Cultura

Il professore cambia scuola di Olivier Ayache-Vidal: il trailer!

Il professore cambia scuola è una commedia di Olivier Ayache-Vidal, in pieno stile francese: è una pellicola che fa sorridere e non ridere sguaiatamente. Il lungometraggio mostra come un professore di lettere, abituato ad insegnare in uno dei più prestigiosi licei di Parigi, si ritrova in una scuola di periferia dove è costretto a rapportarsi ad un altro tipo di alunni che, molto probabilmente, hanno bisogno di assimilare meno regole grammaticali e più nozioni di vita, umanità ed esempi da seguire.

Da una prima visione del trailer notiamo il tono leggero e la sottile ironia che conducono lo spettatore, attraverso il sorriso, a porsi delle domande sulla realtà sociale di alcune periferie. Il professore cambia scuola mostra le diversità sociali di ambienti scolastici ubicati in diverse zone, la differenza sociale vigente e la capacità di adattabilità che deve possedere un professore perché il suo ruolo è quello d’insegnare ma, soprattutto, di donare strumenti conoscitivi reali e non solo nozionistici per poter affrontare il mondo.

Il rapporto tra professore e alunno deve crescere attraverso lo scambio, il confronto e la comprensione reciproca delle parti. Il regista s’interroga sulle contraddizioni che caratterizzano le scuole di oggi e sulla superficialità e la leggerezza con cui alcuni professori etichettano come svantaggiati alcuni alunni piuttosto che ammettere un proprio limite o una mancata professionalità che li caratterizza.

La locandina de Il professore cambia scuola

La locandina de Il professore cambia scuola

Il professore cambia scuolaè uscito nelle sale cinematografiche il 7 febbraio.

La paranza dei bambini diventa un noir di strada firmato Claudio Giovannesi: il trailer

La paranza dei bambini, il romanzo di Roberto Saviano, diventa un film firmato Claudio Giovannesi. Il regista non è nuovo a lavori  di questo tipo sia sul piccolo che sul grande schermo. Tra i suoi lavori ricordiamo la collaborazione per la realizzazione della seconda serie di Gomorra (2016), Fiore (2016) e Alì ha gli occhi azzurri (2012).

Il lungometraggio mostra un gruppo di ragazzini di età compresa tra i 10 e i 15 anni che vogliono crescere troppo in fretta e nel modo sbagliato. Sono bambini animati dalla voglia di avere potere e prendere in mano il comando del loro quartiere, per potersi affermare come nuovo clan malavitoso sono disposti a tutto: uccidere, rubare, sparare e spacciare.

Per diventare bambino ci ho messo 10 anni, per spararti in faccia ci metto un secondo!

Sono ragazzini che non hanno mai avuto nulla di semplice o di normale nella vita, partendo dalla famiglia di appartenenza e arrivando al loro quartiere. Sono ragazzi che hanno vissuto istantanee di vita truci, dove per l’amore o per le speranze che si dovrebbero avere alla loro età ce ne sono ben poche. La cultura come forma di riscatto sociale è un’idea a cui non pensano perché sono cresciuti in un mondo in cui il potere è del malavitoso, che si destreggia tra la violenza e l’illegalità per raggiungere i propri obiettivi.

La paranza dei bambini mostra allo spettatore dei ragazzini che hanno uno sguardo freddo e spietato eppure in qualche dettaglio si nota ancora aleggiare quell’ombra d’infantile che appartiene alla loro età.

locandina de la paranza dei bambini

locandina de la paranza dei bambini

Il film uscirà nelle sale italiane il 13 febbraio!

Ghemon: il rapper di Avellino approdato a Sanremo

Ghemon è il nome d’arte di Giovanni Luca Picariello, rapper e cantautore italiano, classe 1981 e nato ad Avellino. Quest’anno ha deciso di esibirsi a Sanremo con il brano Rose viola. Il suo nome non è sconosciuto ai più giovani che lo conoscono ormai da tempo. Lui è un rapper particolare e camaleontico, riesce a mixare stili completamente diversi, senza dimenticare l’importanza dei testi. È un artista che vive in modalità low profile, non è un esibizionista e lascia che sia la sua musica a far clamore. Si è definito, in alcune interviste, un transgender del rap perché rifiuta qualsiasi etichetta o catalogazione sulla sua musica e sulla sua vita privata.

