Cultura

L’AXRT Contemporary Gallery insieme a Zigarte invitano i bambini a fare arte

L’AXRT Contemporary Art e l’associazione culturale Zigarte hanno organizzato dei laboratori per bambini per avvicinarli al mondo di Andy Warhol e alla Pop Art.

Zigarte: intervista

Zigarte incontra i bambini

L’atelier Andy Superstar, ideato e diretto da Marianna Calabrese, esperta nella gestione dei beni e delle attività culturali e presidente di Zigarte, vuole incoraggiare l’avvicinamento dei bambini all’universo Arte.

In accordo con chi sostiene che si dovrebbe “educare alla bellezza” (in senso artistico) fin dalla tenera età poiché in quegli anni si è particolarmente sensibili a tutto ciò che è bello, andrebbe sostenuto un cambiamento di atteggiamento degli adulti verso i più piccoli, volto a favorire gli strumenti che alimentano la creatività (libertà, sogni e speranze) rispetto a quelli che la demoliscono (divieti e proibizioni).

Michelangelo Belviso: intervista

Michelangelo Belviso interpreta Andy Warhol

I bambini, inoltre, quando coinvolti in attività considerate per “grandi” ci stupiscono sempre nel mostrare curiosità per la scoperta, nonché capacità di adattamento verso situazioni ritenute difficoltose alla loro età.

La Fermata festeggia il suo primo compleanno portando in scena il Don Chisciotte

La Fermata festeggia il suo primo anno portando in scena il Don Chisciotte al Cine-Teatro_Auditorium comunale di Ariano.

La Fermata si esibisce con il Don Chisciotte

Locandina Don Chisciotte de La Fermata

Ho letto tante storie di cavalieri erranti, di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza. Nel mondo domina l’ingiustizia, ma di eroici cavalieri neanche l’ombra; proprio per questo, Sancho mio, c’è bisogno d’un sogno matto e un po’ di poesia.

Le foto utilizzate per la realizzazione del video sono di Pellegrino Tarantino.

Formidabili quegli anni di Roberto Vecchioni è un messaggio di rivolta pacifista

Formidabili quegli anni è il nuovo singolo di Roberto Vecchioni, è la conferma di un artista che ama parlare ad un pubblico giovane, sia come docente che come scrittore e musicista.

Il brano diffuso in radio lo scorso 3 maggio insieme al lancio del video diretto da Raffaello Fusaro e prodotto da Danilo Mancuso per Dme è già presente nell’album L’Infinito, uscito lo scorso novembre, diventato Disco d’Oro ma che ha avuto la particolare propensione al rifiuto di piattaforme digitali (rarissimo al giorno d’oggi).

Già sapere che questa particolare forma di protesta mediatica (o non mediatica) abbia ottenuto dei riscontri positivi sugli ascolti, che intanto sono arrivati ed hanno premiato, significa che in giro esiste ancora una fetta soddisfacente di cultori – musicali e non- che continua ad apprezzare forme di diffusione oggi definite desuete ed antiquate.

Roberto Vecchioni spiega a Repubblica, giustificandosi quasi e rivolgendosi nell’umiltà che ha fatto grandi i miti del passato, che il brano è uno “scippo” a Mario Capanna, uno dei principali protagonisti della rivolta studentesca del ’68, ma che non è qualcosa di nostalgico.

La politicizzazione del '68

foto d’epoca del ’68

Il videoclip, su cui ci soffermeremo insieme al testo emozionante, intanto si apre con le immagini di contestazione proletaria e studentesca dell’epoca, situazioni che oggi sembrerebbero distopiche e quasi sfiancanti al solo pensiero, abituati come siamo a colpi di click o di like e unlike su social traboccanti di tutto, e forse di nulla.

Ma qui non si tratta di leggere o ascoltare o vedere qualcosa che viene spazzata via in un millisecondo dal prossimo post, perché ciò che abbiamo davanti possa insegnare ( e su questa qualità ci ritorneremo) a chi si sofferma che è importante, attraverso la forma d’arte che si definisce canzone (in francese chanson è quanto di più bello ed antico, quindi prezioso, il motivo in cui si possano abbinare musica e poesia) che la cultura spesso viene meglio recepita nelle forme di rarissima semplicità, dove più debole sarà il contesto didattico e più forte avverrà l’infatuazione alla materia.

