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La ruota del Khadi – L’ordito e la trama dell’India: il lato sociopolitico della moda

La ruota del Khadi – L’ordito e la trama è un docufilm di Gaia Ceriana Franchetti che mostra l’India attraverso una chiave di lettura socioeconomica interessante.

Si parte dal mondo tessile dell’India e quindi dal settore della moda in cui Tara Gandhi Battachariee, nipote di Mahatma, ci mostra l’importanza della moda da un punto di vista sociale, economico e politico perché la moda rappresenta il modo in cui viviamo e lo stile con cui percorriamo la vita.

Il Khadi è una stoffa tipica indiana composta principalmente da cotone che viene tessuta e filata a mano. È una tradizione artigianale legata a Ghandi che promosse questo tessuto indiano come una forma di produzione autoctona e come mezzo di autopromozione e ribellione nei confronti del colonialismo inglese. Per il pensatore indiano il Khadi è come una bomba atomica pacifica perché ha potenzialità enormi per riscattare l’India in modo non violento.

Il Khadi, infatti è il simbolo della produzione indiana, della sostenibilità e della resistenza dell’India.

Le parole di Mahatma Gandhi:

Un paese rimane in povertà, materiale e spirituale, se non sviluppa il suo artigianato e le sue industrie e vive una vita da parassita importando manufatti dall’estero.

I tessuti che importiamo dall’Occidente hanno letteralmente ucciso milioni di nostri fratelli e sorelle.

Khadi indiano

Khadi indiano

Tara Gandhi ne La ruota del Khadi – L’ordito e la trama rievoca le parole e la figura del nonno, soffermandosi sul rapporto che l’uomo ormai da tempo sta perdendo con la natura. La moda, infatti, non è sempre un sinonimo di superficialità, se la si pensa nei termini mostrati nel documentario.

Il film crea una connessione tra l’India di ieri e quella di oggi, attraverso una figura sempre costante dell’ideale della non violenza e della libertà che si intravede nelle piccole cose.

Attraverso delle immagini e delle parole del lungometraggio si percepiscono alcune immagini e gli stessi occhi con cui Tiziano Terzani ha vissuto questi luoghi, tentando nei suoi libri di trasmetterlo anche ai suoi lettori.

In Un altro giro di giostra, ad esempio, lo scrittore e giornalista toscano parla dell’India così:

Ogni vita, la mia e quella di un albero, è parte di un tutto dalle mille forme che è la vita.

In India questo pensiero non ha più bisogno d’esser pensato. È ormai nel comune sentire della gente. È nell’aria che si respira. Il solo esserci induce una inconscia assonanza con quella ormai antica visione. Senza difficoltà si entra in sintonia con nuovi suoni, nuove dimensioni. In India si è diversi che altrove. Si provano altre emozioni. In India si pensano altri pensieri.

Forse perché in India il tempo non è sentito come una linea retta, ma circolare, passato, presente e futuro non hanno qui il valore che hanno da noi; qui il progresso non è il fine delle azioni, visto che tutto si ripete e che l’avanzare è considerato una pura illusione.

La ruota del Khadi - L'ordito e la trama dell'India

La ruota del Khadi – L’ordito e la trama dell’India

La ruota del Khadi – L’ordito e la trama è un documentario che offre un’immagine moderna dell’India ma ci mostra, soprattutto, l’interconnessione intrinseca di molti settori che spesso non vengono osservati in modo critico perché se ne valuta solo l’immagine mainstream e limitata.

Banksy, l’arte della ribellione: il trailer

Banksy, l’arte della ribellione è un docufilm di Elio Espana sullo street artist inglese più talentuoso e ribelle del nostro tempo. La sua popolarità non nasce solo dalla bravura dell’artista ma dal modo sovversivo e di denuncia che lo caratterizzano da sempre.

Ricordiamo, ad esempio, quando l’artista ha sostituito dei dipinti in un museo con i suoi o il clamore di quando una sua celebre opera, Girl with Balloon, viene battuta all’asta per 1 milione e 42 mila sterline. Nel momento stesso in cui l’opera è stata venduta e doveva essere tolta dalla sua cornice, la tela ha iniziato ad autodistruggersi perché vi era un meccanismo inserito nel retro che, probabilmente è stato attivato da Banksy stesso.

