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Il ballo delle pazze: il film di Mélanie Laurent

Il ballo delle pazze (2021) è un film di Mélanie Laurent ispirato dall’omonimo romanzo di Victoria Mas.

Il lungometraggio mostra la situazione dei manicomi in Francia durante il XIX secolo, periodo in cui la medicina iniziava a muovere i primi passi vero lo studio dei disturbi legati alla pazzia e collegati ad un mal funzionamento neurologico.

Il luogo in cui si svolge la pellicola è la Salpetriere, progettato nel 1656 dall’architetto Liberal Bruant su incarico del re di Francia Luigi XIV, che oggi è un rinomato centro ospedaliero universitario di Parigi.

Il ballo delle pazze: la recensione del film

Il film tratto dall’omonimo romanzo di Victoria Mas

La Salpetriere inizialmente era nata per altri scopi: era più precisamente una prigione, nel tempo si è trasformata in un manicomio in cui venivano rinchiusi coloro che potevano nuocere alla società e alla politica del tempo.

Molte delle persone che vi albergavano non erano realmente affette da disturbi mentali, erano semplicemente esseri umani che vivevano male e mal tolleravano i costumi del tempo e i codici comportali da seguire per “il quieto vivere” sia privato che pubblico.

Non era difficile trovare all’interno di questa struttura donne che volevano vivere più liberamente la propria vita non sposandosi o non potendo godere della stessa parità e dignità sociale al pari di un qualsiasi uomo, che decideva di intraprendere lo stesso percorso. Tali desideri, al tempo, venivano considerati folli.

Una malattia spesso diagnosticata, a quel tempo, era la malinconia, una follia senza febbre o furore, accompagnata da timore e da tristezza. Su questo periodo storico, sul concetto di follia, di malinconia e sul ruolo sociale e politico della Salpetriere ne ha parlato in modo dettagliato Michel Foucault, noto filosofo e storico della filosofia, nel suo libro Storia della follia nell’età classica (1961).

Ecco come descriveva il filosofo questo disturbo mentale nel suo libro:

Le cause evidenti della malinconia sono tutto ciò che fissa, esaurisce e turba gli spiriti; grandi e improvvise paure, violente emozioni dell’anima causate da trasporti di gioia o da violente emozioni dell’anima causate da trasporti di gioia o da vive impressioni, lunghe e profonde meditazioni su uno stesso oggetto, un amore violento, le veglie, e ogni veemente esercizio dello spirito, soprattutto se impegnato di notte; la solitudine, il timore, l’isterismo, tutto ciò che impedisce la formazione, la rigenerazione, la circolazione, le diverse secrezioni ed escrezioni del sangue, particolarmente nella milza, nel pancreas, nell’epiploo, nello stomaco, nel mesenterio, negli intestini, nelle mammelle, nel fegato, nell’utero, nei vasi emorroidali; per conseguenza, il male ipocondriaco, certe malattie acute mal guarite, soprattutto la frenesia, tutte le medicazioni o le escrezioni troppo abbondanti o soppresse, e quindi il sudore, il latte, le mestruazioni, i lochi, il ptialismo e la rogna.

In breve la malinconia era ovunque.

Il ballo delle pazze di Mélanie Laurent

Il lungometraggio che affronta la tematica dei manicomi nel XIX secolo

Il ballo delle pazze di Mélanie Laurent: trama del film

Protagonista della pellicola è Eugénie (Lou de Laâge), una giovane donna borghese, radiosa, piena di vita e di curiosità verso il mondo.

Sin da piccola scopre di avere una connessione speciale con il mondo metafisico: sente e vede gli spiriti dei defunti. Eugénie riesce a tenere nascosto il segreto fin quando una sera mentre sta spazzolando i capelli alla nonna, come è solita fare tutti i giorni, all’improvviso entra in trance e con sguardo assente inizia ad aprire dei cassetti, trovando un antico monile di famiglia.

Il gioiello era della nonna, che credeva di averlo perso da oltre quarant’anni, era un pegno d’amore che il marito le aveva regalato in gioventù. Quando la donna chiede alla nipote come avesse fatto a trovarlo, Eugénie risponde che gli ho la detto il nonno, morto da ormai tanti anni.

Da qui la decisione del padre di rinchiuderla a la Salpetriere soprattutto a fronte di richieste passate della figlia, che voleva frequentare caffè letterari e uscire da sola per la città. Atteggiamenti poco convenevoli per la società del tempo e che avrebbero potuto pregiudicare il buon nome dell’intera famiglia.

All’interno di questo manicomio la giovane entra in contatto con molte donne che come lei, che di insano hanno ben poco e inizia a rendersi conto che molte degenerazioni mentali sono causate stesso dalle “cure” che i medici assegnano. Molte donne recluse diventano delle cavie che vengono mostrate dai medici solo per alimentare un lustro accademico, come fossero animali da circo.

Questo messaggio è reso più chiaro durante il ballo che, una volta all’anno, si organizza alla Salpetriere in cui sani e folli si mascherano e si uniscono, confondendosi. Un’immagine che rende chiaro il confine labile, sottile e a volte impercepibile che intercorre tra normalità e pazzia.

Per scoprire il resto non vi resta che guardare Il ballo della pazze di Mélanie Laurent su Amazon Prime Video.

