate prima di abbracciare completamente questa nuova predisposizione interiore ed esteriore.

La Bioginnastica, infatti, si basa sulla stretta connessione tra ciò che siamo, che comprende i nostri blocchi emozionali scaturiti dal nostro vissuto e da come ciò che di negativo ci ha permeati, ricade sul nostro corpo e sui blocchi fisici ad esso correlati. Ciascuna parte del corpo in Bioginnastica corrisponde ad una parte emozionale perché siamo ciò che viviamo e ciò che sentiamo.

Bioginnastica per il riequilibrio posturale bioenergetico di Stefania Tronconi

L’ultimo libro di Stefania Tronconi sulla bioginnastica

La foto spiega come il nostro malessere causato da determinate emozioni possa influenzare positivamente o negativamente il nostro benessere fisico. Il compito della Bioginnastica posturale bioenergetica è quello di educarci verso un equilibrio psicofisico che sia in grado di farci vivere meglio, reagendo nel modo giusto per il nostro benessere fisico e mentale.

Per farvi comprendere meglio il senso di ciò che ho scritto, riporto dei punti salienti contenuti all’interno del libro Bioginnastica per il riequilibrio posturale bioenergetico:

Conoscere la diversità attraverso le tipologie di persone ci permette di accettare le nostre caratteristiche profonde. Ogni persona è un mondo da scoprire, un’opportunità per riflettere e rifletterci. Siamo diversamente simili: osservando la diversità, accogliamo la similitudine.

L’importante è riconoscersi e scoprire le opportunità di essere, migliorarsi e valorizzarsi per ciò che siamo nel rispetto della nostra natura. Essere diversi con le proprie unicità, peculiarità, e talenti, ma simili nel modo di sentire e nelle emozioni che proviamo.

Diversi nei comportamenti ma simili nel desiderio di essere se stessi. La nostra matrice non può essere altro da ciò che è, ogni genotipo ci predispone inevitabilmente a determinate ersperienze, non possiamocambiare la pianta che siamo, ma possiamo trasformarci nella migliore versione di noi stessi.

C’è differenza tra essere un m elo rattrappito e sofferente e un melo rigoglioso e sano. La differenza sta nella capacità di prenderci cura di noi, imparando a cogliere il nostro corpo, conoscendone e riconoscendone le caratteristiche e lasciando andare il giudizio su presunti difetti e imperfezioni. Essere se stessi significa conoscersi, scoprirsi man mano, comprendere grazie alle esperienze chi siamo.

Seduta dimostrativa di Bioginnastica a Rimini

La bioginnastica approda al Rimini Wellness

E ancora:

Guardarci allo specchio amando ciò che vediamo senza volerci cambiare: accogliere il tutto. Se valorizziamo di noi la parte perfetta e gioiosa anche le parti di ombra potranno assumere una Luce diversa: le paure diventano limiti ma non limitazioni, gli occhi vedono oltre e trovano la nota armonica che ci realizza…

Bioginnastica a Rimini Wellness 2019

Bioginnastica al Rimini Wellness 2019

Bioginnastica: i biotipi

Nella nostra diversità ciascuno di noi è accomunato da determinate caratteristiche fisiche e del sentire. Ciò all’interno della Bioginnastica ha un nome specifico: biotipo. I biotipi nella Bioginnastica sono quattro: Cerebrale, Bilioso, Sanguigno e Linfatico.

Ciascun biotipo rappresenta i diversi insiemi di caratteri morfologici, fisiologici e psicologici che formano la nostra costituzione corporea. In base a biotipo di appartenenza ciascun biotipo  tende a reagire in modo diverso, a dare risposte diverse e si manifesta a livello emozionale e posturale in un modo diverso.

La struttura di ciascun biotipo si modifica in base al mondo esterno con cui rapporta  e, di conseguenza, ne cambia costantemente anche la postura. Non esistono, in Bioginnastica,  biotipi puri ma spesso predomina un carattere, un segno distintivo e ciò dipende dalla storia evolutiva dell’essere umano.

Ecco le caratteristiche di ciascun biotipo e la relativa associazione con ciascun elemento, spiegato nel libro di Stefania Tronconi:

Cerebrale – Elemento Terra

Individuo magro, con il corpo cifotico o scoliotico, ripiegato per deficit muscolare, debole e pallido. Melanconico – nervoso, introverso, introspettivo, intuitivo, emotivo e sentimentale. Prevale la funzione recettiva. Simpaticotonico, ipertiroideo, astenico. Tende a stressare i reni.

