Cultura

“Tutta bianca”:
il video del singolo di Zerella

Il videoclip di “Tutta Bianca“, il nuovo singolo del cantautore irpino Ciro Zerella, è un video basico, concettuale: vuole comunicare che da un circolo di azioni che sembra inarrestabile può fiorire una diversa direzione. A girarlo, il regista avellinese Roberto Gaita, laureato in filosofia, già noto per il suo impegno all’interno dell’associazione cinefila Zia LidiaSocial Club.

Lo stesso regista spiega l’intento della sua opera che ruota attorno ad una massima di Sigmund Freud: “Una coazione a ripetere pare più originaria, più elementare, più pulsionale di quel principio di piacere di cui non tiene alcun conto”.

La ripetitività inquadrata di sghimbescio e la compulsione maniacale che ne deriva  divengono anonime azioni appartenenti, quindi, a chiunque. Lo stretto contatto con svariati elettrodomestici e oggetti di vario tipo aderiscono perfettamente ad un modello di coazione a ripetere sfociato poi nell’utilizzo della lavatrice nuova, elemento cardine del testo e quindi anche nel video. La lavatrice si fa metafora di quell’istinto di iterazione che sul lungo periodo collettivo non ha voluto farsi da parte per lasciare il tempo a elementi esterni alla propria serialità. La protagonista del video diviene legata indissolubilmente alla propria quotidianità e reiterazione di gesti tecnici da non avere più il tempo per sciupare la propria lavatrice nuova nella propria casa nuova. Ancora, la lavatrice è, per il suo movimento, la sintesi stessa della circolarità. La lavatrice si fa metafora di un eterno ritorno che non consente altri vettori. Eppure un’altra pulsione può essere re-introdotta nel corso storico e nel quotidiano della protagonista e contrastare la lavatrice come triplice metafora: si tratta del principio di piacere.

Nel video qualcuno, chissà dove, si sta adoperando per la re-immissione di tale principio. Mentre questo qualcuno innaffia e prima che i fiori si materializzino in modo surreale nel terzo dei tre lotti di azioni illustrati, vengono disseminati due loro indizi: il primo viene nascosto nel primo lotto di azioni (una borsa a fiori) e il secondo nel secondo lotto (una casacca a fiori). Data l’ambientazione domestica del video, si è scelto di utilizzare come strumento di ripresa un attrezzo casalingo: un cellulare, sempre tenuto a mano senza eseguire interventi sulla fotografia in post-produzione.

 

“C’è tempo”:
in mostra a Montoro le opere di Sara Pistilli

“C’è tempo” è il nome della personale di Maria Sara Pistilli, curata da Gerardo Fiore e Rita Alessandra Fusco, che verrà inaugurata il 27 settembre alle ore 18:30 presso il Complesso monumentale del Corpo di Cristo nel Borgo di Montoro.

La mostra in questione chiuderà il quinto ciclo di Montoro Contemporanea, una rassegna di mostre di pittura, scultura e fotografia che hanno come scopo quello di diffondere e far conoscere i vari artisti del territorio campano.

Sara Pistilli: mostra

Dipinto di Sara Pistilli

Maria Sara Pistilli: biografia

Maria Sara Pistilli nasce a Torre del Greco ma attualmente vive e lavora ad Angri. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Napoli è sempre stata vicina al mondo che gravita intorno all’arte. I temi principali delle sue opere sono caratterizzati da paesaggi impressionisti e da ritratti di donne che, a volte, sembrano vivere in un mondo ovattato e onirico.

Rita Alessandra Fusco nel testo di presentazione della mostra di Maria Sara Pistilli scrive:

Quando ci fermiamo a guardare una tela di Sara Pistilli accade una magia: i colori penetrano dentro di noi, piano piano, in maniera delicata, per poi diventare sempre più forti; così come i paesaggi svelati con calma e devozione e le figure che si stagliano qua e là, che sembrano appena ritornate da viaggi immaginati e lontani, ma che una volta guardati non riescono a non far parte di noi. Tutto è apparentemente calmo, immaginifico, disteso, ma un magma di vita è pronto ad esplodere. Lo sentiamo, lo percepiamo, è lì sulla tela e dentro di noi. È negli occhi e nel gesto d’arte della Pistilli e nei sogni sognati nel tempo e mai svaniti. Quando dipingere diventa un’urgenza, una necessità per l’artista, le opere arrivano prima di qualsiasi spiegazione. Sara lo sa bene e ce lo racconta ogni volta che pone il pennello sulla tela. Generosamente ci rende partecipi della sua vita, non quella vissuta ma quella da vivere. In maniera gentile – cosa rara per questo momento storico così carico di livore e di urla – e sensibile. Guardiamo un quadro della Pistilli e ci sentiamo a casa. Non una casa fatta di materia tangibile – con muri, porte, finestre, tavoli, sedie – ma una casa fatta di calore che diventa colore, di riflessione garbata, di intimità.

Apparat annuncia l’uscita di LP5_RMXS e un’unica data in Italia

Sascha Ring, in arte Apparat, ha annunciato l’uscita di LP5_RMXS, il  suo prossimo album di remix, tratti dal suo ultimo album LP5, che uscirà in versione digitale il prossimo 29 novembre su Mute.

Il disco è stato realizzato insieme alla collaborazione del DJ e produttore Solomun insieme a Stimming, Substance e Radio Slave.

Apparat: live

Sascha Ring

LP5_RMXS  spazia dalla techno a ballate pop orchestrali che hanno come comune denominatore l’eleganza che contraddistingue Apparat da sempre ma revisionate per un pubblico che, durante il live, ama ballare e non soltanto contemplare l’ascolto musicale.