Il tocco del piccolo angelo: il noir di Fiorenza Pistocchi

È disponibile in libreria e negli store online “Il tocco del piccolo angelo”, il nuovo romanzo giallo/noir di Fiorenza Pistocchi edito da Neos Edizioni. Con il talento che le è proprio di restituire l’umanità e le atmosfere delle situazioni, la scrittrice affronta la metropoli, le sue inquietudini e la molteplicità delle sue relazioni.

Dalla penna di Fiorenza Pistocchi nasce una nuova protagonista: Linette, giovane, capelli crespi e occhi abbaglianti, con un passato doloroso. Con lei, l’autrice regala ai suoi lettori una guida sensibile che avvince e scompagina le carte dei luoghi comuni.

Afferma la scrittrice:

Ho avuto occasione di visitare il settore femminile di San Vittore e anche la residenza protetta per le carcerate con figli. Ho visto molte detenute giovanissime, belle, a cui si fa fatica ad attribuire un passato criminale. Ho voluto narrare la storia di una di loro, alla ricerca di una redenzione, tra mille dubbi e incertezze… anche alle prese con un omicidio.

Il romanzo è ambientato nella città di Milano.

Conclude l’autrice:

Lambrate e Crescenzago sono due quartieri, una volta di estrema periferia, oggi inseriti nel tessuto urbano milanese, che hanno caratteristiche interessanti: Lambrate, persa l’identità industriale, è diventato un polo artistico/creativo, mentre Crescenzago, in alcune parti riqualificato, è multiculturale, con pregi e difetti, in cui si può vivere il clima della Milano affacciata sul Naviglio della Martesana. Ho vissuto e lavorato in entrambi. A Lambrate vive Linette, la protagonista femminile, a Crescenzago vive Diego Perego, il protagonista maschile.

Il tocco del piccolo angelo: recensione

L’ultimo romanzo della scrittrice

Il tocco del piccolo angelo: la trama

Lambrate, periferia di Milano. Il corpo di una donna viene trovato sotto il viadotto della tangenziale.

Inizia un’inchiesta lunga e problematica dalla quale faticano a emergere i moventi dell’assassinio. Fra un sopralluogo, un interrogatorio e una perquisizione, il commissario Perego si imbatte nell’inatteso: la giovane Linette, che sta tentando di imbastire una vita normale dopo vicende di droga e prostituzione.

Il suo passato e ciò che si percepisce di lei però non combaciano, gli occhi trasparenti e l’attenzione per gli altri raccontano di una storia che ha preso una via sbagliata. Diego Perego ne resterà irretito, soprattutto quando la fragilità di lei si esprimerà in premonizioni e intuizioni imprevedibili.

Il tocco misterioso del piccolo angelo accompagnerà le vicende alla soluzione.

Fiorenza Pistocchi: biografia

Nasce a Savona, ha vissuto per molti anni a Milano, attualmente risiede a Pioltello.

In passato ha scritto pubblicazioni per bambini a carattere didattico per Signorelli, Juvenilia, DeAgostini, Atlas. Neos Edizioni di Torino ha stampato la serie di suoi romanzi gialli ambientati in Liguria, a Noli, un antico borgo nel quale agisce il suo personaggio, un vigile impegnato a risolvere delitti e misteri: Il destino disegna paesaggi di mare, 2014; Appuntamento a San Paragorio, 2015; Il tesoro del Transylvania, 2016; Le perle portano lacrime, 2017; La madre nell’ombra, 2019; Ossa sotto il castello, 2020.

È curatrice per Neos Edizioni delle antologie Natale a Milano 2016, 2017, 2018, 2019, 2020 e 2021. Quest’ultima in collaborazione con lo scrittore Gian Luca Margheriti.

A settembre 2018 è uscito il suo primo romanzo a sfondo storico: Il cuore tenace della lavanda, ambientato negli anni della Prima Guerra Mondiale (Neos Edizioni) e a novembre 2019 è stato stampato il secondo, I colori del buio (Neos Edizioni), ambientato a Pioltello tra il 1943 e il 1945, quando dalla piccola stazione del paese transitavano i convogli carichi di persone destinate ai campi di concentramento e di sterminio.

Ha scritto molti racconti, che si trovano in antologie tematiche di Neos edizioni, tra le quali, nel 2020, Nulla più come prima sul dopo-Covid19 e TutTo SotTo-Sotto mentite spoglie, raccolta di racconti noir ambientati in Piemonte.

La sua ultima opera è il romanzo giallo/noir Il tocco del piccolo angelo, uscito nel giugno 2021 per Neos Edizioni, ambientato a Milano, nel quartiere di Lambrate-Città Studi, dove ha abitato.

Terrazze terapeutiche. Colori e profumi della salute: un libro sull’importanza del verde terapeutico

Un oncologo e un vivaista raccontano le loro esperienze sulle terapie diversionali e il verde terapeutico.

Terrazze terapeutiche. Colori e profumi della salute, il libro sulla prima ricerca italiana condotta da un oncologo e un vivaista sui benefici del verde terapeutico in oltre 200 pazienti oncologici dell’Ospedale di Carrara e l’impatto sulla “farmaco- economia”, pubblicato il 20 settembre.

Terrazze terapeutiche. Colori e profumi della salute

Terrazze terapeutiche. Colori e profumi della salute

Due amici con lo stesso nome, Maurizio, lo stesso anno di nascita, 1956, gli stessi “umani” orizzonti e lo stesso ”pensiero laterale”. Lo sguardo rivolto a percorsi diversi oltre la strada più battuta, verso impegni, obiettivi e realtà nuove, come la loro esperienza sulle terrazze terapeutiche, sui bisogni dei pazienti, oltre l’assunzione di una compressa, raccontata ora in un libro: il concreto sostegno che il Verde ha dato ai malati oncologici nell’angosciante attesa della chemioterapia o dell’esito di una TAC e il risultato sulla riduzione del consumo di farmaci ansiolitici e degli anti-dolorifici al bisogno.