Ogni gesto, ogni graffito o dettaglio rappresentato da Banksy è una denuncia sociale e politica. Attraverso la sua arte lo street artist è riuscito, negli anni, a dare valore e una rapida evoluzione a questa forma d’espressione artistica, facendole avere un valore anche nel mercato dell’arte.

Banksy, l'arte della ribellione: il trailer

il docufilm sullo street artist

Banksy è l’artista di strada più conosciuto al mondo ma di cui non si conosce l’identità. È un artista capace di stupire e lanciare messaggi importanti, utilizzando la street art in un modo personale che ne ha confermato uno stile inimitabile.

I suoi temi ricorrenti sono topolini, poliziotti inglesi, bambine con palloncini, soldati che al posto delle arme lanciano fiori. Le sue opere sono tutte sparse per il mondo per raccontare e ricordare qualcosa a tutti.

Elio Espana con questo lavoro cinematografico scava nel profondo di questo artista, conducendo lo spettatore in quei luoghi e nel contesto culturale in cui è nato. Ciò che emerge dal lungometraggio è anche l’ispirazione da cui nasce la creatività di Banksy, riconducibile a New York negli anni ’70, il periodo in cui la street art viene riconosciuta come forma d’arte, e anche a quella dei rave degli anni ’90 per ciò che riguarda l’elemento di clandestinità.

Come molti personaggi noti Banksy  divide le opinioni: c’è chi lo ama e chi lo odia, chi ne apprezza il senso e chi pensa che sia solo un vandalo.

Banksy l'arte della ribellione

Banksy l’arte della ribellione

Banksy, l’arte della ribellione è un modo per farci conoscere meglio questo personaggio controverso e sovversivo. Il lungometraggio doveva essere proiettato nelle sale cinematografiche italiane dal 26 al 28 ottobre ma per le nuove disposizioni del nuovo Dpcm non è stato possibile.

Unfit di Dan Partland è un ritratto dell’inadeguatezza politica di Trump

Unfit: la psicologia di Donald Trump è un film di Dan Partland. Il regista, avvalendosi di esperti di salute mentale, offre un ritratto più approfondito e pericoloso di ciò che si cela dietro la comunicazione aggressiva e linguaggio rozzo del Presidente degli Stati Uniti d’America.

Unfit: la psicologia di Donald Trump

Unfit: la psicologia di Donald Trump

All’interno di Unfit: la psicologia di Donald Trump non si pone l’attenzione sulle politiche governative, sulle inchieste che sono attualmente in corso o sulle sue dichiarazioni dei redditi. Il regista studia i suoi comportamenti per partire da ciò che è concretamente sbagliato di questo politico.

Dan Partland usa queste parole per definire il suo lavoro cinematografico:

Mi sono detto: quali sono gli elementi psicologici che legano i principali autocrati della storia moderna e contemporanea? Sono le stesse caratteristiche che ha anche Donald Trump? Se sì, ho la risposta a tutti i miei dubbi.

Credo che questo documentario possa essere utile a tutti per capire veramente chi è Donald Trump. E ve lo garantisco: è assolutamente inadatto ad essere il Presidente degli Stati Uniti d’America.

Tra le caratteristiche emerse, lo psicologo e psicoterapeuta John Gartner, attribuisce a Donald Trump la sindrome di narcisismo maligno, definita con questo termine da Erich Fromm, che definisce una persona con disturbo antisociale di personalità e sadismo.

Il sintomo, non potendo essere dedotto o stabilito da un colloquio face to face, viene diagnosticato e valutato dall’osservazione a distanza del Presidente degli Stati Uniti d’America durante le azioni e affermazioni pubbliche.

Per alcuni esperti le origini di questi disturbi della personalità potrebbero risalire da un negativo esempio paterno.

