Cultura

La piovra nera di Roberto Fagiolo

A trent’anni dalle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio, una storia inquietante, che ha avuto tra i suoi più importanti protagonisti anche Giovanni Falcone e su cui non è ancora stata fatta interamente luce.

Nel 1990, Giovanni Falcone, parlando dell’omicidio di Piersanti Mattarella davanti alla Commissione Antimafia, non esclude la possibilità che Cosa Nostra si sia servita di killer esterni per uccidere il presidente della Regione. Neofascisti, con ogni probabilità.

Non si tratterebbe del resto di un fatto eccezionale. Alleanze strategiche e scambi di favore tessono una fitta trama di relazioni tra mafia ed eversione nera. Intrecci e complicità che percorrono gli anni della strategia della tensione, con uno snodo cruciale: il tentato golpe Borghese del 1970, attivamente sostenuto dalla Cupola, preceduto dalla misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, ex appartenente alla Decima Mas guidata da Junio Valerio Borghese.

La piovra nera di Roberto Fagiolo

La piovra nera di Roberto Fagiolo

A indagare sui collegamenti tra mafia e neofascismo si dedica in particolare l’ex vicequestore di Trapani, Giuseppe Peri, con un rapporto investigativo del 1976 che offre spunti di grande interesse. Ma tracce più o meno esplicite del rapporto tra Cosa Nostra ed eversione nera affiorano anche in altre drammatiche circostanze: dalla morte del giornalista Giovanni Spampinato, nel 1972, all’omicidio di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel 1980, alla strage di Natale del 1984. Così come non mancano di emergere nel contesto della fase stragista di Cosa Nostra del 1992, attraverso due importanti esponenti dell’estremismo nero: Paolo Bellini, sotto processo per la strage di Bologna, e Pietro Rampulla, soprannominato l’artificiere, condannato in via definitiva come uno degli esecutori della strage di Capaci.

La piovra nera racconta, in modo documentato e rigoroso, l’intera storia dei rapporti fra mafia ed eversione nera che hanno inquinato l’Italia repubblicana.

Roberto Fagiolo: chi è?

Roberto Fagiolo autore televisivo, lavora da molti anni per la Rai ed è stato tra gli autori del programma Sfide. Dal 2013 autore a Rai Storia per i programmi Il tempo e la storia e Italiani e attualmente per Passato e Presente condotto da Paolo Mieli.
Per Nutrimenti ha pubblicato Bottecchia L’inafferabile (con Francesco Graziani, 2005), L’ombra del Caravaggio (2007), Il segreto perduto di Schliemann (2008), Topografia del caso Moro (2018), Chi ha ammazzato Pecorelli (2019) e Come svanì Emanuela (2020).

La piovra nera sarà disponibile nelle librerie il prossimo 26 maggio.

La mia origine è il primo Ep di Riccardo Selci

Dopo aver lanciato il primo singolo “Giganti”, brano presente nelle classifiche indipendenti radiofoniche, ecco in tutti gli store digitali l’Ep “La mia origine”, (Etichetta RESET Label), progetto discografico che contiene le prime quattro canzoni scritte dal cantautore.

La track list è composta da Saperti felice, Giganti, La mia origine, Un anno.

Tutti i brani dell’Ep, hanno un filo conduttore, il bisogno di raccontare e condividere le proprie emozioni ed esperienze attraverso la musica.

Riccardo Selci spiega:

Io racconto delle storie con semplicità e sincerità, per un fuoco che sento ardere dentro ed il lancio di questo Ep è importante per me. Il momento musicale in cui viviamo ha un po’ dimenticato lo stile asciutto ed introspettivo del cantautorato italiano, anche se non mancano delle eccezioni illustri. Sarebbe bello per me contribuire alla riscoperta di questo linguaggio intimo e profondo, che tanto ha dato alla canzone italiana e ai cuori di molte persone. La riuscita ed il successo dell’Ep La mia origine sarebbero per me un incoraggiamento per continuare a raccontare le mie, le nostre storie.