Le immagini (e si sa che video killed the radio star) del video si alternano tra quelle che inquadrano una scena ricostruita di quei giorni e quelle di un Roberto Vecchioni docente universitario (l’Ateneo e la biblioteca sono quelli di Pavia) mentre parla, ed in realtà canta agli studenti le gesta di un mondo ideologico che oggi non ci può appartenere, perché per quanto volessimo distanziarci, la politica è tutto ciò che ci circonda, in ogniddove, in quanto dal greco pòlis, ossia la città intesa come Stato e come indicazione di tutte le attività sociali.

E non importa se nella realtà dei fatti oggi chi parla o interviene a proposito del ’68 sia un nostalgico o un antiquato, perché, come dice il cantautore nel suo testo (mentre nel video addita i suoi ascoltatori) e la libertà che avete /  mica c’erano a quei tempi / noi ci siamo fatti il culo / tocca a voi mostrare i denti, e ciò non significa “vedi quanto sono stato bravo”, ma al contrario esalta la capacità di una mente giovane in un mondo ancora coadiuvato da una classe tramontata e forse sbagliata –anche ideatrice del ’68- , e allo stesso tempo sono proprio i protagonisti di quel periodo a scuoterli, a smuoverli a dare un cenno di assenso.

E poi ancora: formidabili quegli anni / incredibile sognare che non dormi / in un fiume straripante di parole / ammassati nelle aule delle scuole.

La condivisione, dunque, e non quella mediatica / social a cui siamo abituati oggi e poi ce ne sbarazziamo appena ne arriva un’altra, ma dove il raggruppamento, dove le assemblee, dove i naturali scontri verbali e le incomprensioni sono la linfa di un’interazione del tutto normale, un qualcosa che ha dato vita alle comunità , alle città, agli stati, con tutti i loro problemi, ma con tutte le loro fazioni ricche di opportunità sociali, dove la ricerca di una soluzione professionale forma l’uomo e indirizza al rispetto del prossimo.

68: foto d'epoca

Manifestazioni del ’68

Quanto siamo cresciuti cinquant’anni fa e rispetto ad essi?

La reazione ad una forma di autoritarismo troppo incombente, che strideva con la rosa colorata della gioventù dell’epoca, quest’ultima progredita moltissimo demograficamente, in quanto figlia del boom economico post bellico degli anni ’50, che avrebbe creato però, ahinoi, ancora più distanza tra chi deteneva il potere e la sudditanza, la realtà operaia, quest’ultima a stretto contatto con la povertà.

A differenza di oggi, dove una crisi che dura da più di un decennio ha ridotto le nascite, ha allargato nuovamente e di gran lunga il divario tra le classi sociali, e dove la speranza è rivolta anche all’integrazione e all’accettazione di chi si è spostato dal proprio Paese e ha scelto l’Italia, perché il futuro sta nelle nuove generazioni, e non importa quale siano la provenienza ed il colore.

E se passi un solo giorno / senza farti una domanda / senza un grido di stupore / l’hai mandata al Creatore; una frase, una proposta al pensiero filosofico che ha spinto intere giovani generazioni al confronto con sé stessi e poi con i propri padri, così il grande giurista e poi romanziere postumo Salvatore  Satta, proprio nel marzo del ’68 rispose così ad un’intervista di Panorama: “Hegel diceva che sono i figli che fanno i padri. Finché non si riconosce questo è inutile parlare di dialogo, di scambio di idee”.

Sì, perché noi non siamo della razza / di chi frigna e si dispera / come zombie di un passato / che sembrava primavera ma ci accorgiamo, affranti, che la sorpresa di una meraviglia oggi non ci scomoda più mentre allora, rispetto ad oggi ci sembrano quasi formidabili, quegli anni, formidabili quei sogni nei miei sogni / la malinconia bevuta agli occhi insonni / formidabili quei giorni nei miei giorni, e chi ci sta tenendo una simbolica lezione su quanto sia stato determinante quel periodo è perché ancora oggi esistono risultati che hanno scatenato una sensibilizzazione alla cultura, dove si combattevano l’ozio ed il sonno per correre al cinema ed arricchirsi con film come 2001: Odissea nello Spazio e Il laureato, o magari per tuffarsi tra le pagine de Il lamento di Portnoy, o per aggregarsi, semplicemente, parlando delle proprie esperienze, dell’arte intesa come pensiero politico.