Il trailer di Unfit: la psicologia di Donald Trump

Dan Partland mostra la psicologia di Donald Trump

Unfit: la psicologia di Donald Trump, oltre a mostrare la psicologia di un uomo al potere, getta le basi per un pensiero globale in cui lo spettatore dovrebbe e potrebbe chiedersi il perché tali soggetti possono e riescono a ricevere un tale consenso nella maggioranza che li porta ad avere posizioni di ruolo e determinanti.

Probabilmente c’è bisogno di una partecipazione collettiva e politica più consapevole? Probabilmente sì.

Corpus Christi di Jan Komasa parla della storia vera di un prete abusivo

Corpus Christi è un film di Jan Komasa, che ha ottenuto una candidatura ai Premi Oscar come Miglior film straniero. Il lungometraggio è tratto da una storia vera che ci parla della vita di un giovane polacco che avrebbe voluto diventare un sacerdote ma la sua fedina penale glielo impedisce.

Corpus Christi: il trailer

Un film tratto9 da una vera diretto da Jan Komasa

Corpus Christi: la trama

Daniel (Bartosz Bielenia) è il protagonista di Corpus Christi ed è un ragazzo pieno di contraddizioni. Ciò che vuole è diventare prete ma la sua fede va in conflitto con la sua condotta penale.

Daniel conosce il significato reale e vero della violenza, si lascia andare all’alcol, alla droga e al sesso privo di qualsiasi connotazione affettiva. Proprio ciò che è lo avvicina, attraverso la sensibilità di chi conosce il mondo davvero, a coloro che sbagliano.

Un giorno Daniel viene inviato attraverso un permesso lavorativo in un paese lontano dal riformatorio in cui risiede, in questo luogo molti lo reputano un prete e lui non fa nulla per smentire questa credenza. A causa di una serie di vicissitudini diventa un sostituto del parroco.

Indossata la veste sacerdotale, senza averne titolo, il giovane inizia a sfidare i pregiudizi su cui si basa il mondo religioso. Per scoprire non vi resta che aspettare l’uscita nelle sale italiane di Corpus Christi prevista per il prossimo 29 ottobre.

Il film di Jan Komasa mette in luce l’aspetto della fede che si contrappone al mondo religioso, fatto di un perbenismo apparente che, a volte, trascura la sostanza di chi realmente prova un sentimento nei confronti del mondo metafisico. Se siamo tutti peccatori e tutti abbiamo la possibilità di redimerci perché la religione non lascia questa porta aperta nei confronti di una pecora smarrita che ritorna al suo gregge ma vuole unirsi a Dio in veste di sacerdote?

Perché il perdono religioso va in conflitto con il voler ricoprire cariche sacerdotali? Forse alcune risposte le troveremo nel lungometraggio Corpus Christi.

Buona visione!

Zia Lidia Social Club vi aspetta con la proiezione di Padrenostro

Zia Social Club, dopo il secondo appuntamento con Miss Marx, vi aspetta con il terzo incontro al Cinema Carmen di Mirabella Eclano previsto per mercoledì 30 settembre alle ore 22:00 con la proiezione di Padrenostro di Claudio Noce.

Per spiegare l’esigenza che ha spinto il regista a girare questo film, Claudio Noce, usa queste parole in un’intervista rilasciata a Cineuropa:

I miei viaggi artistici iniziano sempre dentro di me ma, finora, mi sono occupato di storie che mi interessavano, come i diversi aspetti dell’immigrazione ma senza un’esperienza personale.

Poi sono arrivato al punto in cui ho sentito che se volevo andare avanti come artista, avrei dovuto trovare il coraggio di attraversare un ponte verso una storia in cui fossi in prima persona il fulcro.

Non per ragioni cinematografiche, intendiamoci, ma per sviluppo personale.

Da molti anni volevo raccontare questa storia ma non riuscivo a trovare il taglio giusto: i miei tentativi sembravano sempre troppo privati.

Ho quindi iniziato a spostare la prospettiva su qualcosa di più universale, pur mantenendo l’essenza personale. Il bambino, Valerio, vive la stessa mia infanzia e anche quella di mio fratello.