Dopo la gioventù, l’intensità della vita familiare e lavorativa aveva ridimensionato lo spazio dedicato alla musica, pur continuando a suonare col mio gruppo e ascoltando, anche in famiglia, fiumi di musica. Poi in seguito alla scomparsa di mio padre e dopo il primo lockdown, in me si è acceso qualcosa che mi ha dato un nuovo impulso, inducendomi a realizzare questo lavoro.

L’Ep contiene 4 pezzi, ma ne ho scritti tanti altri e sto continuando a scrivere, quindi questo progetto è un test per capire se la mia musica piace. In questo senso quello dell’Ep sembrava essere il giusto formato editoriale. Sono pezzi che parlano della mia storia passata e presente, in cui sono cantati alcuni tra gli affetti più grandi della mia vita.

La mia origine è il primo Ep di Riccardo Selci

Riccardo Selci: biografia

Riccardo nasce a Pesaro nel 1975, dove tutt’ora vive e lavora, conducendo l’azienda metalmeccanica di famiglia.

Sposato con Mara dal 2004, ha cinque figli e vive la passione per la musica dall’adolescenza. Canta e suona la chitarra in un gruppo rock che si esibisce nei locali della zona e con loro scrive alcuni brani. Nel 2019, dopo la perdita di suo padre, Riccardo inizia, nella maturità dei suoi anni e delle sue emozioni, a raccontarsi senza pudore, scrivendo canzoni per sé.

Da qui il desiderio di diffonderle e, confidando che possano incontrare un pubblico che si riconosca nelle sue parole, avvia il progetto del suo primo Ep La mia origine uscito il 6 maggio 2022.

Stanislavskij vita, opere e metodo di Fausto Malcovati

Attore, regista, teorico e docente, Stanislavskij rivoluzionò lo spettacolo teatrale del Novecento.

Dalle innovative regie del teatro di Čechov alla creazione con Nemirovič-Dančenko del Teatro d’Arte, fu il capostipite della nuova scuola russa che ebbe poi molta fortuna anche in Occidente.

Come teorico e docente (tra i suoi allievi illustri Mejerchol’d) ideò un proprio metodo attoriale in cui la naturalezza e la verosimiglianza nella recitazione, necessari imperativi per l’attore, passano attraverso «un processo graduale e consequenziale di assimilazione e consolidamento della linea trasversale del personaggio» interpretato.

Il presente volume costituisce non soltanto una valida panoramica introduttiva delle opere e delle teorie di Stanislavskij, ma anche un ritratto umano del grande regista russo.

Stanislavskij vita, opere e metodo di Fausto Malcovati

Fausto Malcovati: chi è?

È docente di Lingua e Letteratura Russa all’Università di Milano, traduttore e critico teatrale, e uno dei massimi esperti di teatro e cultura russa.

Oltre ad aver tradotto tutto il teatro di Čechov e ad aver lavorato sugli scritti teorici dei principali maestri della regia, quali Stanislavskij, Mejerchol’d e Vachtangov, si è occupato di simbolismo russo, in particolare nelle opere di Vjaceslav Ivanov e di Valerij Brjusov, e della narrativa russa della seconda metà dell’Ottocento, con monografie e saggi dedicati a Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj.

Nel 2016 vince il premio Ubu per il valore della sua ricerca.

Titina la magnifica di Domenico Ingenito e Francesco Saponaro: la recensione

Titina la magnifica è una rappresentazione teatrale di Domenico Ingenito e Francesco Saponaro che è stata portata in scena al Trianon Viviani di Napoli, per approfondire umanamente e artisticamente il personaggio e l’anima di una donna controversa e di una grande artista.