Aggregazioni che hanno dato vita alla combattiva ossessione di scrittori come Paul Auster , Ian Mc Ewan e Stephen King, ma anche alla formazione di registi come Nanni Moretti e Carlo Verdone, oltre che a personalità influenti nel mondo del giornalismo come Paolo Flores D’Arcais e Paolo Mieli; alle architetture di Renzo Piano che distrussero gli stereotipi, come il Beaubourg.

E si pensino anche agli scontri con Pier Paolo Pasolini, che con un film come Porcile sottolineava la distanza tra padri e figli, e che con la poesia Il PCI ai giovani s’inimicò gli studenti di Sinistra; si provi solo ad immaginare Alberto Moravia, un pilastro della letteratura mentre, ne L’espresso, veniva dato in pasto a ragazzi universitari protagonisti della contestazione, dove una nuova idea di movimento marxista-leninista prendeva forma e poneva differenza con una Sinistra “destrorsa”.

Per non parlare di una re-definizione di gruppi pop rock come Street fighting man dei Rolling Stones e Revolution dei Beatles, oppure della nascita del concept Storia di un impiegato di De Andrè o La Locomotiva di Guccini.

La Locomotiva di Francesco Guccini: il video

Non mi passi per la testa / che si celebri il terrore / noi siam quelli della festa / con il vino ed altre sole fa venire in mente lo studio di Enrico Deaglio, anch’egli ex studente contestatore,  direttore di Lotta Continua tra il 1977 ed il 1982, che nel suo libro Patria 67 – 77 ha analizzato il decennio che ha cambiato la storia moderna italiana, dove si pongono le differenze tra movimenti studenteschi ed operai in confronto agli anni di piombo che ne seguirono ma che si legarono a tutt’altra concezione ed azione politica, volta al terrore, agli omicidi, agli attentati. Tutt’altra cosa.

Insomma, “noi siamo quelli della festa dell’Unità”, sembra voglia dirci, e diciamolo pure, senza nascondere le varie ideologie intese nello stesso partito, che un movimento socialista come quello di quegli anni forse non si vedeva dai tempi dell’Unità d’Italia.

All’amore di ragazze travolgenti / cavalieri sopra nuvole incoscienti, quindi le azioni femministe, la libertà sessuale intesa dal lato delle donne, la liberazione di una società patriarcale, le unioni delle ragazze con i ragazzi sotto un’unica bandiera, mano nella mano a sorreggersi sia nella lotta che negli affetti.

Da qualche parte si è letto che ai tempi della Comune, a Parigi, si sparava agli orologi, come azione simbolica a fermare il tempo e a lasciare che quella gioia di comunione condivisa durasse incosciamente per sempre, così come in questo brano Vecchioni pare voglia fermare la folle corsa di questi tempi affinché ci potessimo obbligare a delle soste, segnarle come pietre miliari, e consegnarle alla Storia come esempio benefico di aggregazione, rivolta ai posteri come un valido esempio di noi stessi: la malinconia passata agli occhi svegli / gli orologi segnan l’ora che son fermi.

Carmine Maffei

Oroscopo della settimana: dal 6 al 12 maggio

Ariete: dal 21 marzo al 19 aprile

Ariete: segno zodiacale

Ariete

Le cose davvero belle hanno bisogno di essere rischiose, hanno bisogno di passione e hanno bisogno di brividi…

altrimenti non sono belle e sono solo cose prive di significato ma tu sembri non accontentarti mai.

Una parola per te: Rischia

Toro: dal 20 aprile al 20 maggio

Toro: segno zodiacale

Toro

È solo quando riesci a tacere, evitando discussioni inutili che dimostri la tua intelligenza e la tua saggezza.

L’irruenza ti logora e logora gli altri.

Una parola per te: Calma

Gemelli: dal 21 maggio al 20 giugno

Gemelli: segno zodiacale

Gemelli

È tutto un puzzle, non insistere nel mettere un pezzo dove non va perché non è il suo posto.

Perdi tempo, disperdi energie, ti avvilisci e poi non puoi più recuperare.