Il rapper ha scelto il suo nome d’arte chiamandosi come l’amico samurai di Lupin, la differenza è che ha scelto di scriverlo per come si pronuncia: Ghemon anziché Goemon. La scelta del nome non dipende da somiglianze caratteriali che lo avvicinano al samurai taciturno e distruttivo ma é semplicemente perchè é l’anime che lo affascina di più.

Ghemon si discosta dall’ambiente dell’hip pop perchè la sua musica parla della sua realtà, della sua vita e non di quello che vorrebbe avere e che non ha o di ciò che vorrebbe essere e che non è. Scrivere i suoi pezzi per lui è mera catarsi, è un modo per cercare di stare meglio, cacciando fuori tutto quello che non va bene, è un modo per esorcizzare un demone con cui ha dovuto fare i conti: la depressione.

Il cantante ha parlato di questo malessere che lo ha costretto all’immobilità: non riusciva ad uscire di casa, ad alzarsi dal letto e quando ha dovuto fare i conti con ciò che aveva, oltre all’aiuto degli psicofarmaci, la musica è stata la sua terapia interiore.

Il testo Mezzanotte dell’album omonimo uscito nel 2017 racconta della sua malattia. Ecco il video!

Rose viola: testo e significato della canzone presentata a Sanremo

Ghemon quest’anno ha deciso di esibirsi come concorrente al Festival di Sanremo, portando un testo che parla d’amore. Quello di cui parla è un amore finito o non vissuto nel migliore dei modi. La particolarità del testo è che le parole ed il punto di vista sono al femminile, in alcuni passaggi lui canta come se fosse una lei .

Ecco il testo di Rose viola:

Dieci fori di proiettile nell’anima

Ed il cuore ricolmo di sassi

La strada del ritorno

L’ ho segnata sulla mappa dei miei passi falsi

Frasi squisite, quelle tue,

Che ora sanno di cibo per gatti

Ma sta nel gioco delle parti

Accarezzerò le tue mille spine

Sarò fragile

Rose viola

Stese sulle lenzuola

Come tutte le notti in cui

Te ne stai da sola

Nodi in gola

Ed il trucco che cola

come tutte le notti in cui

Proprio lui ti trova

Lo sguardo segue fiero

Nello specchio questa linea curva lungo i fianchi

Mi fai sentire nuda ancora prima di spogliarmi

Tu sei il pensiero nero che mi culla

E anche stanotte scapperai su un taxi

Com’è difficile salvarsi

Rose viola

Stese sulle lenzuola

Come tutte le notti in cui

Te ne stai da sola

Nodi in gola

Ed il trucco che cola

Come tutte le notti in cui

Proprio lui ti trova

Gli occhi perdonano

per uno come te

Anche se dico no

Resti dentro di me

Resti dentro di me

Rose viola

stese sulle lenzuola

Come tutte le notti in cui

Te ne stai da sola

Nodi in gola

Ed il trucco che cola

Come tutte le notti in cui

Proprio lui ti trova.

Le rose viola sono delle metafore che servono a Ghemon per dare il senso del dolore e della sconfitta che porta con sé la fine di una relazione appena finita o di un legame che non procura gioia. Viola è il colore che simboleggia la morte e, se ci pensiamo bene, la fine di un rapporto e la sua accettazione sono come una sorta di elaborazione del lutto e di tutti i passaggi che inevitabilmente si devono affrontare per stare meglio, accettare ciò che è successo e ricominciare a vivere la propria vita senza l’altra persona. Allo stesso tempo è doloroso anche vivere una storia d’amore in cui non si sta bene, in cui ci si sente soli pur essendo una coppia. Il tema principale di Rose viola oltre all’amore è anche la solitudine vista nella sua duplicità e differenza cognitiva.

Modalità aereo di Fausto Brizzi: uno spaccato ironico sulla modernità virtuale

Modalità aereo è la nuova commedia firmata Fausto Brizzi. Il lungometraggio affronta con ironia il cambiamento sociale che ci vuole perennemente connessi ai social. La società moderna si muove velocemente così come il mercato e il mondo del lavoro ad esso connesso: tutto gravita intorno ai social e agli smartphone. Cosa ne consegue? La possibilità di poter fare qualsiasi cosa con un semplice click: riusciamo ad essere ovunque restando a casa.