Dietro questa rappresentazione teatrale c’è una ricerca approfondita, in cui sono stati studiati frammenti, poesie, documenti autobiografici e sketch, che offrono allo spettatore un quadro completo e soddisfacente di Titina De Filippo, interpretata dalla poliedrica Antonella Stefanucci, che ha contribuito a rendere ancora più evidenti le caratteristiche psicologiche e umane che hanno contraddistinto il personaggio e la donna.

L’attrice partenopea offre al pubblico una Titina con tutti i suoi pregi, i suoi difetti e i suoi dissidi interiori professionali e privati con una professionalità e bravura eccellenti.

Antonella Stefanucci interpreta Titina De Filippo

Antonella Stefanucci riesce a portare sul palco una donna che mentre combatte per riscattare l’attrice e la donna combatte anche come sorella, come moglie e come madre per dare dignità non solo a se stessa ma alla donna in generale.

Nella rappresentazione teatrale di Domenico Ingenito e Francesco Saponaro lo spettatore ha la possibilità di conoscere una Titina che ricopre diversi ruoli nella società come sul palco e che, puntualmente, si ritrova sempre a dover combattere per far valere i suoi diritti personali e professionali.

In Titina la magnifica ritroviamo la stessa sensibilità e umanità presenti nella pellicola Qui rido io di Mario Martone. La descrizione di Titina, infatti, sembra un approfondimento ulteriore su questa donna di cui ancora oggi sembra che ancora non si conosca abbastanza.

Titina la magnifica

Titina la magnifica ci mostra una donna determinata dal punto di vista professionale, una donna che cerca di scardinare gli stereotipi femminili del tempo con forza e professionalità perché ciò che intende portare sul palco, che lei ama con ardore, è un concetto di donna realistico perché una donna non è soltanto un oggetto da mostrare a livello estetico.

Titina De Filippo non era bella ma era talentuosa, simpatica, arguta e intelligente, queste sue qualità l’hanno condotta al successo, diventando una delle attrici napoletane più importanti del ‘900.

Una personalità curiosa della vita e una donna molto consapevole del tempo in cui viveva, della sua storia, della sua famiglia e di se stessa. Una donna che è riuscita a trovare la forza di imporre la sua presenza attraverso le sue doti artistiche ma anche una donna che si è messa in discussione con se stessa e che ha avuto momenti di cedimento, che è riuscita a superare grazie alla perseveranza e alla forza interiore che l’hanno condotta al successo.

Per una donna dell’epoca la strada verso il successo, soprattutto se non si possedevano qualità estetiche, era molto difficile e se a questo si aggiunge la presenza di due fratelli ingombranti come Eduardo e Peppino l’affermazione professionale diventava ancora più tortuosa.

Antonella Stefanucci interpreta Titina De Filippo

La determinazione di Titina unita alla sua intelligenza e alle sue capacità hanno però dimostrato il contrario. Lei infatti è riuscita ad affermare la propria indipendenza professionale, andando oltre l’appellativo di sorella d’arte e affermando un’idea di donna contemporanea libera e capace.

In Titina la magnifica vediamo una professionista che cerca di comprendere ed entrare completamente nei personaggi teatrali che deve interpretare, facendoli suoi e sradicandoli dall’ideale del tempo rendendoli reali e moderni.

Tra i suoi personaggi ricordiamo quello di Filomena Marturano, descritto con queste parole da lei stessa in un’intervista:

Eccolo il mio personaggio. Ecco, così ti volevo: violenta, fredda, calma, tragica, comica. Ah! Filumena, ti tengo, ti tengo. Non mi scappi più! Ti porterò con me tutta la vita.

Un personaggio controverso che Titina è riuscita a mettere in scena trasferendole quelle qualità e caratteristiche umane che non solo appartenevano a lei ma che appartengono a tutte le donne di tutti i tempi.

YKO torna ad emozionare con In The Name

Dopo aver calcato i più importanti palchi d’Europa, Russia e Regno Unito come opening act di band di fama internazionale tra cui Evanescence, Disturbed e Vanilla Sky, il cantautore campano dall’animo multietnico YKO torna ad emozionare con “In The Name”, il suo nuovo singolo.

