film

Appuntamento al Cinema Partenio,
Avellino omaggia il regista Pino Tordiglione

Il 16 ottobre in occasione del secondo anniversario dalla scomparsa del regista Pino Tordiglione, presso il Cinema Partenio di Avellino alle ore 9:30 il Centro studi CE.S.A.T. e la PittiMovie Italia sotto il patrocinio di Alto Calore servizi s.p.a. organizzano una giornata dedicata alle scuole sul rispetto ambientale e su un uso corretto della nostra risorsa idrica. La giornata è dedicata ai ragazzi e ai professori della città di Avellino.

È previsto un dibattito al quale parteciperanno il sindaco di Avellino Gianluca Festa, il Provveditore agli studi di Avellino Rosa Grano, L’Amministratore Unico dell’Alto Calore Michelangelo Ciarcia e l’Amministratore Unico della PittiMovie Italia Enrico Tordiglione. Si proietterà gratuitamente a fine dibattito il film “Il Bacio Azzurro”, protagonista assoluto in tutte le scuole d’Italia. Arriveranno inoltre i saluti di due grandi enti idrici quali Acqualatina s.p.a. e Publiacqua s.p.a., promotori del film nelle scuole del territorio di appartenenza. La grande magia dell’acqua torna da dove è partita: ad Avellino.

“Il giovane Pertini, combattente per la libertà”,
il film di Assanti in uscita nelle sale italiane

Il film diretto da Gian Battista Assanti, “Il giovane Pertini, combattente per la libertà” è in uscita in tutte le sale cinematografiche italiane.

A partire dal 17 ottobre, la preziosa pellicola sarà distribuita dalla Genoma Films con il patrocinio del Centro Studi Pertini, della Fondazione Gramsci, della Fondazione Saragat, della Fondazione Turati, del Circolo Fratelli Rosselli e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Due anni di riprese, con protagonisti d’eccezione come Dominique Sanda, Gabriele Greco, Gaia Bottazzi e Massimo Dapporto per ricordare uno dei presidenti più amati nella storia della Repubblica. Nella pellicola anche apparizioni di nomi famosi della cultura e della politica fra i quali Valdo Spini. La colonna sonora, scritta e composta da Guido De Gaetano, tra i migliori allievi di Morricone, è stata registrata presso la Sinphony Radio Orchestra di Sofia.

Il film, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Stefano Caretti e Mario Degl’Innocenti, è stato selezionato dalla Camera dei Deputati per la celebrazione dell’anniversario della nascita del presidente-partigiano ed è candidato ai David di Donatello 2019 della Mostra internazionale del cinema di Venezia.

 

“Milano odia: la polizia non può sparare”,
il film cult raccontato da Paolo Spagnuolo e dal cast

Si può raccontare un’epoca attraverso un singolo film? A volte sì, soprattutto quando certe pellicole entrano a far parte del nostro immaginario quotidiano influenzando il linguaggio, i costumi e i suoni. Così è stato per il cinema poliziesco degli anni settanta e per uno dei film più importanti di quella stagione: Milano odia: la polizia non può sparare, datato 1974, con la regia di Umberto Lenzi e Tomas Milian, Henry Silva, Ray Lovelock come protagonisti. Il volume monografico che Paolo Spagnuolo dedica a questo film-cult è una vera miniera d’oro per gli appassionati di cinema.

Il progetto originale è stato discusso insieme al regista, poco prima che spirasse e gran parte dei materiali provengono dal suo archivio e da quello degli eredi della Dania Cinematografica, che lo hanno fornito in esclusiva. Tra questi: la sceneggiatura dattiloscritta, il soggetto, la documentazione sulla colonna sonora composta da Ennio Morricone, le fotografie di scena in originale (quasi tutte inedite), locandine, fotobuste. Completano il quadro racconti e interviste con il cast tecnico e con gli attori. Non mancano gli interventi di “nomi” legati al cinema come il regista Enzo G. Castellari, e i contributi di critici quali Davide Pulici e Gianmarco Diana, musicista ed esperto di colonne sonore.

Un lavoro di ricerca e documentazione che ricostruisce, anche attraverso aneddoti interessanti e divertenti, la storia di un’epoca del nostro cinema, adatto sia agli esperti che ai neofiti. Un viaggio in un film e in un genere che ancora oggi sono oggetto di culto in Italia e all’estero, come dimostrano le tante interviste rilasciate da Quentin Tarantino dove cita Milano odia tra i film che lo hanno maggiormente ispirato.