Il regista crea una situazione paradossale, mostrando cosa potrebbe succedere se una persona, che vive e lavora attraverso i social, dimenticasse il telefonino e quest’ultimo arrivasse in mani poco Vip. Il trailer di Modalità aereo ce ne mostra un piccolo assaggio.

modalità aereo

modalità aereo

Modalità aereo: la trama

Diego (Paolo Ruffini) è un giovane imprenditore ricco e famoso, la sua vita ruota intorno alla miriade di attività e contatti che sono dentro il suo smartphone. La sua vita scorre placida, serena e piena di notorietà fino a quando un giorno dimentica il suo prezioso telefonino nel bagno di un areoporto.  A trovarlo è Ivano (Pasquale Petrolo), un inserviente che rispecchia in tutto l’antitesi di Diego: non è bello, non ha fascino ed è povero. Quando Ivano si rende conto della fortuna che ha tra le mani, decide di vivere la vita di Diego ma a modo suo. I due uomini hanno avuto modo di conoscersi in aeroporto e da questo breve incontro non è nato nulla di buono. Diego è stato importunato da Ivano che voleva una foto con lui a tutti i costi ma l’imprenditore non ha gradito il gesto, decidendo di farlo licenziare in tronco.

Diego è su un volo che lo porterà a Sidney, in Australia, ci vorranno 24 ore prima di poter cercare di bloccare e recuperare tutti i dati del suo smartphone. Ivano quindi ha a sua disposizione tutto il tempo per poter comprare, vivere e conoscere persone che avrebbe solo sognato. L’inserviente, non dimenticando la “simpatia” del giovane imprenditore, farà del suo meglio per mettere in difficoltà Diego. Come andrà a finire questo impreviso tragicomico lo scopriremo solo il 21 febbraio, data d’uscita del film.

Modalità aereo è una commedia che, oltre all’ironia, si sofferma sul modo in cui ciascuno di noi vive la propria quotidianità  e su come sia cambiato il nostro modo di dare importanza a determinati aspetti invece che ad altri. I social per molti sono diventati un lavoro, una forma di guadagno mentre altri ne subiscono il fascino dell’effimero che trasuda potere e denaro. Il lungometraggio non vuole essere una condanna morale su cosa stiamo diventando ma è una parodia del mondo che stiamo vivendo.

Tu che non sei romantica è il titolo del nuovo romanzo di Guido Catalano

Guido Catalano, dopo la raccolta di poesie Ogni volta che mi baci muore un razzista (2017), ritorna nelle librerie con Tu che non  sei romantica, un romanzo.

A comunicarlo, attraverso il suo profilo Instagram e sul suo sito ufficiale, è proprio lo scrittore e poeta vivente. Ce lo annuncia così:

Se ti piacciono i gatti questo libro ti piacerà.

In verità ce n’è uno in copertina. Dentro non mi ricordo.

Se ti piacciono i bambini, in questo romanzo c’è un bambino fortissimo.

Se non ti piacciono i bambini puoi saltare i capitoli con il bambino fortissimo:  la storia si capisce lo stesso.

Poi in questo libro si parla di guerra, di chimica, di Cinema, di tre ragazze, di me, di te, di poesia, d’amore, di una libraia dai capelli neri e di un tipo che si è perso nel deserto.

Guido Catalano nel 2018 è stato impegnato nel progetto Contemporaneamente insieme, un tour nazionale insieme a Dente. Il video di presentazione che abbiamo scelto è tratto da questo lavoro artistico, in cui i due artisti, in giro per l’Italia, hanno diffuso il loro concetto d’amore in versi e in musica.

Guido Catalano

Guido Catalano

Se non conoscete Guido Catalano, probabilmente, è arrivato il momento di farlo. La sua poesia è per tutti, non aspettatevi parole in versi colme di figure retoriche e immaginari che appartengono ad altre epoche. La sua scrittura è fresca, semplice, diretta e moderna e questo non vuol dire che le sue opere non siano profonde e prive di significato.