Sanguigno – Elemento Aria

Individuo con buona massa muscolare soprattutto nel tronco, se fuori forma accumula grasso addominale e viscerale. Attivo, rubicondo, passionale, curioso, estroverso, loquace e mobile. Prevale la funzione riproduttiva. Anabolico, ipersurrenalico, stenico. Tendenza al grasso flaccido e alle patologie cardiocircolatorie.

Bilioso – Elemento Fuoco

Individuo magro ma con una muscolatura tonica e spesso rigida, scavato in volto. Forte, irritabile, orgoglioso, ha un forte senso della giustizia, leale, emotivo e permaloso. Catabolico, ipertiroideo, ipersurrenalico. Prevale la funzione reattiva. Tendenza all’accumulo di grasso compatto e a sovraccaricare il fegato.

Linfatico – Elemento Acqua

Individuo corpulento tendente all’obesità e al grasso flaccido. Flemmatico, pacifico, calmo, lento, pigro, apparentemente felice, adattabile e dipendente. Prevale la funzione nutrizionale. Ipersurrenalico, astenico, vagotonico, ha il metabolismo rallentato. Tende a ristagni catarrali per scarsa ossigenazione.

Bioginnastica: video

Bioginnastica di Stefania Tronconi

Questo è solo un accenno di ciò che è contenuto all’interno del libro Bioginnastica per il riequilibrio posturale bioenergetico di Stefania Tronconi.

Per scoprire il resto non vi resta che addentrarvi in questo mondo leggendo il libro e iniziando a praticare la Bioginnastica!

I conti con l’oste: l’autobiografia di una nazione e della necessità di non dimenticare le proprie radici

I conti con l’oste è un romanzo di Tommaso Melilli, edito da Einaudi, uscito nelle librerie il 18 febbraio.

Il libro, oltre ad essere autobiografico perché lo scrittore parla della sua esperienza vissuta oltre confine, è un ritratto della nostra società fatta di partenze verso nuovi mondi, speranze verso una vita migliore, viaggi verso l’ignoto, che non mancano di molti risvolti negativi come di quelli positivi.

Tommaso Melilli riassume così, in un paio di tweet, il focus del suo romanzo:

Ero un cuoco italiano a Parigi che non conosceva affatto l’Italia: me n’ero andato a vent’anni, facendo – come si dice – i conti senza l’oste.

Sono tornato a casa, e ho rimediato.

L'autore de Iconti con l'oste

Tommaso Melilli

E ancora lo scrittore, parlando della sua esperienza, ricorda due episodi che, negli ultimi anni, hanno segnato profondamente Parigi e non solo: la tragedia del Bataclan e l’incendio a Notre-Dame.

Ecco lo scrittore cosa ci dice ne I conti con l’oste:

La metà di noi era in servizio la notte del Bataclan, e uno di quelli ero io. Un mese fa ha preso fuoco Notre-Dame. Non mi rendo conto di quanto valga anche per le altre città, ma a Parigi le cose ogni tanto bruciano.

Tommaso Melilli decide di andare a Parigi per studiare letteratura ma, dopo qualche anno, si ritrova ad essere chef di un ristorante, un lavoro tranquillo ma che poi, in realtà si rivela tutt’altro che tranquillo perché tra locali in fiamme e ritmi senza sosta, lo scrittore si rende conto che, probabilmente, la tranquillità risiede altrove. Quell’altrove, probabilmente, è ubicato in quello stesso luogo che, vent’anni prima, ha deciso di lasciare perché ciò da cui fuggi, un pò perché non ti riconosci per come vorresti, spesso, è proprio ciò che ti caratterizza e che rappresenta ciò che sei.

Com’è lavorare nella ristorazione, da chef, a Parigi?

I conti con l’oste non è solo un romanzo autobiografico con focus sull’importanza di scoprire o essere ancorato alle proprie radici ma è anche un libro esplicativo sulla condizione lavorativa, vista e vissuta da chi non è del luogo.

Per farvi capire meglio citiamo un passo de I conti con l’oste:

Poi, ci siamo noi, cioè i ristoratori italiani emigrati a Parigi.

Tanto tempo fa, i francesi hanno inventato un sistema terminologico dispregiativo per definire i soggetti originari degli stati limitrofi. Come spesso accade con gli insulti di stampo nazionalista, sono forgiati sulla prima cosa diversa che si percepisce nell’altro, quindi cibi tradizionali, tratti del linguaggio, colore della pelle eccetera eccetera: per ovvie ragioni, un inglese era quindi rosbif, un portoghese un tos (per via di Portos, il moschettiere, ma anche bevanda alcolica), i belgi erano gli unici a essere chiamati semplicemente belgi, perché dal punto di vista francese essere belgi è già un insulto di per sé. I corsi, per esempio, li chiamavano les italiens. E siccome gli italiani, quelli veri, hanno sempre enormi difficoltà a pronunciare la “r” nel modo giusto quando parlano in francese, li chiamavano ritals, marcando molto la pronuncia.