Tenk iù Globalizescion è un docufilm di Michele Vietri: il trailer

Tenk iù Globalizescion è un docufilm di Michele Vietri che ci mostra come la globalizzazione stia distruggendo i tratti distintivi di un luogo, facendone scomparire tradizioni e dunque identità culturali.

Il documentario nella sua semplicità fotografica porta lo spettatore a porsi numerose domande come: Con quali occhi osserviamo nuovi posti?, Come si vive turisticamente un luogo?, Che significato, oggi, diamo al viaggiare?

La risposta è unica: siamo il sottoprodotto della globalizzazione e della società social che ci vuole osservatori attenti e perfetti nella risoluzione dell’immagine da postare ma con memoria (emozionale) a breve termine.

S’inizia un viaggio o una qualsiasi attività fuori porta con la pubblicazione di un selfie turistico e si termina con il conteggio dei like ottenuti.

Fine del viaggio.

Tenk iù Globalizescion: il trailer

Tenk iù Globalizescion

Tenk iù Globalizescion non è una pellicola che guarda con romanticismo ai tempi in cui per fotografare c’era bisogno del rullino e dei tempi d’attesa necessari per vedere la fotografia, infierendo sulla modernità digitale che avanza e ci rende automi consapevoli.

Il documentario punta sul fatto che il nostro modo di approcciarci a ciò che ci circonda muta inevitabilmente anche l’importanza dell’ oggetto di nostro interesse.

Un esempio sono i merletti di Burano. Quest’antica lavorazione ha dato lustro e identità turistica ad un piccolo borgo, che è riuscito a vivere di luce non riflessa nei confronti di Venezia, grazie alla sua caratteristica lavorazione dei merletti e lo stesso lo si può dire anche di Murano per quanto riguarda la lavorazione del vetro.

Merletto antico di Burano

Merletti di Burano

Il merletto di Burano nasce all’interno delle case, in cui le mogli dei pescatori per dare una mano economica realizzavano questi lavori per venderli e arrotondare il salario. Non è un caso che molte lavorazioni di Burano si rifanno alla stessa trama delle reti usate per pescare.

Pian piano queste lavorazioni sono giunte in Europa e le merlettaie di Burano hanno iniziato ad avere una propria identità lavorativa e culturale.

Tenk iù Globalizescion: il trailer

Tenk iù Globalizescion di Michele Vietri

Oggi però le cose stanno cambiando a causa della globalizzazione: i turisti hanno il desiderio di portare a casa propria un souvenir in ricordo della tappa visitata. Molti visitatori, nella maggior parte dei casi, acquistano merletti dozzinali o creati in serie e spacciati per originali.

Ciò, purtroppo, è un fattore che dipende dalla globalizzazione che non tutela chi ancora lavora con gli strumenti di un tempo badando all’unicità e alla qualità di un prodotto, a discapito della quantità produttiva seriale che di tradizione racchiude ben poco.

Questo modus pensandi si estende ovunque c’è qualcosa di culturale da preservare. Se pensiamo alla nostra Irpinia, ad esempio la lavorazione del Tombolo di Santa Paolina che sta scomparendo, è un parallelismo simile dovuto a diversi effetti socio-culturali che però hanno come collante l’idea attuale di modernità e di progresso.

Appuntamento al Gaveli con Lontano da qui,
film d’essai di Sara Colangelo

Continuano gli appuntamenti al Gaveli multisala con i film d’essai: mercoledì 13 marzo verrà proiettato Lontano da qui (2018) di Sara Colangelo. La rassegna dei film d’autore è stata curata da Velia Giannuzzi e da Donato Cella e permette ai cinefili di avere un approccio meno convenzionale e più impegnato con film considerati di nicchia o che non sono stati distribuiti adeguatamente nei cinema della zona.

Lontano da qui è un lungometraggio che riesce a toccare varie tematiche come quella della disillusione sociale, della speranza perchè c’è sempre qualcuno capace di ovviare i qualunquismi, facendo la differenza.

La pellicola ruota intorno a Lisa Spinelli (Maggie Gyllenhaal), una maestra d’asilo mediocre con la passione per la poesia e dotata di una sensibilità interiore capace di scorgere il talento altrui. La maestra intravede delle potenzialità artistiche in Jimmy Roy (Parker Sevak), un bambino dell’asilo che ogni tanto sembra cadere in una sorta di trance e inizia a recitare poesie.