Una parola per te: Concentrazione

Cancro: dal 21 giugno al 21 luglio

Cancro: segno zodiale

Cancro

C’ è chi si apre a tanti ma, in fondo, non è affezionato a nessuno e chi si apre a pochi e se li tiene dentro per tutta la vita.

Una parola per te: Svelati

Leone: dal 23 luglio al 23 agosto

Leone: segno zodiacale

Leone

Bisogna saper scegliere con chi complicarsi la vita. In questo momento sei magnetico, audace, non sfidare il fato.

Una parola per te: Attenzione

Vergine: dal 24 agosto al 22 settembre

Vergine: segno zodiacale

Vergine

Abbi il coraggio di perdere chi non ha paura di perderti. Lascia scorrere tutto e liberati dal male

Una parola per te: Panta rei

Bilancia: dal 23 settembre al 22 ottobre

Bilancia: segno zodiacale

Bilancia

Ciò che sparisce significa che era di troppo, ciò che resta ti ha scelto ed è proprio ora che ti senti confuso come non mai.

Una parola per te: Affidati

Scorpione: dal 23 ottobre al 21 novembre

Scorpione: segno zodiacale

Scorpione

Gli altri pensano che siano i gesti a farti male e invece no, sono le parole e soprattutto i silenzi che ti feriscono.

Una parola per te: Osserva

Sagittario: dal 22 novembre al 21 dicembre

Sagittario: segno zodiacale

Sagittario

La poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore sono queste le cose che ci tengono in vita.

Ma hai deciso di non farti travolgere. Ripensaci.

Una parola per te: Osa

Capricorno: dal 22 dicembre al 19 gennaio

Capricorno: segno zodiacale

Capricorno

Hai a disposizione un biglietto di sola andata.

Non salutare nessuno. Chissà se mancherai davvero a qualcuno?

Una parola per te: Egoismo

Aquario: dal 20 gennaio al 19 febbraio

Acquario: segno zodiacale

Acquario

Arriva un tempo in cui o si cambia o tutto si ripete. Non esiste una scelta esatta o sbagliata, se ti rende felice è la decisione giusta.

Una parola per te: Impegno

Pesci: dal 20 febbraio al 20 marzo

Pesci: segno zodiacale

Pesci

Il problema non è quando ti fanno perdere la pazienza ma quando ti fanno perdere la voglia. Quando la rabbia è sostituita dal menefreghismo non c’è più speranza.