Per la presentazione dell’album è stato scelto il singolo Heroist con un video diretto da Matilda Finn.

LP5_RMXS: tracce Ep

A1 Caronte (Radio Slave)

A2 Heroist

B1 Outlier (Solomun Remix)

B2 (Stimming Remix)

Come ha affermato lo stesso Apparat:

Sono stato in grado di fare l’album in questo modo perchè Moderat esiste. Esibirmi su dei palchi enormi con i Moderat, mi ha permesso di liberare Apparat da queste aspirazioni. Non devo scrivere degli inni pop qui; posso immergermi nei dettagli e nelle strutture.

Apparat: video

Apparat live al Viva!

Il musicista tedesco ha annunciato anche le prossime date del tour europeo e l’unica tappa in Italia è prevista il prossimo 16 novembre al Barezzi Festival di Parma.

SulReale: la compagnia teatrale di Ariano Irpino cambia immagine

La Compagnia SulReale nasce nel 2010 a Gesualdo ed è formata da ragazzi provenienti da diversi background artistici quali danza, teatro amatoriale e canto. Nonostante la loro diversità il gruppo ha in comune il desiderio di contaminare il teatro, ciascuno con la propria competenza ed il proprio bagaglio artistico.

Dai primi laboratori e dalle prime rappresentazioni teatrali sono trascorsi ben nove anni di attività e sacrifici che, nel tempo, sono stati riconosciuti dal pubblico che li segue e dagli esperti del settore.

La Compagnia SulReale, infatti qualche giorno fa, ha vinto con il musical Aladin il Premio Speciale F.I.T.A. Campania Felix 2019.

Aladin SulReale

Compagnia SulReale

Le novità per la Compagnia SulReale non sono finite perché ci sono diversi cambiamenti in vista per quanto riguarda l’organizzazione interna, le nuove collaborazioni esterne e la scelta delle rappresentazioni teatrali da portare in scena.

Intanto in anteprima vi mostriamo il nuovo logo della Compagnia SulReale!

SulReale: video

SulReale Ariano Irpino

Alcune di queste novità le scoprirete nella video intervista mentre per le altre, come la nuova rassegna della prossima stagione teatrale, non vi resta che aspettare l’arrivo del prossimo mese!

Jon Hopkins annuncia Polarity, a Edimburgo e Londra i biglietti sono già sold out!

Dopo Singularity, il quinto album in studio composto in circa 18 mesi e pubblicato nel 2018 dalla Domino Records, Jon Hopkins annuncia Polarity il nuovo live tour, che si terrà 4 marzo  fino al 4 aprile 2020 nei teatri più prestigiosi d’Europa.

L’artista attualmente è ancora impegnato con Singularity live tour, che lo terrà impegnato fino al 5 gennaio 2020, ultima data che si terrà a Otago in Nuova Zelanda.

Dal 4 marzo 2020 inizierà ad esibirsi con il suo novo progetto, partendo dall’incantevole teatro Usher Hall di Edimburgo dove i biglietti sono già sold out insieme alla data del 18 marzo 2020 che si terrà al Royal Albert Hall di Londra.

Rispetto ai live tour a cui ci ha abituati il musicista e compositore britannico, quello del prossimo anno sarà completamente differente come sound. Jon Hopkins, infatti, si esibirà sul palco con un pianoforte a coda accompagnato dalla chitarra di Leo Abrahams, dal violino di Emma Smith e dal violoncello di Laura Moody.

Ecco un assaggio del Polarity tour trailer per farvi avere un’idea.

 

Riportando le parole di Jon Hopkins su Polarity, rilasciate in alcune interviste:

Queste nuove esibizioni uniscono due elementi diversi della mia musica: c’è una parte aspra e un’altra fragile. Fondendo questi due elementi e addentrandomi in essi speriamo di creare profondi momenti di quiete. Per me Polarity è una nuova sfida perché in questo momento ho un set su misura adatto per i festival e per un pubblico che mi ascolta in piedi ed è fantastico ma, direi che la mia natura più profonda risiede nella quiete, nel lato più meditativo della mia musica.

Polarity di Jon Hopkins: il video

Il nuovo live tour di Jon Hopkins

Polarity tour: le date

Edimburgo: 4 marzo Usher Hall

Gateshead: 5 marzo Sage Gateshead

Dublino: 6 marzo Bord Gáis Energy

Manchester: 13 marzo Bridgewater Hall

Bath: 14 marzo The Forum

Bringhton: 15 marzo The Dome

Londra: 18 marzo Royal Albert Hall

Parigi: 20 marzo Salle Pleyel

Copenhagen: 25 marzo Dr Koncerthuset – Koncertsalen

Stoccolma: 26 marzo Gota Lejon

Oslo: 27 marzo Sentrum Scene

Helsinki: 29 marzo Helsinki Music Centre

Amburgo: 31 marzo Laeiszhalle

Bruxelles: 1 aprile Cirque Royal

Berlino: 2 aprile Philharmonie

Aia: 4 aprile Rewire

Purtroppo non sono previste date in Italia.

Intervista a Lello Pisacreta

Quando nel lontano 2003 incontro per la prima volta Raffaello “Lello” Pisacreta è in occasione del music contest avellinese Restate Rock.

Lello Pisacreta: intervista

Lello Pisacreta con la sua band

Lello Pisacreta si esibisce con la sua band ed è quasi al centro del palco, probabilmente non per sua scelta, considerando la timidezza che trasmette. Non guarda mai il pubblico, è concentrato sulla chitarra che porta decisamente troppo in alto, fin sullo stomaco, ma è preciso e sorride, soprattutto, ma resta immobile sulla sua mattonella. La sua serenità però trasmette tutta la passione che conserva dentro.