L’oncologo ha messo a disposizione le due terrazze del suo reparto ospedaliero, il vivaista il loro completo allestimento a verde e, insieme ad un selezionato gruppo di paesaggisti urbani, agronomi, farmacisti, psicologi, biologi, vivaisti ed oncologi, hanno trasformato le terrazze terapeutiche in una ricerca scientifica.

I benefici prodotti sulla salute dalla presenza di piccoli spazi verdi, come i terrazzi allestiti con piante e fiori dell’Oncologia di Carrara, assumono una valenza sociale: gli effetti positivi agiscono infatti su qualsiasi persona che ha il privilegio di poter godere di un angolo verde, non solo sui malati.

Dante per tutti vi aspetta al Castello D’Aquino caffè letterario di Grottaminarda

Continuano gli appuntamenti culturali di Dante per tutti, curato da Luca Maria Spagnuolo, al Castello D’Aquino caffè letterario di Grottaminarda. Il reading è fissato per oggi alle ore 20:30 previa prenotazione al 3209648749.

Protagonista è il Canto XXXIII dell’Inferno: l’incontro tragico e pietoso di Dante con il Conte Ugolino della Gherardesca.

Michelangelo Bruno, bartender del caffè letterario, nel pensare a quale cocktail abbinare a 5 personaggi dell’Inferno dantesco, al Conte Ugolino ha associato un Hot Toddy mirtillo e cioccolato perché è un drink caldo che si contrappone al contrappasso per analogia di Dante che lo condanna a vivere immerso nel ghiaccio.

Dunque se avete intenzione di entrare a 360° nel mood del XXXIII Canto non vi resta che scoprire e degustare questo drink.

Appuntamento con Dante per tutti al Castello D'Aquino caffè letterario di Grottaminarda

Appuntamento con Dante per tutti al Castello D’Aquino caffè letterario di Grottaminarda

Inferno di Dante: approfondimento del Canto XXXIII

Questo canto ha i suoi punti nodali nell’incontro con i cittadini di Pisa e di Genova, due città in cui Dante trova confermata il suo pessimismo sullo stato della civiltà comunale. Nati dalla necessità di creare una società più democratica e civile con un’economia più agile e moderna, questi due comuni si sono impigliati in una serie di guerre fratricide che, nel tempo, li fanno regredire verso costumi più vicini ai barbari. Le lotte tra fazioni sono tutte alimentate dalla bramosìa di potere e dal disprezzo verso il debole in cui vennero coinvolti degli innocenti.

Su questo sfondo cupo e violento si colloca anche l’ambientazione infernale del canto XXXIIIesimo, in cui nel Cerchio IX vi sono i traditori, che sono costretti a stare immobili. Ciò che appare agli occhi di Dante è un deserto di ghiaccio popolato di sole teste.

Qui è stato destinato a restare il Conte Ugolino che è rimasto e rimarrà eternamente chiuso nei limiti feroci della sua società e della sua storia, dominata da tradimenti, crudeltà, odio, brama di potere e guerra.

Ugolino, per Dante, rappresenta l’emblema della crudeltà e del male umano. Il deserto umano non è altro che il mondo di cui egli stesso è il frutto, dunque l’angoscia che lui patì e ora patisce in eterno non può far scaturire alcuna pietà per lui ma solo per i poveri innocenti travolti dalle sue passioni irrazionali.

L’episodio del Conte Ugolino si basa su due temi: quello della ferocia umana che rafforza le forme di ferocia che gli furono proprie in terra e l’altro tema è quello della vita affettiva in cui il conte diventa il concreto simbolo di una società che ha tra le altre anche la responsabilità di assassinare degli innocenti perché fu protagonista di una politica faziosa.

Tu dei per ch’i’ fui conte Ugolino,

e questi è l’arcivescovo Ruggieri:

or ti dirò perché i son tal vicino.

Che per l’effetto de’ suo’ mai pensieri,

fidandomi di lui, io fossi preso

e poscia morto, dir non è mestieri;

però quel che non puoi avere inteso,

cioè come la morte mia fu cruda,

udirai, e saprai s’è m’ha offeso.

Per scoprire il resto non vi resta che partecipare a Dante per tutti!

Una casa editrice italo-tedesca pubblica un romanzo femminista in francese e in italiano

Fondata nel 2006 dalla scrittrice napoletana Lodovica San Guedoro e dallo scrittore tedesco Johann Lerchenwald,  la casa ha recentemente integrato Carlo Maria Steiner, autore mitteleuropeo nato e cresciuto in Italia.

Un melting-pot che sfocia in pubblicazioni in italiano e tedesco, per una struttura con sede a Monaco di Baviera. Inoltre questa casa editrice, mutuando il suo nome dall’ultimo romanzo, incompiuto, di Thomas Mann, si chiama  Felix Krull Editore. La sua ultima pubblicazione è particolarmente rappresentativa del suo programma letterario: S’io fossi foco, di Lodovica San Guedoro, un romanzo allegorico che denuncia gli stereotipi femminili con sagacia e severa ironia, rompendo un po’ di più i confini europei. L’opera, definita complessa dalla stampa italiana, non è certo un testo classico.