Scritto da Giacomo Bove e arrangiato dallo stesso interprete, il brano è una suggestiva e commovente catarsi musicale, avvalorata dall’intensità emozionale di una vocalità inconfondibile che accarezza anima e cuore per risvegliare la mappa sensoriale insita in ciascuno di noi, con l’intento di condurci ad una maggior consapevolezza, alla presa di coscienza, reale e sincera, del nostro ruolo nel mondo, scardinando gli alibi e i pretesti dietro cui ci nascondiamo per sfuggire ed evitare di far fronte alle nostre responsabilità.

Una deflagrazione interiore che, mediante la minuzia e la finezza di un testo saturo di poesia, tramuta un urlo silenzioso in un boato condiviso, capace di scuotere le coscienze per ricordarci che la tendenza umana a giustificare ogni atto di violenza, fisica, psicologica, ambientale, è solamente la vile maschera dietro cui si cela l’agire di ciascuno di noi prima che si identifichi in condotta collettiva, quell’insieme di comportamenti sociali contro cui siamo soliti puntare il dito, elidendo dalla traiettoria incriminata il nostro stesso operato quotidiano.

Attraverso un’ineccepibile analogia tra il combattere per il desiderio di farlo, quella sete di potere insita da sempre nell’uomo, e l’attribuire la propria attitude oscura e malvagia in nome di una causa più grande – «maybe I’m going in God’s reign, just ‘couse I’ve killed in God’s name» («forse andrò nel regno di Dio, solo perché ho ucciso in nome di Dio») -, YKO pone in raffronto l’inclinazione personale all’azione di facciata, scandagliando le dinamiche in cui ci rifugiamo anziché riconoscere le falle delle nostre scelte, evidenziando il triste, ma fortemente realistico, spaccato in cui ogni essere umano predilige raccontare a se stesso ciò che lo distoglie da colpe e peccati, anziché guardare dritta in faccia e affrontare la propria condizione, da sempre in bilico da tra luce e ombra.

YKO In The Name

YKO In The Name

Una denuncia in musica, ma al tempo stesso uno stand-by spazio-tempo, il sollievo dal mondo di cui mente e corpo necessitano per ricongiungersi alla loro vera essenza, come lo stesso YKO spiega:

In The Name è la trasposizione musicale di ogni scusa, di ogni attenuante, che l’essere umano utilizza da sempre per giustificare qualsiasi atto di violenza. È un grido silente di protesta verso ciò che l’uomo prova a distruggere ogni giorno, ma al contempo si pone come una sorta di catarsi, di purificazione, per consentirci di ricongiungerci alla parte più ancestrale di noi.

Come la preservante calma delle onde del mare può smuovere una roccia e modificarne linee e tratti, allo stesso modo, “In The Name” è un pacato ma viscerale flusso di pensieri, emozioni e sentimenti, che si staglia nel profondo dell’ascoltatore sin dalle prime note, per giungere ad una dimensione ancora più intrinseca e modificarne azioni, atteggiamenti e comportamenti.

Conclude YKO:

In The Name è la mano insanguinata di un soldato che stringe l’erba per l’ultima volta tra le grida e il dolore. È l’esitazione della mano che affonda il ferro nella carne. È il rumore di mille passi nel fango che schizza fino alla faccia. È il suono che fanno i sovrani quando cadono e gli dei quando crollano.

Un pezzo in grado di sfiorare e travolgere le corde più intime del sentire umano, consentendo una totale immersione nelle proprie azioni, nel proprio modo di pensare, vedere, percepire e conseguentemente agire, in un face to face potentissimo con il giudizio più crudo e diretto di tutti, quello che la parte più incontaminata di noi dà ad ogni altro frammento della nostra anima.