Lo rivedo di nuovo circa due anni dopo, mentre partecipa a un festival, sempre in veste di chitarrista, e la scena che mi si presenta è totalmente diversa da quella che ricordo: il suo strumento ora è posizionato molto più giù, come Keith Richards insegna, quasi sul femore, e il suono che produce è qualcosa di molto più vissuto, sofferto quasi. Il sorriso è sostituito da uno sguardo assorto, mentre gli occhi sono quasi sempre chiusi, la bocca semiaperta e le dita che si muovono da sole sulla tastiera. Spesso si sbatte a destra e a manca come un cavallo imbizzarrito; alla fine dello show, mentre gli altri componenti della band si preparano a lasciare il palco, lui si cala sulla pedaliera dinanzi a sé e maneggia i potenziometri degli effetti mentre la chitarra guaisce i feedback che vengono modificati dalle sue modulazioni effettuate all’istante: ne esce fuori qualcosa di spaziale e psichedelico. I tecnici del palco non gli vietano la bizzarra esecuzione: quello è il suo spettacolo, s’intende, ed ha qualcosa di davvero stupendo.

Cosa era successo a Lello Pisacreta nel giro di pochi anni e, soprattutto, perché il suo sorriso era stato sostituito da uno sguardo trasognato? Tranquilli:è una delle persone più lucide d’Europa.

Lello Pisacreta aveva inglobato tutto dentro, e quel mondo che era imprigionato nella sua testa veniva fuori durante le esecuzioni, ed era talmente potente che esplodeva con tutta la sua forza emotiva e fisica, anche. Come recita quel brano dei Queen interpretato dal batterista Roger Taylor:

Combatti dall’interno, ma quando attacchi, fallo per davvero!

Eppure Lello Pisacreta sta inseguendo in parallelo anche quella passione che gli ha trasmesso il padre e sta studiando architettura; i risultati sono sempre eccellenti, eppure nel corso degli anni e della maturità egli si accorge che quel qualcosa di mostruoso che resta imprigionato dentro chiede di uscire e trovare un luogo, un rifugio in cui affilare gli artigli. Così si trasferisce a Roma e studia come ingegnere del suono, mentre nel frattempo mette in pratica le lezioni lavorando nei locali capitolini e suonando di continuo con le sue band. Da allora in poi curerà la produzioni di tutti i suoi album, e appena pronto ritorna nella sua città d’origine, in Irpinia, ad Atripalda per la precisione, per servire le svariate band che circolano e curarne i suoni e i dischi. Quest’anno il suo sogno più bello prende forma quando apre i battenti il rifugio della sua creatura che da sempre chiede di esporsi: Mood Records.

Mood Records è una piacevole struttura creata appositamente per vivere, creare, incidere e respirare musica. Offre un’ampia sala prove, una d’incisione e addirittura per rilassarsi durante le pause; offre oltretutto lezioni per aspiranti producer che si accingono a questo delicato mestiere, ed in Irpinia questa è la novità più originale ed entusiasmante, una ricchezza per questo territorio impoverito dalle poche attenzioni degli enti.

C’incontriamo di notte, io e Lello Pisacreta , sull’uscio dell’antro della sua creatura mezzo addormentata, ma che ancora lavora, e mentre di là in sala prove c’è una band che va decisamente per le lunghe, parliamo un pò di sé, del suo sorriso che è ricomparso e che trasmette la gioia della ricompensa, e soprattutto dei suoi progetti e di come si è realizzato il tutto davvero nel migliore dei modi.

Hai iniziato il tuo percorso formativo pensando a tutt ‘altro tipo di carriera. Quando hai deciso di ritornare sui  tuoi passi, occupandoti di musica, e soprattutto in prima persona?

Il mio percorso formativo è stato, in effetti, abbastanza poco canonico. Alla fine del liceo ero molto affascinato da tutt’altro settore, quello dell’architettura, ma sin da adolescente ho sempre coltivato la passione per la musica. Ho conseguito, non senza sforzo soprattutto nella fase finale, una laurea in Ingegneria Civile, ma mi sono reso conto nel corso degli anni universitari di dedicare molto più tempo a soddisfare la mia curiosità musicale piuttosto che quella architettonica e così, in maniera molto naturale, dopo la laurea ho deciso di investire il mio tempo esclusivamente in quel settore, quindi ho deciso di frequentare dei corsi di formazione che potessero soddisfare la mia sete di conoscenza nel settore dell’ingegneria del suono.

Come nasce Mood Records?

Il settore dell’audio professionale racchiude numerose figure lavorative che possono essere categorizzate in maniera globale in coloro che lavorano principalmente per eventi dal vivo e coloro che scelgono di lavorare nella dimensione dello studio (anche se, ad onor del vero, una grandissima percentuale, compreso me, si interfaccia costantemente con entrambe le realtà). Personalmente ho sempre trovato più affascinante la seconda realtà e tutti i miei sforzi, anche economici, sono stati sempre indirizzati a poter un giorno realizzare una struttura in grado di poter offrire servizi professionali a chiunque voglia realizzare un prodotto musicale. Da questa idea nasce Mood Records, e direi, nel mio piccolo, di esserci riuscito.

Mood Records

Mood Records

Quanto è stato importante e duro allo stesso tempo, per te, restare nella propria terra d’origine ad esaudire il tuo sogno?

Nei periodi in cui sono stato lontano da Avellino per formarmi in questo settore mi sono confrontato con numerose realtà altamente professionali del campo e ho realizzato che forse tutte le potenzialità della scena musicale irpina non erano valorizzate e supportate nella maniera opportuna per mancanza di strutture in grado di poter offrire uno standard qualitativo adeguato.