Lontano da qui di sara Colangelo

Lisa Spinelli e Jimmy Roy in Lontano da qui

Lisa Spinelli decide di spronare la capacità artistica del bambino, cercando di educarlo e in qualche modo di difenderlo da una società troppo superficiale per poter comprendere il suo talento.

Questa lotta ideale di Lisa la condurrà ad oltrepassare i limiti della sua professione e, molto spesso, si ritroverà sola e incompresa.

Cosa si nasconde dietro tutto questo ardore che sfocia in esasperazione e accanimento contro tutti? La disillusione che anima la maestra è nei confronti dell’età adulta o riguarda l’insoddisfazione di una vita personale che lei avrebbe voluto vivere in tutt’altro modo rispetto a ciò che è?

Per scoprirlo bisognerà guardare il film.

Lontano da qui locandina

Lontano da qui locandina

Lontano da qui riesce a mostrare allo spettore sia la speranza che la disperazione di alcune situazioni, senza mai cadere nel patetico o nello scontato.

Il lungometraggio si sofferma sulla poesia, genere letterario che oggi si apprezza sempre meno, perché sembra esserci poco spazio per l’immaginazione o per la sensibilità dell’effimero. È un lavoro cinematografico che vuole dare importanza alle pieghe della vita, analizzando le zone d’ombra e trasformandole in immagini disturbanti e malate.

La solitudine è sempre tempo passato con il mondo?

Sara Colangelo con Lontano da qui ha vinto il Premio per la Miglior Regia al Sundance Film Festival 2018.

Gaveli locandina

Gaveli d’essai locandina

Gaveli d’essai: prossimi appuntamenti

Ippocrate di Thomas Lilti: 2o marzo

L’incredibile viaggio del fachiro di Ken Scott: 27 marzo

La donna elettrica di Benedikt Erlingsson: 3 aprile

Troppa grazia di Gianni Zanasi: 10 aprile

Il complicato mondo di Nathalie di David e Stéphane Foenkinos: 17 aprile

 

Un valzer tra gli scaffali a San Valentino nei cinema

Un valzer tra gli scaffali è un film drammatico di Thomas Stuber. La pellicola mostra la vita ripetitiva e grigia di alcuni lavoratori della provincia tedesca, che passano la maggior parte del loro tempo tra gli scaffali di un supermercato. Le giornate scorrono monotone: i dipendenti finiscono di lavorare la sera tardi, hanno il tempo di tornare a casa per riposare qualche ora e riprendere nuovamente il lavoro. Le giornate sono uguali, si ha come l’impressione che il tempo non abbia più senso e che segua un flusso continuo e non scandito.

Quando arriva Christian (Franz Rogowski), un nuovo dipendente del supermercato qualcosa cambia e smuove il grigiore tra gli scaffali. Lui è un tipo introverso, silenzioso e dall’animo sensibile infatti Bruno (Peter Kurth), un altro dipendente si prende cura di lui, trattandolo come un figlio.

Christian per caso incontra lo sguardo di Marion (Sandra Huller), responsabile del reparto dolci ,e tra i due nasce una simpatia e di brevi incontri consumati davanti la macchina automatica di caffè. Marion è una donna a cui piace scherzare e provocare: i due infatti vivono la situazione in modo diverso: lui inizia a provare un sentimento profondo per la donna mentre per Marion, lui, è semplicemente uno svago da suo marito.

La donna, all’improvviso prende dei giorni di congedo dal lavoro per malattia e Christian inizia a sprofondare nella depressione perché non la incontra più a lavoro.

locandina di un valzer tra gli scaffali

locandina di un valzer tra gli scaffali

Come andrà a finire la storia tra Christian e Marion? Per scoprirlo bisognerà aspetteare il 14 febbraio, data d’uscita di Un valzer tra gli scaffali.

 

Copia originale: il film sulla vera storia di Lee Israel

Marielle Heller, dopo Kolma (2017), ritorna dietro la macchina da presa con Copia originale, un biopic sulla vera storia di Lee Israel, scrittrice e contraffattrice letteraria. Da una prima visione del trailer notiamo la vena ironica e cinica della protagonista.