“In The Name”, riconferma la caratura artistica di YKO, un cantautore sensibile e intensissimo, le cui release si distanziano da categorizzazioni ed etichette, per abbracciare il suggestivo e armonico intreccio di sonorità Irish, country e folk-rock, capace di evidenziare una cifra stilistica fortemente identificativa, che sa coniugare tutte le innumerevoli influenze musicali del suo autore in un patchwork unico e originale. Un tuffo nell’oceano dei sentimenti, un meraviglioso viaggio introspettivo tra cadute, risalite e la speranza di ritrovare quello che eravamo, per costruire, giorno dopo giorno, quello che saremo.

YKO

YKO

YKO: biografia

YKO, pseudonimo di Enrico Bellotta, è un cantautore, musicista e compositore campano classe 1985. Affascinato dall’unione indissolubile di note e parole, muove i suoi primi passi nel mondo della musica sin da piccolo, prendendo parte a diverse formazioni, tra cui i Fireyed e i Belly Bluster, band con le quali acquisisce e sviluppa un’incredibile padronanza della sua vocalità, intensa ed incisiva, oltre che una presenza scenica unica e inconfondibile.

Nel 2015, con i Fall Has Come, calca i più importanti palchi europei, dalla Scozia alla Spagna, passando per l’Austria, l’Ucraina e la Romania, sfiorando ed emozionando anche le platee russe e quelle del Regno Unito, in qualità di opining act di artisti di fama internazionale come gli Evanescence, i Disturbed, i Yellowcard, i Kongos, i Vanilla Sky e i Tigertailz.

Quattro anni dopo, nel 2019, dà il via al suo progetto solista sotto il nome di YKO, iniziando a comporre brani originali e lontani da classificazione di genere e trend; un suggestivo e armonico intreccio di sonorità Irish, country e folk-rock, evidenziando una cifra stilistica fortemente personale, in grado di coniugare tutte le sue innumerevoli influenze, assorbite nel corso degli anni.

Le release di YKO sono un tuffo nell’oceano dei sentimenti, un meraviglioso viaggio introspettivo tra cadute, risalite e la speranza di ritrovare quello che eravamo, per costruire, giorno dopo giorno, quello che saremo.

Anno bisestile è il nuovo singolo di Carmine Cristallo Scalzi

Anno bisestile è il nuovo singolo del poliedrico artista Carmine Cristallo Scalzi, una ballad dalle tinte pop che ci accompagna, attraverso un testo decisamente malinconico, verso territori più oscuri, quelli in cui ci confrontiamo con le nostre paure divenute realtà, come quella di perdere qualcuno, pronti nostro malgrado a entrare in un altro tempo della nostra vita.

Carmine Cristallo Scalzi afferma:

Abbiamo avuto tutti un proprio personalissimo “anno bisestile”, un periodo della vita unico e singolare durante il quale affrontiamo una crisi.

Questa canzone, in tutti gli store digitali dal 6 maggio, conferma in pieno lo stile dell’artista calabrese, così apprezzato per l’approccio cantautorale con echi indie pop rock. Imminente l’uscita di un EP.

Il 2022 vede anche l’uscita del suo primo lungometraggio “A volte nel buio” distribuito da Minerva pictures.

Testo e musica sono di Carmine Cristallo Scalzi, mixato e registrato presso Faidenblass Muzik Studio (Roma), master di Alessandro Marcantoni (Metropolis studio Milano)..

Anno bisestile è il nuovo singolo di Carmine Cristallo Scalzi

Anno bisestile è il nuovo singolo di Carmine Cristallo Scalzi

Carmine Cristallo Scalzi: biografia

Artista poliedrico, si divide tra cinema, musica e illustrazione.

Polistrumentista, negli anni che lo porteranno a laurearsi in Giurisprudenza a Bologna suona con la sua band sui palchi di svariati Festival.

Nel frattempo firma la regia di alcuni cortometraggi e scrive e disegna romanzi illustrati. Intraprende da pochi anni la carriera solista, incidendo alcuni singoli molto apprezzati per l’approccio cantautorale ma allo stesso tempo pop-rock di matrice inglese.