Credo che, se si ha la possibilità ed il coraggio di prendersi qualche rischio, sia importante investire nel proprio territorio per poter offrire dei servizi che inevitabilmente verrebbero ricercati altrove o peggio neanche ricercati rischiando di stroncare sul nascere realtà musicali decisamente valide.

Attualmente hanno inizio i corsi per poter diventare producer a tutti gli effetti.  Quanto è importante per te la produzione di musica propria a casa propria? Non credi che possa questo minimizzare il lavoro di uno studio discografico serio come il tuo?

Nel corso degli ultimi 20 anni abbiamo assistito ad una rivoluzione tecnologica davvero imponente. Oggi chiunque con un computer, un sequencer ed un paio di cuffie ha a disposizione possibilità creative quasi sconfinate, ma con una scarsissima cognizione di quello che si sta realmente facendo ed usando. Il risultato è un evidente abbassamento della qualità del prodotto ed un appiattimento della forma espressiva. Avere un’esperienza solida in questo campo richiede molti anni di studio e di lavoro sul campo ed è questo sicuramente il gap che gli studi professionali riescono a colmare, oltre ad avere accesso a dispositivi e tecnologie molto costose che garantiscono alti livelli di qualità.

Inoltre credo che così come per un “tecnico” sia importante avere delle solide basi di teoria musicale, di armonia, ecc. per poter interfacciarsi in maniera adeguata con i musicisti, allo stesso tempo è altrettanto importante che un musicista conosca gli aspetti tecnici della produzione musicale per poter aver un maggior controllo sulle diverse fasi che inevitabilmente lo coinvolgono sia nel lavoro in studio che dal vivo.

Alcuni corsi della nostra struttura, in particolare quello di Home Recording e Music Producer & Live Performer sono indirizzati proprio a fornire una solida preparazione in campo audio per affrontare in maniera professionale anche produzioni realizzate in ambiente home.

Esistono ancora possibilità di poter vivere di musica, secondo te?

Per chi come me ha deciso di dedicarsi maggiormente all’attività in studio è sicuramente un po’ più complicato ottenere il giusto ritorno economico a tanti anni di esperienza, formazione e sacrifici.. Prima dello sviluppo tecnologico di cui ti ho parlato poco fa, andare in studio era l’unico modo per poter realizzare un album e lì si operavano anche le fasi di pre-produzione ed arrangiamento dei brani, fasi che anche grandi artisti oramai riescono a gestire tranquillamente nel proprio home studio.

Ma, come dicevo in precedenza, la necessità di affidarsi a professionisti nasce nella fasi successive, che hanno bisogno di essere effettuate in strutture adeguate che mettano a disposizione ambienti ed attrezzature altrimenti difficilmente accessibili.

Come in qualsiasi settore professionale, il successo, anche in termini economici, risiede sempre nella qualità dei servizi che offri e nel saperti rapportare in maniera adeguata ai tuoi clienti cercando sempre di soddisfare a pieno le loro esigenze; con caparbietà, studio costante ed esperienza si può riuscire a vivere di sola musica.

Credi che la musica possa essere un progetto valido per la salvaguardia di alcuni valori? Considerate le tue preferenze di stampo rock, quanto questo riferimento di benessere può coesistere con le dubbie capacità di ascolto e produzione della mediocre musica home made di oggi?

La musica rappresenta un linguaggio universale nel vero senso della parola perché riesce a trasmettere indistintamente delle emozioni anche senza che ne sia compreso a pieno il messaggio. E’ dunque uno strumento potentissimo di comunicazione che può e deve veicolare anche importanti valori sociali, cosa che peraltro ha sempre fatto e sempre in maniera molto efficace, penso ad eventi storici come Woodstock o il Live Aid.

Ho citato non a caso due eventi strettamente connessi alla cultura rock, genere come dicevi a cui sono molto legato e che ha influenzato parecchio il mio modo di vedere e di stare al mondo, ritornando appunto al discorso dei valori sociali che è in grado di veicolare la musica; facendo il mio lavoro comunque ascolto e mi trovo a lavorare con brani di ogni genere musicale e in tutti, anche quelli più orientati ad ottiche squisitamente commerciali, trovo elementi interessanti che stimolano la mia curiosità e mi conducono ad altri ascolti ed altri ancora. Ecco, la curiosità, credo sia questo l’elemento principale che scarseggia nella società moderna. Avere tutto a portata di mano o meglio di click ci ha reso meno curiosi, meno interessati a soffermarci sulle cose che vediamo, che ascoltiamo.. sono talmente tutte così immediatamente accessibili che le diamo per scontato e questa superficialità di approccio comporta un evidente vuoto di cultura.

Intanto la band continua a suonare in sala prove e io e Lello decidiamo di allontanarci per un drink.

Carmine Maffei

Oroscopo della settimana: dal 23 al 29 settembre

È il tempo dell’Equinozio d’Autunno, cari amici del cielo di Marlena , il periodo dell’anno in cui Luce e Tenebre si equiparano.

Questa settimana inizierà proprio con l’ingresso del Sole in Bilancia, transito che sancisce la discesa verso il periodo dell’anno più affine con l’introspezione e il raccoglimento. Inutile dire che i segni d’Aria, in questi giorni, godranno di una vera e propria rinascita.

In Bilancia transitano infatti anche Mercurio e Venere. Perdono, invece, sempre più potere i segni di Terra con la  Vergine che, salutata dal  raggio Solare, ora rimane supportata solo da Marte; mentre il Capricorno continua ad essere forte di Saturno e Plutone e il Toro pulsa dell’energia di Urano.  Stabile la situazione di tutti gli altri segni. Quelli di Fuoco, lo ricordiamo, possono contare su Giove in Sagittario; quelli d’Acqua su Nettuno in Pesci.