Tu che non sei romantica: trama

Tu che non sei romantica ha come protagonista Giacomo Canicossa, un poeta di successo, che si ritrova ad avere una vita professionale appagante ma in piena solitudine. L’uomo realizza che, probabilmente, quello che ha non gli basta perché una vita priva d’amore non ha poi tanto senso. I suoi turbamenti e la sua solitudine lo portano ad avere delle allucinazioni.

Dove le allucinazioni condurranno Giacomo lo scopriremo il 12 febbraio, quando Tu che non sei romantica sarà presente nelle librerie.

Copia originale: il film sulla vera storia di Lee Israel

Marielle Heller, dopo Kolma (2017), ritorna dietro la macchina da presa con Copia originale, un biopic sulla vera storia di Lee Israel, scrittrice e contraffattrice letteraria. Da una prima visione del trailer notiamo la vena ironica e cinica della protagonista.

Siamo nel 1991, a New York, Lee ha un carattere poco docile, la risposta sempre pronta e poco gentile, è una misantropa convinta ed ha un’amicizia profonda con l’alcool. L’insieme di tutte queste sue “qualità” la portano ben presto a perdere il lavoro. La donna è conosciuta nell’ambiente letterario e nessuno vuole assumerla per il suo caratteraccio.

Lee Israele (Melissa McCarthy) scopre, per caso in biblioteca, delle lettere autentiche di Fanny Brice, nota cantante statunitense, e cerca di rivenderle, riuscendoci. Questa fortuna casuale diventa il suo lavoro: la donna decide di scrivere delle lettere di personaggi noti e scomparsi, vendendole e spacciandole per originali. Ad accompagnarla in quest’ avventura da falsaria autodidatta c’è Jack ( Richard E. Grant), il suo unico amico.

Marielle Heller per la realizzazione di Copia originale si è ispirata a Can you ever Forgive me?, romanzo autobiografico di Lee Israel.

copia originale

copia originale

Copia originale è un film accattivante per la sua ironia e per il modo d’immortalare un tempo che sta cambiando: sono i primi anni ’90, iniziano a comparire le prime multinazionali che prendono il posto delle piccole botteghe. Le librerie hanno meno seguito e sono costrette a chiudere.

Lee Israel è una donna che deve reinventarsi per poter sbarcare il lunario, la scrittura è il suo unico talento e la sua unica fonte di guadagno. La donna è costretta a trovare un modo alternativo per guadagnarsi da vivere perché la società non le offre altra scelta. Il suo lavoro le permette di scrivere ma a nome di altri. Lee Israel riuscirà a perpetrare la sua attività o qualcosa andrà storto? Per scoprirlo bisognerà aspettare il 21 febbraio, data prevista per l’uscita di Copia originale.

La favorita di Yorgos Lanthimos: un film d’intrighi al femminile

La favorita è il film firmato Yorgos Lanthimos. La pellicola catapulta lo spettatore nel 18esimo secolo, al cospetto della regina Anna Stuart e della sua corte piena d’intrighi al femminile. La sovrana è molto cagionevole, ha un animo fragile ed insicuro. La vita non è stata molto clemente nei suoi confronti: non è riuscita ad avere eredi al trono e ciò le ha creato non poche frustrazioni. Ad aiutarla nell’andamento pratico del regno c’è Sarah, duchessa di Marlborough, sua intima e fidata amica. Tra le due donne c’è molta intesa e fiducia. Sembra andare tutto per il meglio finché l’arrivo di una terza donna stravolgerà i loro equilibri.

Il film è uscito nelle sale cinematografiche il 24 gennaio. La pellicola è stata premiata al Festival di Venezia, ha vinto un premio ai Golden Globe, ha ottenuto 9 candidature all’Oscar, 10 candidature BAFTA  più altri riconoscimenti. Sceneggiatura e fotografia impeccabili sono solo alcuni dei punti forti del film. Lo spettatore viene come rapito dalle vicissitudini e dall’intricata trama fatta di gelosie, rivalsa e astuzia femminile. Protagoniste indiscusse de La favorita sono le donne, esseri complessi e mutevoli: docili, fragili ma al momento opportuno calcolatrici e fredde manipolatrici, al pari degli uomini.

Yorgos Lanthimos scardina il classico lungometraggio storico in cui, non di rado, ci viene mostrato un mondo maschilista e dove le donne non fanno altro che da cornice imbellettata, utile a smorzare i toni e la pesantezza che riguarda questa tipologia di film.