Padrenostro di Claudio Noce è un film tratto da una storia vera, quella di Claudio Noce, vissuta negli anni di piombo, periodo che si colloca tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 in cui si verificarono diversi atti di violenza nelle piazze in Italia.

Alfonso Noce, padre del regista, era un vicequestore che il 14 dicembre del 1976 subisce un attentato da parte dei Nuclei Armati Proletari. Si intuisce facilmente che vi è un forte elemento soggettivo che permea tutto il film.

Padrenostro: il trailer

Zia Lidia Social Club vi aspetta con la proiezione di Padrenostro al Cinema Carmen

Padrenostro: la trama

Siamo a Roma ed è il 1976, Valerio Le Rose è un bambino e figlio di Alfonso, un noto magistrato, che ha subìto un attacco terroristico sotto casa.

Alfonso è un uomo silenzioso, severo e abituato, forse da un’educazione rigida, a tenere per sé le proprie fragilità e debolezze.

Quando accade questo Valerio è sveglio e vive la sua infanzia in uno stato di allerta continuo e nella paura che, da un momento all’altro, possa accadere qualcosa di terribile.

Il sentimento che domina e scandisce tutta la trama di Padrenostro è la paura vista attraverso gli occhi di Valerio dai dieci anni in poi e che in qualche modo, crescendo, non gli dà mai pace, facendolo sentire sempre incompleto e con domande in sospeso nei confronti della sua famiglia e del mondo in cui vive.

Da piccolo, Valerio, vorrebbe chiedere ai propri genitori cosa è accaduto quella notte ma non può per la sua età. Una volta cresciuto non riesce a fare a meno di sentire tutto il peso di una stagione violenta che lui ha vissuto dal vivo e da cui non è riuscito più a liberarsi in modo lucido.

Claudio Noce non realizza un film autobiografico perché lascia nello spettatore numerose domande a cui, volutamente, decide di non dare risposte. Il regista elimina l’elemento realistico, prediligendo una fotografia che offre un mondo onirico e rarefatto perché lo sguardo è quello confuso di Valerio e non di un terzo personaggio che guarda oggettivamente ciò che accade fuori.

Padrenostro è come se fosse la resa dei conti che ha deciso di fare Claudio Noce con se stesso attraverso la realizzazione di un film catartico in cui parlando delle sue paure passate e presenti volesse in qualche modo esorcizzarle e renderle meno intense.

 

Lacci di Daniele Luchetti a breve nelle sale italiane: il trailer con un piccolo spoiler di Michela Mancusi

Lacci, il romanzo di Domenico Starnone diventa un film diretto da Daniele Luchetti. Il lungometraggio uscirà nelle sale italiane il prossimo 30 settembre.

Lacci è stato presentato alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia, cui era presente anche Michela Mancusi, presidente di Zia Lidia Social Club, che ci ha svelato che il film ha diviso nettamente la critica e gli addetti al settore presenti alla manifestazione.

Ad alcuni non ha convinto la sceneggiatura mentre ad altri l’interpretazione dei personaggi e la scelta inverosimile di Vanda che da giovane viene interpretata da Alba Rohrwacher mentre da anziana da Laura Morante che di simile hanno ben poco esteticamente.

Per l’interpretazione di Aldo da giovane il ruolo è stato affidato a Luigi Lo Cascio mentre a Silvio Orlando è stata affidata la parte più adulta dell’uomo.

A prescindere dalle critiche Michela Mancusi, che ha letto anche il libro di Domenico Starnone, ha trovato il lavoro di Daniele Luchetti credibile e ben fatto.

Lacci di Daniele Luchetti: il trailer

Lacci di Domenico Starnone diventa un film

Lacci: la trama del film

Lacci parla della storia di Aldo e Vanda che dopo molti anni di vita coniugali crollano. A far scatenare tutto è Aldo che ha tradito Vanda, abbandonando i suoi figli a Napoli  e trasferendosi a Roma con la nuova compagna.