Ariete: dal 21 marzo al 20 aprile

Ariete: segno zodiacale

Ariete

Come dice l’autore turco Mehmet Murat ildan:

L’inverno è morto; la primavera è pazza; l’estate è allegra e l’autunno è saggio!

Voi, cari amici dell’Ariete avete veramente bisogno di quel clima di calma e serenità che la stagione dei tramonti sempre più vicini porta con sé.

In questo periodo dell’anno dovete fare i conti, infatti, con una concentrazione di pianeti davvero degna di nota, proprio nel segno a voi opposto, ovvero quello della Bilancia. In questi giorni, in particolare, sarete sollecitati da Mercurio, Venere e Sole.
Dove vi porterà questa opposizione? Sicuramente a prendere coscienza di ciò che per voi conta veramente. Soprattutto in amore!

Toro: dal 20 aprile al 20 maggio

Toro: segno zodiacale

Toro

Questa settimana, cari amici del Toro, vi parlerò del vostro cielo, facendo appello al linguaggio senza tempo dei simboli.

Il segno che più vi rappresenta, in questi giorni, è sicuramente quello che indica il fulmine. Non a caso, l’influsso di Urano, presente nel vostro spicchio di firmamento, viene stimolato più che mai dal trigono di Marte dalla Vergine. Quindi aspettatevi novità improvvise. Visto che non avete pianeti in opposizione, le notizie in arrivo saranno, senza ombra di dubbio, positive! Solo un consiglio e un avvertimento che il cielo sente il bisogno di darvi: in amore lasciate andare i calcoli e sentite ciò che vi sussurra il cuore.

Un’emozione vera arricchisce più di mille regali!

Gemelli: dal 21 maggio al 20 giugno

Gemelli: segno zodiacale

Gemelli

Ciò che il cielo promette, il cielo mantiene… non mi stancherò mai di ripeterlo, cari amici del segno dei Gemelli.

Il firmamento vi aveva promesso un autunno ricco di opportunità ed in questi giorni le promesse inizieranno ad essere mantenute. Avete ben tre pianeti pronti a darsi da fare per voi: Mercurio e Venere, approdati nel segno amico della Bilancia la scorsa settimana, hanno già iniziato ad elargire i propri doni.

Da lunedì 23 il raggio solare, anch’esso in Bilancia, innescherà una serie di reazioni a catena favorevoli, per cui, tutto ciò che sembrava bloccato si sbloccherà. L’amore ha il vento in poppa.

Il benessere psico-fisico richiede invece una certa attenzione: Giove in opposizione dal segno del Sagittario potrebbe farvi qualche dispettuccio!

Cancro: dal 21 giugno al 21 luglio

Cancro: segno zodiale

Cancro

Siete il segno che dà il via all’estate… per cui, non meravigliatevi se in questi giorni, la nostalgia potrebbe fare capolino alla vostra porta.

La vostra stagione è finita. Da lunedì in poi, giorno dopo giorno, l’energia solare andrà ogni giorno diminuendo e voi potreste sentirvi come orfani, desiderosi del caldo abbraccio protettivo di un padre che non c’è più. Resta però con voi la Luna, vostro nume tutelare che, da metà settimana vi avvolgerà con il suo manto suadente.

Approfittate di questo stato d’animo per scrivere, dipingere, lasciarvi trasportate in un viaggio immaginario da un buon libro. L’arte sarà il vostro rifugio e il vostro trampolino di lancio verso una nuova rinascita.

Leone: dal 23 luglio al 23 agosto

Leone: segno zodiacale

Leone

L’autunno è il momento ideale per tenere conto di ciò che abbiamo fatto, di ciò che non abbiamo fatto, e di ciò che vorremmo fare il prossimo anno.

Apro questo vostro oroscopo settimanale con questo famoso aforisma, perché in questi giorni, cari amici del Leone, i transiti astrali potrebbero chiamarvi a stilare dei bilanci e soprattutto a fare dei preventivi per quanto riguarda il futuro. Con un antagonista imprevedibile, quale è Urano in quadratura dal segno del Toro, è assolutamente necessario che voi vi facciate trovare preparati, quando si presenteranno gli imprevisti. Non è quindi questo il tempo per andare in letargo. Al contrario, è proprio in questo momento che dovete essere attivi e dare il meglio di voi stessi.

Il triplo sestile Sole-Mercurio-Venere dal segno della Bilancia, vi darà gli input giusti per ripartire alla grande!

Vergine: dal 24 agosto al 22 settembre

Vergine: segno zodiacale

Vergine

Uno dopo l’altro, i pianeti veloci stanno abbandonando il vostro spicchio di cielo, dopo aver compiuto il loro transito annuale.

La scorsa settimana avete salutato Mercurio e Venere, in questi giorni, farete lo stesso con il raggio solare. Temprati, come siete, dalla lunga opposizione di Giove dal segno del Sagittario, adesso siete pronti ad affrontare le sfide presenti e future con grinta e determinazione.

La combattività di certo non vi manca, visto che Marte è ancora lì da voi a darvi pienamente manforte. Il vostro cielo di questi giorni promette novità… il periodo delle stelle cadenti è terminato, ma Urano potrebbe sorprendervi con uno spettacolo fuori programma.

Lasciate quindi da parte la rigidità e accogliete l’imprevisto come un dono inaspettato. Non ve ne pentirete!

Bilancia: dal 23 settembre al 22 ottobre

Bilancia: segno zodiacale

Bilancia

La natura si prepara al meritato riposo annuale, dopo le follie dell’estate… voi cari amici della Bilancia, cominciate a rinascere adesso.