Lodovica San Guedoro, S'io fossi foco 

Lodovica San Guedoro, S’io fossi foco

Lodovica San Guedoro: biografia

Lodovica San Guedoro è nata a Napoli da genitori siciliani. Il padre, vissuto da ragazzo a Parigi,  era docente di Lingua e Letteratura francese, la madre, di Siracusa, insegnante di Lettere. Numerose le sue permanenze a Parigi, a partire da quando il padre faceva ricerche alla Bibliotèque Nationale. A Napoli Lodovica ha frequentato le elementari e le medie, a Roma il liceo e l’università, partecipando ai moti studenteschi come simpatizzante dell’estrema sinistra. Successivamente è stata nel collettivo femminista ultra di via  Pompeo Magno.

In questo libro, recita l’abstract,  l’autrice scatena senza pietà le fiamme della sua collera sul mondo in rovina: un mondo sempre più folle e colpevole, sempre più turpe e indegno! Ma, con una originale inversione, toglie il primato della colpevolezza agli uomini per darlo alle donne, a quelle donne che, invece di aspirare a liberarsi e con sé stesse a liberare l’umanità, oscenamente si compiacciono di perpetuare e portare all’esasperazione le caratteristiche e i comportamenti che un tempo furono loro imposti dalla perversione maschile.  S’io fossi foco, spiega la San Guedoro, è un combattimento con la morale del Tempo, un attacco frontale e radicale alla pornografia, alla mercificazione del corpo femminile in tutte le sue gradazioni e manifestazioni, come pure alla dilagante manipolazione dei cervelli  femminili (e maschili),  viste come chiave di volta di tutta l’immoralità, la falsità, la tristezza e l’oppressione che caratterizzano la nostra epoca.

Una particolarità di rilievo: il testo italiano è intervallato da molteplici episodi epistolari… in francese.

Corrispondenza tra Francia e Germania

La sostanziosa  parte francese, costituita dallo scambio epistolare tra l’io narrante e un suo cugino parigino, è una seconda melodia contrapposta e talvolta intrecciantesi con la prima, che ha la funzione di un cambiamento di paese, di tempo e di atmosfera e dà ossigeno anche al lettore. L’opera infatti è stata scritta per lo più  durante il duro tempo della pandemia e i due cugini rischierebbero di soffocare, lui in Francia e lei in Germania, dove vive, se non si sfogassero e consolassero a vicenda.

Afferma Lodovica San Guedoro:

Le lettere hanno dunque il valore di una testimonianza sincera di quello che si poteva sentire, pensare e soffrire in privato ai tempi del Corona. Poiché le lettere scritte da mio cugino sono espressione dello spirito, dell’acutezza e dell’intelligenza francesi, ho  deciso di non tradurre il carteggio in italiano. Va ricordato che una volta il francese era la lingua universale dell’Europa colta.

E così in S’io fossi foco  ritroviamo Picasso che voleva fare il ritratto a un bambino e il bambino che rifiuta,  o il Lapin Agile, il celebre cabaret di Montmartre dove s’incontravano Max Jacob, Picasso e Blaise Cendrars ed è sfilata tutta la bohème artistica del primo Novecento.

Dio odia le donne di Giuliana Sgrena: lo sguardo di una donna atea

Dio odia le donne (2016) di Giuliana Sgrena, edito da Il Saggiatore, è un libro che analizza, da un punto di vista ateo, il rapporto tra religione e mondo femminile.

La scrittrice si sofferma particolarmente sulle religioni monoteiste, l’intenzione dell’autrice non ha la pretesa di esaurire un argomento così vasto ma desidera sollevare un dibattito, soprattutto in un momento particolare come il nostro, in cui la crisi dei valori conduce ad un bisogno esasperante di spiritualismo e che, molto spesso, sfocia nei fondamentalismi a scapito di spiritualità più moderate.

Se pensiamo al concetto della spiritualità e lo incanaliamo all’interno delle religioni, ragionando criticamente e oggettivamente, ci si rende conto che le religioni di moderato nelle loro ideologie hanno ben poco.

Giuliana Sgrena si sofferma nell’osservare come la sudditanza e l’espiazione appartengano prevalentemente alle donne, basti pensare ad Eva.

Perché sono solo le donne a dover espiare? Perché i credenti – in base alla Bibbia – ritengono che il male sia una conseguenza del peccato originale. Ed essendo stata Eva a cadere in tentazione e a mangiare il frutto proibito offerto poi a Adamo, è la causa di tutti i mali.

Il libro mostra come le donne vengono oppresse dall’integralismo dei tre monoteismi, che seppur diversi in molte pratiche e credenze, tendono a limitare e cancellare i loro diritti.

In Dio odia le donne più volte viene menzionato, ad esempio, l’emancipazione dal velo che costituisce un elemento sociale per poter cercare un lavoro e quindi di una vita indipendente dignitosa e non subalterna.

Non bisogna guardare molto lontano o ad altre religioni, basti pensare allo svuotamento progressivo della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, agli anatemi sull’aborto e alla sempre eterna condanna verso ogni forma contraccettiva.

Dio odia le donne di Giuliana Sgrena

Copertina del libro di Giuliana Sgrena

Dio odia le donne: trama

Dio odia le donne pone l’accento sull’importanza e la stretta connessione vigente tra società e religione e già dall’inizio del libro, infatti, si parte con un paradosso.

Siamo nel 1954, a parlare è una bambina, Giuliana Sgrena da piccola, che frequenta le elementari in una scuola pubblica. Il padre era stato partigiano, all’epoca non era una cosa apprezzata.