Premio Leo de Berardinis under 35: i vincitori

Si è svolta al Ridotto del Teatro Mercadante di Napoli la selezione finale del concorso Premio Leo de Berardinis under 35, istituito dal Teatro di Napoli–Teatro Nazionale diretto da Roberto Andò, a sostegno delle giovani compagnie e artisti campani, intitolato ad uno dei massimi interpreti e protagonisti della scena teatrale contemporanea, autorevole riferimento per molte generazioni di teatro. Il concorso è realizzato in collaborazione con Il Teatro Pubblico Campano.

La giuria di esperti e di addetti ai lavori – composta da Roberto Andò direttore del Teatro di Napoli, da Viola Ardone scrittrice, da Mimmo Basso direttore operativo del Teatro di Napoli, da Maurizio Braucci scrittore e sceneggiatore, da Ippolita di Majo sceneggiatrice e autrice, da Davide Iodice regista di teatro ha scelto e decretato vincitori della seconda edizione del Bando, i seguenti lavori:

Una morte dolcissima: drammaturgia e regia di Noemi Francesca con la seguente motivazione: “Perché in una società che non è più capace di metabolizzare il lutto, Noemi Francesca si confronta con il trauma della perdita dialogando in maniera personalissima e originale con il testo di Simone De Beauvoir ed esplorando il luogo del dolore alla ricerca dei riti ancora possibili per attraversare la paura della morte.

Una scrittura polifonica e polisemica fatta di voci, immagini, oggetti che concorrono armonicamente a suggerirci che forse, anche e soprattutto nel tempo che viviamo, quel rito ancora può essere il teatro.”

Appartamento 2B

L’appartamento 2B, drammaturgia e regia di Andrea Cioffi con la seguente motivazione: “Per la capacità di raccontare in maniera diretta la propria generazione, quella dei nati negli anni ‘80 e ‘90, attraverso una scrittura scenica attenta al ritmo e all’ironia, ma anche capace di mettere a fuoco il disagio di uomini e donne, non più giovani, ma considerati tali, che non riescono a trovare spazio e ruolo sociale nella vita degli adulti”.

Menzione speciale della giuria al progetto Nuttata, drammaturgia e regia di Domenico Ingenito con la seguente motivazione: “Nuttata si propone come un adattamento di La Nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltès.

I temi della notte come labirinto in cui amore e violenza si sovrappongono emergono con forza dalla breve messa in scena a cui abbiamo assistito. Hanno molto colpito il lavoro sulla lingua e sulla corporeità che sembrano aderire pienamente tra loro, all’interno di un’ambientazione semplice ed energica.

La dimensione del soliloquio, del recit esistenziale è ancora da mettere a punto e tende a volte a confondersi con quella del monologo ben condotto che invece si sottrae ad una definitiva messa in gioco del personaggio, al “diario di morte e resurrezione” che è alla base del testo originario.”

Nell’ambito del protocollo d’intesa tra i Premi Leo de Berardinis 2022 istituito e promosso dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e Nuove sensibilità 2.0 2022 – Under 40 istituito e promosso dal Teatro Pubblico Campano, il Direttore Roberto Andò, tra i cinque testi premiati dalla giuria del Premio Nuove Sensibilità 2.0, ha scelto Omissis drammaturgia di Alessandro Paschitto.

I due progetti vincitori del Premio Leo de Berardinis e il testo scelto tra i cinque vincitori del Premio Nuove Sensibilità 2.0 verranno prodotti dal Teatro di Napoli e inseriti nella programmazione della prossima stagione del Ridotto del Mercadante.

Piano Solo Corpo Solo in anteprima nazionale al Teatro San Ferdinando

Piano Solo Corpo Solo (The right to be left alone) è una performance/concerto profondamente legata al nostro tempo e verrà presentata in anteprima nazionale al Teatro San Ferdinando di Napoli.