Una parola per te: Passione

Cultura e Identità,
l’editoriale di Alessandro Sansoni

 Chi la critica chi la difende non crede ad un’ Europa Sovrana

È curiosa la fortuna che a volte arride alle parole e il termine sovranismo è un caso emblematico. Non è chiara la sua origine, da cercare forse nella Francia degli anni ‘90. Anche Wikipedia, che ormai assolve le funzioni che un tempo erano del Devoto–Oli, non dà certezze. Sicuro è che in pochi anni è diventato il concetto attorno a cui ruota il dibattito pubblico planetario. Ma siccome nulla avviene a caso, ci deve essere una ragione che spiega questo successo.
E la ragione c’è: tra le tante crisi che angustiano il nostro tempo, la più grave di tutte è la crisi della politica, in pratica la sua scomparsa, in termini di uomini, idee, risorse, effettiva capacità di determinare il corso degli eventi.
E siccome quello di sovranità è il principio politico per antonomasia, ecco spiegata la fortuna di un lemma che indica chi va alla ricerca di ciò che sembra perduto.
La sovranità è fondamento di ogni compagine politica consapevole, formalizzata e in grado di autodeterminarsi, di cui lo Stato moderno, quello nato in Europa dopo la Guerra dei Trent’anni e codificato con lo jus publicum europaeum, è la quintessenza. Uno Stato è sovrano se possiede un territorio, batte moneta ed è in grado di garantire sicurezza interna ed esterna alla popolazione. In quanto sovrano, lo Stato non ammette nulla al di sopra di sé stesso: tutt’al più può confrontarsi con suoi simili e pari, gli altri Stati.
Chi è sovrano, infine, può esercitare ciò che poi è l’obiettivo dell’agire politico, ovvero il potere di decidere e determinare secondo la propria volontà conseguenze concrete e fattuali. Soprattutto, ci spiega Carl Schmitt, esso decide nello stato d’eccezione, cioè nei momenti supremi, quando la situazione è così grave che il sovrano non può sottrarsi alla responsabilità di avocare a sé ogni potere, anche le porzioni delegate, per decidere arbitrariamente come scongiurare un pericolo.
Proprio il dovere/potere di assumersi responsabilità decisive, impone a colui che svolge le funzioni sovrane di essere riconoscibile da sudditi e/o cittadini, si tratti di un monarca per diritto divino, o di un governo democratico. Ciò è indispensabile, affinchè la comunità politica possa eventualmente reclamare l’esercizio del potere in circostanze eccezionali. La crisi della politica, non a caso, si fa sentire in particolare per l’assenza di interlocutori, di soggetti a cui appellarsi. Nessuno più decide davvero e le scelte, soprattutto quelle impopolari, sono sempre colpa di qualcun altro: e la cosa più grave è che spesso è davvero così.
La crisi della politica non significa che non ci sia chi comandi. Significa che chi comanda veramente oggi non è visibile, non cerca legittimazioni né divine né popolari, esercita il potere nell’ombra, de–responsabilizzato ed apolide, sia che operi nei circuiti dell’alta finanza, sia che diriga un burocratico tecnoapparato.
Questo processo di espropriazione della sovranità degli Stati e dei popoli, non è recente. Ha raggiunto il culmine con la fine della Guerra Fredda e la globalizzazione, ma viene da lontano: comincia con la fine della Grande Guerra e le prime istituzioni sovranazionali fondate sul formalismo giuridico ed imposte dalle potenze globali marittime anglosassoni in nome del libero commercio, come dimostrato dallo stesso Schmitt e più recentemente da Danilo Zolo.
Di fronte, dunque, a un potere globale sempre più lontano e inavvicinabile, in un’epoca che propone scenari futuri pericolosi e indecifrabili, istintivamente l’uomo comune reagisce e reclama sovranità, politica, nazione, un ordine. E forse la crisi dell’UE, di cui in questo mese rinnoveremo il parlamento, sta nel fatto che nessuno, né chi la critica, né chi la difende acriticamente, sia disposto a pensarla Sovrana.

Alessandro Sansoni

Canova in mostra a Napoli fino al 30 giugno

Canova, definito l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni, è in mostra al MANN di Napoli fino al 30 giugno.

La personale, infatti, valorizza il rapporto artistico che lo lega da sempre al mondo classico. La mostra si sviluppa su due piani in cui è possibile ammirare bozzetti, dipinti e sculture.

Canova: la mostra a Napoli

Canova

Antonio Canova

Nato a Possagno nel 1757 è stato un artista e scultore neoclassico geniale, nelle sue opere c’è una ricerca e un’imitazione dell’arte classica ma rivisitata in modo personale.

Canova si trasferisce a Venezia, (città dove morirà nel 1822) da ragazzo e qui inizia la sua formazione, seguendo la scuola di nudo all’Accademia e iniziando a disegnare calchi in gesso di statue antiche.

Già nelle sculture del primo periodo, pensiamo a Dedalo e Icaro, si nota la caratteristica fondamentale di Canova che è rappresentata dalla fusione di naturalismo e idealizzazione.

Il naturalismo lo si evince dalla fattura dei corpi mentre l’idealizzazione è generata dalla disposizione reciproca e dall’equilibrio dei pesi.

Antonio Canova: Icaro e Dedalo

Dedalo e Icaro di Canova

Altro tema ricorrente nelle opere di Canova è quello funebre: se per la fede cristiana la morte è la fase di passaggio  dalla vita terrena a quella eterna, per il razionalismo settecentesco rappresenta la fine di tutto.

Le Grazie di Antonio Canova

Le Grazie

Le Grazie si raggruppano, formando quasi una piramide, in un abbraccio reciproco.

La figura centrale è ferma mentre le altre due sono in una posizione di moto, attraverso questo gioco Canova sottolinea la morbidezza dei corpi femminili, da cui scaturisce un gioco di luci e ombre che trasmettono una sorta di movimento nella staticità.

Oroscopo della settimana: dal 29 aprile al 5 maggio

Ariete: dal 21 marzo al 19 aprile

Ariete: segno zodiacale

Ariete

Sei il più battagliero e coraggioso dello zodiaco. In un esercito saresti sicuramente in prima linea, non hai paura.