Suor Natalina, sua maestra, non condivide l’orientamento politico del padre o ciò che avesse fatto, per lei è semplicemente comunista. Questa sua disapprovazione si manifesta attraverso azioni collettive attuate in classe dalla maestra quindi sulla bambina che osserva con queste parole ciò che quotidianamente le accade:

A me piaceva andare a scuola e studiare, ero anche la prima della classe, ma ogni volta che entravo in aula mi sentivo male: la suora faceva sempre recitare una preghiera prima dell’inizio delle lezioni (mattino e pomeriggio) e chiedeva a tutti i bambini di pregare per me.

Per me che, secondo la maestra, vivevo in un inferno, che avevo per padre il diavolo in persona. Era un incubo per una bambina di sei anni. Io stavo bene con la mia famiglia, avevo un buon rapporto con mia madre – probabilmente solo una vittima secondo la maestra, che infatti non infieriva mai contro di lei – e anche con mio padre; come poteva essere un demone? L’essere comunista non gli aveva mai impedito di mandarmi a scuola dalle suore e nemmeno di battezzarmi, anche perché senza battesimo sarei stata discriminata.

Dio odia le donne si snoda come una sorta di “romanzo enciclopedico” in cui vengono unite esperienze personali a citazioni e dettami religiosi. Questo tipo di lavoro fatto dalla scrittrice serve appunto per indurre ad un ragionamento critico. Il suo vuole essere un invito a soffermarsi non solo sui paradossi religiosi ma sull’influenza che questi hanno nella società tutti indipendentemente che si abbia o meno un orientamento religioso e non lo si abbia affatto.

Termini Book Festival 2021: la seconda edizione

Dopo il successo della prima edizione, dal 2 al 4 settembre a Termini Imerese (PA) presso il Giardino dell’Annunziata (via S. Orsola) torna il Termini Book Festival 2021, la kermesse letteraria ideata e diretta dallo scrittore termitano Giorgio Lupo insieme al direttore tecnico Emanuele Zammito del ristorante sociale “Tocca a tia”.

Dichiara Giorgio Lupo:

Nella seconda edizione abbiamo mantenuto la formula che ha decretato il successo della prima: grandi scrittori e storie da raccontare e grandi artisti che con il loro talento declineranno l’amore per il bello, attraverso le loro performance.

Gli autori e le autrici ospiti dell’edizione 2021 del Termini Book Festival saranno:

  • Maria Elisa Aloisi, vincitrice del Premio Tedeschi Giallo Mondadori nel 2021;
  • Barbara Bellomo autrice Salani.
  • Scilla Bonfiglioli autrice Mondadori pluripremiata. Scrittrice tra gli altri del capolavoro La Bambina e il nazista (Mondadori), tradotto all’estero e vincitore del Premio internazionale Pegasus Letterary Awards;
  • Marika Campeti che attraverso il proprio struggente e bellissimo romanzo farà conoscere la disumanità dei campi profughi turco-siriani;
  • Franco Forte, direttore editoriale di Giallo Mondadori – Urania e Segretissimo e autore di numerosi best sellers tradotti in tutto il mondo;
  • Antonio Fusco, uno dei giallisti più famosi d’Italia (Giunti), creatore del commissario Casabona; Diego Lama, vincitore del Premio Tedeschi- Giallo Mondadori 2015, padre del commissario Veneruso;
  • Simona Lo Iacono, già candidata al Premio Strega, autrice Neri- Pozza;
  • Fabiano Massimi, autore Longanesi e Mondadori, vincitore del Premio Tedeschi 2017, tradotto in vari paesi esteri;
  • Roberto Mistretta, autore Mondadori, vincitore del Premio Tedeschi 2019;
  • Tea Ranno, autrice Mondadori, tradotta all’estero;
  • Gaetano Savatteri, autore Sellerio. Dai suoi romanzi è stata tratta la serie RAI Makari, con Claudio Gioè;
  • Gaudenzio Schillaci, scrittore, membro fondatore del collettivo Sicilia Niura, una delle realtà culturali più interessanti nel panorama letterario siciliano;
  • Giusy Sciacca autrice di racconti, romanzi e testi teatrali. È ideatrice e curatrice del Premio Nazionale di Poesia Sonetto d’Argento Jacopo da Lentini;
  • Annalisa Stancanelli, scrittrice siracusana creatrice di Morfeo, un cattivo letterario memorabile, autrice Mursia e Newton Compton;
  • Salvo Toscano, uno dei più bravi scrittori siciliani, pubblica con Newton Compton;
  • Vincenzo Vizzini, vicedirettore della Writers Magazine Italia, autore Mondadori.

Termini Book Festival 2021: la seconda edizione

Ricco palinsesto anche quest’anno per la nuova edizione. Sul palco si succederanno artisti del calibro di Stefania Bruno, la Sand Artist più famosa d’Italia; il gruppo folkloristico Eurako (con oltre 600 spettacoli all’attivo e varie tournée all’estero) e l’ASD The Factory, scuola di danza della coreografa e ballerina Marika Veca, che vanta importanti collaborazioni internazionali. Inoltre, sarà presentato l’inno della manifestazione, scritto e prodotto da Salvo Taormina, compositore e autore di talento e cantato dal vivo da Federica Neglia.

Ma il Termini Book Festival 2021 offre anche delle novità, arricchendo la manifestazione con la collaborazione del Liceo Classico Gregorio Ugdlena, che mirerà a “contaminare” i due ambienti in modo che “il Festival entri a Scuola” e “la Scuola entri nel Festival”.