Siamo nel 1991, a New York, Lee ha un carattere poco docile, la risposta sempre pronta e poco gentile, è una misantropa convinta ed ha un’amicizia profonda con l’alcool. L’insieme di tutte queste sue “qualità” la portano ben presto a perdere il lavoro. La donna è conosciuta nell’ambiente letterario e nessuno vuole assumerla per il suo caratteraccio.

Lee Israele (Melissa McCarthy) scopre, per caso in biblioteca, delle lettere autentiche di Fanny Brice, nota cantante statunitense, e cerca di rivenderle, riuscendoci. Questa fortuna casuale diventa il suo lavoro: la donna decide di scrivere delle lettere di personaggi noti e scomparsi, vendendole e spacciandole per originali. Ad accompagnarla in quest’ avventura da falsaria autodidatta c’è Jack ( Richard E. Grant), il suo unico amico.

Marielle Heller per la realizzazione di Copia originale si è ispirata a Can you ever Forgive me?, romanzo autobiografico di Lee Israel.

copia originale

copia originale

Copia originale è un film accattivante per la sua ironia e per il modo d’immortalare un tempo che sta cambiando: sono i primi anni ’90, iniziano a comparire le prime multinazionali che prendono il posto delle piccole botteghe. Le librerie hanno meno seguito e sono costrette a chiudere.

Lee Israel è una donna che deve reinventarsi per poter sbarcare il lunario, la scrittura è il suo unico talento e la sua unica fonte di guadagno. La donna è costretta a trovare un modo alternativo per guadagnarsi da vivere perché la società non le offre altra scelta. Il suo lavoro le permette di scrivere ma a nome di altri. Lee Israel riuscirà a perpetrare la sua attività o qualcosa andrà storto? Per scoprirlo bisognerà aspettare il 21 febbraio, data prevista per l’uscita di Copia originale.

Lo Zia Lidia Social Club
compie 16 anni di attività

Michela Mancusi, presidente dell’associazione cinematografica, presenta il programma dell’edizione 2019.

M.I.A. La cattiva ragazza della musica è il docufilm di Stephen Loveridge: il trailer

M.I.A. La cattiva ragazza della musica è un documentario firmato Stephen Loveridge, la pellicola è uscita nelle sale italiane il 20 gennaio. Il docufilm mostra il vero volto che caratterizza l’animo ribelle, le canzoni provocatorie e crude di M.I.A. (Mathangi Maya Arulpragasam), pop star controversa e tra le artiste più interessanti del panorama musicale contemporaneo.

La sua è una storia particolare: M.I.A. nasce a Londra il 18 luglio del 1975,  a sei mesi ritorna nello Sri Lanka. Arul Pragasam, suo padre, è un attivista Tamil (un movimento sovversivo che si batte per l’indipendenza della parte settentrionale  e orientale dello Sri Lanka). Con l’inasprirsi della guerra civile ed il pericolo annesso, M.I.A. ottiene il permesso di tornare a Londra come rifugiata. Questa esperienza unita alla sua passione per la musica le permette di esprimersi, diventando la star internazionale che la maggior parte di noi conosce.

Usando le sue parole:

Dovevo affrontare il fatto di essere diversa, ero un’immigrata. Nello Sri Lanka eravamo circondati dalla guerra civile e la musica era la mia medicina.

La maggior parte dei testi delle sue canzoni racconta della sua gente, di ciò che succede e che non si dice, della sua esperienza da rifugiata. M.I.A. La cattiva ragazza della musica è il titolo italiano del documentario ed è preso in prestito da una sua canzone: Bad Girls del 2012.

Chi sono le cattive ragazze? Da una lettura del testo si comprende che le bad girls sono donne indipendenti e forti, che vivono la vita per come vogliono e non per come gli altri si aspettano da loro. Sono ragazze che non hanno paura di cogliere l’attimo, vivendolo senza paura.

 

La locandina del documentario

M.I.A. La cattiva ragazza della musica non segue un continuum temporale perché lo spettatore, attraverso queste interruzioni, deve poter comprendere d’impatto la difficoltà che ha avuto la cantante nel mantenere un legame con la sua terra e le proprie radici. La particolarità e la bellezza che contraddistinguono il lungometraggio è il distaccarsi dallo scenario del classico docufilm musicale. Se vi aspettate un approfondimento della pop star attraverso la visione di video o immagini inedite dei suoi live, ne resterete delusi.