Possiamo dire che, per alcuni aspetti, La favorita è una rivisitazione in chiave moderna del mondo femminile. Ciò che invece rende il film stereotipato è il personaggio di Abigail Masham, classica donna che farebbe di tutto pur di riscattarsi socialmente ed economicamente.

il film di Yorgos Lanthimos

Immagine tratta dal film La favorita

La favorita: le protagoniste

Per cercare di comprendere meglio il senso de La favorita è necessario conoscere più nel particolare le protagoniste della pellicola.

Anna Stuart (Olivia Colman) ha il potere e la ricchezza derivanti dal suo essere la regina d’Inghilterra e può permettersi qualsiasi cosa, asservimenti e finte lodi comprese. È una donna che non spicca per avvenenza o intelligenza ma per il suo carattere capriccioso, insicuro, mutevole e bisognoso d’affetto. Anna è una donna che ha sofferto molto: ha perso, durante la gravidanza o poco dopo la nascita, 17 figli che ha “sostituito” con 17 coniglietti che vivono nella sua stanza.

A compensare la parte razionale c’è Sarah (Rachel Weisz), sua amica d’infanzia e confidente. Anna si sente così sicura nelle mani della sua amica che, spesso, la delega per la gestione di questioni politiche e delicate. Sarah è una donna affascinante, astuta, cinica, fredda, indipendente e coraggiosa. Le due donne insieme si compensano e sono indistruttibili per la complicità e l’affetto che le lega da anni. Sarah rappresenta il pilastro a cui Anna ha bisogno di aggrapparsi per non sprofondare nell’inquietudine e nella disperazione.

La situazione però inizia a prendere un piega diversa quando Sarah, troppo occupata a risolvere la guerra contro la Francia, trascura Anna che, di conseguenza, si sente abbandonata e ferita dall’amica. Abigail Masham (Emma Stone) approfitta di questa situazione per stringere un legame più intimo con Anna. Le due pian piano stringono un legame intimo tanto che “la favorita” della regina non è più Sarah.

Abigail ha un passato da nobildonna che, per una serie d’infelici circostanze, ha perso. Il suo unico obiettivo non è il bene di Anna ma quello di ritornare ad avere ciò che ha perso: titolo nobiliare, soldi e potere sociale. Anna diventa una pedina nelle sue mani infatti la figura di Sarah all’interno del regno viene messa in discussione.

Riuscirà Abigail ad ottenere ciò che brama? Sarah come reagirà a questo capovolgimento dei ruoli? Per scoprirlo non vi resta che guardare La favorita!

Se resto è perché:
il documentario su chi ha scelto l’Irpinia

Se resto è perché è il titolo del documentario partecipato, diretto da Umberto Rinaldi, che mostra senza preamboli chi ha scelto consapevolmente e per amore di vivere in Irpinia. Il corto è stato presentato durante il festival Corto e a capo, svoltosi a Venticano.  A qualcuno sembrerà pura follia pensare di scegliere consapevolmente di restare in Irpinia, i protagonisti della pellicola, invece, attraverso le loro esperienze di vita riusciranno a far vedere l’altra faccia del nostro territorio.

Per molti l’Irpinia rappresenta il luogo d’origine in cui si ritorna per l’estate, per le vacanze e per salutare i propri cari perché in queste “lande sperdute” non c’è posto per poter lavorare. Questi luoghi vengono visti come terre desolate, in cui il tempo sembra essersi fermato.

Molti hanno abbracciato la frenesia del lavoro metropolitano, guardando questa terra e chi ha deciso di restarci con derisione. C’è qualcuno che ha speculato su questo aspetto, tanto da scriverci libri o creando pagine in cui compaiono odi alla tristezza e al culto della birra Peroni. L’Irpinia non è solo questo e Se resto è perché ce lo mostra in tutta la sua semplicità.

Albero

Albero

Protagonisti del cortometraggio sono persone che hanno scelto d’investire nella terra che li ha messi al mondo, ciascuno ha intrapreso una strada differente per realizzarsi. Ognuno dei protagonisti ha un bagaglio culturale e di esperienze diverso ma tutti hanno abbracciato la stessa causa: sono riusciti a guardare oltre, conquistando il proprio spazio.