Fermati ad apprezzare i sorrisi inaspettati, è questo ciò che farà la differenza.

Una parola per te: la presenza.

Toro: dal 20 aprile al 20 maggio

Toro: segno zodiacale

Toro

Eccelli nell’arte in generale, soprattutto, in quella culinaria: amore per i sapori e per i profumi.

La vita è come un pianoforte: i tasti bianchi rappresentano i giorni felici mentre i neri quelli tristi. Ricordati che però servono entrambi per comporre bella musica.

Una parola per te: le labbra.

Gemelli: dal 21 maggio al 20 giugno

Gemelli: segno zodiacale

Gemelli

Sei un eterno adolescente, un ragazzino che vuole fare festa anche in età avanzata, sei divertente.

Ricorda che però la felicità non è qualcosa di già pronto, proviene dalle tue azioni, sei fuori tempo spesso.

Una parola per te: il sorriso.

Cancro: dal 21 giugno al 21 luglio

Cancro: segno zodiale

Cancro

Nello zodiaco sei tra i segni con il miglior sistema di autodifesa. La tua diffidenza e il tuo distacco sono coperti da un’aura tenera e coccolosa ma, al momento giusto, sai essere acido/a.

Hai solo bisogno di qualcuno con cui sentirti debole senza dover alzare la guardia.

Una parola per te: gli occhi.

Leone: dal 23 luglio al 23 agosto

Leone: segno zodiacale

Leone

Sei il più orgoglioso dello zodiaco. Se ti metti in testa una cosa diventa legge. Senti di aver ragione anche quando hai torto.

Non mettere ordine nella tua testa, devi piacere così: caos e tempesta.

Una parola per te: i dettagli.

Vergine: dal 24 agosto al 22 settembre

Vergine: segno zodiacale

Vergine

Hai il senso critico più sviluppato tra tutti i segni. Noti il dettaglio soprattutto se è un difetto. Hai la lingua tagliente e cinica.

Non inviteresti mai un ladro a casa tua quindi perché consenti ai pensieri negativi di rubare la tua gioia?

Una parola per te: la simpatia.

Bilancia: dal 23 settembre al 22 ottobre

Bilancia: segno zodiacale

Bilancia

Bellezza, armonia ed eleganza. Hai il miglior gusto in campo estetico.

Corri il rischio di prendere le cose che desideri.

Una parola per te: lo sguardo.

Scorpione: dal 23 ottobre al 21 novembre

Scorpione: segno zodiacale

Scorpione

Sei forse il segno più enigmatico e più cervellotico dello zodiaco. Riesci ad elaborare teorie impensabili anche per i casi più semplici.

Dunque a domandarti il perché di determinati comportamenti di qualcuno aspettati le risposte più bizzarre.

Una parola per te: tutto

Sagittario: dal 22 novembre al 21 dicembre

Sagittario: segno zodiacale

Sagittario

Sei il più bravo insegnante dello zodiaco: trasmettere i tuoi ideali è una missione di vita.

Sai di avere in mano la verità, ascoltala per una volta e avrai le chiavi della conoscenza.

Una parola per te: intelligenza.

Capricorno: dal 22 dicembre al 19 gennaio

Capricorno: segno zodiacale

Capricorno

Sei estremista: o è sì o è no o sei amico o non lo sei. Non conosci la via di mezzo.

Non avere paura di non farcela, tu hai qualcosa più degli altri.

Una parola per te: pensiero.

Aquario: dal 20 gennaio al 19 febbraio

Acquario: segno zodiacale

Acquario

Solo quando lo faranno a te capirai meglio.

Potenzialmente potresti essere un capo in qualsiasi settore, potresti essere un leader.

Il problema è che non hai voglia di assumerti le responsabilità relative a qualsiasi ruolo di comando.

Una parola per te: pelle.

Pesci: dal 20 febbraio al 20 marzo

Pesci: segno zodiacale

Pesci

Sei sempre etichettato come folle e drammatico e in effetti non sono definizioni scorrette ma, spesso, viene trascurato quell’aspetto geniale e fuori dagli schemi che ti caratterizza.

Fidanzati quando stai bene da solo e quando il partner rappresenta per te un arricchimento e non un salvagente.

Quando hai trovato un complice e non un eroe.

Una parola per te: ebbrezza.