Siete il segno dell’equilibrio e, quando qualcosa viene meno, voi siete proprio quelli in grado di dare di più. Questo sta avvenendo in questi giorni, mentre la luce, con l’Equinozio d’autunno, cede il passo alle ore di buio, voi iniziate a splendere come stelle polari.

Non a caso da lunedì 23 nel vostro cielo oltre a Mercurio e Venere inizierà a splendere anche il Sole. Siete pronti a dare il meglio e l’Universo vi ripagherà con la stessa moneta.

Grandi novità in amore, così come nel settore degli affari.

Giove vi protegge e vi illumina, concedendo guadagni inaspettati; Venere colora i vostri giorni di teneri abbracci e le vostre notti di passione.

Scorpione: dal 23 ottobre al 21 novembre

Scorpione: segno zodiacale

Scorpione

Cambiamento! Sarà questa la parola d’ordine che guiderà la settimana in corso, cari amici del segno dello Scorpione.

Nell’ultimo periodo avete vissuto come in una sorta di limbo. Siete stati come sospesi tra il passato e il futuro. Inutile dire che nulla vi spaventa più del vuoto. Perché siete un segno legato al contatto corpo a corpo con gli altri e con la vita in generale. Il senso di vuoto tuttavia è necessario ad ogni cambiamento, perché si pone proprio nella linea di confine tra il vecchio e il nuovo. Dopo il vuoto, però adesso, siamo al tempo della rinascita.

Urano in opposizione dal segno del Toro vi farà, suo malgrado, un grande regalo: una situazione importante da affrontare vi darà la grinta e segnerà un nuovo inizio carico di coinvolgenti novità.

 Sagittario: dal 22 novembre al 21 dicembre

Sagittario: segno zodiacale

Sagittario

Finalmente la ruota ricomincia a girare, cari amici del Sagittario.

Il tempo delle grandi quadrature dal segno della Vergine sta per finire. Adesso dovete fare i conti solo con Marte, dispettoso e battagliero, che vi impone ancora di lottare per ottenere ciò che volete, soprattutto sul versante lavorativo.

Per il resto, il vostro cielo è tornato ad assestarsi sul sereno. Giove (pianeta che sovrintende salute-lavoro-famiglia) nel vostro spicchio di cielo splende ancora di più, in quanto illuminato dai raggi di Sole, Venere e Mercurio in sestile dal segno della Bilancia. Ciò significa vento in poppa per quel che riguarda le relazioni, di qualunque natura esse siano.

Mercurio, dal canto suo, facilita la comunicazione che innesca idee vincenti che possono portare ottimi guadagni!

Capricorno: dal 22 dicembre al 19 gennaio

Capricorno: segno zodiacale

Capricorno

Il Capricorno è un segno legato alla Terra, alla stabilità.

Ciononostante, in questo periodo, molti nati sotto questo segno potrebbero essere pervasi dalla voglia di cambiamento. L’insoddisfazione, per un presente che non risponde al 1000 per mille alle aspettative, potrebbe farsi sentire con forza in questi giorni, un pò per il cambio di stagione, un pò per le pesanti quadrature che fanno leva dal segno della Bilancia.

Il consiglio degli astri è quello di non sputare nel piatto in cui si mangia. Questo malcontento potrebbe scatenare crisi di coppia e mettere a dura prova anche i legami più stabili e duraturi. Plutone e Saturno vi invitano quindi a guardare dentro piuttosto che guardare fuori.

Non tutto ciò che luccica è oro… ricordatelo!

Aquario: dal 20 gennaio al 19 febbraio

Acquario: segno zodiacale

Acquario

Di bene in meglio, cari amici dell’Acquario!

Questa settimana sarete illuminati da ben tre trigoni potenti. Dopo il transito di Venere e Mercurio, anche il Sole da lunedì entrerà in Bilancia, riversando verso di voi energia, grinta e ottimismo a non finire. Vivrete una vera e propria rinascita. La fortuna tornerà a sorridervi e le vostre camere da letto torneranno a scaldarsi. Attenzione però a non strafare, Urano continua a farvi i dispettucci dal segno del Toro. Quindi, calma e gesso, se sulla strada capiteranno imprevisti soprattutto per quel che riguarda il lavoro e le cose pratiche dell’esistenza.

Contate fino a 10 prima di reagire e, soprattutto, fidatevi dei consigli di Giove che continua a proteggervi dal segno del Toro.

Pesci: dal 20 febbraio al 20 marzo

Pesci: segno zodiacale

Pesci

Anche il Sole ha lasciato il segno a voi opposto della Vergine.

Un peso in meno e che peso! Per voi pesciolini reduci da un fine agosto e da un inizio settembre di fuoco. Da questa settimana in poi l’atmosfera si farà sempre più leggera ogni giorno che passa. Certo, dovete ancora fare i conti con Marte e con quel senso di irrequietezza che esso suscita in voi!

La parola d’ordine, a questo punto, è rilassarsi.

Se la vita ancora non vi concede quelle certezze che vorreste, pazientate. Il transito scomodo di Giove in Sagittario, ormai, ha i mesi contati. La fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno rappresenteranno per voi il tempo di una vera e propria rinascita.

Ma per gioire non bisogna aspettare così tanto… il peggio è veramente passato, la tempesta è terminata, adesso dovete solo tenere il timone diritto e navigare sicuri verso la vostra meta.

Tolidà,
il romanzo di Enza Graziano

Dov’era la felicità? Esisteva?

Qualcuno avrebbe mai ascoltato quel

tormento che si portava dietro da anni, ormai?