Daniele Luchetti mostra quarant’anni di vita trascorsi dai protagonisti, cogliendo i momenti che hanno segnato non solo i due protagonisti principali ma anche l’iter e la crescita dei figli, vissuti a pane e rancore nei confronti del padre.

Lacci non è un film leggero e non dà spazio alla felicità, il filo conduttore è una vita disillusa fatta di cambiamenti, di noia, di stanchezza sentimentale e di fragilità.

Vanda cerca in qualche modo di tenere in piedi la sua famiglia ma, negli anni successivi, si rende conto che ciò che voleva non era Aldo ma semplicemente il voler avere la possibilità di andare lei via, scegliendo il suo futuro invece di subire pateticamente le scelte del marito.

I figli intanto hanno visto i genitori distruggersi a vicenda e solo crescendo potranno riscattarsi sentimentalmente da un’eredità emotiva difficile da gestire e che comunque in qualche modo li ha segnati.

Lacci: il trailer

L’attrice interpreta Vanda da giovane in Lacci

Lacci è un film che parla di una coppia e probabilmente di una generazione che non si è mai affrancata dal passato e dai sensi di colpa.

La prima donna il biopic di Tony Saccucci sulla vita di Emma Carelli

La prima donna è il biopic di Tony Saccucci sulla vita di Emma Carelli, soprano di fama internazionale e impresaria che diventò la prima direttrice donna artistica del teatro Costanzi, divenuto successivamente Teatro dell’Opera di Roma.

Il film è composto da materiali d’archivio, brani di cinema muto e una voce fuori campo, quella di Tommaso Ragno, che legge stralci di giornali dell’epoca con annesse critiche sulla protagonista.

Questo modo sui generis di raccontare la vita di un personaggio storico, utilizzando un mix di tecniche cinematografiche ad alcuni esperti del settore non è piaciuto perché considerato un modo poco realistico di raccontare una biografia.

Da una prima visione del trailer invece la tecnica utilizzata dal regista è un modo non solo originale per tracciare e delineare i momenti più rilevanti di un personaggio ma rende più veloce, avvincente e meno statico l’andamento del film.

La prima donna è un film che oltre a far ricordare Emma Carelli ci mostra la storia di coraggio di una donna che è riuscita a conquistare un posto autorevole all’interno di una società patriarcale in cui ruoli direzionali di qualsiasi natura non erano destinati alle donne.

Tony Saccuccy descrive così Emma Carelli:

Il dramma di Emma è la storia delle donne. E oggi il tema della parità di genere è la questione politica per eccellenza, tornata di prepotenza alla ribalta.

Perché c’è un procedere della storia che appiana tutte le ingiustizie. È l’astuzia della Ragione, la forza del DEstino. Dio è maschio, e femmina.

La prima donna: il trailer

Il biopic sulla vita di Emma Carelli

Emma Carelli: biografia

Emma Carelli nasce a Napoli nel 1877 e muore a causa di un incidente di auto a Montefiascone nel 1928. Diventa un un soprano, specializzato nel repertorio verista, e pratica la sua professione per venti anni prima di gestire il Teatro Costanzi per altri 15 anni.

Nel 1898 sposa Walter Mocchi, politico socialista che diventerà suo agente.

Durante il periodo di gestione del teatro Costanzi  la sua unica performance come cantante fu come protagonista della Iris di Mascagni.

La prima donna sarà proiettata nelle sale cinematografiche italiane solo per tre giorni: il 5,6 e 7 ottobre.

Patto sui migranti Ue: solidarietà ma senza obbligo dei ricollocamenti

Margaritis Schinas, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, ha presentato le nuove proposte per il nuovo patto sull’asilo politico e l’immigrazione, precisando che le proposte per il nuovo Patto non potevano più basarsi sul sistema di Dublino.

Ha affermato la commissaria YIya Johansson:

Alleggeriremo il peso sui Paesi di primo ingresso. Il regolamento di Dublino pone tutta la responsabilità per il migrante entrato illegalmente nell’Ue sul Paese di primo ingresso, salvo alcuni casi, e presenta scappatoie che permettono ai migranti di fuggire e andare a chiedere asilo nello Stato di sua scelta. Questa proposta chiude le scappatoie e introduce modifiche che consentono una distribuzione più giusta della responsabilità.