La pellicola mostra immagini truci sulle conseguenze che porta con sé la guerra, sinonimo di violenza e di disumanità. M.I.A. La cattiva ragazza della musica rivela la forza di una giovane donna che, in realtà, di bad girl ha ben poco, se non il fatto di voler raccontare senza metafore una condizione politica e sociale che di patinato ha ben poco.

Per darvi un’idea della musica di M.I.A. e di ciò che abbiamo detto a riguardo, vi mostriamo il video di Borders, singolo del 2015.

Se siete interessanti al tema immigrazione e accoglienza Dove bisogna stare, un altro documentario, potrà darvi molti spunti di riflessione a riguardo.

Buona visione!

Dove bisogna stare è un docufilm sull’accoglienza firmato Gaglianone e Collizzolli: il trailer

Daniele Gaglianone e Stefano Collizzolli portano sul grande schermo Dove bisogna stare, un docufilm che ha come protagoniste quattro donne impegnate nell’accoglienza volontaria. Il lungometraggio mostra in modo molto diretto l’altra faccia della medaglia sul tema dell’immigrazione.

L’immigrazione e la consequenziale accoglienza sono argomenti che, spesso, vengono trattati in modo superficiale, senza approfondire realmente la questione umanitaria che spinge uomini, donne e bambini ad intraprendere viaggi, spesso fatali, per poter respirare la libertà o almeno per assaporarla. Che cos’è la libertà? Vi ponete mai questa domanda? La maggior parte di noi la dà per scontata ma, purtroppo, non è per tutti così.

Dove bisogna stare affronta il tema dell’immigrazione e dell’accoglienza, conducendo lo spettatore nei centri sociali e nei rifugi provvisori, per mostrare la realtà e sfatare alcuni miti sulla questione.

Quali sono le problematiche burocratiche a cui ogni giorno devono far fronte gli operatori e i mediatori culturali per poter garantire la minima accoglienza a persone che non hanno più nulla? Cosa spinge un essere umano a diventare profugo, avventurandosi oltre i propri confini, rischiando tutto? Sicuramente non è il “benessere economico” che i mass media cercano di far credere.

Scena tratta dal film

Dove bisogna stare il documentario

Sull’argomento immigrazione e accoglienza si sono costruiti stereotipi e generalizzazioni che hanno e stanno, tutt’ora, generando insofferenza verso l’argomento. All’interno di queste dinamiche o “emergenze” ci sono interessi politici ed economici che non hanno come beneficiari diretti gli immigrati.

Dove bisogna stare non cerca di muovere le corde della pietà e della compassione ma vuole mostrare come si svolge, davvero, la realtà all’interno di queste situazioni umanamente precarie. Nella maggior parte dei casi l’Italia funge da “terra di passaggio” per andare in altri luoghi.

Un’altra  particolarità del docufilm è che i protagonisti sono due categorie che, per motivi diversi, hanno non poche discriminazioni sociali: gli immigrati e le donne.

Dove bisogna andare: protagonisti

Lorena, una pensionata di Pordenone, aiuta dei rifugiati pakistani e ci mostra come sia difficile vivere in condizioni così precarie, resistendo al freddo e non riuscendo ad avere assistenza medica.

Per lei:

Guardare un rifugiato negli occhi è un gesto politico, è un modo per ridargli il valore per metterlo al mondo

Elena, invece, vive in un piccolo paese vicino alla Val di Susa e ospita a casa sua un ragazzo che ha attraversato la frontiera, a piedi scalzi e con la neve, rischiando l’amputazione degli arti. Jessica è un’attivista ed è tra i responsabili del centro sociale Rialzo di Cosenza infine c’è Elena che vive a Como e cerca di dare informazioni pratiche ai profughi che ne hanno bisogno.

Foto tratta dal docufilm Dove bisogna stare

Tutte e quattro le protagoniste del documentario hanno in comune la forza e la determinazione che le spingono a combattere quotidianamente con situazioni complesse. Sono donne libere da preconcetti, motivate esclusivamente dalla voglia di aiutare chi cerca di riappropriarsi della propria vita. Il film porta a riflettere sul vero significato e valore che hanno le parole: accoglienza, solidarietà e pregiudizio razziale.

Dove bisogna stare verrà proiettato nelle sale il 17 gennaio.

Buona visione!

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