Sono storie che, ovviamente, non sono prive di difficoltà ma sono la dimostrazione che decidere di restare non è sempre sinonimo di resa e sconfitta personale. Attraverso queste scelte si abbraccia la croce e la delizia di un territorio che appare come aspro e burbero e che, in realtà, è un autentico portatore di semplicità e di ricchezza. Non vi aspettate storie dallo stile commedia americana perché i problemi ci sono e non riguardano solo il territorio ma anche le dinamiche sociali con cui ci si scontra quotidianamente: la chiusura sociale, l’incuria generale e i disservizi. Non è tutto rose e fiori ma questo non vuol dire che non sia possibile guardare i problemi da un’altra angolazione, trovando una soluzione costruttiva.

Se resto è perché: le storie dei protagonisti

Le voci di Se resto è perché sono svariate ed appartengono a diversi settori lavorativi e culturali. A raccontare le proprie esperienze di vita ci sono giovani e meno giovani, che sono partiti con la voglia di oltrepassare i confini della propria terra ma sono tornati perché ciò che hanno visto era meno dorato e appetitoso, rispetto alla propria immaginazione. Ci sono le storie di persone che hanno appreso i mestieri artigianali di un tempo, hanno costruito una carriera e, attraverso questa riscoperta lavorativa, riescono ad oltrepassare i confini italiani per diffondere la propria cultura. Sono storie particolari, se vogliamo romantiche ma soprattutto di resistenza.

La prima storia che vi raccontiamo è quella di Michela Mancusi, fondatrice e presidente di Zia Lidia Social Club che ha compiuto 16 anni.

Michela Mancusi

Michela Mancusi

Michela ha deciso di restare perché ha creduto in questo progetto culturale, che le ha permesso di volta in volta di conoscere e potersi confrontare con persone diverse, unite dalla passione per la cultura e dalla voglia di condividerla. Lo Zia Lidia Social Club nasce nell’appartamento di Lidia, un’anziana nonché prozia di Michela, che attraverso questo gesto di ospitalità e di aggregazione fa sparire il confine tra spazio pubblico e privato. Questo gesto semplice e generoso consente un’unione generazionale e culturale in cui non esistono differenze o spazi delimitati.

Gaetano Branca

Gaetano Branca

La seconda storia è quella di Gaetano Branca di Carife, maestro artigiano dell’argilla, che ha deciso di restare perché della sua generazione non c’è più nessuno. Gaetano impara l’arte di plasmare l’argilla da Raffaele Clemente, che gli ha tramandato i segreti della sua professione. L’insegnante non voleva che Gaetano ne facesse un mestiere perché doveva studiare e diventare un professionista. Gli anziani, spesso, sperano in un riscatto sociale attraverso i giovani, li vogliono vedere laureati, affermati ed in carriera dietro scrivanie. Questo modo di pensare è controproducente perché parte della nostra cultura e delle nostre radici muore lentamente nella dimenticanza. Gaetano ha disatteso le parole del suo insegnante, dimostrandogli come anche senza una laurea ci si può affermare e girare il mondo, vivendo in Irpinia.

Vito Pagnotta

Vito Pagnotta

La terza storia è quella di Vito Pagnotta che ha deciso di restare in Irpinia perché questa è casa sua ed ha fondato l’azienda agricola Serrocroce, producendo birre irpine. Le loro birre sono fortemente legate all’Irpinia, le materie prime che vengono lavorate appartengono allo stesso territorio dell’azienda. Vito dopo la laurea ed il master parte con la valigia di cartone e si ferma in Belgio dove ha imparato i segreti della birrificazione e li ha trasferiti a Monteverde, in Irpinia. Le birre Serrocroce hanno un legame territoriale indissolubile perché l’azienda non è solo prodotto ma esiste in quanto ragnatela di rapporti umani.