L’espressione dell’arte nelle varie epoche: la mostra

L’arte rappresenta la testimonianza di un determinato periodo storico, è un modo di cogliere, rappresentare e parlare di un tempo ben definito tramandandolo ai posteri.

Com’è cambiata l’arte nelle varie epoche che ci hanno portati fino ad oggi? È questo lo scopo della mostra intitolata L’espressione dell’arte, che si terrà fino al 26 aprile presso il Circolo della stampa di Avellino.

Il visitatore della collettiva osserverà non solo opere pittoriche ma anche oggetti d’epoca che hanno caratterizzato gli usi e i costumi di un tempo, che oggi sono stati sostituiti con altri o che perdurano ma sotto altre sembianze.

L'espressione dell'arte nelle varie epoche: la mostra

L’espressione dell’arte nelle varie epoche

La mostra rappresenta un dialogo tra storia e contemporaneità, evidenziando l’importanza dell’arte in tutte le sue forme e manifestazioni.

Le difficoltà delle donne sul lavoro raccontate da Purl, il corto animato Pixar

Purl è il nuovo corto animato diretto da Kristen Lester, firmato Pixar, realizzato all’interno del progetto SparkShort, che nasce come canale per scoprire nuovi talenti e sperimentare nuove tecniche nel campo dell’animazione.

Purl, un gomitolo animato di soffice lana rosa, viene assunta in un’azienda in cui lei è l’unica presenza femminile. Il primo giorno di lavoro, nonostante sia propositiva verso i suoi colleghi, viene guardata con circospezione o non presa in considerazione. Il sorriso e l’entusiasmo per il nuovo lavoro, in breve tempo, si tramutano in tristezza e solitudine.

Come può riuscire ad integrarsi con i colleghi? Come può essere presa seriamente in considerazione quando parla di lavoro o semplicemente ascoltata?

La risposta è diventare come loro e quindi omologarsi al contesto.

Purl:il trailer

Il corto animato Pixar

Di punto in bianco Purl decide di cambiare: abbandona l’accogliente gomitolo e indossa un completo spigoloso e rigido, abbandona il sorriso e lo tramuta in ghigno, la sua simpatia diventa cinismo e quando deve esprimere un pensiero diventa prepotente e aggressiva. Purl in questo modo diventa parte integrante del suo team lavorativo, diventando una leader.

Purl: il corto animato Pixar

Purl in versione maschile

Purl cosa vuole insegnarci?

Il corto nella sua semplicità affronta un tema delicato: la differenza di genere all’interno di ambienti lavorativi, in cui la percentuale maschile è maggiore rispetto a quella femminile. Purl è costretta ad omologarsi e quindi a diventare altro da ciò che è, per poter essere accettata da suoi collegli. Questa forzatura racchiude tutte le difficoltà che una donna è costretta ad affrontare in alcuni ambienti.

La pellicola animata porta lo spettatore a porsi delle domande, riflettendo su determinate condizioni e su taluni stereotipi che perdurano nonostante la modernità e l’apertura mentale che dovremmo avere tutti, indistintamente.

Purl, che incarna il mondo femminile, per essere accettata si modifica. Questo comportamento, visto da un’altra prospettiva, potrebbe essere un invito volto a far riflettere le donne: le prime ad orientarsi in modo diverso dovrebbero essere proprio loro che, invece di piegarsi e snaturarsi, dovrebbero far accettare la loro diversità, qualora vi fosse.

Avellino: Teatri Aperti vi aspetta il 5 maggio
per un’intera giornata dedicata alla cultura

Teatri Aperti è una manifestazione curata e organizzata dal Consorzio Teatro Irpino, in memoria di Don Ferdinando Renzulli, gli spettacoli inizieranno il 5 maggio alle ore 10:oo e proseguiranno fino alle 24:oo.

Le esibizioni, i dibattiti e le rappresentazioni teatrali avranno luogo presso il Teatro Europa.

L’ingresso è libero.

Scopo di Teatri Aperti è quello di diffondere la cultura come un momento di condivisione che esula le divergenze sociali e politiche tra persone, spesso, frenate o poco propense nei confronti di uno scambio fine a se stesso.

Gianni Di Nardo: la cultura è ovunque

Teatri Aperti: programma completo 5 maggio 2019

Luigi Frasca: intervista

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