Patto sui migranti Ue

Patto sui migranti Ue

Cosa prevede il nuovo Patto sui migranti Ue

Il nuovo Patto sui migranti Ue non prevede trasferimenti obbligatori di migranti sbarcati nelle coste Ue verso gli altri Paesi dell’Unione europea. Viene proposta una procedura di frontiera integrata che consiste in uno screening pre-ingresso per l’identificazione di tutte le persone che attraversano le frontiere esterne dell’Ue senza autorizzazione o che sono sbarcate dopo un’operazione di ricerca e salvataggio.

Questo comporta  un controllo sanitario e di sicurezza con rilevamento delle impronte digitali e la registrazione nella banca dati Eurodac.

Dopo lo screening i migranti potranno essere indirizzati verso una procedura giusta. Verranno prese rapidamente decisioni per quanto riguarda il rimpatrio o l’asilo.

Il secondo punto del nuovo Patto sui migranti Ue riguarda i singoli Stati Ue che sono tenuti ad agire in modo responsabile e solidale gli uni con gli altri per stabilizzare il sistema generale e sostenere gli stati membri che si trovano in stato di stress e di difficoltà.

Il terzo punto riguarda le partnership con i Paesi extra-Ue che aiuteranno ad affrontare le sfide condivise ma anche a sviluppare percorsi legali.

Altro intento della Commissione è quello di rafforzare il controllo delle frontiere con un Corpo permanente della guardia di frontiera e costiera europea, previsto per gennaio 2021.

La Napoli di mio padre di Alessia Bottone

La Napoli di mio padre è un docufilm di Alessia Bottone, attualmente in tour per rassegne e festival. L’idea del film nasce da due esigenze: quella di raccontare il rapporto tra padre e figlia e l’altra a quella di parlare dell’esigenza della fuga dalle proprie radici ma anche come mezzo di sopravvivenza per i migranti e per i richiedenti asilo.

Il lavoro cinematografico ha dei tratti autobiografici perché la regista è veronese ma il papà, Giuseppe Bottone, è di Napoli. Alessia Bottone,da piccola si è ritrovata molto spesso ad accompagnare il padre durante i viaggi che lo riportavano nella sua terra di origine ma lei, che di città ne aveva un’altra, non capiva dove e perché stesse andando in un altro luogo che per lei non rappresentava casa, non rappresentava nulla.

Mi sono sempre sentita parte di un Sud che ho conosciuto solo grazie agli aneddoti di mio padre e di un Nord dove sono nata e cresciuta e mi sono chiesta se questa sensazione fosse condivisa anche dai figli dei nuovi migranti.

Vivere in un contesto in cui convivono più culture è indubbiamente arricchente, ma trovare una propria identità all’interno di questa ricchezza non è sempre facile. Ho quindi raccolto i ricordi di mio padre per poi tornare nella sua città e mi sono ritrovata davanti ad uno specchio, sorprendendomi di riuscire a vedere un’altra parte di me stessa.

La Napoli di mio padre: video

Il docufilm di Alessia Bottone

La Napoli di mio padre vuole aprire un focus sul tema della migrazione che porta con sé la voglia di fuggire da un luogo in cui non si sta bene per diverse ragioni e che spinge molti al fuggire, per trovare un posto nel mondo che faccia per loro.

Che cosa accomuna gli emigranti italiani  del secolo scorso che partivano con la valigia di cartone con i migranti di oggi che richiedono asilo, sfidando il mare su barconi?

Ciò che li accomuna è il loro misterioso passato che ciascuno custodisce gelosamente che però ha qualcosa di turbolento e disperato perché fuggire non significa semplicemente cambiare posto nel mondo ma integrarsi in una nuova terra, accettandola e facendosi accettare.

La Napoli di mio padre: video

Locandina del docufilm di Alessia Bottone

Alessia Bottone: biografia

Alessia Bottone è una sceneggiatrice e giornalista laureata in Istituzioni e Politiche per i Diritti Umani e la Pace.