In particolare, i percorsi saranno due: la mattina alcuni autori ospiti della kermesse terranno workshop sui mestieri della scrittura e su quella creativa; la sera i ragazzi del Liceo modereranno alcune presentazioni di testi che avranno letto durante il periodo estivo.

Termini book festival 2021

Termini book festival 2021

Il Termini Book Festival quest’anno sosterrà l’associazione umanitaria Support and Sustain Children ONLUS (il cui fine è portare aiuto ai bambini e alle popolazioni colpite da guerre e/o gravi calamità sul confine turco-siriano) e donerà i libri usati durante le presentazioni alla Biblioteca Sociale Veni Creator Spiritus (luogo della parola scritta nato dall’intuizione del sociologo Pietro Piro e cresciuto con le donazioni di libri, provenienti da tutta Italia).

Durante la serata finale di sabato 4 settembre, presentata dalla giornalista Cristina Marra, anima e motore di numerosi festival letterari italiani, saranno premiati i primi tre classificati del Premio Termini Book Festival, contest letterario organizzato in collaborazione con la rivista Writers Magazine Italia, che quest’anno ha visto la partecipazione di 170 racconti provenienti da tutta Italia, valutati in parte dalla pre-giuria attenta e preparata formata da Eleonora Battaglia, Rosalba Costanza, Alessandro Miceli e Simona Godano.

La giuria sarà composta dagli autori e dalle autrici ospiti del Termini Book Festival 2021, dal direttore artistico e scrittore Giorgio Lupo e dai vincitori ex aequo della prima edizione del contest, Jacopo Montrasi e Massimo Tivoli. Interverranno alla serata anche gli scrittori Alessandro Buttitta, Rosalba Costanza, Pietro Esposto, Fabio Giallombardo e Gianmario Sacco, che presenteranno con una veloce e innovativa formula i propri romanzi.

Gli incontri della kermesse letteraria saranno moderati dagli scrittori Eleonora Battaglia, Rosalba Costanza, Nina Nocera, Rosario Russo e dalla professoressa Eleonora Lo Bue.

Il Termini Book Festival 2021 è realizzato grazie al gratuito patrocinio del Comune di Termini Imerese e ai mecenati Antonio Bellaville (Bellaville Solutions), Filippo Costanza (Mc risparmio), Giuseppe Genovese (Gruppo Genovese), Francesco Marramaldo, Fabrizio Melfa (Mediaging clinic), Giuseppe Veca e Sara Assicurazioni.

Ingresso gratuito, su prenotazione – tramite WhatsApp 3357606132 – fino ad esaurimento posti.

Per accedere alla manifestazione è necessario esibire il green pass con annesso documento di identità.

La manifestazione sarà trasmessa in diretta streaming tramite il canale Facebook di TeleTermini WebTv.

Dante per tutti: nuovo appuntamento al Castello D’Aquino

Continuano gli appuntamenti con Dante per tutti al Castello D’Aquino caffè letterario di Grottaminarda.

Il prossimo incontro è previsto per domenica 18 luglio alle ore 18:00, in cui è prevista la lettura con commento del Canto XIII dell’Inferno insieme a Luca Maria Spagnuolo. Il reading con successivo commento approfondirà l’incontro nella selva dei suicidi con Pier delle Vigne, il cancelliere di Federico II.

Struttura dell'Inferno dantesco

Struttura dell’Inferno dantesco

Dante per tutti propone il Canto XIII

Il Canto XIII ci conduce nel VII cerchio all’interno del II girone in cui sono relegati i suicidi. Ci troviamo all’interno di una selva allucinante, popolata da cagne feroci che corrono tra alberi contorti, su cui nidificano le mostruose Arpie. Questi alberi non sono altro che le anime dei suicidi che sono costrette a vivere immobili e senza possibilità di movimento.

La prima impressione che ha Dante è un sentimento di sgomento. La cornice di questo Canto, descritta dal Sommo Poeta, prende spunto da credenze medievali che raccontano di fantasmi, eventi diabolici e fenomeni terrificanti. Questo sfondo incornicia il protagonista, per eccellenza, di questo Canto: Pier delle Vigne, un personaggio di rilievo nella vita culturale e politica durante l’impero di Federico II.

Lui aveva servito sempre con onore e fedeltà il suo Imperatore oltre ad essere uno di quegli scrittori e poeti che, oggi, annoveriamo tra gli intellettuali della scuola siciliana.

Pier delle Vigne attraverso il suo processo, la sua condanna e il suo suicidio mostra da diverse prospettive la fragilità umana.

Dante si avvicina a questo personaggio per diverse ragioni. La prima è quella relativa al gesto di decidere di togliersi la vita. Gesto che per il Sommo Poeta deve essere indagato.

La seconda riguarda le affinità intellettuali dei due: entrambi si sono formati nella stessa scuola, con gli stessi tesi e gli stessi autori. Entrambi sono stati degli intellettuali politicamente attivi e colpiti da una condanna.

L’unica diversità è rappresentata dal diverso ambiente sociale vissuto da ciascuno. Pier delle Vigne ha vissuto all’interno di una corte imperiale in cui mentre si ha stima della posizione culturale e dell’attività letteraria, dall’altra si pretende fedeltà assoluta e senza remore.