Un tempo di negazione del “fuori” e del contatto, di violazione del corpo e della libertà, di isolamento e confusione. Abbiamo preso tutto questo per guardarci dentro e cercare una connessione intima e profonda con noi stessi e con l’altro. Qui il suono e il movimento sono emotività, tattilità, visione, sono l’espressione di moti interiori che cercano di liberarsi.

In Piano Solo Corpo Solo si toccano le intime ricerche di due solitudini: Piano Solo – i brani composti e suonati dal vivo da Simone Graziano per pianoforte a coda preparato (dall’album Embracing the future), e Corpo Solo – la composizione coreografica di Claudia Caldarano.

Viviamo in tempi in cui il corpo è mortificato da forze che lo manipolano, è isolato e “reso cosa”, da conservare, da salvare o da preservare. Quando invece è proprio la sua caducità a renderci vivi, liberi, sensuali, vitali e desiderosi di incontrare. L’incontro qui si realizza in un Embracing, in un’abbraccio, in un gesto magico capace di fissare nell’attimo l’ultimo attimo, nell’istante, il duraturo.

Piano Solo Corpo Solo

Piano Solo Corpo Solo

Piano Solo Corpo Solo: maggiori informazioni

coreografia e danza Claudia Caldarano
composizione e esecuzione musicale Simone Graziano
consulenza drammaturgica Alessandro Brucioni
produzione mo-wan teatro
coproduzione nòva
in collaborazione con Nina e 4’33’’ (direzione Matteo Gabutti) con il sostegno delle residenze creative Armunia e InTeatro e degli spazi di prova Atelier delle Arti e Goldoni selezionato NID Platform OpenStudios 2021.

Vincitore del bando Residanza – La casa della nuova coreografia 2021 promosso nell’ambito del progetto Gap! Change! Now! Projects for the next dance generation – Movimento Danza 2018/2021 in collaborazione con il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.

La musica è tratta dal disco Embracing The Future edito da Auand Records, vincitore dell’ Honorable Mentions del magazine newyorchese The New York City Jazz Records.

Durata: 40 minuti (atto unico)

Tragedia e teatro drammatico di Hans-Thies Lehmann

Fondamentale studio critico sulla tragedia e sul concetto di tragico, il volume ripensa il tragico come esperienza, proponendo al contempo una chiave di lettura inedita per la storia del teatro e la filosofia del tragico.

Dalla visione classica di Aristotele a quella ‘eccentrica’ di Hölderlin e Kleist, fino alle sperimentazioni contemporanee di Sarah Kane e della Socìetas di Romeo Castellucci, l’autore decostruisce il pensiero del tragico e la storia del dramma, concentrando la propria riflessione intorno al fil rouge che collega la tradizione con i nuovi paesaggi e linguaggi dello spettacolo dal vivo, per rintracciare il senso più autentico dell’esperienza tragica nella dimensione teatrale, non solo del teatro drammatico, di cui mette a fuoco limiti e (in)attualità alle prese con il nostro tempo.

Tragedia e teatro drammatico di Hans-Thies Lehmann

Tragedia e teatro drammatico di Hans-Thies Lehmann

Hans-Thies Lehmann: biografia

È Professore Emerito di Discipline dello Spettacolo (Theaterwissenschaft) alla Johann Wolfgang Goethe-Universität Frankfurt, presidente della Società Internazionale Bertolt Brecht, membro del direttivo della Società Heiner Müller e della redazione della rivista «Performance Research».

Dal 1982 al 1987 contribuisce attivamente in qualità di docente alla strutturazione del corso di studi di Discipline Applicate dello Spettacolo presso la Justus-Liebig-Universität di Gießen, nonché del corso di studi di Drammaturgia della Goethe-Universität di Francoforte sul Meno. Ha ricoperto incarichi di docenza su scala internazionale.

No, non ti conoscevo è il nuovo singolo dei Frijda

Fuori il nuovo singolo della band catanese, estratto dal nuovo album Scacco matto.