Nel 2017 consegue il Master in Sceneggiatura Carlo Mazzacurati dell’Università degli Studi di Padova. Ha curato la regia e la sceneggiatura del cortometraggio Violenza invisibile, dedicato alla violenza psicologica sulle donne e di due documentari: Ritratti in controluce e di Ieri come oggi.

Nel 2013 pubblica Amore ai tempi dello stage, Galassia Arte 2013 e nel 2015 Papà mi presti i soldi che devo lavorare?.

Nel 2017 le sono stati riconosciuti alcuni premi per le sue inchieste: Il Premio Giornalistico Claudia Basso con l’inchiesta Pfas, il Premio Alessandra Bisceglia per la comunicazione sociale e infine il Premio Massimiliano Goattin per la realizzazione di una video inchiesta sulle barriere architettoniche.

Nel 2018 rientra tra i finalisti del Premio Cesare Zavattini per la realizzazione di progetti di riuso creativo del cinema d’archivio e del Premio Luzzati per cortometraggi.

La Napoli di mio padre è il suo primo cortometraggio a base di archivio.

Zia Lidia Social Club: secondo appuntamento con Miss Marx

Zia Lidia Social Club, dopo la proiezione Rosa Pietra Stella di Marcello Sannino, vi aspetta con il secondo appuntamento che si terrà il 22 settembre presso il Cinema Carmen di Mirabella Eclano alle ore 21:00 con la proiezione del film Miss Marx.

Miss Marx: trailer

Miss Marx di Susanna Nicchiarelli

Miss Marx: la trama

Miss Marx è un biopic che racconta la vita di Eleanor Marx (Romola Garai), terzogenita di Karl Marx, una donna colta e impegnata che è stata una delle prime donne ad avvicinare i temi del femminismo con il socialismo.

Il codice narrativo utilizzato da Susanna Nicchiarelli è duplice: il primo ci mostra Eleanor Marx in pubblico e riguarda la sua attività intellettuale fatta di ideali e di pensieri saldi,. che la fanno apparire una donna sicura di sé e forte. La seconda ci mostra la vita privata di una donna che con difficoltà, nonostante la forza e i suoi ideali sociali e femministi, non riesce a mettere uno stop definitivo alla sua vita coniugale che non l’ha mai resa felice.

Edward Aveling (Patrick Kennedy) è un uomo che non ha nulla in comune con Eleanor Marx perché è un fedifrago e uno spendaccione. Come mai una donna che ha avuto la fortuna di essere cresciuta ed educata da un pensatore del calibro di Karl Marx si è trovata a fare la scelta più ovvia e infelice che ci si aspetta da una donna di quel tempo ma non da una donna pensante come lei?

Miss Marx di Susanna Nicchiarelli

Miss Marx di Susanna Nicchiarelli

Miss Marx: la duplice chiave di lettura della pellicola

La chiave di lettura di Miss Marx è duplice e realistica perché mette in luce le fragilità di ciascun essere umano che, nonostante i propri ideali e principi, quando si trova nella situazione di dover prendere decisioni che non mettono in discussione solo l’intelletto e la logica ma l’aspetto irrazionale e dei sentimenti, tutta  l’inflessibilità logica cede davanti l’indecisione di tutto ciò che riguarda la metafisica dei sentimenti e dei rapporti umani.

Questo atteggiamento come sottolinea Susanna Nicchiarelli rappresenta semplicemente la condizione dell’essere umano: un mix non rigoroso di tutto ciò che è, che vive e che sente. Questo non significa essere infedeli ai propri ideali o il voler mentire a se stessi e agli altri, dando un’immagine non vera ma significa semplicemente vivere con tutte le contraddizioni che siamo e che non sempre riusciamo a gestire secondo la sola ragione.

Miss Marx: trailer

Romola Garai e Patrick Kennedy durante una scena di Miss Marx

Miss Marx, oltre a regalarci la storia di una donna che è rimasta alla storia non solo per essere la figlia del noto filosofo, è una rappresentazione realistica dell’essere umano a 360 gradi.

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