Dunque il suo ruolo principale è stato quello di essere un mero esecutore del volere dell’Imperatore e in cui non è consentito un potere attivo di incidenza sui fatti. Dante invece è il figlio della civiltà comunale in cui tutti i partecipanti hanno un posto e un ruolo autonomo a livello politico e sociale e dove non ci sono sommi capi carismatici.

5 drink per 5 personaggi dell'Inferno dantesco

Pier delle Vigne abbinato ad Cocktail Casino

Io son colui che tenni ambo le chiavi

del cor di Federigo, e che le volsi,

serrando e diserrando, sì soavi,

che dal secreto suo quasi ogn’uom tolsi;

fede portai al glorioso offizio,

tanto ch’i ne perde’ li sonni e’ li polsi.

L’animo mio, per disdegnoso gusto,

credendo col morir fuggir disdegno,

ingiusto fece me contra me giusto.

Per le nove radici d’esto legno

vi giuro che già mai non ruppi fede

al mio segnor, che fu d’onor sì degno.

Pier delle Vigne: breve approfondimento

Pier delle Vigne è un funzionario fedele, accorto e saggio che trova il segno positivo della sua nobiltà attraverso il suo lavoro per Federico II svolto con rigore e devozione per il suo sovrano, che a sua volta lo gratifica.

Proprio per la sua totale dedizione non accetta quando il suo Imperatore dubita della sua fedeltà. Questa insinuazione è così grave, per Pier delle Vigne, che moralmente non riesce a trovare la forza per reagire e decide di suicidarsi. Vivendo infatti il rapporto con abnegazione totale con il sovrano, come se fosse un Dio terreno, la sua vita gli sembra inutile soprattutto per l’onta morale subìta è da ciò si evince la mancanza di libertà individuale del protagonista di questo Canto che vive per ciò che fa e non per ciò che egli è a prescindere dal suo ruolo lavorativo. Il suicidio dunque diventa per Pier delle Vigne una logica conseguenza a fronte di un modo scorretto di vivere la realtà.

Attraverso questo gesto estremo ha creduto di sfuggire al disprezzo, commettendo questo gesto contro natura. Infatti Pier delle Vigne nutre ancora dopo la morte quel desiderio di riscatto terreno, infatti invita i suoi interlocutori (Dante e Virgilio, qualora dovessero ritornare nel mondo dei vivi a rivendicare il suo buon nome, riconfermando la sua fedeltà al suo sovrano.

Per scoprire maggiori approfondimenti e nuove suggestioni letterarie del Canto XIII dell’Inferno non resta altro che prenotarvi al seguente numero: 334 947 46 73.

Per ritornare all’appuntamento di Dante per tutti previsto al Castello D’Aquino caffè letterario di Grottaminarda, in occasione di questa lettura vi consigliamo di sorseggiare un Casino che, insieme a Michelangelo Bruno, abbiamo associato al personaggio di Pier delle Vigne.

Un drink che sembra non possedere un’anima perché prende spunto da diverse composizioni di cocktail ma invece al gusto mostra la propria struttura organolettica e grande personalità.

Buona immersione culturale!

Incastri imperfetti: il coraggio di essere donna e spezzare le sbarre

Incastri imperfetti è il primo libro di Ludovica Russo, presentato a Caserta, a Palazzo Paternò, con Luigi Ferraiuolo, Marilena Lucente, Piero Grant. Interventi a sorpresa del prefetto di Caserta Raffaele Ruperto e della saggista internazionale Loretta Napoleoni

Giunta all’altare spezza le sbarre della gabbia dei formalismi e delle costrizioni borghesi e ha il coraggio di cambiare tutto, perché sa scegliere. Ha imparato a scegliere. È una delle chiavi di lettura dei cento frammenti di «Incastri imperfetti», il primo libro di Ludovica Russo, venticinquenne dottore in giurisprudenza, che mentre si avvia sulle orme dell’avvocatura trova il tempo di dedicarsi alla letteratura, la sua passione fin da piccola, per scoprire «Le impronte che i sentimenti lasciano nell’animo umano».

Tenutasi nella magnifica cornice di palazzo Paternò, nel cortile giardino dell’antica dimora nobiliare nel centro di Caserta, la presentazione del volume, una delle prime post pandemia, è stata presa d’assalto dalle amiche di Ludovica Russo e dai curiosi.

Incastri Imperfetti di Ludovica Russo

Incastri Imperfetti

Spiega Ludovica Russo:

Sono sempre alla ricerca della verità, assolutamente della verità: è il mio imperativo.

Non a caso nel libro, edito da Graus, racconta che, senza volerlo, ogni giorno raccontiamo piccole bugie, anche innocenti, anche per essere cortesi. Invece deve vincere la verità se si vuole essere in pace con se stessi.

I frammenti – più o meno lunghi – sono un caleidoscopio di emozioni, frutto del diario personale della giovane autrice ma anche delle riflessioni e delle emozioni che ha messo in fila durante il Covid. Proprio durante la malattia che l’ha colpita ed è divenuta fattore scatenante della sua scrittura, anche pubblica.

L’incontro si è sviluppato come un dialogo tra la giovane scrittrice, Luigi Ferraiuolo, giornalista e saggista; e Marilena Lucente, scrittrice e docente di lettere.

Ma ci sono state anche le letture del giovane ma già affermato attore Piero Grant e le incursioni tra il pubblico, folto e ricco di personalità. Infatti, pungolati dal moderatore, sono intervenuti il prefetto di Caserta Raffaele Ruperto; l’analista internazionale Loretta Napoleoni, ospite di Caserta in questi giorni; ma anche una amica di Ludovica, Simona, che ha confermato di essersi rivista – come i giovani della generazione 2020 – nel libro e nelle emozioni suscitate da Ludovica. Presente, tra il pubblico, anche il Sindaco di Caserta, Carlo Marino.