In radio e già disponibile in tutti gli store digitali “No, non ti conoscevo” il nuovo singolo dei Frijda, anteprima del-  loro primo album Scacco Matto.

I Frijda sono una delle band più interessanti della scena rock italiana, prodotti da Luca Venturi e Giovanni Grasso, per On the set con distribuzione Artist first.

Il singolo è stato registrato e mixato a Milano al Metropolis Studio da Alessandro Marcantoni ed al NuevArte studio di Misterbianco (CT) da Carlo Longo, arrangiato da Franco Muggeo e masterizzato Claudio Giussani presso l’Energy Mastering di Milano. Il videoclip, diretto da Filippo Arlotta, è stato girato a Catania al Lido Le Palme.

Scritto da Giovanni Grasso, Giancarlo Sciacca (Thor dei Frijda) e Alfio Santonocito, il brano ci proietta verso una calda estate fatta di “risvegli”.

Frijda:

No, non ti conoscevo” è una power ballad che ci “schianta” verso un’attrazione carnale che toglie il fiato all’ anima. Quando una donna sconosciuta diventa essenza di un peccato, dopo averlo toccato con mano, non consente più alcuna via di salvezza.

Frijda

Frijda

Frijda: biografia

I Frijda nascono a Catania da un’idea del cantante Giancarlo Sciacca (alias “Thor”), che dopo esperienze in altre cover band rock sentì il bisogno di poter fare della musica propria per poter soddisfare la sua voglia di esprimersi e dare pace al suo animo irrequieto. Dopo un primo periodo di cambiamenti, la Band giunge alla formazione definitiva composta da Thor alla voce, Gaetano Giuttari e Luke Anthony alle chitarre, Domenico Cottone al basso ed Edoardo Bonanno alla batteria. Il genere che si professano di suonare è il “Rock”, un rock che ha le sue fonti di ispirazione nelle band storiche statunitensi e britanniche che hanno colpito la loro adolescenza, adattato all’evolversi del tempo e alle concezioni musicali dei nostri giorni e del nostro paese.

Il nome “Frijda” non è altro che un omaggio al pensiero artistico della pittrice messicana Frida Kahlo, dalla quale Giancarlo rimase molto colpito durane gli studi universitari.

In questa piccola donna egli vide un esempio di forza di vivere sovrumana nonostante le difficoltà della propria esistenza, una forza che è evidente nelle sue opere che non dipingono sogni, ma realtà e della sua celebre frase, “Pies para què los quiero si tengo alas para volar?” (A che mi servono i piedi se ho le ali per volare?), ne fece il motto della propria band.

Sin da subito la Band ha iniziato un percorso live molto intenso tra locali, piazze e concorsi ottenendo sempre un grande consenso grazie al sound accattivante e al carisma del proprio leader.

I Frijda hanno aperto anche concerti di artisti del calibro di Franco Battiato, Lucio Dalla e Mario Venuti.

Nel 2018 hanno pubblicato il loro primo singolo “Mentre muori di piacere”, e nel 2020 il loro secondo singolo “Lo dedico a te” con anteprima su “TgCom”.

Recentemente, il 25 Marzo, in occasione delle “Giornate Rapisardiane”, una commissione di letterari ha scelto un brano dei Frijda, Impura poesia, corredato dal video in stile ottocentesco, girato da Simona Brance’, per rappresentare in musica la poetica del “Vate etneo”, ovvero il grande poeta catanese Mario Rapisardi.

La Band ha ricevuto importanti recensioni su alcuni dei più grandi portali dedicati all’arte non soltanto italiani, ma anche europei, specialmente Francia e Spagna, tra tutti questi possiamo citare “Arts Direct”, “Lux Cultural”, “Tutto RocK”, “Ars Magistris”, e “Ok Arte”, ottenendo sempre grandi consensi.

Il loro primo album “Scacco Matto” è prodotto da Luca Venturi per la “On The Set “, di Milano.

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