Francesco Savoia

Francesco Savoia

La quarta storia è quella di Francesco Savoia che ha deciso di restare perché, il suo, è un bisogno che sente dentro. Francesco ha deciso di continuare la tradizione casearia dei propri genitori e di non far morire l’Antica Fattoria Savoia. La sua scelta di diventare allevatore inizialmente non è stata approvata dai suoi genitori, che speravano per i propri figli (Francesco e la sorella) un futuro diverso, una vita fatta di meno sacrifici e meno impegni. L’azienda è partita con poche risorse economiche ma con la voglia di farcela. La conoscenza della tradizione familiare, unita all’innovazione e alla voglia di crescere, ha portato l’Antica Fattoria Savoia a migliorarsi, creando prodotti diversi e compatibili con il competitivo mercato moderno. Tra i cavalli di battaglia vi è lattica, un formaggio spalmabile, che per la sua genuinità e sapore permette all’azienda di entrare in ristoranti stellati.

A completare le storie di Se resto è perché ci sono: Carmine IoannaAlberico Iannaccone. Carmine è un musicista noto nonché organizzatore di Accordion Day, un festival che si svolge in Irpinia. Quest’idea nasce con la voglia di unificare più persone attraverso la musica, cercando di allargare gli orizzonti ed i contatti attraverso l’arte.

Alberico Iannaccone, invece, ad un certo punto si è trovato di fronte ad un bivio: se cercare lavoro altrove o creare un’attività che gli permettesse tutte le mattine di svegliarsi e poter guardare le montagne della sua terra. La decisione è stata quella di fondare la cooperativa Il Sorriso, che continua ad esistere, nonostante le numerose difficoltà avute nel tempo.

La pellicola è accompagnata dal brano L’Ignoto ideale degli Ordita Trama, band irpina, che per la scrittura del testo si è ispirata A se mi tornassi questa sera accanto, romanzo, di Carmen Pellegrino.

Se resto è perché vi farà vedere con occhi diversi una terra che, nonostante tutte le problematiche che ha e le appartengono da sempre, è un luogo che nella sua apparente staticità è in fermento.

Chi ha deciso di restare o tornare lo ha fatto con uno scopo ben preciso: ha riconosciuto il valore delle proprie radici ed ha deciso di rendergli onore attraverso l’innovazione e la creatività. Le storie che mostra il documentario devono servire per aggregare altre menti e cercare di migliorare un luogo che ha ancora tanto da dare.

Il Corriere è il nuovo film di Clint Eastwood: il trailer!

Clint Eastwood porta sul grande schermo il film Il Corriere, la trama s’ispira alla vera storia di Leo Sharp, un novantenne, che per “arrotondare” le sue entrare inizia a lavorare come corriere della droga per i Narcos. L’uomo riesce a svolgere l’attività di trafficante della droga per circa 10 anni.

Cosa spinge Leo ad intraprendere questo rischio, vista la sua età avanzata? La velleità economica verso questo mondo pericoloso o l’ebrezza del pericolo non sono il movente, il suo è semplicemente un bisogno economico. La famiglia dell’uomo vive in ristrettezze e la nipote è prossima alle nozze, questi elementi gli bastano per iniziare il suo viaggio nell’illegalità.

Clint Eastwood, come sappiamo, non vuole solo mostrare allo spettatore la storia di un vecchio uomo che, spinto dal bisogno, scende a compromessi lavorativi illegali. C’è una finalità sovversiva e socialmente critica all’interno de Il Cartello. Il regista ama svelare i paradossi umani, politici e culturali della società del nostro tempo, in particolar modo di quella americana.

Il Corriere: poster

Il corriere

Leo Sharp, interpretato da Clint Eastwood, riesce ad eludere per anni i controlli della polizia perché l’ideale del narcotrafficante non si rispecchia certamente in quello di un uomo anziano. La polizia e la collettività in generale sono portati ad immaginare i trafficanti come surrogati di Pablo Escobar.

Il regista, ironicamente e sottilmente, si prende gioco anche degli stereotipi politici: Leo non è un ex hippie estroverso e nostalgico dei suoi tempi andati, è un uomo di poche parole e con la risposta sempre pronta.

Alla fine quando l’uomo si trova a fare i conti con le cose importanti della sua vita, a cui non ha dato il giusto peso, ammette:

Pensavo fosse più importante essere qualcuno da un’altra parte invece del fallimento vero a casa mia. Sono stato un pessimo padre, un pessimo marito. Ho rovinato tutto.

Per scoprire altri dettagli de Il Corriere non vi resta che attendere l’uscita del film, prevista l’8 febbraio!

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