Incastri Imperfetti è anche una storia d’amore, verso sé stessi: un romanzo di formazione; ma anche verso gli altri. Non a caso è dedicato ai lettori. Al viaggio che faranno, confrontandosi con una ragazza perfetta del mondo 2020: quelle che si sono scoperte nella pandemia. Un caso più unico che raro.

La porta del cielo di Maria Luisa Alesina

La porta del cielo è un romanzo di Maria Luisa Alesina. Il romanzo parla di un amore sbocciato a Salice Terme sul finire degli anni ’50  tra Viola, una giovane studentessa liceale e un maestro di musica jazz bolognese, leader di un gruppo di musicisti emiliani.

La colonna sonora del romanzo e dell’amore dei due protagonisti è scandito dalle note di di Gershwin, Cole Porter, Hoagy Carmichael, Irving Berlin.

Maria Luisa Alesina induce attraverso i pastelli di una primavera di Monet. Un declinare estivo che scorre sui crinali che volgono sulle terme ove la memoria induce ad una letteratura elegante composta di soffi, refoli di spire ventose e palpiti lunari. La porta del cielo è un ingresso che introduce ad una memoria giovanile dove le trasparenze calano sinuose sui profumi serali prodromici ad una letargia notturna.

la porta del cielo

la porta del cielo

La porta del cielo: recensione

Viola, la protagonista, esprime un’emozione pagana volta a ritmi emotivi di un amore compiuto nel suo nascere. È un procedere lieve dove i sentieri conducono ad una confessione priva di presenze, testimoni, come l’acqua di una roggia che titilla lieve sui piedi bagnati in una notte di mezza estate. Passeggiate su sfondi chiari protette da ombrelli di organza ove il sole peregrino ed estraneo comunica un nuovo sorgere e le campagne abbaiano nel loro vociare quotidiano.

È come la forza di una memoria dipinta su tela che porta a un altro quando. Il romanzo si sviluppa come una voce di soprano limpida priva di ingerenze storiche, ma pulita come un sentimento mattiniero. E sullo sfondo… la bella estate che concupisce le prime memorie di amori, sentimenti e nostalgie in un mondo collinare fatto di incontri e pensieri sopiti. La verecondia e il pudore alimentano il cuore che percorre sentieri profumati e intimi, compresi nell’attesa di un amore corrisposto. Ma si sa che l’amore corrisponde a sé stesso, e Viola nel suo dipanare emotivo apre il cuore all’infinito nell’attesa di una epifania che manifesta la sua presenza nei colori e nell’arte di serate seducenti. Black Velvet, Beer Sangaree, ci si avvolge nei ritmi di I get a kick out of you di Cole Porter . L’orchestra suona dondolante, oscillando come lo swing impone, graffiosa e penetrante, insinuandosi nel cuore lasciando uno stigma selvaggio.

È il principio del dolore, Viola non vuole essere avvolta, ella è la custode delle proprie emozioni, il suo amore va deposto su un tabernacolo avvolto da incensi e mirra. “Nelle vicinanze del torrente Stàffora la brezza frusciava tra i salici e lungo i viali” è il principio di un incedere che conduce Viola Arcangeli all’ingresso delle terme.

Viola si inorgogliva di fronte a tanta bellezza e per lei, che amava quell’angolo di terra più di ogni cosa al mondo, la visione del paesaggio con i suoi mutamenti costituiva un’inesauribile fonte di gioia e un’esaltante continua meraviglia.

Il plot si dipana come un canone, un discanto corale tra i fruscii della collina di San Nazzano tra tigli e petunie.
Ma sono le ore del vespero quasi immanenti a una serata lieve a principiare i mutamenti che divengono i
sospiri di una “Rapsodia in blu” ed una voce lontana cala sui divani di una hall spiata dai primi bagliori lunari di Billie Holiday. I profumi della notte accompagnano la protagonista lungo i sentieri di casa in cerca di un ritrovo custodito e inviolato.

L’amore non si confessa, si vive attraverso la gioia pudica di un acquarello impressionista. Maria Luisa Alesina è Viola Arcangeli con i suoi diciott’anni non ancora compiuti e le volte leggere di una gonna plissè che volge alla note di Gershwin. Sono giornate interminabili custodite nell’opificio della memoria che Maria Luisa Alesina stringe forte con l’amore del ricordo, la mestizia agrodolce della maturità.

Vi è uno spirito Nietzschiano nelle cose condotto e generato dalle note di un grammofono; una voce lontana potente e suadente che richiama ai nostri inizi di una umanità ferita. È  il dolore mai consumato di Orfeo che si volge ad un perduta Euridice consapevole della ineluttabilità di ogni fine.
Alesina comprende nei ricordi un Renoir primaverile, impalpabile e semichiuso al declinare delle prime
ombre.

La notte si dissolve ai primi luccicori del sole ed ai propositi di vita e questa, come un leggero soffio vitale ci riporta alla bellezza mitologica di Leucotea, signora delle spume e delle onde, amore consumato nella eterna provvisorietà di un grande cuore. Se un dato emerge… è quello dell’infinita bellezza dell’Aleph, principio del tutto, privo di pause e terminazioni, ma solo la grande meraviglia di un amore sospeso e mai terminato.

Matteo Baron

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