Il romanzo di Tommaso Melilli è uno spaccato di vita mostrato con gli occhi di un migrante che ha scoperto il mondo dalle cucine e dalle osterie, oltre che viverlo come si vive un qualsiasi altro luogo. Il suo è un punto di vista originale che mostra un’esperienza di vita vissuta, portandoci a riflettere su molte questioni, a volte, dando anche delle risposte a quesiti che, per molti sono irrisolti o travestiti da illusione e sogno.

Tommaso Melilli: il romanzo

I conti con l’oste di Tommaso Melilli

In molti vi starete, forse chiedendo, come mai Tommaso Melilli abbia deciso di tornare.

I conti con l’oste si apre con due citazioni e in una delle due, probabilmente, è racchiuso il motivo che ha spinto lo scrittore a tornare in Italia.

Mi riferisco alla citazione di Joan Didion, contenuta nel romanzo, che recita:

Potrei dirvi che sono tornata perché avevo promesse da mantenere, ma forse è perché nessuno mi ha chiesto di restare.

Per avere conferma non vi resta che leggere il romanzo!

L’amore per Juan Vicente Piqueras racchiuso in tre poesie

Juan Vicente Piqueras è un poeta spagnolo contemporaneo. Figlio di agricoltori, ha vissuto in una casa in campagna in un piccolo villaggio di Los Duques de Requena, in cui non c’erano libri. Appena ha potuto, il poeta, ha deciso di conoscere il mondo, visitandolo.

Le poesie di Juan Vicente Piqueras sono dirette, semplici e senza eccessivi giochi di parole. Le sue poesie raccontano di vita, di sentimenti, di amore e di malinconia.

Abbiamo deciso di portarvi all’interno del suo mondo poetico, riportando tre poesie d’amore tratte da Vigilia di restare (2017) pubblicate da Multimedia Edizioni, per farvi conoscere un poeta che merita di essere letto e conosciuto.

Oceano Nuziale

Questa storia comincia molto prima di noi.

Ci sono volute età di dolore e d’oro,

di pietra e di acqua antica, glaciazioni,

battaglie e lamenti, secoli, soffi,

una sera di marzo all’Isla Negra,

caverne, vulcani, libri, guerre, aquile,

stelle, formiche, ponti, labbra, tunnel,

poesie, caramelle, Carmen, rose

che Luis rubava per regalarle a te.

 

Ci sono voluti mari manoscritti,

madri che ci hanno allattato, tempeste,

tori di neve, navi, nubi, foglie

che cadono al suolo in un giardino in Cile

quando nessuno le vede,

miserie e miracoli, per giungere qui,

sulle sponde di questo oceano nuziale,

del vostro amore che sta ricominciando.

 

Ci sono volute, persino,

cose che non c’era bisogno che accadessero:

tiranni, per esempio,

che non sanno, poverini, che l’amore li tollera e li usa per diventare più forte,

e che laddove seminano la loro impotenza,

il seme putrefatto del non posso,

la vita riesce a far crescere, nella sua pazienza,

la rosa regalata del sì voglio.

Questa storia comincia molto prima di noi,

e non ha fine.

 

Ci è mancato poco che non accadesse, e tuttavia

è accaduta, siamo qui, a battezzarci

nelle acque benedette

del vostro nostro oceano nuziale.

 

Oggi la vita è un sì. Ha senso.

L’amore, come il mare, non dorme mai.

E la marea cresce anche se nessuno la guarda.

Avete attraversato anni, paesi, pagine

per arrivare qui. E tanti auguri.

Juan Vicente Piqueras: poesie

Juan Vicente Piqueras

Decalogo della felicità

  1. Desiderare ciò che hai.
  2. Non avere tutto ciò che desideri.
  3. Baciare l’aria all’ispirare e all’espirare rendere grazie.
  4. Onorare padre e madre.
  5. Desiderare la felicità degli altri.
  6. Non dimenticare quello che ti circonda.
  7. Non mentire, o mentire con amore.
  8. Perdonare chi ti ha fatto del male e quelli a cui hai fatto male.
  9. Leggere buoni poeti.
  10. Cantare, ballare, ridere, amare quel che non serve a niente.

Questi dieci comandamenti si riassumono in due:

Ama ed esci da te stesso.

Ama e fà quello che vuoi.

 

Due nuvole

Una nuvola incontra un’altra nuvola,

si sposano e si mettono a piovere…

 

Questa è la storia dell’amore per mio padre.

Buon San Valentino!

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