Qualcuno sarebbe mai stato in grado

di aiutarlo a essere felice?

L’estate incalza su Roma mentre Vittoria prende un treno che la riporterà a casa, nel Sud Italia. Proprio in quel viaggio incrocia un uomo, Adriano. Il loro è un incontro fatto soltanto di sguardi, ma è evidente l’attrazione reciproca. Nella fretta di abbandonare la carrozza del treno, Vittoria dimentica il suo cellulare, che viene recuperato da un altro uomo, Alessandro. È questa la coincidenza che innesca l’anello di congiunzione tra i vari personaggi.

Nel romanzo di Enza Graziano, edito da bookabook, le esistenze di Alessandro, Vittoria, Adriano e Arianna si intrecciano a partire da un incontro nel bar Tolidà.

I protagonisti sono personaggi che l’autrice-psicologa si porta dentro, che fanno parte del suo mondo interiore. La vita, imprevedibile, li pone di fronte a situazioni che minacciano gli equilibri esistenti e si incastrano come tessere di un puzzle, in un viaggio alla ricerca della felicità.

Vittoria guardò la copertina del disco

abbandonandosi alle note

che si susseguivano con maestria.

Erano note isolate e desolate.

Anche lei si sentiva una nota:

immaginò di fluttuare nell’aria,

propagandosi in cerchi concentrici.

Il racconto avanza attraverso numerosi flashback, anche se le vicende ruotano tutte intorno a un unico personaggio: Vittoria, una donna che attraverso l’incontro con un uomo sposato cambia, cresce dal punto di vista emotivo. L’incontro con quest’uomo non ha nulla di lineare, non è un incontro entro i canoni e scatena una serie di altre vicende che poi si dispiegano all’interno del romanzo.

Il Sud negli occhi di Frank Cancian in mostra al Museo delle Civiltà di Roma

Il Sud negli occhi: sguardi critici sulle immagini di Frank Cancian verrà esposta al Museo delle Civiltà di Roma. Le fotografie, 1801 scatti d’epoca realizzati nel 1957, dal fotografo statunitense che viene ricordato anche per la ricerca antropologica rappresentano un patrimonio etnografico sulle comunità del Sud.

Il prossimo 20 settembre nella Sala Blu dell’ex Carcere Borbonico verrà presentato il progetto in anteprima insieme agli enti promotori. Durante la presentazione sarà proiettato il docufilm, 5×7 – il paese in una scatola di Michele Citoni, che sarà presente in sala.

Frank Cancian: video

il fotografo statunitense

Frank Cancian: chi è?

Frank Cancian è un antropologo statunitense con la passione per la fotografia, nata alla fine degli anni ’40. Dopo aver vinto una borsa di studio come studente di antropologia, giunge a Lacedonia nel 1957 e durante 7 mesi immortala gli usi e i costumi della società di quel tempo.

La particolarità dei suoi scatti risiede appunto nel cercare il diverso in situazioni normali. Per usare le sue stesse parole:

Mi piace scattare foto dove le persone svolgono le loro normali attività: a casa, a lavoro o in luoghi di culto. Cerco spesso l’esotico in situazioni ordinarie e l’ordinario in ciò che molte persone vedono come esotico.

Variazione Madre di Federico Preziosi. Una lettera scarlatta sul petto dell’isberiana Nora, l’esclusa.

Rinnovare l’incontro con il poeta irpino Federico Preziosi mi dona sempre l’opportunità di crescere e in spirito e nella voglia di immergermi nell’ennesimo libro. I suoi suggerimenti sono sempre valevoli; la sua voglia di esprimersi è sempre chiara, seppur da essa possa trasparire un senso d’inquietudine magari ben celato, tuttavia l’impronta decisa di chi sente suo il progetto di poter diffondere un messaggio importante. Non è da meno questa volta, soprattutto, perché tra le mai stringe il suo nuovo lavoro, Variazione Madre (Lepisma Floema –Edizioni di Poesia-), una silloge che di nuovo non ha solo l’edizione, ma tutto un concetto molto delicato.

Passiamo molto tempo insieme quella mattina caldissima d’agosto io e Federico Preziosi nella sua città natìa, Atripalda. Il poeta, che attualmente insegna Italiano in Ungheria, sembra felice d’invitarmi a prendere un caffè e la chiacchierata si fa così lunga ed interessante che, infine, siamo pronti anche ad iniziare un aperitivo.

Non prima però d’interrompere bruscamente il nostro scambio di battute per aiutare un automobilista con l’auto in panne: ci adoperiamo nel soccorso stradale, insieme spingiamo l’auto con lo sfortunato signore a bordo che ingrana la marcia ma nulla, la strada non è in discesa e il mezzo non parte. Pazienza. Io e Federico Preziosi, un po’ sudaticci, un po’ più sorridenti di prima, ritorniamo alla postazione e la nostra conversazione riparte.

Mi spiega:

La cosa più interessante che può fare la poesia è cercare parole nuove, linguaggi nuovi, significati nuovi, e secondo me una buona poesia è il contrario di ciò che accade oggi nel mondo, dove molte persone hanno bisogno di sicurezze, di messaggi preconfezionati. In me invece accade il contrario, dato che non cerco sicurezza ma incertezza, e sempre.

Federico Preziosi, che in passato si è dedicato alla musica e allo studio del basso, si laurea in musicologia per intensificare al meglio le sue ricerche ma il caso della vita lo ha voluto insegnante d’Italiano, e tale disciplina lo ha aiutato ad avvicinarsi di più ai libri e alla poesia in particolare, esperienza a cui si dedica grazie alla conoscenza del poeta Armando Saveriano. Nel 2017 la sua prima raccolta di poesie, Il Beat sull’Inchiostro, inaugura il suo esordio come un autore di poetry slam, dove traspare il suo amore per la musica e dove un linguaggio forte e diretto si recita al ritmo del rap.

Passano due anni e il poeta irpino è pronto a fiondarsi in nuovi interessanti progetti e in raccolte insieme ad altri autori, che lo vedono nelle pubblicazioni in cartaceo, e on line, e dove il suo continuo confronto con l’universo di poeti lo forma nella convenzione che diventa sua: il 2019 vede l’uscita della sua nuova silloge, Variazione Madre, questa volta un lavoro originalissimo. Continua Federico Preziosi:

La caratteristica che ha questa silloge è l’immedesimazione nella donna, quindi la ricerca di parole e situazione che possano rappresentare l’universo femminile, ma non in maniera moralistica. Rappresentativa, più che altro.

Lo scopo di questo lavoro è quanto un uomo possa interagire con l’universo femminile, solo che stavolta è l’uomo che pensa, scrive e soffre già nel corpo di una donna, e l’originalità in cui ci rende partecipi noi lettori è la capacità d’immedesimarsi nella donna da parte di un uomo; la facoltà dell’uomo che potrà capire meglio le priorità di pensiero di una donna sia in momenti dolci che vendicativi, sia nella goduria del sesso che nel dolore del parto e nella responsabilità di essere madre. E la parola “madre”, appunto è forse il sostantivo chiave di tutto il libro, in quanto essere donna significa oltretutto essere ciò da cui prende forma la creazione.

Quando la luce mi scaldò i seni

Furono d’attese voragini. Non pensavo

Poter essere madre…Rifugiavo la vita

Su nel solaio, così come

Toccavo con mano le forme.

Quando Giuseppe Cerbino, nella bella prefazione al libro, parla di Flaubert che sosteneva egli stesso di essere Madame Bovary, ci inoltra nel migliore dei modi nella filosofia del linguaggio del nuovo libro di Federico Preziosi, che nella fattispecie non appare anzitutto come un invito semplice ad una lettura semplice, ma un difficile spintone nel difficile modo di riuscire a comprendere le priorità di un intelletto femminile nella molteplici forme di esistenza, intesa come nelle numerose possibilità di quanto e come possa essere spesa la vita.

Ho pensato molto a questo evento, ancor prima di scrivere il mio pensiero e ciò che state leggendo.

La soluzione alla comprensione che ho cercato non è avvenuta tanto nella poesia, che come Federico Preziosi sostiene, è sortita dal suo amore per i versi di Amelia Rosselli, a cui io aggiungerei per similitudine e per sensi di disagio anche i versi di Antonia Pozzi e Nedda Falzogher, forse un pò più dimenticate ma profondissime, delicate e sofferte.

Ho scavato nelle conoscenze e vi ho trovato similitudini nell’esordio al romanzo di Pirandello, L’Esclusa. Tale romanzo, oltre ad inaugurare un filone del grande autore siciliano che adotterà soprattutto nelle future novelle più che nei romanzi, indirizza il lettore nella complicata sequenza delle scene descritte nel libro che vengono analizzate con l’occhio neutrale del genio che le sta scrivendo. Marta Ajala, accusata ingiustamente d’adulterio, non è solo la vittima di questa storia, è la protagonista / antagonista di un qualcosa che vuole far trasparire la giustizia, che spesso non proviene né dai sistemi legislativi (dell’epoca s’intende), né nel giudizio del popolo, ambedue inquisitori spregiudicati di un essere incriminato che ha la sfortuna di essere donna allo stesso tempo.

Marta Ajala: ritratto

L’esclusa pirandelliana

Marta Ajala fuggirà ma non vivrà nell’ombra della vergogna: la sua vendetta sarà la riuscita nella carriera d’insegnante, mentre il benessere della sua famiglia va in rovina dopo che il padre impazzisce all’idea della figlia adultera e abbandona la sua azienda. E neanche come Madame Bovary che termina col suicidio, piuttosto come l’Esther de La Lettera Scarlatta, o Nora de La Casa di Bambola, o Connie de L’Amante di Lady Chatterley, la donna di Federico Preziosi è un essere sì sofferente ma fortissimo, a tal punto da vincere le paure, le noie, le violenze con la cura delle parole, col pensiero che è più forte di un gesto estremo. Questa sorta di femminismo interpretato da un uomo è quanto più interessante vi possa essere affinché l’immedesimazione possa intendersi.

In sostanza non si vive d’aria

racconti in un prologo contorto.

Insicurezze fanno di prigioni

Trapunte a cui affidare

Futuri più o meno rosei, futuri

Più che altro impantanati

Che non abbiano fragori regolari.

Nora, il personaggio ibseniano de La casa di bambola, è oltremodo come Marta Ajala di Pirandello e come le molteplici donne di Federico Preziosi: un esempio di distacco dall’universo patriarcale. In sostanza è l’abbattimento (forse soltanto morale?) dei pregiudizi che ancora oggi incolpano la donna, che la riducono all’inutilità e alla vergogna; che la colpevolizzano se a seguito di una maternità possa correre il rischio di perdere il lavoro; che possano ovattare la sua intelligenza incatenata tra quattro mura con le mansioni da svolgere, i figli da crescere e i pasti da cucinare.

Ne L’Esclusa scrive Luigi Pirandello:

Non si sentiva forse ciascuno guizzar dentro, spesso, pensieri strani, quasi lampi di follia, pensieri inconseguenti, inconfessabili, come sorti da un’anima diversa da quella che normalmente ci riconosciamo? Poi quei guizzi si spengono, e ritorna l’ombra uggiosa o la calma luce consueta.

Carmine Maffei

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